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Storie del dormiveglia

Di

Editore: Guanda

3.4
(28)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 107 | Formato: Altri

Isbn-10: 8882467015 | Isbn-13: 9788882467012 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: R. Menin

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

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Descrizione del libro
Luoghi che hanno in sè il bizzarro, il fantastico come la giostra, il circo, una cinematografica prateria, una città in stato d'assedio ... Personaggi scelti con un gusto preciso per la divaricazione e l'opposizione: un consigliere di amministrazione e Gesù, Joseph K. e un pagliaccio, Gary Cooper e un giovane ritardato ... Vicende che sfiorano l'improbabile, conservando una perfetta coerenza, proprio come nei sogni o meglio in un dormiveglia, quella soglia su cui immaginario e reale s'incontrano e si confondono: questa appunto è la dimensione di questi brevi racconti di Peter Handke.
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  • 3

    Sguardi che zoomano nello spazio-tempo della scrittura

    Lo stile di Handke è molto interessante, devo dire, e si potrebbe considerare una sorta di potente zoom che si fissa su particolari spaziali, o temporali, descrivendoli minuziosamente, in una ...continua

    Lo stile di Handke è molto interessante, devo dire, e si potrebbe considerare una sorta di potente zoom che si fissa su particolari spaziali, o temporali, descrivendoli minuziosamente, in una maniera che spesso flirta con il grottesco e l'assurdo. La sensazione che lascia è spesso quella di uno spaesamento, una lieve confusione derivante dal fatto che non esiste un contesto, una trama o un filo logico, ma tutto si esaurisce nella potente impressione dello sguardo spazio-temporale. L'impressione è che Handke voglia un lettore attivo/creativo, vale a dire che, per mezzo della sua immaginazione, combina i dettagli forniti e ne aggiunge altri personali, arrivando così a realizzare un quadro completo e le relative interpretazioni. C'è insomma uno spazio vuoto, che apre a questa decisionalità del lettore, e che necessariamente ogni volta può dare esiti diversi. Dato che Handke considerava la lingua e il linguaggio come la prima fonte di condizionamento, la sua volontà è proprio quella di destrutturare, usando il linguaggio stesso, gli schemi abituali che la nostra mente tende ad inseguire. Siamo quindi obbligati a tendere le orecchie, ad aguzzare la vista tentando di ricostruire un mondo a cui non siamo affatto avvezzi. Un esperimento interessante, anche se forse non completamente riuscito in quest'opera. Tuttavia, quanto ho visto mi lascia il desiderio di approfondire ulteriormente l'autore e leggere altre sue opere.

    ha scritto il 

  • 4

    Non questo ma altri di Handke avevo letto in gioventù. Ignorante com'ero non ne capii niente. Lo sapevo gia allora che non ne avrei trattenuto traccia, ricordo, che non ne sarebbe rimasto niente. - ...continua

    Non questo ma altri di Handke avevo letto in gioventù. Ignorante com'ero non ne capii niente. Lo sapevo gia allora che non ne avrei trattenuto traccia, ricordo, che non ne sarebbe rimasto niente. - Breve lettera del lungo addio -, Infelicita senza desideri - , La donna mancina -, Prima del calcio di rigore - perchè? Ora dovrò rileggerli tutti ma, cosa mi spingeva allora a comprarne ancora? Penso fosse la sensazione che riusciva a trasmettermi, quello che mi restava dentro di quel personale teatro emotivo, desolato e vuoto di pubblico. La sensazione di un evocare le mie emozioni, come fossero suoni piu che parole, colori piu che storie una tavolozza tetra e sconfortata fu composta gia allora e, lui credo ne fu il maggior, inconsapevole fautore nel convocare a me il loro suono, le loro sfumature. Erano gli anni 70 quando questo accadeva con Handke. E' stato per me, piu che uno scrittore, Handke, un musicista o un pittore. In questi racconti, dopo tutti questi anni, incontro lo scrittore e il mio debito e l'attesa, le stesse sensazioni di allora, con la capacità pero di interpretarne le storie di incomunicabilità ma di desolata intensità. Ecco riemergere quel generoso fastidio nei confronti del reale, adesso come allora. Il suo maggior pregio è quell'irreale capacità di costruire atmosfere e sono ancora queste, piu che le storie, ad affascinarmi e rapirmi. Con Hanke si riesce ad avvertire che lo scrivere non è una professione ma una condizione; lui come pochi. La capacità di narrare la solitudine del suo immaginario mi lascia sgomento e, allo stesso tempo, mi fa compagnia come il gattino che adesso mi ronfa rannicciato sulle ginocchia. “Se tu fossi ancora sotto il tendone del circo, adesso vedresti l’ottavo numero; tutto a un tratto la tenda della tribuna su cui inizia a suonare l’orchestra, verrebbe aperta di colpo e i tuoi occhi spalancati piomberebbero nel buio…sentirete le parole diventare storie. Vipere azzurre, gatti spaziali. E vampiri composti per tre quarti d’acqua. L’orchestra suonerà, l’uomo danzerà sul filo, e fiamme si trasformeranno in sfere. Se voi sarete sotto al tendone, vedrete eventi influenzati dal pensiero. Il pensiero è magico e lascia spazio al sogno."

    Dead can dance - De Profundis http://www.youtube.com/watch?v=F8FvOuM1FbY&feature=related

    ha scritto il 

  • 5

    Amo questo autore difficile, doloroso, metafisico. Ogni suo racconto è un urlo di dolore, una pugnalata al nostro essere, un salto nell'abisso. Sofferenze dell'anima, assurdità del vivere, ...continua

    Amo questo autore difficile, doloroso, metafisico. Ogni suo racconto è un urlo di dolore, una pugnalata al nostro essere, un salto nell'abisso. Sofferenze dell'anima, assurdità del vivere, inesplicabilità della vita. Maneggiare con cautela.

    ha scritto il