Storia di una capinera

Di

Editore: Brancato

3.9
(2980)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000020319 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 3

    Opera morale che rafforza la denuncia che fece a suo tempo Manzoni col suoi affresco sulla sventurata monaca di Monza nei “Promessi sposi (ma ricordate pure i fratelli gesuiti e le sorelle monache pre ...continua

    Opera morale che rafforza la denuncia che fece a suo tempo Manzoni col suoi affresco sulla sventurata monaca di Monza nei “Promessi sposi (ma ricordate pure i fratelli gesuiti e le sorelle monache presenti negli Uzeda di Francalanza nei Vicerè di De Roberto).
    Fino a pochi anni fa avveniva che, a discapito del reale desiderio di vocazione, i capifamiglia decidevano imperativamente di inviare le figlie disgraziate in convento. In realtà tali sadiche decisioni rispondevano a precisi intenti economici, nonché pratici, da cui derivavano vantaggi per tutta la famiglia. In tal modo con una o più figlie in convento si riusciva a perpetuare casato, cespiti e poteri evitando pericolose dispersioni e polverizzazioni dei patrimoni familiari. Il grosso dei capitali e delle proprietà restavano in mano ai primogeniti maschi e in molti casi ci si liberava pure di situazioni scabrose e fastidiose dovute a episodi di emancipazione e anticipate pretese di indipendenza femminile, ma anche di parti illeciti. Analoga sorte la subivano le ragazze che avevano avuto la sventura di innamorarsi della persona sbagliata.
    Molte queste rampolle di nobili casati, in realtà andavano in convento pure con una notevole dote economica come risarcimento e come punto di forza nel convento rispetto alle altre sorelle. Sicchè molti di questi conventi, trasformati in centri di potere, si trovavano a gestire somme ingenti di capitali e di fortune e si determinavano altresì domini ulteriori di una famiglia su un’altra sia in quel convento sia verso le autorità della Chiesa.
    La falsa vocazione è stata praticata fino al secolo scorso ma forse, se ci pensiamo bene, sotto certi aspetti continua anche ora. Quante donne infatti (ma anche tanti uomini) provenienti da paesi poveri e sottosviluppati oggi si trovano a dover solo apparentemente scegliere fra il continuare la propria vita di miseria nel loro paese o preferire starsene in un tranquillo convento sotto l’egida di un paese civilizzato? Le cause e le motivazioni sono ovviamente diverse, come pure diversa è la volontà personale all’adesione da parte di queste nuove converse. Ma il risultato è probabilmente lo stesso, cioè la privazione della libertà di scelta con la giustificazione di una semplice vocazione per fede.

    ha scritto il 

  • 5

    Verga è uno dei massimi rappresentanti della narrativa degli sconfitti, ed anche in questo romanzo epistolare riesce a superarsi con le sue infinite metamorfosi in piccole ostriche trasportate dalla c ...continua

    Verga è uno dei massimi rappresentanti della narrativa degli sconfitti, ed anche in questo romanzo epistolare riesce a superarsi con le sue infinite metamorfosi in piccole ostriche trasportate dalla corrente dell'afosa Sicilia. Questa volta tocca a Maria, ragazza monacata forzatamente assecondando un rigido codice morale del sud d'altri tempi, ma pur sempre donna.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto bello, ma molto doloroso... è stato straziante leggere di questa povera ragazza costretta a passare la sua vita in convento senza avere una vocazione naturale, che scopre per caso la felicità fu ...continua

    Molto bello, ma molto doloroso... è stato straziante leggere di questa povera ragazza costretta a passare la sua vita in convento senza avere una vocazione naturale, che scopre per caso la felicità fuori da quelle quattro mura e anche l'amore, a cui però è costretta a rinunciare.
    Il suo delirio è stato reso talmente bene che è stata una sofferenza anche per me, e in questo Verga è stato un maestro.

    ha scritto il 

  • 3

    Impeccabile eppure terribilmente datato, pieno di palpiti, sospiri e svenimenti. Sono altri i capolavori di Verga. Quest'opera giovanile si può tranquillamente evitare, e magari sostituire (sullo stes ...continua

    Impeccabile eppure terribilmente datato, pieno di palpiti, sospiri e svenimenti. Sono altri i capolavori di Verga. Quest'opera giovanile si può tranquillamente evitare, e magari sostituire (sullo stesso tema) con i più antichi -eppure più moderni, e mille volte più interessanti- "La monaca" di Diderot e "Melmoth" di Maturin.

    ha scritto il 

  • 2

    Questo romanzo per me è stato un patimento. Forse ho dei problemi con la narrazione in forma epistolare.. ma già non sopporto il vittimismo in genere, nella realtà e nei libri, che espresso in prima p ...continua

    Questo romanzo per me è stato un patimento. Forse ho dei problemi con la narrazione in forma epistolare.. ma già non sopporto il vittimismo in genere, nella realtà e nei libri, che espresso in prima persona l'ho trovato estremamente irritante. Confrontandomi con una compagna di lettura che a ragione lo ritiene una grande testimonianza delle monicazioni forzate non riesco comunque a digerirlo. Anche la monaca di Monza nei Promessi sposi di Manzoni lo è ma inserita all'interno di una storia molto più complessa e affascinante.

    ha scritto il 

  • 5

    Un bellissimo classico dimenticato.

