Storia della mia gente

La rabbia e l'amore della mia vita da industriale di provincia

Di

Editore: Bompiani

3.2
(1364)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 163 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: 8845263525 | Isbn-13: 9788845263521 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Biografia , Affari & Economia , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
C'era una volta la Provincia italiana ricca, felice e molto produttiva. Che commerciava con l'estero, dava del tu ai colossi oltre confine con l'orgoglio di una identità, prima che nazionale, comunale. C'era un tempo in cui anche gli stupidi facevano soldi, in un paese dove il PIL cresceva di due cifre l'anno. Dove i soldi guadagnati con allegria, spensieratezza e persino cafonaggine venivano ben esibiti in beni di lusso. Poi arrivarono i guru della globalizzazione a dire che si doveva cambiare, ad andare in televisione a sponsorizzare mercati stellari in Cina e a sostenere che il vecchio modello, quello dove si stava bene, andava male. Questa è la "storia della mia gente", non solo degli "stracciaroli di Prato", ma di una provincia felice e intelligente, sacrificata alla globalizzazione.
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  • 4

    Edoardo Nesi ha vinto, con "Storia della mia gente", il premio Strega nel 2011. Quando ha cominciato a scrivere, faceva già il laniere a Prato. Suo nonno aveva iniziato l'attività negli anni '30 del N ...continua

    Edoardo Nesi ha vinto, con "Storia della mia gente", il premio Strega nel 2011. Quando ha cominciato a scrivere, faceva già il laniere a Prato. Suo nonno aveva iniziato l'attività negli anni '30 del Novecento, insieme al fratello. Poi l'aveva continuata suo padre e poi lui. Con la globalizzazione e l'arrivo dei cinesi, l'industria tessile di Prato è sparita. Nesi, nel suo bel libro, ci racconta questa storia con tutti i sentimenti (per primo una grande rabbia) che l'accompagnano.

    ha scritto il 

  • 1

    Irritante

    Avvertenza: certi passaggi sono come lana 100% vergine su pelle nuda; se avete la pelle delicata, è meglio indossare del cotone (alias, leggere altro).

    Ho dovuto affrontare questo libro per dovere: un ...continua

    Avvertenza: certi passaggi sono come lana 100% vergine su pelle nuda; se avete la pelle delicata, è meglio indossare del cotone (alias, leggere altro).

    Ho dovuto affrontare questo libro per dovere: una professoressa mi ha chiesto di approfondire il tema dei cinesi in Italia. Fa il nome di Nesi, dice: "Ha vinto il premio Strega qualche anno fa. Un ex industriale, divenuto poi parlamentare". Il profilo già non mi ispira, ma non voglio partire prevenuta.

    Cosa c'è di peggio di un ex industriale che si reinventa politico? Un ex industriale, futuro politico, per passione scrittore. E che si sente un grande scrittore e intellettuale, per di più, costretto a fare l'industriale mentre il suo sogno nel cassetto è essere Fitzgerald o Wallace. Ma i soldi di papà per bersi Martini a Forte dei Marmi gli sono sempre piaciuti, per fortuna papà vende lana ai tedeschi. Poi le cose cambiano, la globalizzazione imperversa, i cinesi vengono a farci le scarpe -letteralmente- e il giovane industriale scrittore è costretto a chiudere l'azienda. Per carità, non sto a entrare nel merito del dramma di vendere l'azienda di famiglia; ma, sicuramente, di tutti i modi che aveva per raccontarci di Prato, dei cinesi, della sua famiglia e della sua gente (che, per inciso, nel libro è più invisibile dei cinesi stessi), del dramma che ha afflitto e affligge tante piccole industrie italiane, ecco, lui ha scelto proprio il peggiore. Se il titolo è sbagliato, il sottotitolo è azzeccatissimo: "Rabbia e amore della mia vita da industriale di provincia". Esattamente: questo libro non vi spiegherà come funziona un'azienda tessile, non vi racconterà come si sono insediati i cinesi a Prato, non vi tratteggerà le situazioni di migliaia di famiglie italiane rimaste senza lavoro. Né in maniera saggistica, né romanzata. Vi racconterà solo la rabbia di un figlio di papà un tempo in auge, che, crescendo, si ritrova a essere un provincialotto in un mondo decentrato. Vi declamerà il suo amore per la letteratura, per la scrittura e per la traduzione, perché, certo, riconosciamogli qualche merito: le estati da Giovin Signore passate negli USA lo hanno portato a una padronanza della lingua tale da essere ora in grado di tradurci "Infinite Jest". Stop, tutto qui.

