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Storia di Genji, il principe splendente

Romanzo giapponese dell'XI secolo

Di

Editore: Einaudi (I millenni)

4.2
(475)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1031 | Formato: Cofanetto

Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Arthur Waley ; Curatore: Adriana Motti

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 3

    Facciamo tre stelle e mezza

    Ammetto di non averlo finito. Sono arrivata fino alla morte di Genji, l'ultima parte non l'ho letta perchè francamente ne avevo abbastanza e non riuscivo più a raccapezzarmi fra i vari personaggi. Ce ne sono veramente troppi e soprattutto diventa difficile riconoscerli perchè non hanno nome, ma s ...continua

    Ammetto di non averlo finito. Sono arrivata fino alla morte di Genji, l'ultima parte non l'ho letta perchè francamente ne avevo abbastanza e non riuscivo più a raccapezzarmi fra i vari personaggi. Ce ne sono veramente troppi e soprattutto diventa difficile riconoscerli perchè non hanno nome, ma sono identificati in base al ruolo che ricoprono. Il problema è che i ruoli cambiano nel corso della narrazione e il tutto diventa faticosissimo da seguire. Sicuramente di grande aiuto sono i riepiloghi all'inizio di ogni capitolo in cui c'è l'elenco dei personaggi presenti con la loro descrizione (grazie Einaudi!).
    Nonostante le difficoltà di lettura devo dire che il romanzo mi è piaciuto. Certo presenta una società molto maschilista, ma dobbiamo tenere presente che si tratta del Giappone e, soprattutto, è ambientato nell'anno mille. Molto belli i personaggi femminili, ognuno con una personalità diversa e ben delineata.
    Verso la fine mi sono un po' annoiata, probabilmente perchè Gengji mette "la testa a posto" e limita le sue avventure, anche per sopravvenuti limiti di età.
    Lettura consigliata a chi non si lascia spaventare dalla mole.

    ha scritto il 

  • 5

    L'uomo è sempre uomo, sotto qualsiasi cielo

    Quello che più mi ha colpito è come l'uomo alla fine sia sempre tale, sotto qualunque cielo. Cambiano le forme del suo sentire, ma l'essenza resta invariata.
    È una lettura complessa e non lineare, ma di enorme fascino. Posto che molte delle cose descritte sono oscure - la gerarchia di corte ...continua

    Quello che più mi ha colpito è come l'uomo alla fine sia sempre tale, sotto qualunque cielo. Cambiano le forme del suo sentire, ma l'essenza resta invariata.
    È una lettura complessa e non lineare, ma di enorme fascino. Posto che molte delle cose descritte sono oscure - la gerarchia di corte, i costumi, le usanze, i rapporti tra i generi e quella doppiezza religiosa tutta nipponica -, ne emerge un affresco modernissimo in cui i personaggi, non solo Genji, sono tratteggiati a tutto tondo, con le loro fragilità, i dubbi, le piccole meschinità, alcuni slanci di vera grandezza interiore.
    Anche se alla fine le prodezze del nostro stancano un po', così coma la sua volubilità, e i capricci delle dame sono un po' un cliche, eppure ci si stacca dalle pagine di Genji con rammarico, partecipi delle vicende di ciascuno.
    Da leggere e rileggere, come quando si rinnova la conversazione con un vecchio amico.
    Magari approfondendo la conoscenza di quel mondo, per andare più a fondo e vedere con più chiarezza.

    ha scritto il 

  • 3

    Lettura non facile, ma ti spalanca le porte di un antico mondo.

    "Nel viso impassibile del cielo, gli uomini leggono soltanto la loro contentezza o disperazione e Genjii prestava poca attenzione alla bellezza dell'alba. Le avrebbe mandato un messaggio? No, anche questo era del tutto impossibile. E così, infelicissimo, tornò a casa dalla moglie."

    ha scritto il 

  • 2

    Scritto ben più di mille anni fa, il "Genji monogatari" m'è parsa più la storia di Murasaki. Non è un caso infatti che all'autrice sia stato attribuito il nome d'arte, mutuandolo proprio da questo personaggio.
    C'è un'intensa infusione di delicatezza e tenerezza, è tutto un susino in fiore, ...continua

