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Storia di una capinera

Di

Editore: Brancato

3.9
(2813)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000020319 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 4

    'Tutto è calma, pace, serenità, io sola sono inquieta, triste, infelice'.

    Mi piace l'analogia profonda e al tempo stesso sottile con la capinera, un uccellino dal capo nero, appunto, proprio come se fosse coperto da un velo di monaca. Sottile, perché per tutto il romanzo la ...continua

    Mi piace l'analogia profonda e al tempo stesso sottile con la capinera, un uccellino dal capo nero, appunto, proprio come se fosse coperto da un velo di monaca. Sottile, perché per tutto il romanzo la protagonista -monaca- fa proprio pensare ad un uccello chiuso in gabbia, che si dimena nell'anima fino a esaurirsi, a volte tenta un battito d'ali, un ultimo anelito di speranza e ribellione, per poi ricadere sfinito.
    E' un romanzo che inizia con una gioia piena, rotonda, infantile, di una delicatezza iniziale solo apparente, poiché già dalle prime pagine emergono riflessioni importanti, tutt'altro che delicate. E' Dio nei monti nel cielo nel mare nel verde della campagna o nell'"altarino", nei "poveri fiori che intristivano nei vasi privi d'aria"? ("Ci chiamano le elette perché siamo destinate a divenire le spose del Signore, ma il buon Dio non ha forse fatto per tutti queste belle cose? E perché soltanto le sue spose dovrebbero esserne prive?").
    Mentre lo leggevo mi chiedevo perché non ci potesse essere una soluzione diversa per quell'anima; il suo innamorato ricco che se la sposa, un suo grido di ribellione, un no benevolo del padre alle assurde richieste della matrigna (è credibile una storia così?). Invece non solo sembrano tutti essere d'accordo ma è la protagonista stessa che sembra seguire il suo ineluttabile destino. "La società di un tempo", si potrebbe rispondere, quella di cui ci parla anche il Manzoni con la monaca di Monza, eppure dico io che le prigioni sono anche attuali, le sbarre che noi stessi ci innalziamo intorno, le trappole della mente, quando siamo convinti che tutto ormai è così, e non vediamo via d'uscita.
    Il romanzo continua delicato e forte, sottile e tagliente come una lama: la descrizione di Maria, di questo uccello fragile che dentro possiede la forza di una belva senz'altro in grado di spalancare "quell'immenso sepolcreto che si anima soltanto allorché si spalanca per un'altra vittima" ma che rimane lì. pur consapevole che non è quella la sua strada, la sua vocazione; e muore ancor prima nell'anima, poi nel corpo.
    "Ah vorrei essere tigre! Vorrei essere un demonio! vorrei strapparmi a brani queste carni! Vorrei avvelenare colla mia disperazione quest'aria! accecare col mio lutto questo sole!".
    Tristissimo e doloroso.

    ha scritto il 

  • 4

    è un romanzo che fa agonizzare, in senso positivo però.
    Probabilmente è una delle cose più tristi che abbia mai letto, ma al contempo fa provare molte emozioni, cosa rara per un libro

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    In una Catania dove imperversa il colera, Maria - nata per diventare una monaca - muore uccisa non dal morbo, ma dall'amore fortissimo e irrinunciabile per un coetaneo. Nel giro di poche pagine, Verga ...continua

    In una Catania dove imperversa il colera, Maria - nata per diventare una monaca - muore uccisa non dal morbo, ma dall'amore fortissimo e irrinunciabile per un coetaneo. Nel giro di poche pagine, Verga condensa tutta la sofferenza di questa giovane "capinera" in gabbia destinata a non poter spiccare il volo. Con Maria non si può non condividere l'angoscia e la rabbia che nascono in lei dal dover accettare passivamente un destino scelto dagli altri, scoprendosi una peccatrice perché incapace di rinunciare alle gioie che la vita comunitaria può regalare.
    Nonostante alcune riserve iniziali, il libro è stato una rivelazione, riuscendo a farmi vincere la mia avversione per i romanzi epistolari. Sicuramente un classico con la C maiuscola, se riesce ancora oggi a toccare le corde emotive del lettore moderno, pur raccontandoci una storia che denuncia una consuetudine sociale oggi (spero) decaduta...

    ha scritto il 

  • 5

    Osservazioni sparse:
    - Definirlo "struggente" è scandalosamente riduttivo
    - Verga si è calato nei panni di una giovane donna come tante scrittrici giovani donne contemporanee ed evolute non riuscirann ...continua

    Osservazioni sparse:
    - Definirlo "struggente" è scandalosamente riduttivo
    - Verga si è calato nei panni di una giovane donna come tante scrittrici giovani donne contemporanee ed evolute non riusciranno a fare neanche da qui a venticinque anni
    - Il dramma della monacazione forzata esce, da questo testo, rinnovata in tutta la scelleratezza e il dolore
    - Ho condiviso profondamente i dubbi morali della protagonista sulla religione.

    Bello, bello, bello.

    ha scritto il 

  • 4

    La cosa incredibile di questo libro è che a scriverlo sia stato un uomo. La sensibilità di Verga è, a mio dire, senza paragoni; non è cosa da tutti gli uomini riuscire ad entrare nelle vesti di una gi ...continua

    La cosa incredibile di questo libro è che a scriverlo sia stato un uomo. La sensibilità di Verga è, a mio dire, senza paragoni; non è cosa da tutti gli uomini riuscire ad entrare nelle vesti di una giovane monaca innamorata e condannata a morire di crepacuore come un uccellino in gabbia.

    ha scritto il 

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