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Storia straordinaria di Peter Schlemihl

I grandi della narrativa, 26

Di ,,

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso (La biblioteca di Repubblica)

3.6
(405)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 96 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Giapponese , Spagnolo , Catalano , Portoghese , Francese , Turco

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Nel tono leggero, fantastico, giocoso, Chamisso seppe racchiudere una riflessione densa di implicazioni. La grandezza di un testo come Peter Schlemihl risiede appunto nella sua capacità di ricondurre quesiti esistenziali tanto disparati e complessi, alla nitida forma di una favola. (dall'introduzione di Valerio Magrelli)
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  • 2

    Oggi interessante solo per i narratologi

    Direi che poco importa la qualificazione di questo testo sul piano narratologico o della storiografia letteraria (o meglio, ciò interessa la narratologia, ma poco rileva ai fini di un rapido commento che vuole essere solo una modesta opinione più o meno degna di essere condivisa).
    Quindi, che si ...continua

    Direi che poco importa la qualificazione di questo testo sul piano narratologico o della storiografia letteraria (o meglio, ciò interessa la narratologia, ma poco rileva ai fini di un rapido commento che vuole essere solo una modesta opinione più o meno degna di essere condivisa). Quindi, che si tratti di favola o racconto, di meraviglioso o fantastico, di realismo magico o romanticismo estremo, non rileva in questa sede. Ciò detto, il racconto (ebbene, così non si sbaglia!) assembla una serie di elementi ereditati dalla tradizione "mefistofelica" che da Marlowe a Goethe percorre come una vena sotterranea la letteratura inglese e tedesca soprattutto dal basso medio evo in poi. Naturalmente c'è una maggiore modernità nel testo di Chamisso, che si legge nell'approccio più ironico, dolente e disincantato del protagonista, che in definitiva è condannato fin dalle battute iniziali: l'ombra è ombra dell'anima e nel momento in cui essa è ceduta, è ceduta con l'anima. La proposta successiva dell'uomo in grigio serve solo a rendere il riluttante PS consapevole della situazione in cui già si trovava. Piuttosto, è originale è il riscatto di PS attraverso la scienza e l'esplorazione dell'ecumene, tema legato all'illuminismo dei viaggi (ricorda un certo Leopardi..). In ogni caso, un testo interessante, ma, oggi, non molto coinvolgente. Ammetto che l'interesse è soprattutto "narratologico".

    ha scritto il 

  • 2

    Una storia abborracciata e poco coinvolgente

    Fortunatamente Adelbert von Chamisso non ci ha lasciato altre opere narrative a parte questo incoerente "Storia straordinaria di Peter Schlemil", sopravvalutatissimo testo in cui l'autore non riesce a mantenere la sospensione dell'incredulità e una serie di oggetti magici compare pretestuosamente ...continua

    Fortunatamente Adelbert von Chamisso non ci ha lasciato altre opere narrative a parte questo incoerente "Storia straordinaria di Peter Schlemil", sopravvalutatissimo testo in cui l'autore non riesce a mantenere la sospensione dell'incredulità e una serie di oggetti magici compare pretestuosamente ogni volta che non si sa come far andare avanti la storia. L'apologo è divertente, ma mostra presto la corda, e occupa uno spazio eccessivo laddove un racconto breve sarebbe stato molto più efficace. E' importante recuperare autori dimenticati, purché non si gridi al capolavoro di fronte ai testi più mediocri del nostro passato letterario.

    ha scritto il 

  • 5

    A un certo punto Peter Schlemihl, (P.S.), come a sancire la natura delle sue vicende dice: “Anche qui, come già spesso nella mia vita e come altrettanto nella storia del mondo, entrò in scena un imprevisto”. Ora, l'imprevisto è ne “La meravigliosa storia di Peter Schlemihl” il motore stesso della ...continua

