Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Storia della mia gente

La rabbia e l'amore della mia vita da industriale di provincia

Di

Editore: Bompiani

3.2
(1286)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 163 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845263525 | Isbn-13: 9788845263521 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Edoardo Nesi

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico , Altri

Genere: Biography , Business & Economics , Fiction & Literature

Ti piace Storia della mia gente?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
C'era una volta la Provincia italiana ricca, felice e molto produttiva. Che commerciava con l'estero, dava del tu ai colossi oltre confine con l'orgoglio di una identità, prima che nazionale, comunale. C'era un tempo in cui anche gli stupidi facevano soldi, in un paese dove il PIL cresceva di due cifre l'anno. Dove i soldi guadagnati con allegria, spensieratezza e persino cafonaggine venivano ben esibiti in beni di lusso. Poi arrivarono i guru della globalizzazione a dire che si doveva cambiare, ad andare in televisione a sponsorizzare mercati stellari in Cina e a sostenere che il vecchio modello, quello dove si stava bene, andava male. Questa è la "storia della mia gente", non solo degli "stracciaroli di Prato", ma di una provincia felice e intelligente, sacrificata alla globalizzazione.
Ordina per
  • 1

    il rumore di una tessitura

    Mi sa che si faceva prima a dire cosa "non" è il rumore di una tessitura...


    Saltando di palo in frasca:"Quando ti volti, il blitz è già finito. I verbali sono stati completati, le cucitrici sigillate. Dei quindici cinesi trovati nei capannoni, nove sono clandestini, e verranno portati in q ...continua

    Mi sa che si faceva prima a dire cosa "non" è il rumore di una tessitura...

    Saltando di palo in frasca:"Quando ti volti, il blitz è già finito. I verbali sono stati completati, le cucitrici sigillate. Dei quindici cinesi trovati nei capannoni, nove sono clandestini, e verranno portati in questura. I pochi regolari dovranno raccogliere la loro roba e quella dei clandestini, uscire dal capannone prima che venga sigillato. Questa gente dovrà trovare riparo per la notte, coi bambini in braccio e le borse in mano, e anche se è una splendida notte di primavera non c'è verso di impietosirsi. Non c'è verso, davvero, credetemi". Oddio! Caccia alle streghe!

    Però c'è bisogno che mi spieghi. Una battuta da quattro soldi, la mia. Le streghe in scrittura non esistono. Altrimenti lasceremmo il passo alle ideologie. Io sono io, con tutti i miei pregiudizi, e così lo scrittore, ma la scrittura è altro. Questo per dire che se arrivasse un exindustriale, diciamo così, e mi narrasse il male di quello che accade a Prato, e mi dicesse dritto dritto che i cinesi sono un problema, o anche il contrario, e che lo stato ha affossato le aziende e lo slancio dei suoi imprenditori, e che la globalizzazione non era così che doveva andare, e che in effetti la crisi economica (valla a capire) ha cambiato le condizioni inveterate di tante realtà sociali, e se a raccontarmi tutto questo non fosse un uomo che vede solo sé che guarda sopra al resto (ma potrebbe anche esserlo, se lo sapesse fare davvero), cioè se fosse uno che scrive una storia, razzismo o non razzismo, rabbia o non rabbia, poesia o non poesia, ma soprattutto, se fosse uno che la scrive senza quella palla al piede che fa muovere come dei bradipi intorpiditi molti, incensati scrittori del bel paese, ovvero lo stile, io, quel libro, lo leggerei d'un fiato. Perché, soprattutto, mi sarebbe utile.

    ha scritto il 

  • 5

    Illuminante. Così definirei questo libro. La gente di cui parla Nesi non è solo quella degli operai della fabbrica, ma anche l’altra: la gente comune, quella che si incontra al bar, al supermercato, e che ti rivolge delle semplici e timide frasi, o dei sorrisi: la gente che ti conosce perché fai ...continua

