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Storia facile dell'economia italiana dal Medioevo a oggi

Di

Editore: Mondadori

3.7
(75)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 198 | Formato: Paperback

Isbn-10: 880457271X | Isbn-13: 9788804572718 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Business & Economics , History , Social Science

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Descrizione del libro
Con grande spirito indagatore, il saggio dell'economista Carlo M. Cipolla ripercorre le tappe più significative della storia economica italiana. Già nel Duecento, grazie all'intraprendenza di centri come Milano, Verona, Venezia, Genova, Pisa, Firenze e Siena, dententori di una capacità imprenditoriale senza eguali, è possibile scorgere una primitiva politica monetaria, consolidata poi in organizzazioni commerciali e finanziarie che raggiungono il loro apogeo nel Quattrocento. Questa stagione fertile si chiude però nel Cinquecento, quando da Oltralpe calano gli invasori stranieri e le guerre causano orribili ferite nel tessuto sociale della penisola. Il Seicento riconduce la realtà del paese a condizioni di «periferia» sottosviluppata, concludendo così un ciclo plurisecolare di sviluppo-prosperità-declino; anche Settecento e Ottocento sono secoli difficili, che portano all'unificazione politica ma non a quella economica. E nel Novecento, infine, quando pure si afferma l'industria, si assiste al contrasto stridente, ancor oggi irrisolto, tra l'iniziativa privata al Nord e l'assistenzialismo al Sud, mentre il problema più grande rimane quello del debito pubblico. Come abbatterlo è tema di cronaca quotidiana.
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  • 4

    Lettura interessante e scorrevole. Scritto nel 1994.

    La prima parte è, in sostanza, il riassunto di quanto si può trovare più dettagliatamente nello splendido saggio Storia economica dell'Europa ...continua

    Lettura interessante e scorrevole. Scritto nel 1994.

    La prima parte è, in sostanza, il riassunto di quanto si può trovare più dettagliatamente nello splendido saggio Storia economica dell'Europa pre-industriale , ossia i motivi dello splendore dell'Italia medievale dal 1000 fino a fine Cinquecento e del declino sucessivo a partire da inizio Seicento.

    Tre secoli di dominio economico (1100-1500) dovuti a intraprendenza, innovazione, tecnologia, cultura, più una lunga pausa ancora sfavillante nel Cinquecento del Rinascimento maturo.

    Un declino rapidissimo e completo (tenete conto che il crollo avviene in soli quindici anni, dal 1605 al 1620) che, secondo Cipolla, sono dovuti essenzialmente a 3 fattori: metodi produttivi antiquati, eccessiva pressione fiscale, costo del lavoro troppo alto. Il tutto confrontato con paesi emergenti (Olanda, Inghilterra) che producevano prodotti più scadenti ma a minor costo e con maggior efficienza.

    Lettore, se ti fischiano le orecchie, siamo in due.

    La seconda parte tratta dell'evoluzione economica italiana nell'epoca industriale (da metà Settecento in avanti). Dall'Unità in avanti, si sono fatti passi giganteschi, forse più di qualsiasi altro paese (visto da dove si partiva) ma certamente meno di quanto si sarebbe potuto fare. In più, con insoluti e irrisolti la madre e il padre di tutti i problemi, ossia la divergenza nettissima fra il Centro-Nord avanzato e il Sud sottosviluppato e il gigantesco, smisurato debito pubblico creatosi a partire dagli anni Settanta per placare le varie insofferenze sociali senza che il ceto imprenditoriale ne perdesse (ossia, finanziamento dello stato sociale nonché delle sempre più enormi prebende pubbliche).

    Se invece di costruire corazzate e invadere Libia e Etiopia si fosse investito su scuola, industria, trasporti saremo più ricchi della Svizzera. Ne sono più che convinto.

    Perché l'Italia, nella sua incomprensibile bellezza e unicità, è un paese sfigatissimo. Totalmente privo delle risorse prime necessarie utili nei vari periodi storici: né lana o cotone o seta nel Medioevo, né carbone e ferro nell'età industriale, né petrolio oggi. Per di più privo di accessi sull'Atlantico (e ai relativi traffici commerciali).

    Quindi, non avendo materie prime, l'unica maniera per far soldi e vivere è trasformare e vendere.

    Esportare all'estero prodotti lavorati.