    A un certo punto Peter Schlemihl, (P.S.), come a sancire la natura delle sue vicende dice: “Anche qui, come già spesso nella mia vita e come altrettanto nella storia del mondo, entrò in scena un imprevisto”. Ora, l'imprevisto è ne “La meravigliosa storia di Peter Schlemihl” il motore stesso della narrazione. Tutto in essa nasce per effetto di un imprevisto e tutto si svolge per effetto di una serie di imprevisti di cui quell' “Anche qui” pronunciato da P.S. ne è testimone. Ma l'imprevisto è ne “La meravigliosa storia” anche il mezzo per generare il fantastico o, meglio, il meraviglioso. Italo Calvino nell' “Introduzione” alla raccolta “Racconti fantastici dell'Ottocento” da lui curata, richiamando Tzvetan Todorov e quanto egli sostiene in merito alla distinzione tra il “meraviglioso” e il “fantastico”, scrive: “...il “meraviglioso” secondo Todorov, si distingue dal “fantastico”, in quanto presuppone l'accettazione dell'inverosimile e dell'inspiegabile, come nelle fiabe” ( I. Calvino - “Introduzione” - in I.Calvino - “Racconti fantastici dell'ottocento” - Oscar Mondadori – vol 1° - p.6). Ebbene, in questa definizione di Todorov è contenuta tutta l'essenza de “La meravigliosa storia”, la quale è appunto “meravigliosa” proprio perchè dominata dall'inverosimile e dall'inspiegabile che è reso come fosse possibile e verosimile proprio attraverso quegli imprevisti che lo creano e lo alimentano di continuo. L'idea stessa che sta alla base de “La meravigliosa storia” è infatti del tutto inverosimile eppure, collocata come essa è in quella cornice “meravigliosa”, si traduce in una fulminante invenzione, vera come può essere vero un sogno, rispetto al quale non dubitiamo della verità della sua esistenza, ma nei confronti del quale non ragioniamo più in termini di vero o falso. E come i sogni hanno in sé quella loro intrinseca potenza capace di liberare infinite possibilità di significati e di rappresentazioni, così “La meravigliosa storia” ha suscitato e ispirato una tale varietà e quantità di letture, interpretazioni e idee che ne evidenziano tutta la sua intrinseca ricchezza e al tempo stesso la sua inafferrabilità, come testimonia quanto afferma in merito a ciò Giuseppe Bevilacqua: “tutti i tentativi per circoscrivere in modo preciso e univoco il significato allegorico della “meravigliosa storia” sono destinati a fallire” (“I romantici tedeschi” - a cura di G.Bevilacqua – Rizzoli – 1995 – vol. 2° - p.103). Perchè le conseguenze di quella decisione che P.S. prenderà e cioè di vendere la propria ombra al diavolo, restando così senza la sua ombra, saranno assai superiori e del tutto imprevedibili, rispetto a quanto l'ingenuo e inconsapevole P.S. potesse immaginare. Esse gli disveleranno infatti tutte le paure e le angosce connesse all'esperienza del sentirsi inadeguati e alla solitudine che ne deriva. Scoprirsi carenti e diversi, venendosi egli a trovare senza la propria ombra, ed essere visto e riconosciuto come tale, avrà, per P.S., come prima e più immediata conseguenza la perdita della propria libertà. Egli finirà infatti per essere paradossalmente sospinto nell'”ombra”, cioè lontano dalla luce e dalla visibilità che da essa deriva, perchè solo nell'oscurità, laddove cioè l'ombra non fa più la differenza, egli potrà tornare ad essere come gli altri e a stare con gli altri. Ma questa perdita della propria libertà non si configurerà per P.S. solo come perdita della propria agibilità ma, assai più drasticamente, come perdita della propria innocenza e come messa in discussione della sua integrità e della sua normalità. P.S. quando si accorge che viene notato e additato perchè va in giro privo di ombra sente su di sé un clima di sospetto, una colpevolizzazione implicita, per quella anomalia che lo rende incompleto e inaccettabile. Non essendo conforme alla norma si sente, lui per primo, costretto ad estromettersi dal mondo. La presa di distanza nei suoi confronti nasce quindi da quella sorta di deformità che si porta appresso, come se avesse in sé un che di insano e di malato. Già, a questo livello, appare, in tutta la sua portata, uno dei temi chiave de “La meravigliosa storia” e cioè la dicotomia tra essere e apparire. E' infatti l'immagine di P.S. che viene vista e valutata e solo quando di essa se ne scopre il misterioso difetto allora il giudizio su di lui cambia inevitabilmente, trapelando da quella sua diversità un che di inconfessabile e inquietante. Ma d'altro canto P.S. è in questa situazione proprio perchè di quella dicotomia se ne è reso egli stesso vittima, incappando in pieno nelle lusinghe dell'apparire, allorquando ha accettato quel “folle contratto” così come poi lui stesso lo definirà. Quando infatti quell'”uomo in grigio” gli si presenta offrendogli, in cambio della sua ombra, la “borsa della felicità di Fortunatus” da cui scaturiscono monete d'oro a gogò, P.S. è già in trappola: abbacinato da quella prospettiva egli non resisterà infatti al luccichio di quei ducati, premessa di ricchezza immediata e sconfinata. Se è vero che in questa circostanza P.S. riveste la parte dello sciocco ingannato, coerentemente ai significati a cui semanticamente il termine S. rimanda: “Nel gergo ebraico della malavita, da cui proviene, il termine lascia intendere un uomo sciocco, goffo e impacciato, ma anche imperdonabilmente scalognato” (G. Schiavoni - “Il riso dell'uomo senz'ombra” in A. von Chamisso “Storia meravigliosa di Peter Schlemihl” Bur – 1984 – p.20), tuttavia le implicazioni contenute nell'accettare quello scambio sono assai più vaste. Anteponendo il denaro e il suo valore S. si illude di poter diventare come quei ricchi borghesi, presso i quali egli si trova quando avviene il suo incontro con l'uomo in grigio, che, con toni sprezzanti, dileggiano chi ricco non è. Ma così facendo essi si sono ormai votati alla vanità dell'apparire, sintetizzata da Chamisso in quell'ossimoro tagliente che li descrive intenti a parlare: “seriamente di cose futili, e futilmente di quelle serie”. E, nel circondarsi di tutto quel ben di dio che l'uomo in grigio tira fuori magicamente dalle sue tasche, per allietare i loro desiderata, senza che neanche se ne sorprendano - nello sconcerto del povero S. che vi assiste esterrefatto - appare evidente che essi hanno già venduto l'anima al diavolo: “i ricchi stanno volentieri in mia compagnia” dirà non a caso l'uomo in grigio. Ma, differenza del Faust goethiano qui non è il dominio di potenza a indurre il patto bensì la logica affaristica. L'uomo in grigio definirà infatti un “piacevole affare” il contratto con S. e, nel sottrargli l'ombra in cambio di denaro, egli l'ha, di fatto, ridotta a merce. Un'intuizione premonitrice da parte di Chamisso - “La meravigliosa storia” è “appena” del 1813 - dell'apparire sulla scena e dell'affermarsi della nascente borghesia economica e dei valori che essa imporrà, che sgretoleranno quelli propri del romanticismo e della relativa società a cui Chamisso, che era un nobile e un aristocratico, apparteneva. Ma quello scambio, già di per sé deleterio, sarà ancor più svantaggioso per S. perchè nel venire espropriato della sua ombra egli si renderà ben presto conto che in nome di quell'illusorio apparire non solo ha perso l'ombra ma ha pregiudicato il suo stesso essere. Egli toccherà infatti con mano come non è possibile vivere senza la propria ombra, come metafora dell'impossibilità di vivere con parti di sé tenute fuori di sé. Usando i toni leggeri e lievi della favola e contrappuntando con quelli del grottesco e del beffardo Chamisso ci descrive le disgrazie a cui andrà incontro il povero S. senza la sua ombra. In effetti, a fronte del suo incedere fantastico, “La meravigliosa storia” è una storia piena di momenti di disperazione e il dolersi di S., affranto per la sua condizione e per le sue vicende, è pressochè costante. Giacchè S. è un onesto e un semplice che vuole salvare quell'onestà e quella semplicità per poter salvare se stesso, da qui il suo tormentarsi e il suo disperarsi. S. sarà infatti costretto a tradire e a piegare questa sua natura, ricorrendo al sotterfugio e alla menzogna, per “gestire” il suo essere privo della sua ombra, laddove ha constatato che solo celando agli altri questa sua condizione può riuscire ad esistere ed essere accettato. Ciò gli produrrà però la necessità di ricorrere ad un duplice sdoppiamento: della sua stessa personalità, perchè ingannando gli altri dovrà venir meno alla sua onestà, e della sua identità, perchè si troverà costretto a far credere di essere quello che non è. Ma se questi sdoppiamenti sono gestiti da S. essendo, se pur costretto dalle circostanze, comunque lui a farsene interprete, non lo è invece lo sdoppiamento che comporta la separazione dalla sua ombra che diventerà un suo sé separato da sé. Non potendo ricongiungersi mai con la propria ombra, S. si troverà a vivere una scissione tale da indurre in lui una profonda condizione di insicurezza e smarrimento. Guardarsi nella propria ombra significa infatti riconoscersi, avere coscienza e memoria di sé e quindi confermarsi, in quanto individui, nella propria unicità. L'ombra è pertanto una fonte di protezione perchè è costitutiva della nostra integrità, tanto che, come si suol dire, dietro la nostra ombra ci possiamo anche