    Illuminante. Così definirei questo libro. La gente di cui parla Nesi non è solo quella degli operai della fabbrica, ma anche l’altra: la gente comune, quella che si incontra al bar, al supermercato, e che ti rivolge delle semplici e timide frasi, o dei sorrisi: la gente che ti conosce perché fai parte della loro comunità. Nel suo libro, l’autore parla di economia, di politica, facendo lunghe invettive sui politici, e sul modo in cui hanno portato l’Italia verso il baratro della crisi con le loro decisioni, i loro intrighi, e quelle promesse che la maggior parte delle volte non rispecchiavano quello che promettevano. Arrivato ad un certo punto della sua vita, Nesi decide di vendere, e lasciare la fabbrica (che ha ribattezzato Ines, anagramma del suo cognome) in mano ai cinesi. Ecco, la gente di Nesi sono anche quei cinesi che ad un certo punto della storia, economica e mondiale, con l’entrata in scena della Cina all’interno del WTO (World Trade Organization) invadono il mercato italiano, e mondiale, copiando i tessuti, rivendendoli a basso costo. A distanza di anni dalla vendita, Nesi, con occhio attento, getta uno sguardo a quella che un tempo era la sua fabbrica, e ne scrive come di uno stabile disordinato e in condizioni igieniche pietose, con sacchi a pelo e coperte, all’interno delle quali dormono gli operai, costretti ad orari fuori dal comune. Il libro si conclude con un’immagine a mio avviso molto bella: a Prato, in piazza, la gente si ritrova tutta in piazza a Prato portando una lunga bandiera italiana: gente che gli rivolge un sorriso, un abbraccio; gente come lui con cui si trova a scambiare qualche parola; amici, o semplicemente conoscenti. Ecco, anche questa è la gente di cui l’autore parla. La sua gente.

    ha scritto il 

  • 5

    Grazie Nesi !! Sei riuscito a dare voce alla mia rabbia nei confronti di tutti i politici/professoroni stra pagati che non tutelano MAI gli interessi degli italiani onesti e lavoratori!!! Questi professoroni, che studiano solo le carte , interpretano numeri, non si preoccupano mai di toccare con ...continua

    Grazie Nesi !! Sei riuscito a dare voce alla mia rabbia nei confronti di tutti i politici/professoroni stra pagati che non tutelano MAI gli interessi degli italiani onesti e lavoratori!!! Questi professoroni, che studiano solo le carte , interpretano numeri, non si preoccupano mai di toccare con mano la realtà delle nostre imprese, non riconoscono che è il fattore umano dei nostri imprenditori e di tutti i lavoratori a fare la differnza e rendere il made in italy un'eccelenza (non una nicchia), dimenticano, non considerando che i loro stipendi , e gli ammortizzatori sociali arrivano proprio da quel tessuto industriale che non si preoccupano di tutelare, e lasciano che le nostre imprese cadano come birilli. Vi consiglio leggere questo libro , finalmente avrete modo di capire come realmente sta andando la nostra economia , Nesi racconta dell'industria tessile pratese, ma credetemi è così anche negli altri settori.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro autoreferenziale, l'autore é troppo ingombrante. Se non ci avesse pensato già qualcun altro si sarebbe potuto intitolare il libro " Ricordi di egotismo". A parte questo la globalizzazione vista da chi l'ha subita fa riflettere.

    ha scritto il 

  • 3

    Una buona e scorrevole lettura. Non particolarmente approfondito, il libro tocca temi personali e la storia della famiglia dello scrittore. Non male, non proprio il mio genere ma non è stata una lettura malvagia..

    ha scritto il 

  • 3

    Non è un libro di narrativa

    Mea culpa. Però una scusante ce l'ho: questo libro ha vinto il Premio Strega nel 2011. Un motivo ci sarà, comunque non è un libro di narrativa, è una specie di saggio sulla situazione fallimentare dell'industria tessile a Prato, un tempo fiorente, che l'autore conosce bene, essendo stato in passa ...continua

    Mea culpa. Però una scusante ce l'ho: questo libro ha vinto il Premio Strega nel 2011. Un motivo ci sarà, comunque non è un libro di narrativa, è una specie di saggio sulla situazione fallimentare dell'industria tessile a Prato, un tempo fiorente, che l'autore conosce bene, essendo stato in passato un imprenditore del settore, poi costretto a vendere la ditta fondata da suo nonno. Ci sono pagine veementi sulle colpe del governo che non ha fatto niente per salvaguardare le aziende pratesi, anzi le ha oberate di tasse; non ha capito il "pericolo cinese" della concorrenza a poco prezzo; ha favorito la globalizzazione, affossando le industrie nazionali. Ci sono alcune belle e coinvolgenti pagine sulla situazione della comunità cinese a Prato, dove i lavoratori clandestini sono costretti a faticare ai limiti delle forze e schiavizzati. Questo è quanto.

