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Storia della morte in Occidente

Di

Editore: Rizzoli

4.0
(136)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 255 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Giapponese

Isbn-10: 8817112232 | Isbn-13: 9788817112239 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Simona Vigezzi

Disponibile anche come: Tascabile economico , eBook

Genere: History , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
"La tesi di Ariès è che, in questa società industrializzata, la morte ha preso il posto della sessualità come tabù principale." (Panorama)</p><p>Come si moriva nel Medioevo, e come si muore oggi nelle società ad alto livello tecnologico dell'Occidente: nel corso di un millennio, l'atteggiamento dell'uomo di fronte alla morte, che ad un esame superficiale sembrerebbe quasi immutato, ha subito in realtà un'evoluzione profonda. L'analisi di Philippe Ariés, cui si devono molti importanti studi sulle "mentalità", si fonda non tanto sui resti letterari e artistici, quanto sui documenti che esprimono la sensibilità comune e l'inconscio collettivo, in particolare le tombe e i testamenti.
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  • 3

    Il libro comprende una serie di contributi di Aries su come la morte sia sentita e rappresentata dal medio-evo ai giorni d'oggi (o quasi, perché il libro si ferma agli anni '70 del XX secolo e in ...continua

    Il libro comprende una serie di contributi di Aries su come la morte sia sentita e rappresentata dal medio-evo ai giorni d'oggi (o quasi, perché il libro si ferma agli anni '70 del XX secolo e in questi quarant'anni qualcosa si è ulteriormente modificata nei paesi occidentali che sono l'oggetto degli studi. Il libro è sicuramente interessante ma non è un saggio unico e coerente. Il fatto che sia invece un insieme di saggi fa sì che sia pieno di ripetizioni visto che alcuni saggi sono su aspetti simili o limitrofi. Inoltre, è molto focalizzato su Francia e USA, con alcuni excursus in altre regioni occidentali, Italia e G.B. in primis.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto interessante

    Non avrei mai pensato che il modo occidentale di avere a che fare con la morte fosse cambiato così tanto nel giro di pochi decenni. E' in particolare notevole come noi tendiamo a pensare alle nostre ...continua

    Non avrei mai pensato che il modo occidentale di avere a che fare con la morte fosse cambiato così tanto nel giro di pochi decenni. E' in particolare notevole come noi tendiamo a pensare alle nostre pratiche presenti come eterne ed esistenti da sempre nell'umana esperienza, mentre invece sono sovente invenzioni recenti.

    ha scritto il 

  • 3

    A tratti interessante, si rivela un po' ripetitivo e spesso con un approccio più filosofico che psicologico. Comunque meritevole di una lettura, anche solo per affrontare e capire un argomento che ...continua

    A tratti interessante, si rivela un po' ripetitivo e spesso con un approccio più filosofico che psicologico. Comunque meritevole di una lettura, anche solo per affrontare e capire un argomento che spesso viene spesso solo sfiorato o, addirittura, dato per scontato.

    ha scritto il 

  • 5

    "I'm a natural law; people call me death" (R.L. Stevenson, "Will o' the mill")

    Secondo molti, il porno e l'horror sono i generi cinematografici più condannati e censurati perché mettono l'uomo comune dinnanzi a ciò che più lo ossessiona e gli crea complessi di inferiorità ...continua

    Secondo molti, il porno e l'horror sono i generi cinematografici più condannati e censurati perché mettono l'uomo comune dinnanzi a ciò che più lo ossessiona e gli crea complessi di inferiorità : amore e morte, Eros e Tanathos . Inferiorità sessuale e inferiorità nei confronti della morte. Carmelo Bene amava ripetere che l'"o-sceno" era ciò che stava fuori dalla scena, ciò che non si era abituati a contemplare, il plus-ultra ; secondo questa visione,in un certo senso, l'aldilà è osceno; la morte è pornografica. Se fate caso, tra persone per bene non si parla né di morte, né di sesso. Vittorio Messori aggiungerebbe giustamente che non si parla nemmeno di Cristo, ma questo è un discorso ancora più ampio, in cui forse si arriverebbe a citare Dostoevskij e la leggenda del Grande Inquisitore.

    Oltre ad essere una piacevole lettura sotto numerosi livelli (abbraccia con competenza tematiche quali storia, filosofia, arte, letteratura, politica, sociologia, sanità, urbanistica,ecc.)il libro di Aries è la cronaca di come l'Occidente abbia perso gradualmente il diritto e il piacere di farsi scandalizzare, per dirla con Pasolini, dalla morte. Di come un ospite che un tempo, come nel film di Bergman, camminava per le vie del mondo e conversava con gli uomini, e ora è stato ostracizzato, sottoposto a regime di apartheid fino ad arrivare a negarne l'esistenza stessa. Per Aries abbiamo esiliato la morte e ci siamo voltati fingendo serenità e distacco, il divertissement pascaliano , solo per essere da essa ancor più terrorizzati e scandalizzati quando essa ricompare nel mondo in maniera evidente e prepotente.

