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Storia dell'eternità

Di ,

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi; 347)

4.1
(243)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 135 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8845913333 | Isbn-13: 9788845913334 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Nel 1936, quando scrisse la Storia dell'eternità, Borges lavorava in una biblioteca rionale dimenticata in un quartiere periferico di Buenos Aires, dove la topografia ortogonale della capitale argentina si frastagliava in terreni incolti e officine e ortaglie, e dove il tempo sembrava non passare mai. Fu in quel periodo che si delinearono nella sua opera i tratti che oggi chiunque definirebbe, a colpo sicuro, borgesiani, e in primo luogo l'inclinazione a considerare tutto come materiale letterario. Così, per esempio, teologia e metafisica potevano diventare ai suoi occhi cronache della vita di un personaggio chiamato eternità, del quale egli si proponeva di restituire, attraverso episodi ben vagliati, alcune delle fasi che punteggiavano una vita infinita. Senza impedirsi, comunque, di accostare queste storie a divagazioni sulla metafora, sui traduttori delle Mille e una notte e sull'arte dell'insulto. Tale procedimento, usato da Borges con discrezione e ironia, ha una straordinaria forza dissestante, nel senso che scalza ogni affermazione dal suo piedistallo di pretesa realtà, come se la realtà stessa non fosse che un genere letterario. E nel contempo ci introduce a un nuovo genere, di cui Borges seppe essere, per un paradosso a lui congeniale, insieme il fondatore e l'epigono.
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  • 4

    Seguendo le parole di Croce

    Eppure credo che il suggerimento più significativo circa l'intuizione dell'eternità e dell'indefinito/infinito, Borges ce lo abbia fornita in Altre Inquisizioni.


    La musica, gli stati di felicità, la mitologia, i volti scolpiti dal tempo, certi crepuscoli e certi luoghi, vogliono ...continua

    Eppure credo che il suggerimento più significativo circa l'intuizione dell'eternità e dell'indefinito/infinito, Borges ce lo abbia fornita in Altre Inquisizioni.

    La musica, gli stati di felicità, la mitologia, i volti scolpiti dal tempo, certi crepuscoli e certi luoghi, vogliono dirci qualcosa, o qualcosa dissero che non avremmo dovuto perdere, o stanno per dire qualcosa;quest'imminenza di una rivelazione, che non si produce, è , forse, il fatto estetico.

    La spirale infinita del barocco, l'orizzonte precluso di Leopardi, la tenebra insondabile del cuore di Kurtz, il supremo volto dantesco.

    ha scritto il 

  • 4

    In fondo la storia dell'eternità è la compilazione giocosa e/o ironica della conoscenza reale o presunta dell'umanità. L'autore pare dirci che qualsiasi concezione è comunque un gioco, non esiste un'affermazione definitiva e assoluta (meno male) e l'elenco delle varie teorie e prese di posizione ...continua

    In fondo la storia dell'eternità è la compilazione giocosa e/o ironica della conoscenza reale o presunta dell'umanità. L'autore pare dirci che qualsiasi concezione è comunque un gioco, non esiste un'affermazione definitiva e assoluta (meno male) e l'elenco delle varie teorie e prese di posizione fanno parte della trattazione di questo libro. Ci si potrebbe chiedere a che serve scrivere così, ma è talmente elegante e raffinato questo trattato che in fondo si può asserire che la cultura è anche questo modo di pensare e intendere.

    ha scritto il 

  • 4

    In questo libro ho trovato qualcosa di nuovo. Certo, è sempre Borges, la sbalorditiva cultura e la strabiliante padronanza del linguaggio non vengono meno, così come non manca la capacità di rendere interessanti cose tipo le metafore utilizzate nelle prime forme di poesia islandese o gli aneddoti ...continua

    In questo libro ho trovato qualcosa di nuovo. Certo, è sempre Borges, la sbalorditiva cultura e la strabiliante padronanza del linguaggio non vengono meno, così come non manca la capacità di rendere interessanti cose tipo le metafore utilizzate nelle prime forme di poesia islandese o gli aneddoti sulle differenze fra le diverse traduzioni de Le mille e una notte. Ma c’è anche qualcosa in più che finora non avevo percepito altrettanto chiaramente nelle sue opere (probabilmente perché ero un bamboccio): l’ironia, un senso dell’humour beffardo ma delicato. Un ingrediente in più che non può far altro che aumentare la mia ammirazione per questo gigante.

