Storia della mia gente

La rabbia e l'amore della mia vita da industriale di provincia

Di

Editore: Bompiani

3.2
(1332)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 163 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: 8845263525 | Isbn-13: 9788845263521 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Biografia , Affari & Economia , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
C'era una volta la Provincia italiana ricca, felice e molto produttiva. Che commerciava con l'estero, dava del tu ai colossi oltre confine con l'orgoglio di una identità, prima che nazionale, comunale. C'era un tempo in cui anche gli stupidi facevano soldi, in un paese dove il PIL cresceva di due cifre l'anno. Dove i soldi guadagnati con allegria, spensieratezza e persino cafonaggine venivano ben esibiti in beni di lusso. Poi arrivarono i guru della globalizzazione a dire che si doveva cambiare, ad andare in televisione a sponsorizzare mercati stellari in Cina e a sostenere che il vecchio modello, quello dove si stava bene, andava male. Questa è la "storia della mia gente", non solo degli "stracciaroli di Prato", ma di una provincia felice e intelligente, sacrificata alla globalizzazione.
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  • 4

    Questo libro è entrato per caso nella nostra libreria – forse un omaggio Mondolibri – e per anni è rimasto avvolto nel suo cellophane.
    Qualche giorno fa, per puro caso, alzando lo sguardo su una menso ...continua

    Questo libro è entrato per caso nella nostra libreria – forse un omaggio Mondolibri – e per anni è rimasto avvolto nel suo cellophane.
    Qualche giorno fa, per puro caso, alzando lo sguardo su una mensola, mi è saltato all’occhio in mezzo ai tanti libri impilati.
    Così ho deciso di leggerlo, senza troppa convinzione: in fondo, era la storia della sua gente – di Edoardo Nesi – non della mia.

    Eppure è andata a finire che mi è piaciuto.
    Forse per quella scrittura da autore italiano nato a metà anni Sessanta.
    Forse per quello che dice su Visco e sulla sua IRAP.
    Forse perché la storia di questa gente non è poi lontana come sembra dalla storia della mia gente.

    Ecco, io non lo so se quella raccontata da Nesi sia davvero la storia della sua gente, però so che non è soltanto la sua storia, come credono in tanti.
    Anche se Nesi non è un self-made man e non è neppure simpatico, quindi secondo i più non ha diritto di lamentarsi e non fa figo solidarizzare con lui.

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia vera. La storia di tutti. Triste, crudo, ma vero

    L'ho letto perchè aveva vinto il Premio Strega. Dopo tre o quattro anni. E speravo che fosse un romanzo. Non lo è. Non è un romanzo. Non è una storia allegra. Non è una storia con un lieto fine. Ma è ...continua

    L'ho letto perchè aveva vinto il Premio Strega. Dopo tre o quattro anni. E speravo che fosse un romanzo. Non lo è. Non è un romanzo. Non è una storia allegra. Non è una storia con un lieto fine. Ma è una storia.

    Una storia, quella del distretto industriale tessile di Prato. Raccontata da uno dei suoi figli. Meglio dei suoi nipoti. Una storia del distretto industriale che ne racchiude altre cento. Altre mille. La conoscete la teoria industriale delle tre generazioni? il nonno mette su l'azienda, il figlio la porta ai vertici e il nipote la distrugge mandandola in malora. O vendendola. La conoscete la metafora per cui l'italia industriale era un calabrone? Tecnicamente i calabroni non possono volare. La dimensione delle ali rispetto al peso dell'insetto è inadeguata. Eppure è sotto gli occhi di tutti, il calabrone vola. Cosi erano le piccole industrie italiane. Unendosi - involontariamente - in distretti industriali erano diventati il motore dell'economia del secondo novecento italiano. Un esempio mondiale. Metti in una stessa zona quelli che producono tessuti, quelli che producono bottoni, quelli che tagliano e quelli che cuciono ed ecco che hai un distretto autosufficiente che produce abbigliamento, nel caso specifico quei bellissimi cappotti che per anni abbiamo indossato tutti. Prima dei giubbotti di plastica pieni di acrilico.
    Edoardo nesi racconta la fine dell'eta dell'oro, quella in cui tutto è stato ceduto ai cinesi. Perchè non c'era scelta se non quella dell'imprenditore che non guadagna. Se non quella dell'imprenditore che fallisce. E invece riuscire a pagare le liquidazioni è già una bella parola fine ad una storia. Un bellissimo libro. Vero. Duro.
    Ma l'aggettivo che mi sembra più onesto è ONESTO. Alla fine Nesi ammette: cosa pensavamo? Sono caduti imperi potentissimi, e noi pensavamo che il distretto industriale di Prato potesse continuare a vendere gli stessi cappotti per sempre?