    Scritto ben più di mille anni fa, il "Genji monogatari" m'è parsa più la storia di Murasaki. Non è un caso infatti che all'autrice sia stato attribuito il nome d'arte, mutuandolo proprio da questo personaggio.
    C'è un'intensa infusione di delicatezza e tenerezza, è tutto un susino in fiore, un ranuncolo soave e un incanto primaverile. Questo da scenario a una serie di avventure sentimentali di Genji (definito in un commento qui su aNobii "uno dei più grandi puttanieri" fra i personaggi dei romanzi).
    Ho letto, di estensioni simili, "Anna Karenina" o "L'uomo senza qualità" - capolavori del romanzo, indubbiamente più vicini nel tempo e nello stile. Non ne ho perso una parola. Al contrario mi sono trovato a saltare alcune pagine di "Storia di Genji" perché di una noja irresistibile. Certamente però perfette per intrattenere il pubblico dell'epoca, cui era destinato.
    Non credo che leggerò anche i "Capitoli di Uji"…

    ha scritto il 

  • 5

    Il Principe che splendeva

    Questo libro edito da Einaudi ha più di mille pagine e nonostante sia un tomo che spaventa a prima vista, è un’opera meravigliosa ma incompleta. La trasposizione dalla lingua giapponese a quella inglese e in seguito a quella italiana rende manchevole quest’opera millenaria. L’autrice dedica ogni ...continua

    Questo libro edito da Einaudi ha più di mille pagine e nonostante sia un tomo che spaventa a prima vista, è un’opera meravigliosa ma incompleta. La trasposizione dalla lingua giapponese a quella inglese e in seguito a quella italiana rende manchevole quest’opera millenaria. L’autrice dedica ogni capitolo a una donna diversa, raccontando le sue gesta all’interno del reame. Spesso Murasaki non le risparmia finendo per descriverle male; in questa esposizione, l’autrice sembrerebbe che voglia trasmettere al lettore, la prosa buddista con le loro nefande idee sulla malvagità della donna.
    Il testo del romanzo è descritto nei minimi particolari e la grammatica utilizzata è spesso complessa e poco intuitiva. Alcuni capitoli per poterli comprendere meglio, vanno riletti perché il dialogo tra i personaggi avviene sotto forma di poesia. In fase di lettura si corre il rischio di abbandonare il libro al suo destino, ci vuole un po’ di pazienza, perché non bisogna dimenticarsi che si è di fronte a un’opera scritta nell’anno mille, non si può avere la pretesa di riuscire a leggerlo tutto di un fiato. Personalmente ritengo che questa sia una delle più belle opere letterarie esistenti, se si decide di leggere questo capolavoro significa che si ha una buona conoscenza della letteratura classica giapponese.

    ha scritto il 

  • 5

    Il Principe che splendeva...

    Questo libro edito da Einaudi ha più di mille pagine e nonostante sia un tomo che spaventa a prima vista, è un’opera meravigliosa ma incompleta. La trasposizione dalla lingua giapponese a quella inglese e in seguito a quella italiana rende manchevole quest’opera millenaria. L’autrice dedica ogni ...continua

    Questo libro edito da Einaudi ha più di mille pagine e nonostante sia un tomo che spaventa a prima vista, è un’opera meravigliosa ma incompleta. La trasposizione dalla lingua giapponese a quella inglese e in seguito a quella italiana rende manchevole quest’opera millenaria. L’autrice dedica ogni capitolo a una donna diversa, raccontando le sue gesta all’interno del reame. Spesso Murasaki non le risparmia finendo per descriverle male; in questa esposizione, l’autrice sembrerebbe che voglia trasmettere al lettore, la prosa buddista con le loro nefande idee sulla malvagità della donna.
    Il testo del romanzo è descritto nei minimi particolari e la grammatica utilizzata è spesso complessa e poco intuitiva. Alcuni capitoli per poterli comprendere meglio, vanno riletti perché il dialogo tra i personaggi avviene sotto forma di poesia. In fase di lettura si corre il rischio di abbandonare il libro al suo destino, ci vuole un po’ di pazienza, perché non bisogna dimenticarsi che si è di fronte a un’opera scritta nell’anno mille, non si può avere la pretesa di riuscire a leggerlo tutto di un fiato. Personalmente ritengo che questa sia una delle più belle opere letterarie esistenti, se si decide di leggere questo capolavoro significa che si ha una buona conoscenza della letteratura classica giapponese.

