Storie di cronopios e di fama

Di

Editore: Einaudi

4.2
(1189)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 157 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Flaviarosa Nicoletti Rossini ; Contributi: Italo Calvino

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
(Einaudi Letteratura; 17)

«I cronopios e i famas, due genie d'esseri danzanti e pullulanti, o categorie antropologiche primordiali, sono la creazione più felice, e assoluta di Cortázar: per loro Cortázar ha creato un universo totale, con una sua lingua, suoi miti e riti e valori e codici, in cui i cronopios e i famas incarnano, con movenze di balletto, due opposte e complementari possibilità dell'essere. (Esiste anche una terza specie, nettamente subalterna, le esperanzas, dalla disarmante stupidità). Dire che i cronopios sono l'intuizione, la poesia, il capovolgimento delle norme, e che i famas sono l'ordine, la razionalità, l'efficienza, sarebbe impoverire di molto, imprigionandole in definizioni teoriche, la ricchezza psicologica e l'autonomia morale del loro universo. Cronopios e famas possono essere definiti solo dall'insieme dei loro comportamenti. I famas sono quelli che imbalsamano ed etichettano i ricordi, che bevono la virtù a cucchiaiate col risultato di riconoscersi l'un l'altro carichi di vizi, che se hanno la tosse abbattono un eucalipto invece di comprare le pasticche Valda. I cronopios sono coloro che, se si lavano i denti alla finestra, spremono tutto il tubetto per veder volare al vento festoni di dentifricio rosa; se sono dirigenti della radio argentina, fanno tradurre tutte le trasmissioni in rumeno; se incontrano una tartaruga le disegnano una rondine sul guscio per darle l'illusione della velocità. Del resto, osservando bene, si vedrà che è una determinazione
degna dei famas che i cronopios mettono nell'essere cronopios, e che nell'agire da famas i famas sono pervasi da una follia non meno stralunata di quella cronopiesca».

Dalla presentazione di Italo Calvino (quarta di copertina).
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  • 2

    Mi primera incursión en el universo Cortazar, fue a través de Rayuela. Fácilmente se puede deducir que que fue un fiasco. Ahora vuelvo a entrar en el mundo del autor y tengo mis dudas sobre si habrá ...continua

    Mi primera incursión en el universo Cortazar, fue a través de Rayuela. Fácilmente se puede deducir que que fue un fiasco. Ahora vuelvo a entrar en el mundo del autor y tengo mis dudas sobre si habrá próxima vez ya que Historias de Cronopios y Famas, no ha logrado satisfacerme.

    Como ya dije en Rayuela, siempre me ha parecido que Julio Cortazar escribe muy bien. Tiene una prosa fluida y fácil de entender. Pero este libro, para mi gusto, tira demasiado al surrealismo lo que hace su lectura confusa y lenta. Sin embargo no puedes decir que sea aburrido, ya que las historias son muy cortas, lo que contribuye a mantener cierta sensación de desorientación a lo largo de todo el libro.

    Respecto a de lo que trata, solo puedo decir que es realmente una mezcla indigesta. El libro está compuesto por cuatro partes. "Manual de instrucciones"es un derroche magnífico de ingenio e imaginación, por desgracia, demasiado breve. La segunda parte, "Ocupaciones raras" resultaría más atractivo si no hubiera intentado mezclar surrealismo y humor. "Material plástico" no hay por donde cogerlo. Lo único que entiendes en esta parte de cada uno de los relatos es el título. Y a veces ni eso. Y la última parte, "Historias de Cronopios y Famas", es todavía peor que la anterior, en cuanto a que ni siquiera sabes que es o a qué se refiere con lo de cronopios, famas y esperanzas.