    Bello, da leggere!

    ha scritto il 

  • 0

    Stando a Prato non potevo esimermi dal leggere un libro dedicato proprio alle manifatture tessili di Prato. Lautore, Nesi, oltre ad essere uno scrittore, tra l'altro vincitore del premio Strega propri ...continua

    Stando a Prato non potevo esimermi dal leggere un libro dedicato proprio alle manifatture tessili di Prato. Lautore, Nesi, oltre ad essere uno scrittore, tra l'altro vincitore del premio Strega proprio con questo libro, Storia della mia gente. La rabbia e l'amore della mia vita da industriale di provincia, è stato un "imprenditore" figlio di imprenditori fino al 2004 (anno in cui decise, insieme alla sua famiglia) di vendere l'attività. Imprenditori che a Prato significa essere artigiani, non grandi industriali.

    Ho trovato interessante soprattutto la prima parte in cui si raccontano i suoi primi anni da imprenditore, il significato della ditta di famiglia (Nesi & figli) con questa prospettiva sul futuro che, invece, negli ultimi anni è venuta a mancare. L'autore "incolpa" la globalizzazione sconsiderata della situazione che si è venuta a creare negli ultimi anni, della chiusura delle piccole imprese, dell'invasione cinese.
    I cinesi a Prato ci sono, si vedono e credo che fosse inevitabile che Nesi ne parlasse. Nella seconda parte del libro due lunghi capitoli sono dedicati a questo tema. Forse avrebbe potuto parlane più da scrittore. Ciò che ho letto in quelle pagine non è molto diverso da quello che mi hanno raccontato tutti i pratesi che ho incontrato: i cinesi non ci tengono all'estetica, dove arrivano loro il degrado impera, fanno i turni per dormire, non pagano le tasse, rischiamo l'invasione, etc... Poi cerca di dare un tono "politicamente corretto" affermando che molti dei ragazzi cinesi che incontriamo sono praticamente cresciuti in Italia, studiando in scuole italiane, conoscendo perfettamente la nostra lingua... Devo dire che questi capitoli sono stati la parte che mi è piaciuta meno.
    Mi è piaciuta, invece, la sua scelta di fare lo scrittore, il racconto delle sue letture. Il fatto che si senta prima di tutto un lettore e poi uno scrittore, per questo ha tutta la mia stima (in mezzo a tutti questi scribacchini che si vantano di non leggere perché loro sono artisti, l'ispirazione vie ne dalla loro genialità e idiozie del genere...)

    ha scritto il 

  • 4

    Lo scrittore discende da una famiglia di imprenditori del tessile pratese, e per un certo periodo è stato anch'egli un imprenditore, prima della chiusura dell'azienda. In questo libro ci descrive il d ...continua

    Lo scrittore discende da una famiglia di imprenditori del tessile pratese, e per un certo periodo è stato anch'egli un imprenditore, prima della chiusura dell'azienda. In questo libro ci descrive il declino del "sistema Prato" e di tante altre piccole realtà industriali italiane. Al di là delle analisi politiche ed economiche, mi è piaciuto soprattutto l'equilibrio, e anche l'autocritica: più responsabile Mario Monti che non i tanti sfruttati che attualmente popolano la Chinatown toscana.

    ha scritto il 

  • 3

    di nesi avevo letto i primi due romanzi quando uscirono, e nonostante mi piacquero non proseguii a seguirlo.
    ora finalmente leggo questo libro, vincitore del premio strega e non so: l'avrei voluto più ...continua

    di nesi avevo letto i primi due romanzi quando uscirono, e nonostante mi piacquero non proseguii a seguirlo.
    ora finalmente leggo questo libro, vincitore del premio strega e non so: l'avrei voluto più "corposo" (ma mi sa che per quello dovrò affidarmi a "l'età dell'oro"), ma la rabbia e l'indignazione che ci leggo sono vere. e il vaffanculo ai sedicenti esperti di globalizzazione che sui giornali pontificavano su nuovi e più ricchi scenari economici ci sta tutto.

    ha scritto il 

  • 2

    La cosa più divertente di questo libro? Leggere le invettive contro Mario Monti e la sua apologia della globalizzazione sapendo che qualche anno dopo Nesi si sarebbe canditato al Parlamento proprio co ...continua

    La cosa più divertente di questo libro? Leggere le invettive contro Mario Monti e la sua apologia della globalizzazione sapendo che qualche anno dopo Nesi si sarebbe canditato al Parlamento proprio con... Mario Monti.

    ha scritto il 

  • 1

    il rumore di una tessitura

    Mi sa che si faceva prima a dire cosa "non" è il rumore di una tessitura...