    Quando siamo riusciti in questo, abbiamo creato ricchezze incommensurabili; quando non ci siamo riusciti, siamo diventati Terzo Mondo, paese buono solo a esportare qualche prodotto agricolo di pregio (vino, olio, grano) e villaggio turistico globale.

    Tipo durante Seicento, Settecento e primo Ottocento. Quando qui gli altri venivano solo in viaggio turistico. Il Grand Tour degli aristocratici europei. Non venivano nemmeno più a invaderci, perché tanto non c'era niente da rubare.

    Rimane un fatto, oltre che ripetere che Carlo Cipolla è un divulgatore semplicemente superbo: la china che stiamo oggi seguendo è pressoché identica a quella presa all'inizio del Seicento.

    Urgono rimedi drastici e totali, altrimenti si ripeterà l'epoca buia che a quegli anni seguì.

    Onestamente, non credo che nessuno farà mai niente e le cose andranno semplicemente così. Torneremo a fare i camerieri di qualche riccone (ieri inglese, oggi cinese) e a vendergli, nell'ordine: - vino - olio - marmo - arte e rovine - simpatia

    E poco altro.

    ha scritto il 

  • 5

    Decisamente fondamentale per capire da dove viene il nostro benessere, come è fatta la nostra economia, e quali sono le prospettive per il futuro. Scritto in modo magistrale, semplice e allo stesso ...continua

    Decisamente fondamentale per capire da dove viene il nostro benessere, come è fatta la nostra economia, e quali sono le prospettive per il futuro. Scritto in modo magistrale, semplice e allo stesso tempo rigoroso, Cipolla si conferma uno dei migliori divulgatori che l'Italia abbia mai avuto.

    ha scritto il 

  • 3

    *Io credo che realmente si impongano aggravi ai contribuenti non quando si votano le imposte ma quando si votano le spese.

    a parte questa citazione di quintino sella il libro è interessante, ...continua

    *Io credo che realmente si impongano aggravi ai contribuenti non quando si votano le imposte ma quando si votano le spese.

    a parte questa citazione di quintino sella il libro è interessante, l'unica cosa è che non è di cipolla, ma è una raccolta di articoli apparsa sul domenicale del sole24ore e curata da cipolla (di cui ci sono due contributi e l'introduzione).Anche per questo forse è un po' disomogenea.

    ha scritto il 

  • 3

    Carlo Cipolla sa scrivere, altri no

    Bel riassunto di storia economica, che è anche storia della nostra evoluzione; peccato che non tutto sia scritto da Carlo Cipolla, e lo si legge nelle cadute di stile e nella noia incomprensibile e/o ...continua

    Bel riassunto di storia economica, che è anche storia della nostra evoluzione; peccato che non tutto sia scritto da Carlo Cipolla, e lo si legge nelle cadute di stile e nella noia incomprensibile e/o pedante di una parte dei testi

    ha scritto il 

  • 4

    Va dato grande merito all'autore per aver scritto di economia in maniera facile e divertente. E' il libro perfetto per chi vuole fare un rapido excursus della storia dell'economia italiana senza ...continua

    Va dato grande merito all'autore per aver scritto di economia in maniera facile e divertente. E' il libro perfetto per chi vuole fare un rapido excursus della storia dell'economia italiana senza troppi approfondimenti.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello e utile. Chiarisce a chi preda della divulgazione televisiva attuale o dello sfavillio del rinascimento o del barocco che il periodo più sano dell'economia italiana non è stato il 1500-1600 ...continua

    Bello e utile. Chiarisce a chi preda della divulgazione televisiva attuale o dello sfavillio del rinascimento o del barocco che il periodo più sano dell'economia italiana non è stato il 1500-1600 ma il 1100-1200. Cioè il medioevo. L'epoca di Michelangelo e di Bernini è stato semmai il canto del cigno di un paese che si avviava già da tempo nella povertà e nell'ignoranza. Anzi, se si volesse esser perfidi si potrebbe aggiungere che quei pochi soldi rimasti si è preferito spenderli in quadri e cibori invece che costruire strade e scuole. La precarieretà e i divari di oggi sono in gran parte figli di quella lunga notte di arte e sottosviluppo. Di costruzioni di chiese e chiusure di stamperie.

    ha scritto il