    Resumiendo, Este libro es una recopilación de variopintos relatos que acaban hastiando al lector por su carácter extraño e incomprensible. Salvo la primera parte, el resto es totalmente prescindible y, hasta conveniente que no se lea o se olvide rápido.

    ha scritto il 

  • 2

    Desigual

    El vaig començar sabent què m'hi podia trobar. Potser es mereixeria una tercera estrella, però és més proper a 2,5 que a 3. Hi ha moments en què desespera pel nivell de surrealisme extrem. D'altres, q ...continua

    El vaig començar sabent què m'hi podia trobar. Potser es mereixeria una tercera estrella, però és més proper a 2,5 que a 3. Hi ha moments en què desespera pel nivell de surrealisme extrem. D'altres, que apugen el llistó fins a cotes superiors a les dues estrelles. No diria que me'n penedeixo, Cortázar no és autor del penediment. Més aviat diria que, entre la seva extensa producció, aquesta obra és menor. Sense desmerèixer ningú...

    ha scritto il 

  • 4

    Primo libro letto di Cortazar, mi ha incuriosito molto con il suo mondo, adesso voglio leggere ancora qualcosa di suo perché è come affacciarsi a una finestra e vedere un paesaggio assurdo e fascinoso ...continua

    Primo libro letto di Cortazar, mi ha incuriosito molto con il suo mondo, adesso voglio leggere ancora qualcosa di suo perché è come affacciarsi a una finestra e vedere un paesaggio assurdo e fascinoso.

    ha scritto il 

  • 4

    Finita la lettura, mi sono chiesta se fossi un "cronopio", un "fama" o una "speranza". Propendo per il fama ma con qualche pennellata di cronopio e un pizzico di speranza. Infatti, le creature inventa ...continua

    Finita la lettura, mi sono chiesta se fossi un "cronopio", un "fama" o una "speranza". Propendo per il fama ma con qualche pennellata di cronopio e un pizzico di speranza. Infatti, le creature inventate da Cortazr non hanno contorni ben definiti, sono imprevedibili e sommano vizi e virtù in maniera del tutto arbitraria. Se si accetta l'assurdo, si apprezza il surreale e si ritengono fondamentalmente veritieri anche i sogni, questo libro lo si apprezza moltissimo.

    L'ultimo dei racconti:

    "TORTUGAS Y CRONOPIOS
    Ahora pasa que las tortugas son grandes admiradoras de la velocidad, como es natural.
    Las esperanzas lo saben, y no se preocupan.
    Los famas lo saben, y se burlan.
    Los cronopios lo saben, y cada vez que encuentran una tortuga, sacan la caja de tizas de colores y sobre la redonda pizarra de la tortuga dibujan una golondrina."

    (Che le tartarughe siano grandi ammiratrici delle velocità è cosa del tutto naturale.
    Le speranza lo sanno, e se ne infischiano.
    I famas lo sanno, e ne ridono.
    I cronopios lo sanno e ogni volta che incontrano una tartaruga tirano fuori i gessetti colorati e sulla curva lavagna della tartaruga disegnano una rondine.)

    ha scritto il 

  • 0

    Borgesiano

    Apro il libro, fatto di racconti, e giá dalle prime parole ha iniziato a lambiccarsi il mio cervello. Cosî durante la lettura eravamo in tre: io, il cervello ed il libro, in un pensiero frastornante.L ...continua

    Apro il libro, fatto di racconti, e giá dalle prime parole ha iniziato a lambiccarsi il mio cervello. Cosî durante la lettura eravamo in tre: io, il cervello ed il libro, in un pensiero frastornante.Le storie sono chiare, ma incomprensibili.Le storie sono brevi, ma il pensarci perdura oltre la lettura.Le storie sono irreali, ma la volontá di ricondurle all'ordinario delle volte sfugge all'intenzione di leggerle con spensieratezza.Neruda ha scritto: "Chiunque non legga Cortázar è condannato.", io direi il contrario.Le storie di Cronopios e Famas sono stati per me come i capitoli dell'Aleph di Borges, iniziano quando finiscono.

    ha scritto il 

  • 3

    Una raccolta diseguale che all'inizio entusiasma e alla fine delude un po'. Alcuni brani sono notevoli altri curiosi ma un po' superflui.

    Forse però il vero problema è che ho il sospetto di essere un ...continua

    Una raccolta diseguale che all'inizio entusiasma e alla fine delude un po'. Alcuni brani sono notevoli altri curiosi ma un po' superflui.