    Come farsi odiare pur avendo tutte le possibilità per farsi compatire: ché, sotto sotto, tutti abbiamo un po' paura dei cinesi, di questa comunità apparentemente così chiusa e silenziosa, di questi esseri umani che si disumanizzano, che vivono per lavorare e che sono i nuovi barbari freschi e vigorosi infiltrati in un Impero Romano ormai marcio e vizioso.

    ha scritto il 

  • 2

    23.11.2016 -
    Per il momento non mi sta entusiasmando particolarmente.
    Sospendo la lettura per qualche giorno per dedicarmi ad altri libri, poi deciderò se abbandonarlo definitivamente o ricominciare a ...continua

    23.11.2016 -
    Per il momento non mi sta entusiasmando particolarmente.
    Sospendo la lettura per qualche giorno per dedicarmi ad altri libri, poi deciderò se abbandonarlo definitivamente o ricominciare a leggerlo.

    2.1.2017 -
    è un libro piccolo: solo 161 pagine, scritte anche con un carattere bello grande, ma sono state le 161 pagine più pesanti che abbia mai letto.
    Mi rendo conto che quanto racconta Nesi è vero, che molte aziende sono state costrette a chiudere a causa della globalizzazione e di scelte politiche e di mercato non sempre corrette. Quindi, da questo punto di vista, ho trovato la trama interessante, ma...
    Eh sì, c'è un ma bello grosso: di questo libro non mi è piaciuto l'atteggiamento dell'autore; per tutta la durata della lettura ho avuto la sensazione che Nesi si ritenga un essere superiore, bravo solo lui, unico depositario della conoscenza universale, e questo suo modo di fare mi ha impedito di provare empatia nei suoi confronti.
    Solitamente i libri che trattano di problemi sociali mi interessano, mi piacciono e mi fanno sentire molto vicino a chi deve affrontare delle difficoltà.
    In questo caso, invece, ad ogni pagina mi sono trovata a pensare: "Ok, hai dovuto chiudere la tua azienda; mi spiace per te, ma... tu sei anche uno scrittore e un po' di denaro lo porti comunque a casa... e ai tuoi dipendenti rimasti senza lavoro ci pensi mai? A giudicare da quello che scrivi, non mi pare proprio".
    Mah! Ho terminato la lettura circa tre ore fa e ancora non riesco a decidere se mi è piaciuto oppure no.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno strano ibrido, questo libro: un po’ saggistica un po’ narrativa, un po’ diario in cui l’esperienza soggettiva si stempera in un catalogo di letture e ascolti musicali che definiscono la personalit ...continua

    Uno strano ibrido, questo libro: un po’ saggistica un po’ narrativa, un po’ diario in cui l’esperienza soggettiva si stempera in un catalogo di letture e ascolti musicali che definiscono la personalità dell’autore e le stagioni della sua vita; un po’ epopea di una stirpe di eroi patrî, forse l’ultima, quella dei pionieri dell’industria italiana; un po’ denuncia accorata della cecità di governanti ed economisti, quelli che, nel nome di un internazionalismo che avrebbe dovuto proiettare l’industria italiana verso le “magnifiche sorti e progressive” del mercato globale, avevano lasciato che i gioielli della manifattura di qualità venissero strozzati dalla competizione con economie più aggressive e poi svendute e rivendute a pezzi al capitalismo senza scrupoli dalle parti della Cina.
    Non di un reportage si tratta, però, né di quello che oggi si ama chiamare docu-fiction. Troppo personale il coinvolgimento dell’autore (ultimo dei Nesi, anch’egli creatura ibrida, intellettuale e industriale), a cui è toccato in sorte di essere l’esecutore materiale dell’eutanasia del glorioso lanificio T.O. Nesi & Figli: T. e O. dietro cui si nascondono i nomi dal suono epico dei fondatori, Temistocle e Omero; e come un epos, quello del tessile pratese, si snoda il racconto, intrecciato con le vicende che portano il protagonista a ripercorrere la sua doppia vita: giovane imprenditore dai buoni studi e dalle idee brillanti, ma anche erede di buone pratiche, e scrittore, fino alla scelta forzata della scrittura come mestiere a tempo pieno. In questo libro le due anime si riconciliano: Nesi innalza un canto dolente sulle ceneri del suo e degli altri lanifici, che si fa però canto corale e solidale nel ritrovarsi fratello con tutti gli altri destini, del tutto umani, che le macchine ora silenti hanno trascinato con sé.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho lavorato a Prato prima dell'avvento della globalizzazione ed ho apprezzato la capacità imprenditoriale dei Pratesi, grandi lavoratori, e capisco l'amarezza e la rabbia che traspare dal libro.Purtro ...continua