    Per la gioia di noi lettori, nel percorso ci è mostrato come la letteratura non sia rimasta immune da questo processo di ritorno allo stato brado della "morte addomesticata"; personalmente ho provato a effettuare un appello degli scrittori dell'età moderna che ancora tributarono alla morte il giusto omaggio ; non troppi hanno potuto rispondere con certezza : Cormac MacCarthy , per il quale uno scrittore non è degno di tal nome se non tratta della morte, Flannery O'Connor, Stevenson, Kipling, Kafka, Borges, Conrad nella sua "Linea d'ombra" e pochi altri. Tra coloro i quali hanno negato il saluto alla morte, senz'altro Proust.

    Ah , dimenticavo, se l'argomento di questa recensione vi ha inquietato o infastidito, è la prova che la tesi di Aries è vera.

    ha scritto il 

  • 4

    avrà anche i suoi anni, però è più che attuale. Davvero molto interessante e ricco di spunti di pensiero. Il culto dei morti così come lo conosciamo e pratichiamo oggi (se ancora lo pratichiamo) ...continua

    avrà anche i suoi anni, però è più che attuale. Davvero molto interessante e ricco di spunti di pensiero. Il culto dei morti così come lo conosciamo e pratichiamo oggi (se ancora lo pratichiamo) è davvero cosa recente.

    ha scritto il 

  • 5

    Un saggio frutto di un'accurata e lunga ricerca scientifica, i cui risultati però sono riportati in maniera divulgativa e di facile comprensione. Le fonti oltre a venire citate vengono spiegate in ...continua

    Un saggio frutto di un'accurata e lunga ricerca scientifica, i cui risultati però sono riportati in maniera divulgativa e di facile comprensione. Le fonti oltre a venire citate vengono spiegate in maniera accessibile anche al lettore che non si intende di Storia. E' un viaggio avvincente nella storia dell'umanità, di cui viene analizzata e spiegata l'evoluzione del rapporto tra l'individuo, la propria morte e la morte dell'altro. Si parte dal Medioevo fino ad arrivare al '900. Si parla di sepolture, di testamenti, di malattia, di malattia scambiata per morte, di luoghi in cui morire, di sentimenti. Insomma per dirla con Kierkegaard “Serietà è pensare veramente la morte, pensarla così come la tua sorte, e comprendere così ciò che la morte non può farti comprendere: che tu sei e che la morte parimenti è”. Un libro da leggere, che fornisce anche spunti per approfondire il tema.

    ha scritto il 

  • 4

    Et moriemur.Moriremo tutti.

    Libro entusiasmante e ricchissimo di informazioni, nonostante il titolo. Un affresco diacronico dove non vi sono zombies, danze macabre,ma articoli scritti dal grande storico Ariès con delicatezza e ...continua

    Libro entusiasmante e ricchissimo di informazioni, nonostante il titolo. Un affresco diacronico dove non vi sono zombies, danze macabre,ma articoli scritti dal grande storico Ariès con delicatezza e raffinatezza. Questo momento di rottura-"come siete pressante, o dea crudele"-viene richiamato in quattro grandi periodi storici: L'alto medioevo; trecento-seicento; L'ottocento; l'età contemporanea. Ma senza che il passaggio tra un epoca e l'altra sia nettamente deciso e forse certi parallelismi (gli ameni cimiteri americani come realizzazione dei progetti degli architetti francesi illuministi del '700 dopo la distruzione dl cimitero degli innocenti a Parigi) sono frutto della condizione dello storico della mentalità. Discutibili, ma senz'altro affascinanti: Huizinga docet! La morte in passato era vista come naturale passaggio, non faceva paura.Ci si voltava dall'altro lato del letto e si aspettava.O viceversa. La morte attesa...Il lutto conclamato con atti esagitati.Ma la morte non faceva paura. In seguito, quando si ritualizza il lutto e l'individuo è solo con il giudizio finale, ciò che fa paura è la dannazione e non la morte in se. Il Romanticismo cambia orientamento e si porta la morte a braccetto e socializza il lutto. Noi, contemporanei, abbiamo paura un po' di tutto della vita e della morte. Non godiamo della vita come nel cinquecento, quando le danze macabre erano riferite a ciò che si sarebbe perso con la morte. "Felix avaritia",in quanto "avaritia" è "avida passione della vita,degli esseri e delle cose,[...]". Ne i luoghi sono gli stessi che in passato.Non si muore in casa ma all'ospedale perchè è demandato ai medici il compito di decidere i tempi della morte:"Mors certa,senza dubbio, ma non più hora incerta.Al contrario hora certa et etiam praescripta". Proprio il fatto di evitare la socializzazione di un passo importante ci ha reso asettici all'evento e forse questa asetticità, questa ospedalizzazione dei sentimenti, non è solo in quei luoghi ma è dappertutto nella società..."e l'emozione è appunto ciò che bisogna evitare". La morte proibita...il "patient dying" senza status e di conseguenza senza dignità.Ma lo storico Ariès si è perso l'ultimo e cruciale peroiodo (scrive alla fine degli anni '70) ed è quindi ottimista rivolgendosi alle scienze umane che "hanno il merito di rivelare la desolazione nonostante il silenzio dei medici, degli ecclesiastici, dei politici".E forse intervenire? Il nuovo culto dei morti, soprattutto quello americano con nuove professionalità potrebbe limitare la "pornografia della morte", quella morte che si vede sovente in tv come spettacolarizzazione e non è mai familiare...è difficile, difficile lasciare ai morti lo spazio sociale che meritano!