    ha scritto il 

  • 3

    Ottima l'idea di raccontare la storia dell'azienda di famiglia come se fosse un romanzo. Però in questo libro non si trova sviluppo alcuno dell'idea. All'inizio pare un pò sconnesso e inconsistente, in seguito la scrittura acquista piglio e carattere: mi pare di capire che una parte di questa sto ...continua

    Ottima l'idea di raccontare la storia dell'azienda di famiglia come se fosse un romanzo. Però in questo libro non si trova sviluppo alcuno dell'idea. All'inizio pare un pò sconnesso e inconsistente, in seguito la scrittura acquista piglio e carattere: mi pare di capire che una parte di questa storia che l'autore intendeva raccontare si possa trovare nel suo romanzo 'L'età dell'oro', e certo mi ripropongo di leggerlo. Questo libro è come una lunga prefazione, una serie di pensieri in libertà, riflessioni e appunti, ricordi e citazioni, tra i quali si può cogliere anche qualche cenno relativo alla storia dell'azienda. Sia nei i temi trattati (non solo economici ma anche sociologici e culturali) che nella struttura utilizzata ho trovato molte somiglianze con 'Next' di Baricco e 'Gli zingari e il rinascimento' di Tabucchi. Lettura agile e piacevole ma trovo manchi assolutamente del peso specifico che un premio Strega dovrebbe avere.

    ha scritto il 

  • 1

    Fuori tema

    Autoreferenziale, tracotante, auto celebrativo, è tutto un IO IO IO, e la gente citata nel titolo dov'è!? Fai una cosa torna a giocare coi soldi di papà...

    3/10

    p.s. dimenticavo, pure razzista

    ha scritto il 

  • 2

    E la storia dov'è?

    Leggendo il libro mi è venuto il dubbio che fossi io a non carpire tra le righe la storia della sua gente, poi i commenti che ho letto mi hanno dato conforto.
    Un libro ricco di riferimenti letterari, voli pindarici, considerazioni personali, svisceramenti psicologici.
    Titolo sbagliatissimo, sareb ...continua

    Leggendo il libro mi è venuto il dubbio che fossi io a non carpire tra le righe la storia della sua gente, poi i commenti che ho letto mi hanno dato conforto. Un libro ricco di riferimenti letterari, voli pindarici, considerazioni personali, svisceramenti psicologici. Titolo sbagliatissimo, sarebbe stato onesto se fosse stato "Storia di come sono cresciuto, delle mie aspirazioni e delle emozioni provate nel veder cadere l'impresa di famiglia".

    Meno male che libri del genere mi arrivano in prestito, così non devo fare nemmeno la fatica di provare a rivenderli.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    storia di un figlio di papà

    Dov'è la storia della sua gente?


    Qui vedo solo la storia delle sue belle estati in America, dei suoi bei vestiti firmati, di una famiglia di imprenditori, di un radical chic che passa il tempo a leggere libri e non smette di vantarsene. Vedo solo la storia di un'esistenza felicemente al di ...continua

    Dov'è la storia della sua gente?

    Qui vedo solo la storia delle sue belle estati in America, dei suoi bei vestiti firmati, di una famiglia di imprenditori, di un radical chic che passa il tempo a leggere libri e non smette di vantarsene. Vedo solo la storia di un'esistenza felicemente al di sopra delle righe, svanita da un momento all'altro come una bolla di sapone.

    L'autore si addentra con superficialità nei temi della disoccupazione e della globalizzazione, del dramma della piccola-media impresa senza indurre in nessuna riflessione. IL problema dell'operaio è appena accennato.. quello che l'autore rimpiange è la sua bella posizione agiata.

    Ha sognato di fare lo scrittore e non dover pensare all'azienda di famiglia, da bravo borghese, per poi ritrovarsi a rimpiangerla ora che è costretto a vivere soltanto del suo lavoro.

    Benvenuto nella realtà!

    ha scritto il 

Ordina per