    Ho lavorato a Prato prima dell'avvento della globalizzazione ed ho apprezzato la capacità imprenditoriale dei Pratesi, grandi lavoratori, e capisco l'amarezza e la rabbia che traspare dal libro.Purtroppo non c'è lieto fine, ma sono contenta di essere stata comunque testimone di quell'età dell'oro

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro è entrato per caso nella nostra libreria – forse un omaggio Mondolibri – e per anni è rimasto avvolto nel suo cellophane.
    Qualche giorno fa, per puro caso, alzando lo sguardo su una menso ...continua

    Questo libro è entrato per caso nella nostra libreria – forse un omaggio Mondolibri – e per anni è rimasto avvolto nel suo cellophane.
    Qualche giorno fa, per puro caso, alzando lo sguardo su una mensola, mi è saltato all’occhio in mezzo ai tanti libri impilati.
    Così ho deciso di leggerlo, senza troppa convinzione: in fondo, era la storia della sua gente – di Edoardo Nesi – non della mia.

    Eppure è andata a finire che mi è piaciuto.
    Forse per quella scrittura da autore italiano nato a metà anni Sessanta.
    Forse per quello che dice su Visco e sulla sua IRAP.
    Forse perché la storia di questa gente non è poi lontana come sembra dalla storia della mia gente.

    Ecco, io non lo so se quella raccontata da Nesi sia davvero la storia della sua gente, però so che non è soltanto la sua storia, come credono in tanti.
    Anche se Nesi non è un self-made man e non è neppure simpatico, quindi secondo i più non ha diritto di lamentarsi e non fa figo solidarizzare con lui.

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia vera. La storia di tutti. Triste, crudo, ma vero

    L'ho letto perchè aveva vinto il Premio Strega. Dopo tre o quattro anni. E speravo che fosse un romanzo. Non lo è. Non è un romanzo. Non è una storia allegra. Non è una storia con un lieto fine. Ma è ...continua

    L'ho letto perchè aveva vinto il Premio Strega. Dopo tre o quattro anni. E speravo che fosse un romanzo. Non lo è. Non è un romanzo. Non è una storia allegra. Non è una storia con un lieto fine. Ma è una storia.

    Una storia, quella del distretto industriale tessile di Prato. Raccontata da uno dei suoi figli. Meglio dei suoi nipoti. Una storia del distretto industriale che ne racchiude altre cento. Altre mille. La conoscete la teoria industriale delle tre generazioni? il nonno mette su l'azienda, il figlio la porta ai vertici e il nipote la distrugge mandandola in malora. O vendendola. La conoscete la metafora per cui l'italia industriale era un calabrone? Tecnicamente i calabroni non possono volare. La dimensione delle ali rispetto al peso dell'insetto è inadeguata. Eppure è sotto gli occhi di tutti, il calabrone vola. Cosi erano le piccole industrie italiane. Unendosi - involontariamente - in distretti industriali erano diventati il motore dell'economia del secondo novecento italiano. Un esempio mondiale. Metti in una stessa zona quelli che producono tessuti, quelli che producono bottoni, quelli che tagliano e quelli che cuciono ed ecco che hai un distretto autosufficiente che produce abbigliamento, nel caso specifico quei bellissimi cappotti che per anni abbiamo indossato tutti. Prima dei giubbotti di plastica pieni di acrilico.
    Edoardo nesi racconta la fine dell'eta dell'oro, quella in cui tutto è stato ceduto ai cinesi. Perchè non c'era scelta se non quella dell'imprenditore che non guadagna. Se non quella dell'imprenditore che fallisce. E invece riuscire a pagare le liquidazioni è già una bella parola fine ad una storia. Un bellissimo libro. Vero. Duro.
    Ma l'aggettivo che mi sembra più onesto è ONESTO. Alla fine Nesi ammette: cosa pensavamo? Sono caduti imperi potentissimi, e noi pensavamo che il distretto industriale di Prato potesse continuare a vendere gli stessi cappotti per sempre?