    Saltando di palo in frasca:"Quando ti volti, il blitz è già finito. I verbali sono stati completati, le cucitrici sigillate. ...continua

    Mi sa che si faceva prima a dire cosa "non" è il rumore di una tessitura...

    Saltando di palo in frasca:"Quando ti volti, il blitz è già finito. I verbali sono stati completati, le cucitrici sigillate. Dei quindici cinesi trovati nei capannoni, nove sono clandestini, e verranno portati in questura. I pochi regolari dovranno raccogliere la loro roba e quella dei clandestini, uscire dal capannone prima che venga sigillato. Questa gente dovrà trovare riparo per la notte, coi bambini in braccio e le borse in mano, e anche se è una splendida notte di primavera non c'è verso di impietosirsi. Non c'è verso, davvero, credetemi".
    Oddio! Caccia alle streghe!

    Però c'è bisogno che mi spieghi. Una battuta da quattro soldi, la mia.
    Le streghe in scrittura non esistono. Altrimenti lasceremmo il passo alle ideologie. Io sono io, con tutti i miei pregiudizi, e così lo scrittore, ma la scrittura è altro. Questo per dire che se arrivasse un exindustriale, diciamo così, e mi narrasse il male di quello che accade a Prato, e mi dicesse dritto dritto che i cinesi sono un problema, o anche il contrario, e che lo stato ha affossato le aziende e lo slancio dei suoi imprenditori, e che la globalizzazione non era così che doveva andare, e che in effetti la crisi economica (valla a capire) ha cambiato le condizioni inveterate di tante realtà sociali, e se a raccontarmi tutto questo non fosse un uomo che vede solo sé che guarda sopra al resto (ma potrebbe anche esserlo, se lo sapesse fare davvero), cioè se fosse uno che scrive una storia, razzismo o non razzismo, rabbia o non rabbia, poesia o non poesia, ma soprattutto, se fosse uno che la scrive senza quella palla al piede che fa muovere come dei bradipi intorpiditi molti, incensati scrittori del bel paese, ovvero lo stile, io, quel libro, lo leggerei d'un fiato. Perché, soprattutto, mi sarebbe utile.

    ha scritto il 

  • 5

    Illuminante. Così definirei questo libro. La gente di cui parla Nesi non è solo quella degli operai della fabbrica, ma anche l’altra: la gente comune, quella che si incontra al bar, al supermercato, e ...continua

    Illuminante. Così definirei questo libro. La gente di cui parla Nesi non è solo quella degli operai della fabbrica, ma anche l’altra: la gente comune, quella che si incontra al bar, al supermercato, e che ti rivolge delle semplici e timide frasi, o dei sorrisi: la gente che ti conosce perché fai parte della loro comunità.
    Nel suo libro, l’autore parla di economia, di politica, facendo lunghe invettive sui politici, e sul modo in cui hanno portato l’Italia verso il baratro della crisi con le loro decisioni, i loro intrighi, e quelle promesse che la maggior parte delle volte non rispecchiavano quello che promettevano.
    Arrivato ad un certo punto della sua vita, Nesi decide di vendere, e lasciare la fabbrica (che ha ribattezzato Ines, anagramma del suo cognome) in mano ai cinesi. Ecco, la gente di Nesi sono anche quei cinesi che ad un certo punto della storia, economica e mondiale, con l’entrata in scena della Cina all’interno del WTO (World Trade Organization) invadono il mercato italiano, e mondiale, copiando i tessuti, rivendendoli a basso costo.
    A distanza di anni dalla vendita, Nesi, con occhio attento, getta uno sguardo a quella che un tempo era la sua fabbrica, e ne scrive come di uno stabile disordinato e in condizioni igieniche pietose, con sacchi a pelo e coperte, all’interno delle quali dormono gli operai, costretti ad orari fuori dal comune.
    Il libro si conclude con un’immagine a mio avviso molto bella: a Prato, in piazza, la gente si ritrova tutta in piazza a Prato portando una lunga bandiera italiana: gente che gli rivolge un sorriso, un abbraccio; gente come lui con cui si trova a scambiare qualche parola; amici, o semplicemente conoscenti. Ecco, anche questa è la gente di cui l’autore parla. La sua gente.

    ha scritto il 

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