Storia dell'assedio di Lisbona

Di

Editore: Einaudi

4.1
(796)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 338 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Francese , Spagnolo , Basco

Isbn-10: 8806178873 | Isbn-13: 9788806178871 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Rita Desti

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Un redattore di una casa editrice decide - contravvenendo a ogni norma professionale - di aggiungere un "non" in un libro che racconta la storia dell'assedio di Lisbona, negando così l'aiuto dato dai crociati alle truppe lusitane. Quelle tre sole lettere cambiano la storia e cambieranno anche la sua vita ("perché chi ha detto "no" una volta, non tornerà mai più al "si" di un menzognero compromesso"). Trasformatosi da correttore a corruttore, infatti, egli vedrà trascorrere "tredici lunghi e penosi giorni" prima che la casa editrice si accorga del delitto.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    C'è un momento nella vita, o forse ce ne sono tanti, in cui si scorre il passato, si revisiona il proprio percorso e si dice: chissà se avessi svoltato da quell'altra parte, se avessi detto di sì, se ...continua

    C'è un momento nella vita, o forse ce ne sono tanti, in cui si scorre il passato, si revisiona il proprio percorso e si dice: chissà se avessi svoltato da quell'altra parte, se avessi detto di sì, se avessi detto di no. A me succede spesso (e chissà perché?) di andare sul tragico e pensare che se avessi fatto altre scelte forse mi avrebbe atteso un destino di morte precoce, quindi meglio non lamentarmi.
    Il nostro Raimundo Silva, Benvindo per malriposto opportunismo familiare, gioca in grande con le possibilità. Dice NO alla storia nazionale.
    Mentre leggevo pensavo e mi sembrava di scorgere tracce di un cambiamento di rotta dopo quel NON. Discronie, ucronie, il presente che cambia mentre lo scrittore crea un mondo parallelo, Lisbona sotto l'egida di islamici e imam. Minareti e invocazioni di muezzim ciechi tra taxi e telefoni.
    Invece no. Il cambiamento è tutto personale, è tutto di Raimundo. Raimundo e la sua età: una tinta per capelli gettata via. Già Blimunda mi aveva ispirato strane assonanze e paraetimologie. In quel caso notavo l'assonanza con blind - cieco. Qui noto "rai" come raggio, il contrario della cecità, la luce. La luce nella selva oscura di dantesca memoria, la mezza età.
    Lisbona è percorsa, guardata e immaginata. Traspare il passato, le architetture modificate dal tempo parlano a chi vuole ascoltare, come quella città descritta da Calvino che conservava tutto di sé.
    Si dà a scoprire che se provi a cambiare il passato la storia e la Storia fanno altri giri, ma si arriva sempre allo stesso punto.
    Uno dei punti deboli di questo romanzo, per cui sono stata indecisa con le stelline anobiane (4, poi 5, poi di nuovo 4), è la sensazione che dietro Raimundo ci sia spesso, in alcuni momenti, troppo spesso José. In senso metaletterario e in senso biografico: tutte le digressioni sulle differenze tra revisionare e scrivere, quando per tutta la vita hai letto e corretto gli altri e quasi anziano diventi scrittore; la fatica di creare un personaggio sopra un canovaccio storico; l'amore improvviso e maturo per una matta giovane e autoritaria molto simile alla Pilàr che abbiamo conosciuto nel video José e Pilar.
    Uno dei punti forti è José Saramago, la sua scrittura, il suo sorriso. Ben vorrei io che la storia non fosse vita reale, ma letteratura e nient’altro
    Viene così descritta la storia d'amore più vera e più letteraria che si possa aspettare. L'incontro di due anime adulte che fa battere il cuore. Due rose bianche sfiorate, moltiplicate per due, due da donare e due da tenere per ricordare e immaginare.

    ha scritto il 

  • 5

    E' il primo libro di questo autore che affronto ed inizialmente ho fatto molta fatica ad abituarmi al suo stile così poco convenzionale; via via che andavo avanti nella lettura, però, la forma mi ha s ...continua

    E' il primo libro di questo autore che affronto ed inizialmente ho fatto molta fatica ad abituarmi al suo stile così poco convenzionale; via via che andavo avanti nella lettura, però, la forma mi ha sempre più affascinato. L'impostazione della trama è originalissima, una sorta di scatole cinesi che vengo via via scoperchiate e permettono di scoprire un nuovo piano narrativo. Bellissimo

    ha scritto il 

  • 4

    Di Saramago mi ha entusiasmato "Cecità", in cui l’assenza di punteggiatura nel testo sembrava funzionale alla rappresentazione del caos, dell’impazzimento della società; mi ha lasciato un po’ perpless ...continua