    Bello, da leggere!

    ha scritto il 

  • 0

    Stando a Prato non potevo esimermi dal leggere un libro dedicato proprio alle manifatture tessili di Prato. Lautore, Nesi, oltre ad essere uno scrittore, tra l'altro vincitore del premio Strega propri ...continua

    Stando a Prato non potevo esimermi dal leggere un libro dedicato proprio alle manifatture tessili di Prato. Lautore, Nesi, oltre ad essere uno scrittore, tra l'altro vincitore del premio Strega proprio con questo libro, Storia della mia gente. La rabbia e l'amore della mia vita da industriale di provincia, è stato un "imprenditore" figlio di imprenditori fino al 2004 (anno in cui decise, insieme alla sua famiglia) di vendere l'attività. Imprenditori che a Prato significa essere artigiani, non grandi industriali.

    Ho trovato interessante soprattutto la prima parte in cui si raccontano i suoi primi anni da imprenditore, il significato della ditta di famiglia (Nesi & figli) con questa prospettiva sul futuro che, invece, negli ultimi anni è venuta a mancare. L'autore "incolpa" la globalizzazione sconsiderata della situazione che si è venuta a creare negli ultimi anni, della chiusura delle piccole imprese, dell'invasione cinese.
    I cinesi a Prato ci sono, si vedono e credo che fosse inevitabile che Nesi ne parlasse. Nella seconda parte del libro due lunghi capitoli sono dedicati a questo tema. Forse avrebbe potuto parlane più da scrittore. Ciò che ho letto in quelle pagine non è molto diverso da quello che mi hanno raccontato tutti i pratesi che ho incontrato: i cinesi non ci tengono all'estetica, dove arrivano loro il degrado impera, fanno i turni per dormire, non pagano le tasse, rischiamo l'invasione, etc... Poi cerca di dare un tono "politicamente corretto" affermando che molti dei ragazzi cinesi che incontriamo sono praticamente cresciuti in Italia, studiando in scuole italiane, conoscendo perfettamente la nostra lingua... Devo dire che questi capitoli sono stati la parte che mi è piaciuta meno.
    Mi è piaciuta, invece, la sua scelta di fare lo scrittore, il racconto delle sue letture. Il fatto che si senta prima di tutto un lettore e poi uno scrittore, per questo ha tutta la mia stima (in mezzo a tutti questi scribacchini che si vantano di non leggere perché loro sono artisti, l'ispirazione vie ne dalla loro genialità e idiozie del genere...)

    ha scritto il 

  • 4

    Lo scrittore discende da una famiglia di imprenditori del tessile pratese, e per un certo periodo è stato anch'egli un imprenditore, prima della chiusura dell'azienda. In questo libro ci descrive il d ...continua

    Lo scrittore discende da una famiglia di imprenditori del tessile pratese, e per un certo periodo è stato anch'egli un imprenditore, prima della chiusura dell'azienda. In questo libro ci descrive il declino del "sistema Prato" e di tante altre piccole realtà industriali italiane. Al di là delle analisi politiche ed economiche, mi è piaciuto soprattutto l'equilibrio, e anche l'autocritica: più responsabile Mario Monti che non i tanti sfruttati che attualmente popolano la Chinatown toscana.

    ha scritto il 

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