    ha scritto il 

  • 5

    La storia della mentalità, di come la mentalità cambia nel tempo, è davvero affascinante. Ariès ne è stato uno dei più grandi interpreti. Così, in questo libro sulla morte, ci racconta, con ...continua

    La storia della mentalità, di come la mentalità cambia nel tempo, è davvero affascinante. Ariès ne è stato uno dei più grandi interpreti. Così, in questo libro sulla morte, ci racconta, con parole molto vive, come si sia trasformato, nel tempo, il modo di affrontarla. A cominciare dal modo di morire di Orlando e dei cavalieri della Chanson de geste e finendo alla metà degli anni '70.

    ha scritto il 

  • 4

    El autor hace un repaso desde la Edad Media a nuestros días sobre la forma en que el ser humano se ha relacionado con la muerte, una visión desde un punto de vista histórico, de la historia de las ...continua

    El autor hace un repaso desde la Edad Media a nuestros días sobre la forma en que el ser humano se ha relacionado con la muerte, una visión desde un punto de vista histórico, de la historia de las mentalidades y así atravesamos por una relación cercana, integrándola en las vidas de los hombres del medievo, el cambio que se produce en el Romanaticismo hasta llegar a nuestros días en que la muerte se ha convertido en el tabú que ha sustituido al sexo. La muerte, antes tan cercana, ahora se esconde y tanto es así que todo lo que rodea a este postrer hecho vital se ha convertido es un ocultamiento (hasta los cohes fúnebres parecen haber desaparecido del tráfico¡¡) de forma que a los niños ya no se les dice que los bebés los traiga una cigüeña pero sí que los muertos han salido de viaje hacia un lugar hermoso donde despiertan entre arroyuelos y prados floridos (ojalá sea así...)

    Adolece para mi gusto de un estudio más en profundidad de las causas que llevan a que la sociedad cambie de actitud ante la muerte, aunque las apunta, y es muy interesante el análisis que hace de nuestros días en los parece que al moribundo no se le permite ser protagonista de su propio fin, donde los familiares han de soportar un sentimiento de "apestamiento" ante los demás, el que haya que comportarse y no perder las formas, ser discreto en las manifestaciones de dolor por la pérdida, comedido en el duelo, que se pase pronto, se le pone fecha rápidamente, un hijo tanto tiempo, un marido otro, un padre otro y si pasa de ese perídodo ya es patológico, como si el sentimiento de ausencia pudiera ser para todos igual, como si la persona que necesita más tiempo para asumir una muerte, pasara a ser una enferma mental, y, sobre todo, que no afecte al resto...en definitiva, un ocultamiento del dolor por la pérdida. El papel que juega en ese cambio la medicina, los equipos médicos, la forma en que ahora se muere, casi siempre en un hospital que ha sustituido a la casa, a la posibilidad de que el muerto sea homenajeado por familiares y amigos, de poderse despedir...

    La mitad del libro son artículos ya publicados o conferencias dados por el autor y otra parte es un análisi de las posturas de otros autores al respecto.

    La sociedad ha cambiado mucho desde que se escribió el libro, sin embargo, creo que aún perdura ese horror a algo a lo que todos llegaremos, aunque pareciera que nuestro pensamiento nos conduzca a creernos inmortales o al menos, que la muerte llega a los demás, no a mí. Creo que habría que hacer una tarea de educuación al respecto, empezando desde la escuela, viendo la muerte como algo natural, igual que nacemos, morimos...aunque sea un acto en el que todos perdemos, el que se va y los que se quedan...un acto que no es fácil de digerir.

    ha scritto il 

  • 5

    A pesar de que no puede considerarse como un libro enteramente construido por el autor, ya que la mitad del mismo da cuenta de una serie de conferencias dictadas en Estados Unidos y la otra mitad se ...continua

    A pesar de que no puede considerarse como un libro enteramente construido por el autor, ya que la mitad del mismo da cuenta de una serie de conferencias dictadas en Estados Unidos y la otra mitad se llena de artículos compilados a lo largo de los años. A pesar, por la misma causa, de las repeticiones y de las digresiones recurrentes, la obra contiene perspicaces reflexiones sobre el trato y consideración que se ha otorgado a la muerte a lo largo de la historia. Muy pertinentes sus consideraciones sobre la actualidad, aunque la mayoría de textos fueron escritos en los años setenta del siglo anterior. Sería interesante descubrir lo que nos ha deparado estos cuarenta últimos años...

    ha scritto il