    Di Saramago mi ha entusiasmato "Cecità", in cui l’assenza di punteggiatura nel testo sembrava funzionale alla rappresentazione del caos, dell’impazzimento della società; mi ha lasciato un po’ perplesso "Memoriale del convento", che non credo di aver ben capito, ma in cui di nuovo ho trovato i personaggi di una tale forza, di una tale autonomia da creare un mondo, a suo modo persuasivo anche se ci si libra su una macchina volante; anche “Storia dell’assedio di Lisbona” ha questo merito, ma stavolta l’assenza di punteggiatura è disperante.
    Il testo per oltre metà è la lunga elucubrazione di un uomo (quasi) senza qualità, metodico ma vagamente mediocre, attempato, solitario. Sono dispostissimo a riconoscere a S. i soliti meriti: le stimolanti punzecchiature nei confronti della religione, delle religioni e dell’irrazionalità degli uomini, le divertenti ancorché occasionali ironia e satira sociale, l’autonomia, il realismo dei personaggi e specie di quello femminile protagonista, o qui co-protagonista (le donne in S. sono sempre migliori degli uomini, più decise, più coraggiose, più resistenti); in più qui, nel primo capitolo e spesso qua e là, ci sono riflessioni scettiche sulla Storia, o meglio sulla trasmissione delle notizie storiche, sull’oggetto romanzo e specialmente sul romanzo storico, tanto che nella seconda metà si assiste passo passo alla scrittura di un romanzo storico in fieri, alternative possibili della trama comprese. D’accordo, ma la lettura è un vero tour de force, è veramente troppo faticosa, ed è stato sorprendente trovare in rete recensioni quasi soltanto positive, anzi entusiastiche: stima per l’autore nonostante tutto o S. riesce a selezionare i suoi lettori tra i più forti e pazienti?
    Il libro è un inno allo scetticismo, all’atteggiamento critico: ecco perché protagonista è un revisore. Il quale non a caso è sempre citato dal narratore per nome e cognome, come a prenderne le distanze, appunto.
    “Mi limito a essere scettica del tipo radicale [.] L’amore è probabilmente l’unica cosa in cui lo scettico ancora può credere” (p. 269): temi e atteggiamenti costanti in S.
    “L’esperienza ci dimostra quotidianamente che ogni parola è un pericoloso apprendista stregone” (p. 94), cioè si diffida perfino e soprattutto del linguaggio: ecco perché abbondano gli incisi, a puntualizzare ogni cosa, e le concessive.
    “La sera, in questo spazio fra le case basse, si riuniscono i tre fantasmi, quello di ciò che è stato, quello di ciò che fu sul punto di essere, quello di ciò che sarebbe potuto essere, non parlano, si guardano come si guardano dei ciechi, e tacciono” (p. 69): a conclusione di una passeggiata solitaria, senza meta, del protagonista. Nel libro ci sono cioè meditazioni sottili e potenti, ma anche intellettualistiche, più sulle possibilità (alla Calvino: la storia parte infatti da un libro) che sulla realtà. Una sorta di sfida, di beffa fin troppo prolungata ai critici letterari e all’etichetta ricevuta di “autore di romanzi storici”.
    Scetticismo, dicevamo. E straniamento: ogni evento, ogni gesto, ogni racconto è rallentato, distanziato, sfaccettato e diventa oggetto di sottile ironia. Un grande insegnamento di metodo, di morale, tipico di S., uomo di sinistra ma quanto mai lontano da ogni ideologia. Sì, però che palle!
    Alcuni errori nella traduzione, certamente non facile: “infanti e cavalieri” (p. 35), “casualità” per “causalità”, “i reni” più volte per “le reni”; “despotismo” (111).

    ha scritto il 

  • 4

    Ucronia, J.Saramago, J.L.Borges, U.Eco, N.Gogol, la Storia

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ucronia

    http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Saramago

    Nel 1147 i Portoghesi tentarono di riconquistare Lisbona, da tempo sotto il giogo dei mori.
    Nell'impresa presero pa ...continua

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ucronia

    http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Saramago

    Nel 1147 i Portoghesi tentarono di riconquistare Lisbona, da tempo sotto il giogo dei mori.
    Nell'impresa presero parte, attiva, i Crociati.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Assedio_di_Lisbona

    Il libro di Saramago narra (magistralmente) di un "revisore" incaricato di revisionare un libro, da pubblicare, che descrive la vicenda dell'assedio.
    In un momento di pseudo-alterazione psichica dove e' scritto:
    "i Crociati presero parte all'impresa"
    aggiunge un "non", cambiando il corso della Storia (per le implicazioni politiche, religiose ed economiche).

    Il "revisore" poi descrive il flusso della Storia, cambiandola, proprio come se il "non" fosse stato vero.

    Il libro, di gradevole lettura per la sua originalita' oltre che per la sempre intrigante scrittura di Saramago, mi ricorda alcuni aspetti di J.L.Borges (la potenza espressiva delle sillabe, parole, frasi), di U.Eco (invenzione di storie surreali - L'isola del giorno dopo), di N.Gogol (personaggi burocratici).
    Naturalmente sono coincidenze perche' Saramago inventa tutto da solo.