    Forse però il vero problema è che ho il sospetto di essere una "speranza" e la cosa non mi va affatto giu'!

    ha scritto il 

  • 5

    Questo mi piace di Cortazar: che nella eterna battaglia tra razionalismo estremo e sfrenata fantasia egli non sembri mai augurarsi la vittoria dell'uno o dell'altro, ma piuttosto si goda, cinicamente ...continua

    Questo mi piace di Cortazar: che nella eterna battaglia tra razionalismo estremo e sfrenata fantasia egli non sembri mai augurarsi la vittoria dell'uno o dell'altro, ma piuttosto si goda, cinicamente in disparte, il piacere della battaglia.
    Può così capitare che, proprio nei momenti in cui il suo narrare sembra affidarsi alla più incoerente immaginazione, quando le trame si scompigliano all'inverosimile e il vocabolario deve allargarsi di necessità per rincorrere ciò che non può raggiungersi, si intravedono in controluce le trame reticolate di un massimo rigore intellettuale che tutto sta ordinando e piegando e classificando.
    E quando queste lucide e paranoiche incasellature sembrano sul punto di chiudersi definitivamente, irrompe ventosa la fuga dal reale, il dubbio estremo che tutto sia onirico o frutto di un ispirato altrove.
    Così, non ha senso parteggiare tra cronopios e famas ma perdersi nei ghirgori del dorso delle tartarughe, nei pianti falsi di un funerale vero, far compagnia a un cammello indesiderabile sotto lo sguardo scomodo di una funesta stella argentea e impegnarsi a fondo nella costruzione di un perfetto e inquietante patibolo nel giardino di casa.
    Que viva Cortazar!

    ha scritto il 

  • 4

    «Laggiù in fondo sta la morte, ma niente paura.»

    "Istruzioni per piangere" (pag. 8)

    Lasciando da parte le motivazioni, atteniamoci unicamente al corretto modo di piangere, intendendo per questo un pianto che non sconfini nelle urla e tanto meno in u ...continua

    "Istruzioni per piangere" (pag. 8)

    Lasciando da parte le motivazioni, atteniamoci unicamente al corretto modo di piangere, intendendo per questo un pianto che non sconfini nelle urla e tanto meno in un insulto al sorriso con la sua parallela e goffa somiglianza. Il pianto medio o ordinario consiste in una completa contrazione della faccia e in un suono spasmodico accompagnato da lacrime e da moccio, quest'ultimo nella fase finale, perché il pianto termina nel momento in cui ci si soffia energicamente il naso.
    Per piangere occorre fissare l'immaginazione su se stessi, e se ciò risultasse impossibile perché è stata contratta l'abitudine di credere nel mondo esteriore, si ponga mente ad un'anatra ricoperta di formiche o a quei golfi dello stretto di Magellano ove niun penetra giammai.
    Una volta arrivato il pianto, ci si copra con dignità il volto usando entrambe le mani con la palma in dentro. I bambini piangeranno con la manica della giacchetta sulla faccia, e preferibilmente in un angolo della stanza. Durata media del pianto: tre minuti.

    ---

    PS: benché ci sian cose di Cortázar che mi piacciono meno, o non mi piacciono affatto, io penso che Cortázar sia, perlopiù, un genio. Ciao.

    ha scritto il 

  • 4

    alcuni cronopietti mi hanno disperso nell'etere, anzi, no: nelle tubature di casa (o nelle fonti sotterranee delle fontane di roma o nella pasta dentifricia rosa sparsa ovunque in strada) la recension ...continua

    alcuni cronopietti mi hanno disperso nell'etere, anzi, no: nelle tubature di casa (o nelle fonti sotterranee delle fontane di roma o nella pasta dentifricia rosa sparsa ovunque in strada) la recensione precedente. e io non so che fare (a parte sentire che si stanno risentendo perché ho appena dato loro dei non-eterei e leggere le istruzioni per scendere le scale). o non voglio saperlo perché allora diventerei essenzialista e loro non mi vorrebbero più bene e io sola con i Fama non ci voglio stare. (le Speranze non fanno numero).

    ha scritto il 

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