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Storia della colonna infame

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

3.6
(612)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 881703505X | Isbn-13: 9788817035057 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 5

    "che sappia mi, non ho altro fine"

    Uno scritto famoso che finalmente mi sono decisa a leggere, la cronaca di una brutta pagina di storia: il processo ai presunti untori del 1630. Uno scorcio sulla spietatezza e l'ignoranza dell'uomo che cerca un capro espiatorio per l'altrui ignoranza e superstizione.


    "il credere ingiustame ...continua

    Uno scritto famoso che finalmente mi sono decisa a leggere, la cronaca di una brutta pagina di storia: il processo ai presunti untori del 1630. Uno scorcio sulla spietatezza e l'ignoranza dell'uomo che cerca un capro espiatorio per l'altrui ignoranza e superstizione.

    "il credere ingiustamente, è strada a ingiustamente operare, fin dove l'ingiusta persuasione possa condurre; e se la coscienza esita, s'inquieta, avverte, le grida d'un pubblico hanno la funesta forza di soffogare i rimorsi; anche d'impedirli."

    ha scritto il 

  • 4

    Quanti innocenti vengono condannati ingiustamente!! Qui è la superstizione e l'ignoranza a determinare le sorti di un processo, intentato contro due presunti untori Giangiacomo Mora e Guglielmo Piazza accusati di aver diffuso la peste a Milano nel 1630.
    Manzoni con questo saggio vuole evid ...continua

    Quanti innocenti vengono condannati ingiustamente!! Qui è la superstizione e l'ignoranza a determinare le sorti di un processo, intentato contro due presunti untori Giangiacomo Mora e Guglielmo Piazza accusati di aver diffuso la peste a Milano nel 1630.
    Manzoni con questo saggio vuole evidenziare l'errore commesso dai giudici e l'abuso del loro potere. Molto interessante.

    ha scritto il 

  • 5

    La marcescenza dei mali italiani

    Numerosi sono i tratti in comune fra questo testo del Manzoni (qui presentato nella sua prima e più convincente versione) e le indagini storiografiche che in seguito avrebbe scritto Sciascia. Testo capitale sulle ingiustizie della legge e, soprattutto, di chi la perpetra, questa "Storia" sa rappr ...continua

    Numerosi sono i tratti in comune fra questo testo del Manzoni (qui presentato nella sua prima e più convincente versione) e le indagini storiografiche che in seguito avrebbe scritto Sciascia. Testo capitale sulle ingiustizie della legge e, soprattutto, di chi la perpetra, questa "Storia" sa rappresentare molti dei mali del nostro Paese, che tutti insieme si sono calcificati in una colonna infame sempre più invisibile ma sempre più consistente. Attualità a parte, uno di quei libri che andrebbero riscoperti e tenuti tra i più preziosi.

    ha scritto il 

  • 4

    La Storia della colonna infame è una ricostruzione di un processo agli untori, svoltosi a Milano nel 1630: un'appassionata requisitoria contro il fanatismo, l’ignoranza e la superstizione. L’opera era nata come un capitolo del Fermo e Lucia, poi da questa era stata eliminata e destinata a costitu ...continua

    La Storia della colonna infame è una ricostruzione di un processo agli untori, svoltosi a Milano nel 1630: un'appassionata requisitoria contro il fanatismo, l’ignoranza e la superstizione. L’opera era nata come un capitolo del Fermo e Lucia, poi da questa era stata eliminata e destinata a costituire una specie di romanzo-saggio a sé stante; infine venne pubblicata in coda all’edizione dei Promessi sposi del 1840-42. Nella Colonna infame la storia è condensata nella cronaca di un processo iniquo che giudici incapaci e mossi da “passioni perverse” istituiscono contro due innocenti, Giangiacomo Mora e Guglielmo Piazza, e i loro presunti complici, tutti accusati di aver diffuso la peste in Milano con unzioni sui muri.

    ha scritto il 

  • 4

    una colonna assurta a simbolo

    E' un simbolo questo racconto. Ed è un simbolo la colonna infame. un arresto, le torture, un nome, un nuovo arresto, le torture, un altro nome... e così via sino al presunto mandante che, essendo nobile non può essere torturato. Tutti negano ma si salva solo chi può. Ingiustizia o altro? Un bel d ...continua

    E' un simbolo questo racconto. Ed è un simbolo la colonna infame. un arresto, le torture, un nome, un nuovo arresto, le torture, un altro nome... e così via sino al presunto mandante che, essendo nobile non può essere torturato. Tutti negano ma si salva solo chi può. Ingiustizia o altro? Un bel dilemma.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando la superstizione e la paura dominano, la razionalità scompare; emerge solo il bisogno del capro espiatorio.
    E' solo il terrore della morte che fa agire così, massacrando gli innocenti e chiudendo gli occhi davanti alla verità.

    ha scritto il 

  • 3

    Come commentare un classico così: impossibile! Certo non è una lettura affascinante come i "Promessi sposi" (anche per il linguaggio del tempo) ma un racconto esemplare sull'approssimazione della giustizia

    ha scritto il 

  • 0

    Così è fatto il sentimento collettivo: basta una scintilla, al momento giusto, perché divampi un incendio. Una fiammata può improvvisamente scatenare un popolo, che tutto insieme invoca qualcuno su cui riversare le proprie paure, le proprie miserie, la propria carica di odio. Un meccanismo infern ...continua

    Così è fatto il sentimento collettivo: basta una scintilla, al momento giusto, perché divampi un incendio. Una fiammata può improvvisamente scatenare un popolo, che tutto insieme invoca qualcuno su cui riversare le proprie paure, le proprie miserie, la propria carica di odio. Un meccanismo infernale, ripetutosi nella storia mille volte. Così è a Milano, durante la peste del 1630: un uomo viene visto aggirarsi in maniera sospetta all'alba. Ciò basta per farlo arrestare con l'accusa infamante di essere un untore. A additarlo, tra frasi vaghe e mezzi silenzi, è "una donnicciola chiamata Caterina Rosa", ma la sua voce cresce, diventa quella di una città intera, di un popolo intero. Il processo che ne segue, una lunga catena di supplizi e di confessioni estorte con la tortura, decreta la condanna capitale di due innocenti, Guglielmo Piazza e il barbiere Gian Giacomo Mora, e la distruzione della casa di quest'ultimo. Come monito, una "colonna infame" viene eretta sulle macerie dell'abitazione di Mora. Il Gian Antonio Stella, nella prefazione, non esita a mostrare l'intima attualità della denuncia manzoniana: "Al fondo, anche dentro una folla impazzita che assalta urlando una prigione per linciare un poveretto o incendia la casa di un sospetto, c'è sempre la responsabilità individuale".

    ha scritto il 

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