    ha scritto il 

  • 4

    Aggettivi futuristici

    Nell’interessantissimo capitolo sui traduttori delle “Mille e una notte” a proposito della traduzione di Edward Lane, Borges scrive: “Egli è distratto: nella pagina iniziale della sua traduzione scrive l'aggettivo romantico, il che rappresenta una specie di futurismo, su una bocc ...continua

    Nell’interessantissimo capitolo sui traduttori delle “Mille e una notte” a proposito della traduzione di Edward Lane, Borges scrive: “Egli è distratto: nella pagina iniziale della sua traduzione scrive l'aggettivo romantico, il che rappresenta una specie di futurismo, su una bocca musulmana e barbuta del dodicesimo secolo”. Il libro si chiude con l’altrettanto bel capitolo “Arte di ingiuriare”. Borges conclude scrivendo: “Una tradizione orale che raccolsi a Ginevra durante gli ultimi anni della prima guerra mondiale, riferisce che Michele Serveto disse ai giudici che lo avevano condannato al rogo: Brucerò, ma ciò non è che un fatto. Continueremo poi a discutere nell'eternità. 1933, Adrogué”.

    ha scritto il 

  • 3

    Autore e titolo fanno ben sperare soprattutto se si ignora che il libro in questione è una raccolta di saggi.
    Borges rimane Borges anche se nel complesso non esiste un filo comune che lega i diversi frammenti del tutto. Forse è questo il punto. Un "tutto" degno di essere definito tale non esiste ...continua

    Autore e titolo fanno ben sperare soprattutto se si ignora che il libro in questione è una raccolta di saggi. Borges rimane Borges anche se nel complesso non esiste un filo comune che lega i diversi frammenti del tutto. Forse è questo il punto. Un "tutto" degno di essere definito tale non esiste qui. Insipido.

    ha scritto il 

  • 0

    Saggio senza risposte

    "Senza un'eternità, senza uno specchio delicato e segreto di ciò che accadde nelle anime, la storia universale è tempo perso, e con essa la nostra storia personale..."
    E' lui...perso tra i libri della piccola biblioteca di Buenos Aires.
    Aveva tutto il tempo per pensare al tempo...Un saggio quest ...continua

    "Senza un'eternità, senza uno specchio delicato e segreto di ciò che accadde nelle anime, la storia universale è tempo perso, e con essa la nostra storia personale..." E' lui...perso tra i libri della piccola biblioteca di Buenos Aires. Aveva tutto il tempo per pensare al tempo...Un saggio questo, che lascia ancora il punto di domanda sospeso tra le righe; un saggio che si gusta con la punta della lingua. Ma che non soddisfa del tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    "Il tempo è per noi un problema, un inquietante ed esigente problema, forse il più vitale della metafisica; l'eternità è un gioco o una faticosa speranza".


    "Senza un'eternità, senza uno specchio delicato e segreto di ciò che accadde nelle anime, la storia universale è tempo perso e con ess ...continua

    "Il tempo è per noi un problema, un inquietante ed esigente problema, forse il più vitale della metafisica; l'eternità è un gioco o una faticosa speranza".

    "Senza un'eternità, senza uno specchio delicato e segreto di ciò che accadde nelle anime, la storia universale è tempo perso e con essa la nostra storia personale - il che ci rende fastidiosamente spettrali".

    "Lo stile del desiderio è l'eternità".

    "La vita è troppo povera per non essere anche immortale".

    ha scritto il 

  • 3

    Desde el mismo título ya tenemos una guía de lo que tratará este libro, que aunque suene a algo suspicaz y revelador, se queda a medio camino con un análisis histórico y una representación poética Borgiana de la eternidad.


    La densidad informativa de este libro es buena, usando más que nada ...continua

    Desde el mismo título ya tenemos una guía de lo que tratará este libro, que aunque suene a algo suspicaz y revelador, se queda a medio camino con un análisis histórico y una representación poética Borgiana de la eternidad.

    La densidad informativa de este libro es buena, usando más que nada a Plotino y San Agustín para lograr su cometido.

    En la segunda edición añadida más tarde encontramos los escritos de "La teoría de los ciclos", "El tiempo circular", "Las kenningar", "La metáfora" y "Los traductores de las 1001 noches. Si bien esta última adición al libro parece alejarse un poco del tratamiento directo a la eternidad, a mi parecer contiene y da uso a lexias literarias y a su mitificación con el paso del tiempo.

    La literatura en sí, es la que nos da una noción de eternidad.

    ha scritto il