Storia dell'eternità

Di

Editore: Il Saggiatore

4.1
(273)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 118 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000071117 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Livio Bacchi Wilcock

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia

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    STORIA DELL’ETERNITÀ
    L’universo ideale al quale Plotino ci invita è l’immobile e terribile museo degli archetipi platonici. Non so se occhi mortali lo guardarono mai (fuorché nell’intuizione visionari ...continua

    STORIA DELL’ETERNITÀ
    L’universo ideale al quale Plotino ci invita è l’immobile e terribile museo degli archetipi platonici. Non so se occhi mortali lo guardarono mai (fuorché nell’intuizione visionaria o nell’incubo) né se il remoto greco che lo ideò, riuscì talvolta a figurarselo, ma qualcosa del museo intuisco in esso: quieto, mostruoso e classificato… un’eternità che è più povera del mondo.
    Scardinata l’idea di un’eternità fatta di idee (archetipi platonici), universo misero, noioso, privo di varietà, oserei aggiungere, se è lecito chiosare Borges: di libertà, e pur continuando a giocare con la sua ambigua incredulità, il grande bibliotecario non può negare: di un’eternità abbiamo bisogno.
    L’universo richiede l’eternità. I teologi non ignorano che se l’attenzione del Signore si distraesse un solo secondo da questa mia mano destra che scrive, esse ricadrebbe nel nulla, come fulminata da un fuoco senza luce. Perciò affermano che la conservazione di questo mondo è una perpetua creazione e che i verbi conservare e creare, così nemici qui, sono sinonimi nel Cielo.
    Abbiamo bisogno di un’eternità perché, pur potendo fare i sostenuti a oltranza, licenziare Dio, dichiarare che un senso non c’è, di questo medesimo senso, presto o tardi, abbiamo bisogno. Possiamo farne a meno per noi stessi ma si troverà almeno un puntolino nella nostra esistenza per cui, a meno di aver conquistato un’integrale insensibilità, invocheremo questo benedetto senso.
    Senza una eternità, senza uno specchio delicato e segreto di ciò che è passato per le anime, la storia universale è tempo perduto, e con essa la nostra storia personale – il che scomodamente fa di noi altrettanti fantasmi.
    -
    lo stile del desiderio è l’eternità.
    Il bello in Borges è che vi cerchi letteratura e trovi molte altre cose, perfino quelle che, pur con qualche dubbio, consideri usuali nella tua vita, e che lui è così abile a farti scoprire.
    È possibile che l’insinuazione dell’eterno – dell’immediata et lucida fruitio rerum infinita rum – sia la vera causa di quel piacere speciale che ci procurano le enumerazioni.

    LE KENNINGAR
    A partire dallo studio delle citazioni enigmistiche della poesia islandese, Borges riflette in generale sull’impiego delle perifrasi in letteratura.
    Dura parola è traditore. Nell’ordine intellettuale, conosco due esempi: quello di Francisco Luis Bernárdez e il mio.
    -
    È risaputo che i primi nomi del carro armato furono landship, landcruiser, nave di terra, corazzata da terra. Dopo lo chiamarono carro per ingannare. La kenning originale era troppo evidente.

    LA METAFORA
    Nel libro terzo della Retorica, Aristotele osservò che ogni metafora sorge dall’intuizione di una analogia tra cose dissimili. Aristotele fonda la metafora sulle cose e non sul linguaggio.
    Borges sposa la definizione aristotelica di metafora, oggettivata, si potrebbe dire: reale. E, forse sorprendendo, polemizza con la metafora puramente linguistica, barocca, perché non ancorata nel reale e fine a se stessa.
    Possono impressionare ma nulla rivelano o comunicano. Sono oggetti verbali, puri e indipendenti come un cristallo o come un anello d’argento.
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    vecchia sedia a dondolo (old rocking chair) chiamano nei blues la morte: questa sarebbe l’ultimo sonno, l’ultima siesta, dei negri.

    LA DOTTRINA DEI CICLI
    Ci sono i numeri. Borges si produce in una dimostrazione, che dei numeri non può fare a meno, delle dottrine cicliche, l’osservazione che le combinazioni degli elementi fondamentali non sono infinite.
    Prima di Nietzsche l’immortalità personale era un semplice errore delle speranze, un progetto confuso. Nietzsche la propone come un dovere e le conferisce la lucidità atroce di un’insonnia.