nascondere. Perdere l'ombra significa perciò perdere la nostra unità sia fisica che psichica e rinunciare a un fattore fondamentale per la protezione di noi stessi. Tutti i tentativi che fa S. di “rifarsi” un'ombra: prendendola a prestito dal suo devoto servo Bendel, piuttosto che chiedendo ad un pittore di dipingergliene una su misura, saranno destinati a fallire perchè quell'ombra e solo quella è l'ombra di S. a cui egli appartiene e che gli appartiene. Essendo in fondo l'ombra non solo una nostra estensione ma simbolizzando, come è stato rilevato da più parti, la nostra stessa anima o, più indefinitamente, la nostra sfuggente essenza, così come la psicologia del profondo ha poi ampiamente sviluppato. Da tutto questo si comprende il “dramma” di S. perchè la fondamentale conseguenza di aver venduto la sua ombra al diavolo è che egli non è più se stesso. Egli è diventato un “altro” al quale, per la sua condizione, non è concesso un posto nel mondo e il cui destino ormai è di essere emarginato e solo. E, a questo, non vi sarà rimedio tanto che l'uomo in grigio gli dirà: “Io la tengo in pugno proprio grazie alla sua ombra”. Giacchè il prezzo che S. dovrebbe pagare per riavere la sua ombra sarebbe ancora più elevato e, a quel punto, definitivo e cioè vendere la propria anima così come l'uomo in grigio ostinatamente e pervicacemente gli chiederà di fare. Ma vendere la propria anima significa perdere la propria reputazione e S. si sacrificherà proprio per salvare la propria anima. Rinunciando infatti sia all'ombra, sia al denaro e “tenendosi” la sua anima S. si riappropierà della coscienza di sé: “Ero rimasto lì seduto, senza ombra e senza denaro ma in compenso mi ero tolto un peso e mi sentivo sereno. Se non avessi perso anche il mio amore, o se anche solo non avessi avuto il rimpianto di quella perdita, credo che avrei potuto essere veramente felice” dirà S. attestando quella sua ferrea volontà che l'aveva portato ad allontanare definitivamente da sé l'uomo in grigio e a liberarsi da quel ricatto. In tal modo egli rimetterà l'essere dinanzi all'apparire e passerà dalla parte dello sciocco ingannato a quella del saggio capace di riscattarsi. E così mentre egli si vede ormai destinato all'oscurità definitiva, relegato in una miniera, in quel buio dove l'ombra non fa più la differenza, con un ennesimo imprevisto, il destino gli metterà ai piedi gli stivali delle sette leghe e lo lancerà in giro per il mondo a passi da gigante. Con un escamotage narrativo squisitamente e tipicamente romantico, basato cioè sulla fuga nel fantastico, Chamisso “libera” S. dalla sua condizione e lo trasforma in un novello esploratore. In tal modo S. avrà un destino diverso e favorevole e attraverso lo studio e le applicazioni a cui si dedicherà nelle sue esplorazioni, riuscirà ad avere un'alternativa alla cupa solitudine a cui era condannato. Dirà infatti S. “Escluso dalla società umana a causa di colpe commesse nel passato, ora ero guidato verso la natura che avevo sempre amato”. Trasformatosi quindi in un naturalista, S. rientrerà nel mondo se pure in quella sua “nuova vita di studioso solitario”. In questo epilogo vi è un'altra delle anticipazioni di cui Chamisso, ne “La meravigliosa storia”, è stato capace e cioè proprio il superamento di quella dimensione fantastica, tipicamente romantica, che sta alla base de “La meravigliosa storia” e l'apertura di uno sguardo sul futuro, su quella curiosità e sistematicità scientifica che stavano per affermarsi in quel nuovo secolo. Al termine della storia S. non è più quindi un eroe romantico ma uno scienziato, il quale però, è consapevole che anche in quella sua nuova condizione o forse proprio per quella sua nuova condizione è destinato a stare da solo con se stesso. Dirà infatti S. a conclusione della “sua” “meravigliosa storia”: ...caro amico che vivi tra gli uomini, impara a rispettare prima di tutto la tua ombra e poi il denaro. Se però vuoi vivere solo per te stesso e migliorare solo te stesso, oh, allora non hai bisogno di nessun consiglio”. “La meravigliosa storia” finisce qui, ma non finirà qui la storia della perdita dell'ombra. L'eredità che Chamisso lascerà arriverà infatti fino al '900. Da Erasmo Spikher e il suo riflesso perduto nello specchio de “Le avventure della notte di S. Silvestro” di Hoffmann, alla favola di Andersen che ha per titolo “L'ombra”, passando per l'”Anna” di Lenau, gli echi e i rimandi de “La meravigliosa storia” attraverseranno tutto l''800 e riappariranno nel primo '900: ne “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello e, soprattutto, ne “La donna senz'ombra” di Hofmannsthal.