    ha scritto il 

  • 4

    Del X secolo.
    Certo è affascinante: per l'esotico (anche se in alcuni casi incomprensibile) e per i sentimenti e le psicologie sempre contemporanei. Ma soprattutto perché tutto può essere bello: le persone (eleganti, belle, nobili), le cose (gli oggetti, tra cui anche la carta e i profumi), ...continua

    Del X secolo.
    Certo è affascinante: per l'esotico (anche se in alcuni casi incomprensibile) e per i sentimenti e le psicologie sempre contemporanei. Ma soprattutto perché tutto può essere bello: le persone (eleganti, belle, nobili), le cose (gli oggetti, tra cui anche la carta e i profumi), le arti (musica, scrittura, poesia, pittura) e la natura.
    Tutto è detto bellissimo e toccante e così anche il libro diventa bello, nonostante l'ipocrisia di Genji, la brutalità di certi uomini e la remissività di certe donne e la noiosa prudenza di Kaoru.
    Nota di demerito all'Einaudi: a fronte di una nuova traduzione veramente curata, le note a pié di libro (di comode 1300 pagine...) sono una caduta di stile.

    ha scritto il 

  • 0

    Spero che la profezia sui Maya riguardante la fine del mondo sia sbagliata, altrimenti, vista la velocità con cui riesco a leggere (e alcuni punti rileggere, se voglio capirli) questo libro, dovrà essere etichettato come "Non finito". Sarà pure una pietra miliare della letteratura giapponese, ma ...continua

    Spero che la profezia sui Maya riguardante la fine del mondo sia sbagliata, altrimenti, vista la velocità con cui riesco a leggere (e alcuni punti rileggere, se voglio capirli) questo libro, dovrà essere etichettato come "Non finito". Sarà pure una pietra miliare della letteratura giapponese, ma al momento lo trovo solo un mattone.
    Purtroppo credo di essere ancora troppo legata alla scrittura moderna e occidentale per apprezzarlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Questa mattina con mio sommo dispiacere ho finito questo libro. Era uno di quei libri che per dimensione e per piacevolezza della storia pensi che ti accompagneranno per sempre e invece, che malinconia!


    Scritto da una dama di corte, Murasaki Shikibu, nell'anno 1000 (periodo Heian) è forse ...continua

    Questa mattina con mio sommo dispiacere ho finito questo libro. Era uno di quei libri che per dimensione e per piacevolezza della storia pensi che ti accompagneranno per sempre e invece, che malinconia!

    Scritto da una dama di corte, Murasaki Shikibu, nell'anno 1000 (periodo Heian) è forse il libro più importante della letteratura giapponese. Dell'autrice non sappiamo molto ma sappiamo che era già molto apprezzata dai suoi contemporanei.
    Questa è la storia di un principe, il figlio dell'imperatore del Giappone e della sua concubina preferita, che per bellezza e qualità fu soprannominato Hikaru, cioè lo splendente. Continua su: http://loren-ilmondodilory.blogspot.it/2012/07/storia-di-genji-il-principe-splendente.html

    ha scritto il 

  • 5

    Requisito indispensabile per poter apprezzare pienamente quest'opera è la capacità di sganciarsi completamente dai principi dell'etica occidentale: diversamente si rischia di inorridire ad ogni piè sospinto.
    Propedeutica risulta poi una certa dimestichezza con le tradizioni e gli usi della ...continua

