Storia di Roma

Di

Editore: RCS Quotidiani Spa (Edizione speciale per il Corriere della Sera)

4.1
(624)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 444 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000044887 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Cofanetto , Rilegato in pelle

Genere: Storia , Non-narrativa , Politica

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Descrizione del libro
"Io non ho mai avuto l'ambizione di scrivere una storia completa: so benissimo di aver sacrificato molti particolari al quadro generale. Ma il quadro generale, coi suoi grandi eventi e trasformazioni, credo di averlo reso. Trentacinque anni fa, ad epilogo della prefazione apposta alla prima edizione, scrivevo: "Non ho scoperto nulla, con questo libro. Esso non pretende di portare "rivelazioni", nemmeno di dare una interpretazione originale della storia dell'Urbe. Tutto ciò che qui racconto è già stato raccontato. Io spero solo di averlo fatto in maniera più semplice e cordiale, attraverso una serie di ritratti che illuminano i protagonisti in una luce più vera, spogliandoli dei paramenti che fin qui ce li nascondevano".Indro Montanelli
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  • 1

    Long seller e best seller di Indro Montanelli.
    Insieme alla Storia d'Italia, opera divulgativa che troneggia sulle librerie di quasi tutte le case italiane da più di una generazione.

    La divulgazione è ...continua

    Long seller e best seller di Indro Montanelli.
    Insieme alla Storia d'Italia, opera divulgativa che troneggia sulle librerie di quasi tutte le case italiane da più di una generazione.

    La divulgazione è un affare serio. La buona divulgazione è difficile da scrivere ma, se ben fatta, oltre a sortire l'effetto per cui è stata concepita, può dare piacere anche al lettore smaliziato, essere una buona infarinatura per chi si approccia per la prima volta allo studio serio di una disciplina o semplicemente intrattenere in modo intelligente.

    Montanelli ha il merito di avere "sdoganato" e "nobilitato" la divulgazione storica.

    Questa storia romana ha però fatto il suo tempo. Imprecisa, parziale, dallo stile che volendo essere ficcante e brillante, inciampa nell'ironia pecoreccia da bar. Ideologica, grossolana. Montanelli applica il metro del giornalista del novecento alla storia antica.

    Razionalmente cinico ma ideologicamente indirizzato indipendentemente dalla condivisione da parte del lettore delle idee dell'autore su politica e storia, idee che, a titolo di oggettività, chi scrive condivide in parte.
    L'effetto diverte la prima volta, stufa a partire dalla seconda (e purtroppo ce ne saranno molte altre). Sentir parlare della religiosità romana come si potrebbe sentir parlare di Vaticano e preti contemporanei grida vendetta. Dalla serie: l'uomo e le sue istituzioni sono immutabili realtà a priori e la storia si ripete sempre uguale... approccio molto discutibile.
    Non si contestualizza, non si cita, non incuriosisce, non approfondisce. Sintetizza, astrae, semplifica troppo. Nell'introduzione Indro fa di questo apporccio un merito ma in giro, oggi, si trova di meglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Alla fine bisogna dividere il discorso in due parti.

    Storicamente e storiograficamente parlando, è indubbio ci siano leggerezze, semplificazioni, superficialità. Sono 1300 anni di storia e di vicende ...continua

    Alla fine bisogna dividere il discorso in due parti.

    Storicamente e storiograficamente parlando, è indubbio ci siano leggerezze, semplificazioni, superficialità. Sono 1300 anni di storia e di vicende lontane, complesse anche per i contemporanei e giunteci tramite fonti assai poco attendibili, sintetizzate in un libro. Un'operazione che nessuno aveva mai fatto (e osato fare) fino ad allora in Italia. Soprattutto perché trattano un periodo su cui sono stati scritti fiumi e fiumi di inchiostro. Tutta la storia dell'Occidente, tutti gli stati che sono venuti dopo sono stati improntati su una certa visione dei secoli di dominio romano e guardando ad esso.

    Montanelli fece questa operazione di sintesi. Principalmente perchè credo amasse il suo insopportabile paese; e poi perchè, da uomo di genio e di talento, per di più toscano e fiorentino, volle con cocciutaggine che la Storia fosse a disposizione di tutti gli Italiani, affinchè conoscessero l'immensità della storia del loro paese, senza volgari eccessi patriottardi o raffigurazioni buoniste e salottiere, togliendo agli ampollosi storici di professioni il monopolio di fare storia (parlandone esclusivamente fra loro come avevano sempre fatto).