    ha scritto il 

  • 3

    Amava come solo una donna sa amare,con dedizione dimenticando se stessa, non pensando che a colui che era la sua vita, lieta anche se avesse dovuto perire. Amava veramente.

    ha scritto il 

  • 3

    Leggendo questa favola mi chiedevo... cos'è in realtà l'ombra? Cos'è questo oggetto la cui perdita rende il protagonista più miserabile di un ladro? Quasi mostruoso agli occhi delle persone. L'ombra: compare affidabile che ci segue in tutto, una parte di noi, il nostro doppio, forse la parte razi ...continua

    Leggendo questa favola mi chiedevo... cos'è in realtà l'ombra? Cos'è questo oggetto la cui perdita rende il protagonista più miserabile di un ladro? Quasi mostruoso agli occhi delle persone. L'ombra: compare affidabile che ci segue in tutto, una parte di noi, il nostro doppio, forse la parte razionale saldamente legata al terreno, ha abbandonato Peter Schlemihl per colpa della sua avventatezza e ingenuità. E quando si perde qualcosa a volte recuperarla costa troppi sacrifici, anche la propria anima. Lo sventurato e buon Schlemihl ha fatto la sua scelta, ora non ha più nulla, ma è cresciuto e riesce a trovare la sua pace solo dedicando la vita agli studi, con l'amore del fedele cane che lenisce la sua solitudine.

    ha scritto il 

  • 2

    Peccato che da questo punto:

    "Non c'era alcun dubbio: avevo ai piedi gli stivali delle sette leghe."

    in poi, il racconto si trasforma in un jumping the shark ante litteram di proporzioni immani. O per fortuna, non lo so.

    ha scritto il 

  • 3

    Durante il poco tempo nel quale ho avuto la fortuna di rimanere accanto a lei, caro signore, ho avuto l'agio di osservare più volte, e con indicibile ammirazione - mi consenta di dirlo - la bella, davvero bella ombra che lei proietta al sole con un certo qual nobile disdegno, quasi senza prest ...continua

    Durante il poco tempo nel quale ho avuto la fortuna di rimanere accanto a lei, caro signore, ho avuto l'agio di osservare più volte, e con indicibile ammirazione - mi consenta di dirlo - la bella, davvero bella ombra che lei proietta al sole con un certo qual nobile disdegno, quasi senza prestarvi attenzione. Sto parlando proprio di quella straordinario ombra che adesso si trova lì, ai suoi piedi. Mi perdoni la proposta certamente temeraria: avrebbe qualcosa in contrario a vendermela, quella sua ombra? (pag. 27)

    ha scritto il 

  • 4

    Scrigno di cultura mitteleuropea

    Il libricino si propone di presentare quello che è un mito antico, proprio del folklore tedesco, riletto però sotto un'altra luce rispetto agli illustri precedenti rielaboratori(un nome fra tutti: Marlowe). Chamisso rinuncia alle implicazioni più propriamente filosofiche, etiche in primo luogo, d ...continua

    Il libricino si propone di presentare quello che è un mito antico, proprio del folklore tedesco, riletto però sotto un'altra luce rispetto agli illustri precedenti rielaboratori(un nome fra tutti: Marlowe). Chamisso rinuncia alle implicazioni più propriamente filosofiche, etiche in primo luogo, del mito del Faust (probabilmente a causa di una mancata attitudine alla speculazione), ma non rinuncia invece a comporre un'opera graziosa sotto tutti i punti di vista, leggera, senza poderose velleità concettuali, ma mai banale. I protagonisti si muovono entro un'atmosfera fiabesca e sognante, un mondo in cui la logica non sussiste, e soprattutto (in difesa dell'opera), non ha motivo di sussistere. Apprezzo particolarmente la vasta gamma di riferimenti a motivi e personaggi del folklore mitteleuropeo; di questi motivi e di questi personaggi l'opera si configura come un piccolo scrigno. La voce dell'autore di tanto in tanto poi si fa sottilmente ironica, portando alle estreme conseguenze l'assurdità di taluni momenti, regalando quel pizzico di humour che fa sempre bene.

    ha scritto il