    IL TEMPO CIRCOLARE
    In tempi di fortuna la congettura che l’esistenza dell’uomo è una quantità costante, invariabile, può rattristare o irritare; in tempi che declinano (come questi), è la promessa che nessun obbrobrio, nessuna calamità, nessun dittatore potrà impoverirci.

    I TRADUTTORI DELLE «MILLE E UNA NOTTE»
    Si parla di un libro di racconti ma la questione è ben più che letteraria, è un caso di marketing che crea una cultura. Vi è l’esigenza di importare e vendere in Occidente un prodotto ma, per riuscirvi, occorre renderlo fruibile al consumatore [letterario] occidentale.
    Jean-Antoine Galland fissa un canone che non è solo traduzione: è immaginario fantastico, l’idea di Oriente. Dato il suo tempo e target, ripulisce il testo da trivialità e scene spinte. Uno sfregio? Borges risponde: non necessariamente.
    I detrattori sostengono che questo procedimento annienta o ferisce la buona ingenuità dell’originale. Sbagliano: il Libro delle mille e una notte non è (moralmente) ingenuo; è un adattamento di antiche storie al gusto plebeizzato, o osceno, della classe media del Cairo. Se accettiamo questa tesi, le timidezze di Galland ci possono sembrare restituzioni della redazione primitiva.
    -
    Resta il problema fondamentale. Come divertire i signori del diciannovesimo secolo con i romanzi a puntate del tredicesimo secolo? È abbastanza conosciuta la povertà stilistica delle Notti.
    Del resto non c’è solo un adattamento di contenuto. Il brand è rivisto e corretto. In Oriente (quello vero) il libro è noto come Mille avventure o Mille notti. È un vezzo occidentale pure quella notte in più che entra in proverbi, espressioni idiomatiche, evoca alla volta magia e lussuria.
    Un altro traduttore celebre deve fare i conti con la disillusione delle idee preconcette. Vuole vendere in Occidente un libro orientale, ma di Oriente nel libro ce n’è poco.
    Madrus non può fare a meno di stupirsi della povertà di «colore orientale» delle Mille e una notte.
    La soluzione è perfino ovvia: colmare il vuoto. L’Oriente, crearselo. E così il libro più famoso della letteratura orientale è un libro occidentale. E l’Oriente è quello che l’Occidente vuole che sia.
    Le versioni di Burton e di Mardrus, e anche quella di Galland, si lasciano concepire solo dopo una letteratura.
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    Sia nel campo filosofico, sia in quello del romanzo, la Germania possiede una letteratura fantastica – o meglio, possiede solamente una letteratura fantastica.

    ARTE DI INGIURIARE
    Non un divertissement ma un capitolo un po’ più leggero dopo tanta erudizione. Leggero fino a un certo punto: non ci sono solo esempi di ingiurie (prive, ovviamente, di turpiloquio elementare) e aneddoti, ma pure riflessioni su come un’intera opera possa diventare (senza bisogno, ovviamente, di turpiloquio elementare) ingiuria.

    ha scritto il 

  • 4

    Dall'immensità della cultura del maestro

    Breve raccolta di pagine tra il saggio e il racconto del grande argentino: si spazia dalla riflessione filosofica su temi quali l'eternità e l'immortalità, attraversando i concetti delle grandi menti, ...continua

    Breve raccolta di pagine tra il saggio e il racconto del grande argentino: si spazia dalla riflessione filosofica su temi quali l'eternità e l'immortalità, attraversando i concetti delle grandi menti, fino alla trattazione delle figure retoriche della poesia islandese di 500 anni fa. Una lettura da compiere con calma e attenzione, assaporando le parole che Borges usa per accompagnarci su cammini complicati per chi non è un bibliofilo o un esegeta di Nietzsche - ma anche qui Borges sa far evaporare la pesantezza di testi antichi o la durezza di pensieri astratti in un acquerello di ironie e di motti di spirito.

    ha scritto il 

  • 2

    È un libro ricco di informazioni e dottissimo, eppure spesso stupidamente saccente. Per quanto eruditissimo, Borges compie diverse volte, nei testi raccolti in questo libro, l'errore degli ignoranti: ...continua