    Leggendo, pur con vari errori e superficialità, sorprende il piglio critico con cui Montanelli rilegge le fonti, prendendo con le pinze certe biografie scritte con eccessiva partigianeria, ragionando sempre sulle cause politiche e sociali che hanno generato un certo evento storico (paragondandole spesso con situazioni che ai nostri giorni si ripetono, simili ma non uguali), inquadrandole all'interno dei caratteri e delle pulsioni degli uomini che ne sono stati protagonisti (perchè la storia, in fondo, è fatta proprio delle grandi miserie e dei meravigliosi voli degli uomini che la costruiscono). Il tutto cercando di fornire un quadro coerente e chiaro che permettesse di trovare la chiave dell'ascesa e della caduta di Roma.

    Stupisce anche che il nocciolo della questione, per lui, sia di natura etica e morale. Fa un certo effetto vedere valutare oggi un popolo su queste basi; oggi in cui tutto dipende dall'economia e dai numeri, oggi in cui gli storici imperniano i loro saggi, spesso monumentali e eccezionalmente approfonditi e ricchi di dati e rilevanze archeologiche, su questioni di bilancio, economia, entrate.

    La prosperità e l'ascesa di un popolo la fa la sua ricchezza. E la sua ricchezza la fa la sua economia. Questo è indubbio. Però lo Stato, se non è fondato su valori saldi, rigido rispetto delle regole, etica ferrea è solo un castello gigantesco, immensamente sfarzoso in decorazione e arredi ma fondato su una palude in cui, alle prime scosse, sprofonderà.

    Ed è certamente vero che esiste un abisso, dal punto di vista della fermezza e dell'etica, fra la Roma che rifiuta di firmare la pace con Annibale dopo l'ecatombe di Canne e la Roma imperiale, che un giorno incensa con una mano l'Imperatore per ammazzarlo con l'altra il giorno dopo.

    Pur se nell'Impero globalizzato girava più denaro (e crescevano le diseguaglianze), la grandezza dei secoli passati veniva meno e preparava il terreno al rapido declino del III-IV secolo. Senza i barbari delle grandi invasioni, probabilmente Roma sarebbe sopravvissuta; ma Roma aveva resistito nella sua storia a tanti barbari, più organizzati o più numerosi di quelli che la travolsero negli ultimi secoli.

    La tesi degli storici moderni è che Roma cadde sia per questioni irresolute interne che, soprattutto, per una serie di sfortunati eventi che, come un domino in cui la prima tessera fu mossa dai barbari, finirono per travolgerla; Montanelli ne fa più una questione sociale interna, di una società sostanzialmente esaurita, stanca e disillusa, incapace di avere una visione futura e minata nei suoi caposaldi (come, ad esempio, in una religione di stato in cui da secoli nessuno credeva più e su cui il Cristianesimo potè germogliare in fretta). I barbari, insomma, per lui sotterrarono un cadavere già morto.

    Probabilmente in entrambe le visioni c'è del vero. Una società priva di un'etica, di un orizzonte e di regole, fondata solo sulla voluttà, il superfluo e il denaro e tenuta in piedi dalla violenza e dalla legge del più forte, è destinata a soccombere; poi il caso, e i grandi effetti domino della storia, fanno comunque la loro parte. Ma se c'è la volontà, la ferma volontà di un popolo, forse le tessere del domino si possono anche bloccare, e fermarne la caduta.

    Poi c'è il secondo aspetto di cui parlavo all'inizio. Letterariamente e narrativamente parlando, il libro scorre che è un piacere. Scrittore superbo, Montanelli da grandissimo cronista tratteggia gli eventi storici con garbo, ironia, concisione. Stilisticamente sempre impeccabile, mai un periodo che gira a vuoto, mai un paragrafo contorto o poco chiaro, mai un ritratto di uno dei tanti personaggi descritti che non colpisca. Comunque la si pensi, avercene ancora di intellettuali e scrittori così. La si pensi politicamente come si vuole, ma in un'epoca di retorica vuota e piaggieria universale come la nostra, leggere uno che della sua vita ha fatto una battaglia contro tutto questo è semplicemente un piacere.

    Ovviamente lettura consigliata.

    ha scritto il 

  • 4

    Se cercate una lettura che vi ricordi l'intricata storia dell'antica Roma, questo libro è ottimo, Scritto negli anni '50, ma con linguaggio asciutto e diretto, con semplicità ripercorre cronologicamen ...continua

    Se cercate una lettura che vi ricordi l'intricata storia dell'antica Roma, questo libro è ottimo, Scritto negli anni '50, ma con linguaggio asciutto e diretto, con semplicità ripercorre cronologicamente, in modo anche divertente molti secoli di storia.

    ha scritto il 

  • 4

    Una lettura piacevole e stimolante. A tratti, e in particolare nel finale, compaiono le idee "conservatrici" dell'autore ma non sono di ostacolo alla creazione di una propria idea e un personale giudi ...continua

    Una lettura piacevole e stimolante. A tratti, e in particolare nel finale, compaiono le idee "conservatrici" dell'autore ma non sono di ostacolo alla creazione di una propria idea e un personale giudizio sulla storia di Roma.

    ha scritto il 

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