    Ogni tanto ci vuole, ritornare ai classici. Per riscoprire il piacere della lettura e capire come mai leggere ci piace così tanto.
    Questo romanzo di Verga mi ha riportato ad amare i libri, ad amare le ...continua

    Ogni tanto ci vuole, ritornare ai classici. Per riscoprire il piacere della lettura e capire come mai leggere ci piace così tanto.
    Questo romanzo di Verga mi ha riportato ad amare i libri, ad amare leggere. Perché ogni frase, ogni riga, ogni parola, trasmette un’emozione, forte.
    “Quante cose ci sono in un raggio di sole”
    La storia è quella di una giovane monaca che, dopo aver assaporato le delizie della vita, è costretta alla clausura e non può vivere. Non riesce a rinunciare a quelle emozioni, a quei semplici piaceri che le ha donato il suo breve soggiorno nelle campagne siciliane. In quel breve soggiorno ha conosciuto l’amore, lei, che così giovane è stata costretta dalla povertà a chiudersi in convento. Ha conosciuto il piacere di accarezzare un cane e guardare la luna, ascoltare il vento sulla faccia e la pioggia contro i vetri della finestra. Il piacere di un sentimento semplice come può esserlo un amore ricambiato.
    “Sapresti dirmi perché il rumore di taluni passi si senta col cuore come se il cuore udisse?”
    Verga riesce con la sua prosa (che più che prosa, è poesia) a trasmetterci le emozioni vissute da Maria, attraverso le lettere che lei stessa scrive all’amica Marianna. E a dirci come questa giovane, piano piano, scopre non solo il mondo, ma anche se stessa.
    Le emozioni belle, la scoperta della natura e dei sentimenti, e le emozioni brutte, ovvero la progressiva presa di coscienza che quei tempi non torneranno mai, che quelle quattro mura del convento saranno la sua prigione per il resto della sua vita, mentre fuori da lì tutti possono godere del sole, della luna, del volo degli uccelli… delle semplici cose della vita. E questo la porterà alla follia.
    “Ah vorrei essere tigre! Vorrei essere demonio! Vorrei strapparmi a brani queste carni! Vorrei avvelenare colla mia disperazione quest’aria! Accecare col mio lutto questo sole!”
    Leggetela, la storia di questa povera capinera chiusa in gabbia, perché vi farà riscoprire la meraviglia che può nascondersi in un libro.
    5 stelle su 5

    ha scritto il 

  • 3

    E' un romanzo breve, che fa parte della prima produzione verghiana, cioè prima che approdasse al verismo, però non può considerarsi parte della narrativa "borghese" e brillante (come Eva), quindi è un ...continua

    E' un romanzo breve, che fa parte della prima produzione verghiana, cioè prima che approdasse al verismo, però non può considerarsi parte della narrativa "borghese" e brillante (come Eva), quindi è un romanzo atipico della produzione del Nostro. Mi è piaciuto molto, e anzi sinceramente non l'ho mai trovato simile al Werther, che invece non mi è piaciuto affatto, che ho trovato stucchevole. Invece qui non c'è nulla di stucchevole, la sofferenza è dipinta con una verosimiglianza che fa male, l'angoscia sale parallelamente al delirio della protagonista, la di lei tensione amorosa è quasi insopportabile per chi legge. E il finale l'ho trovato impressionante e ricchissimo di pathos. Una bella lettura.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Tra i romanzi giovanili di Giovanni Verga, ‘Storia di una capinera’ ci racconta la storia di Maria, giovane educanda vittima di un triste destino: rinunciare all’amore per vivere una vita da reclusa i ...continua

    Tra i romanzi giovanili di Giovanni Verga, ‘Storia di una capinera’ ci racconta la storia di Maria, giovane educanda vittima di un triste destino: rinunciare all’amore per vivere una vita da reclusa in convento.

    Ma perché questo titolo? Verga ce lo spiega prima ancora di dare inizio al racconto. Il tutto nasce da una metafora: la giovane Maria è una capinera chiusa in gabbia che, anelando quotidianamente alla libertà, si lascia morire nella sua prigione.

    È la stessa Maria a raccontarci la sua triste storia attraverso una serie di lettere che invia alla sua migliore amica Marianna (considerata da molti critici il suo alter ego). Le due fanciulle, infatti, separate a causa di un’epidemia di colera, hanno lasciato momentaneamente il convento per far ritorno alle loro case. Da quel momento, Maria prende coscienza di quanto sia entusiasmante la vita al di fuori delle mura del convento. Le prime lettere della fanciulla sono un tripudio di sensazioni visive: le campagne sconfinate, i boschi, l’Etna… La bellezza della natura la travolge insieme a quel senso di libertà sconfinata mai provato prima.

    È in questo clima che Maria entra in contatto con il primo e unico amore della sua vita, Nino. Il rapporto tra i due è raccontato con grande delicatezza e tenerezza… Al giorno d’oggi non si può che sorridere dolcemente davanti all’immagine dei due ragazzi che si tengono le mani e si guardano negli occhi, senza dirsi mai, a parole, quello che provano l’uno per l’altra. Ecco il non detto. L’amore tra Nino e Maria esiste, sebbene non se ne parli, e forse tutti se ne sono accorti. Dopo quel tenero incontro alla finestra, i due ragazzi verranno separati; Maria farà ritorno al convento e il volubile Nino sposerà Giuditta, sorellastra di Maria.

    Ecco che le lettere di Maria, una volta presi i voti, cambiano di tono; si alternano momenti di pentimento a momenti di cieca passione, fino a degenerare in una sorta di follia. Come non provare pietà per questa giovane fanciulla predestinata, fin dalla morte di sua madre, alla monacazione? Nessun sentimento sincero sembra confortarla: un padre debole, una matrigna superba e una sorella capricciosa la abbandonano al suo destino, compreso il suo amato Nino, quasi un’ombra per il resto del romanzo. La voce di Maria che chiede aiuto dalla sua ‘tomba’ (così definirà il convento) agghiaccia il lettore che, purtroppo, non può far altro che assistere, impotente, alla morte di questa fragile capinera.

    ha scritto il 

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