    È un libro ricco di informazioni e dottissimo, eppure spesso stupidamente saccente. Per quanto eruditissimo, Borges compie diverse volte, nei testi raccolti in questo libro, l'errore degli ignoranti: deridere ciò che non capisce. Un po' come Simone Weil che, non avendo nessuna conoscenza di fisica, si soffermò a ironizzare sulla stupidità di Einstein, quest'uomo capace di una teoria palesemente assurda come quella della relatività.

    ha scritto il 

  • 4

    Seguendo le parole di Croce

    Eppure credo che il suggerimento più significativo circa l'intuizione dell'eternità e dell'indefinito/infinito, Borges ce lo abbia fornita in Altre Inquisizioni.

    La musica, gli stati di felicità, la m ...continua

    Eppure credo che il suggerimento più significativo circa l'intuizione dell'eternità e dell'indefinito/infinito, Borges ce lo abbia fornita in Altre Inquisizioni.

    La musica, gli stati di felicità, la mitologia, i volti scolpiti dal tempo, certi crepuscoli e certi luoghi, vogliono dirci qualcosa, o qualcosa dissero che non avremmo dovuto perdere, o stanno per dire qualcosa;quest'imminenza di una rivelazione, che non si produce, è , forse, il fatto estetico.

    La spirale infinita del barocco, l'orizzonte precluso di Leopardi, la tenebra insondabile del cuore di Kurtz, il supremo volto dantesco.

    ha scritto il 

  • 4

    In fondo la storia dell'eternità è la compilazione giocosa e/o ironica della conoscenza reale o presunta dell'umanità. L'autore pare dirci che qualsiasi concezione è comunque un gioco, non esiste un'a ...continua

    In fondo la storia dell'eternità è la compilazione giocosa e/o ironica della conoscenza reale o presunta dell'umanità. L'autore pare dirci che qualsiasi concezione è comunque un gioco, non esiste un'affermazione definitiva e assoluta (meno male) e l'elenco delle varie teorie e prese di posizione fanno parte della trattazione di questo libro. Ci si potrebbe chiedere a che serve scrivere così, ma è talmente elegante e raffinato questo trattato che in fondo si può asserire che la cultura è anche questo modo di pensare e intendere.

    ha scritto il 

  • 4

    In questo libro ho trovato qualcosa di nuovo. Certo, è sempre Borges, la sbalorditiva cultura e la strabiliante padronanza del linguaggio non vengono meno, così come non manca la capacità di rendere i ...continua

    In questo libro ho trovato qualcosa di nuovo. Certo, è sempre Borges, la sbalorditiva cultura e la strabiliante padronanza del linguaggio non vengono meno, così come non manca la capacità di rendere interessanti cose tipo le metafore utilizzate nelle prime forme di poesia islandese o gli aneddoti sulle differenze fra le diverse traduzioni de Le mille e una notte. Ma c’è anche qualcosa in più che finora non avevo percepito altrettanto chiaramente nelle sue opere (probabilmente perché ero un bamboccio): l’ironia, un senso dell’humour beffardo ma delicato. Un ingrediente in più che non può far altro che aumentare la mia ammirazione per questo gigante.

    ha scritto il 

  • 4

    Aggettivi futuristici

    Nell’interessantissimo capitolo sui traduttori delle “Mille e una notte” a proposito della traduzione di Edward Lane, Borges scrive: “Egli è distratto: nella pagina iniziale della sua traduzione scriv ...continua

    Nell’interessantissimo capitolo sui traduttori delle “Mille e una notte” a proposito della traduzione di Edward Lane, Borges scrive: “Egli è distratto: nella pagina iniziale della sua traduzione scrive l'aggettivo romantico, il che rappresenta una specie di futurismo, su una bocca musulmana e barbuta del dodicesimo secolo”.
    Il libro si chiude con l’altrettanto bel capitolo “Arte di ingiuriare”. Borges conclude scrivendo: “Una tradizione orale che raccolsi a Ginevra durante gli ultimi anni della prima guerra mondiale, riferisce che Michele Serveto disse ai giudici che lo avevano condannato al rogo: Brucerò, ma ciò non è che un fatto. Continueremo poi a discutere nell'eternità.
    1933, Adrogué”.

    ha scritto il