    Requisito indispensabile per poter apprezzare pienamente quest'opera è la capacità di sganciarsi completamente dai principi dell'etica occidentale: diversamente si rischia di inorridire ad ogni piè sospinto.
    Propedeutica risulta poi una certa dimestichezza con le tradizioni e gli usi della vita di corte nel Giappone del periodo Heian, contesto in cui è ambientato il monogatari ed è collocata la sua autrice, poiché le sporadiche note esplicative in questa edizione (Einaudi), quando non siano meramente bibliografiche, sono volte quasi esclusivamente a rammentare al lettore i rapporti di parentela tra le diverse figure.
    Si rende necessario tener presente per tutta la durata della lettura (oltre le mille pagine, per giunta scritte in miniatura!) che ci si è immersi in una realtà medievale, elitaria ed estremamente circoscritta, in cui le gerarchie sono organizzate con la massima precisione e l'etichetta è rigidissima.
    I personaggi, prima ancora di essere individui dotati di soggettive peculiarità, sono rappresentanti del ruolo che rivestono all'interno della struttura di corte; ci si trova quindi a doversi orientare tra Chunagon, Shonagon, Omyobu senza identità propria, la conoscenza delle cui mansioni e della rilevanza di posizione viene data per scontata.
    Le questioni politiche e strategiche, non potendo essere trattate direttamente dal sovrano, sono affidate integralmente a uomini di rilievo, estratti da clan generalmente discendenti da rami della famiglia imperiale senza diritti di successione: ministri e dignitari di diverso grado sono perciò spesso principi, ma mai eredi legittimi.
    Ciò costituisce un'ulteriore fonte di possibile confusione nell'identificazione dei numerosi politici di corte non altrimenti specificati.
    La situazione delle donne è quanto mai caratteristica: trascorrono le giornate costantemente in penombra, celate dietro regali cortine, tanto negli appartamenti quanto nelle carrozze che occasionalmente le conducono agli eventi celebrativi, sempre al riparo da occhi indiscreti, nascondendo il viso dietro il ventaglio o l'ampia manica del kimono.
    Le attività a cui si dedicano sono preposte sopratutto ad incrementarne il prestigio: suonano il koto, compongono versi, esercitano la calligrafia (la scrittura giapponese è appannaggio loro, i documenti ufficiali sono invece redatti dagli uomini in caratteri cinesi).
    Occasionalmente giocano al go o ai dadi.
    Essere un'ancella o una concubina è considerato comunque un privilegio.
    Inutile sottolineare che è possibile, tollerato e addirittura auspicabile intrattenere diverse relazioni contemporaneamente, talvolta anche a dispetto dei legami di parentela.
    Qualunque forma di relazione è solitamente preceduta da un breve scambio di versi scritti, che accompagnerà poi l'apertura e la conclusione di tutti gli eventi più salienti, in particolare gli incontri programmati.
    Riconoscere con immediatezza le citazioni poetiche contenute all'interno dei messaggi e dimostrare prontezza tramite un'opportuna risposta è indice molto apprezzato di intelligenza e di cultura.
    La scelta della carta, del colore del nastrino, del fiore o del rametto che confezionano la missiva, sono dettagli che denotano la raffinatezza di gusti del mittente e che ne incrementano o ne sviliscono il valore.
    Fondamentale è anche l'abbigliamento: i colori dei diversi indumenti, solitamente sovrapposti, ma la cui stratificazione risulta sempre visibile, devono essere sapientemente accostati e devono accordarsi perfettamente con la stagione in corso.
    Non a caso i loro nomi derivano direttamente da quelli di fiori e piante.
    Eleganza sfarzosa o delicata sobrietà appaiono parimenti pregevoli, purché sia sempre rispettato il principio estetico, elemento conduttore di tutto il romanzo.

    La forma, contrariamente a quanto letto in giro, non risulta assolutamente complessa.
    La traduzione italiana, operata sulla corrottissima e discutibile versione fornita da Arthur Waley, non sembra infine privare di poesia il monogatari di Murasaki Shikibu, al quale il nikki della tanto chiacchierata rivale Sei Shonagon non ha comunque nulla da invidiare, se non forse la mole.

    Bagarres sulla trama si lasciano volentieri ad altri...

    Noi che un tempo non ci saremmo lasciati dividere nemmeno dallo spessore di un velo, trascorreremo ora un'infinità di notti lontani e disgiunti?

    Sul buio sentiero dell'amore si è chiusa ormai l'ultima ombra; perché vi ho vista portare in un paese-di-nuvole dove nessuno può arrampicarsi.

    Qualcosa è più bello di una notte in cui la luna, quantunque vagamente annuvolata, non scompare mai tutta alla vista?

    Un bello spettacolo o un'opera d'arte non si può gustare in altra compagnia se non quella della persona unica; e se in casi del genere tanto ci disturbano la banalità e la stupidaggine, non è certo senza significato chi si scelga a condividere rapporti tanto più intimi.

    Erano tristi tempi; ma nemmeno una volta in tutti quei giorni il mio cuore fu dolente come adesso che, con la mano nella mano, contempliamo l'immagine del passato.

    Una cosa sola ormai gli stava a cuore: raggiungere la certezza che, sebbene disgiunti sulla terra, nel Paradiso sarebbero stati irrorati in eterno dalla rugiada dello stesso loto.


    Rilasciato da .•.•´*`•.•. LaFigliaDelPittore .•.•´*`•.•. con licenza CC Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

    ha scritto il 

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