    Splendido!

    ha scritto il 

  • 4

    storia di un assedio sentimentale che incidentalmente si svolge a Lisbona

    Raimundo Silva è un revisore che un giorno, di punto in bianco senza un motivo che non sia il capriccio, decide di cambiare la storia che sta revisionando, cambia un Si con un NO e mette in difficoltà ...continua

    Raimundo Silva è un revisore che un giorno, di punto in bianco senza un motivo che non sia il capriccio, decide di cambiare la storia che sta revisionando, cambia un Si con un NO e mette in difficoltà lo scorrere di una storia già scritta...a seguito di questo colpo di testa giunge in casa editrice Maria Sara, capo revisore, suo capo diretto e donna determinata a cingere d'assedio il suo cuore, lui intanto si imbarca nella riscrittura della Storia dell'Assedio di Lisbona e mette insieme un soldato e una schiava di un signore in guerra alle porte di Lisbona...
    Saramago rende magico un assedio, una storia e una solitudine, tutto con la sua personale modalità di scrittura che supera di gran lunga il contenuto, è tale il viaggio che arrivare alla meta è solo un dettaglio, agognato certo, ma meno affascinante del percorso in sè...

    ps.in particolare ho amato l'assedio da parte di Maria Sara, un assedio al cuore di Raimundo che non aveva ormai più neanche speranze e che quando le ha avute si è dato in un modo talmente tentennante da far piangere il cuore...

    ha scritto il 

  • 4

    Saramago crea mondi magici che sembrano reali e grotteschi insieme.
    Mi piacciono i suoi deliri controllati, vederli snodarsi con maestria riga dopo riga.
    Insieme dolce, assurdo e fantastico, basti ric ...continua

    Saramago crea mondi magici che sembrano reali e grotteschi insieme.
    Mi piacciono i suoi deliri controllati, vederli snodarsi con maestria riga dopo riga.
    Insieme dolce, assurdo e fantastico, basti ricordare che tutto parte da un NO, per far si che la vita diventi finalmente un SI, un posto dove provare a stare confortevolmente (non esageriamo parlando di felicità). Sperando che l'assedio sia finito.

    ha scritto il 

  • 4

    Se vogliamo trovare un messaggio filosofico in questo romanzo si riassume tutto nel NO che il revisore ha il coraggio (incoscienza?) di mettere in un testo che non lo conteneva, rivoluzionando così la ...continua

    Se vogliamo trovare un messaggio filosofico in questo romanzo si riassume tutto nel NO che il revisore ha il coraggio (incoscienza?) di mettere in un testo che non lo conteneva, rivoluzionando così la storia del Portogallo e quella dello stesso Raimundo Silva.

    ha scritto il 

  • 0

    Da quando ho letto Cecità, il mio primo libro di lui, Saramago non mi ha mai deluso e infatti anche questo romanzo è spettacolare.
    Piacevole, scorrevole, umoristico, sottile, mai pesante (niente che n ...continua

    Da quando ho letto Cecità, il mio primo libro di lui, Saramago non mi ha mai deluso e infatti anche questo romanzo è spettacolare.
    Piacevole, scorrevole, umoristico, sottile, mai pesante (niente che non si sapesse già, ma è sempre bene ribadirlo).
    Mi ha fatto innamorare di Lisbona per la prima volta, la seconda volta ci ha pensato Lisbona stessa.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Scrive strano...

    ... se è per questo. Ma il racconto, il suo intreccio, il suo fluire tra l'oggi e l'allora ha qualcosa di sublime, di fascinoso, di poetico.
    Protagonista lento questo Raimundo Silva,un correttore di b ...continua

    ... se è per questo. Ma il racconto, il suo intreccio, il suo fluire tra l'oggi e l'allora ha qualcosa di sublime, di fascinoso, di poetico.
    Protagonista lento questo Raimundo Silva,un correttore di bozze un umile revisore, ma profondissimo e pur se scarno, essenziale, minimo, rinuncerà alla forse unica concessione alla vanità ed alla frivolezza: il tingersi, ormai cinquantenne, i capelli che cominciano a sbiancare perchè intravvede la possibilità che stia per arrivare l'Amore. Ed allora deve ridursi ulteriormente, essere se stesso totalmente. Che lei lo veda come è, con l'età che ha, coi difetti che si porta dietro.
    L' amore ( timidissimo e tenerissimo ) arriverà, così come la riscrittura dell' assedio di Lisbona al contrario, coi crociati che passano e NON aiutano i portoghesi a conquistare la città da tempo in mano ai mori infedeli, proseguendo a loro volta per un più ambizioso obiettivo ossia la terra santa e Gerusalemme. E scrive di come sarebbe andata dopo quel Non, e nel racconto descrive un altro Amore, tra un soldato ed una serva; un altro amore tenero e passionale al tempo stesso.
    Insomma , è da leggere.

    ha scritto il 

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