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Storie di cronopios e di fama

By Julio Cortázar

(138)

| Paperback | 9788806512842

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Book Description

c1971 stampa 1995

183 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Spesso cryptyco all'inverosimile; ironia tagliente, deontologica, la migliore. Sempre mondi ulteriori, virtuosismo rococò: favolette squisite, per carità, ma non dense (manca persino un autoreferenzialismo sofferto e simpatico), la quasi totale incom ...(continue)

    Spesso cryptyco all'inverosimile; ironia tagliente, deontologica, la migliore. Sempre mondi ulteriori, virtuosismo rococò: favolette squisite, per carità, ma non dense (manca persino un autoreferenzialismo sofferto e simpatico), la quasi totale incomprensibilità delle storielle, talvolta, è un po' imbarazzante, ne soffre la GODURIA (si individuano tuttalpiù concetti vaghi, indefiniti, letterari...). Più belli i primi degli ultimi.

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    ZEN said on Jul 6, 2014 | Add your feedback

  • 10 people find this helpful

    Veniamo subito al sodo!

    Devi dare un soprannome a una donna con i fianchi larghi. Scegline uno.
    A. Anfora Etrusca
    B. Culona
    C. Non do soprannomi

    Risposta A Sei un Fama. Ci sono tanti tanti tanti libri da leggere. Lascia perdere questo.
    Risposta B Sei un ...(continue)

    Devi dare un soprannome a una donna con i fianchi larghi. Scegline uno.
    A. Anfora Etrusca
    B. Culona
    C. Non do soprannomi

    Risposta A Sei un Fama. Ci sono tanti tanti tanti libri da leggere. Lascia perdere questo.
    Risposta B Sei un Cronopio. Leggilo!
    Risposta C Sei una Speranza. Se ti dovesse capitare di leggere questo libro sarà l'umore del momento a determinare se sarà UN oppure IL libro (in questo caso ti consiglio di leggerlo quando sei stufo della routine di tutti i giorni; quando quel "faccio e dico quello che gli si aspettano" ti fa venire l'orticaria; quando, mentre balli - e in modo buffo, cadi e invece di guardarti attorno per vedere come reagiscono i presenti, continui a ballare da seduto o sdraiato seguendo il ritmo della musica -min 2,35 del video)

    http://www.youtube.com/watch?v=Qg44qKSbsdQ

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    dascama said on Jun 27, 2014 | 6 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Roma mi ha scritto una cosa curiosa. Mi ha scritto che la sua fissa di stare sotto i cavalcavia sta peggiorando ma che ha capito perché, e mi ha detto, ti chiamo e ti spiego. Io lavoravo a un piccolo tema musicale per una città fantasma. Mi immaginav ...(continue)

    Roma mi ha scritto una cosa curiosa. Mi ha scritto che la sua fissa di stare sotto i cavalcavia sta peggiorando ma che ha capito perché, e mi ha detto, ti chiamo e ti spiego. Io lavoravo a un piccolo tema musicale per una città fantasma. Mi immaginavo una città al tramonto. Ci sono molte persone che camminano e sento il tonfo dei passi. Qualcuno si ferma a parlare con qualcun altro ma io non riesco a notare la differenza. Sento che si salutano a voce alta e la bocca si spalanca e a rallentatore. Vedo tavoli ovunque, bassi, alti, alcuni che non sembrano neanche tavoli solo una linea orizzontale poggiata su due linee verticali. Vedo sedie di metallo, cigolano fuori dalle vetrate dei negozi in cui non distinguo i manichini dai clienti. Arriva un treno dal nulla e rallenta e frena con un tonfo prolungato. Dalla cabina esce il conducente con un violino e comincia a suonare qualcosa. Le persone si voltano lentamente verso di lui e con passo lento vanno a mettersi tutte sotto i tavoli. Una volta sotto i tavoli li vedo ordinare caffè, prendere da mangiare. I camerieri con i vassoi escono lentamente dai ristoranti, danno una sbirciata sul piano del tavolo e se il numero corrisponde si piegano sulle gambe e passano l'ordine ai clienti. Il violinista conducente smette di suonare e va verso il ristorante più bello, dove tutti i camerieri sono immobili, impettiti, rasati. Appena lui si avvicina tutti insieme accennano un piccolo inchino e quello vestito meglio gli indica un tavolo libero. Il violinista conducente ricambia l'inchino, si piega sulle gambe e si siede sotto il tavolo. Cazzo, mi fa Roma da Skype, hai capito che t'ho detto?, no non ho capito, ho risposto io, scusa stavo cercando di pensare a un posto per questo tema musicale, rompi sempre il cazzo nei momenti sbagliati. Dai su, ha detto lui, non te la prendere, che pezzo è?, niente, ho detto io, fa niente una specie di tema per un treno fantasma. Quanto di danno per questo?, ha chiesto lui, fatti i cazzi tuoi, ho detto io, dimmi invece quello che non ho sentito. Niente di importante ma ho capito perché sono così strano. Impossibile, ho detto io. No no senti qua e dimmi se non è questa l'unica ragione possibile. Parlavo con mio zio l'altro giorno lo sono andato a trovare, dice Roma, e non so per quale motivo abbiamo cominciato a parlare di mamma e della famiglia e lo sai che mi ha detto?, mi ha detto che la mia bisnonna, cioè io non mi ricordo neanche che faccia ha la mia bisnonna, beh insomma questa vecchiaccia è stata lei a insegnarmi a sedermi, mi ha insegnato lei a usare una sedia e mi portava lei sul seggiolone i primi tempi perché i miei erano sempre via e lo sai dove mi metteva?, nella sacca di dietro mi metteva, sul sedile ci metteva la spesa. Quando la vecchiaccia è morta mio zio mi ha detto che per molto tempo non volevo andare sul seggiolone ma volevo andare sotto il seggiolone. Pop corn, ho detto io, e mi racconti di nuovo la storia, aspetta che li metto su. Dai, vai con questi cazzo di pop corn, chissà invece tu questa fissa dove l'hai presa.

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    (skate) said on May 16, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    "Noi ampliamo il significato dell'oggetto, delle parole e dell'azione."

    Cortázar è un pazzo.
    Probabilmente affetto da una specie di psicosi legata al linguaggio, alla parola. Ma anche all'elaborazione della realtà. Un pazzo pericoloso, perché ribalta gli schemi ai quali siamo abituati.
    Cortázar è un tizio che salta fuo ...(continue)

    Cortázar è un pazzo.
    Probabilmente affetto da una specie di psicosi legata al linguaggio, alla parola. Ma anche all'elaborazione della realtà. Un pazzo pericoloso, perché ribalta gli schemi ai quali siamo abituati.
    Cortázar è un tizio che salta fuori dal nulla e improvvisamente si para davanti alla nostra macchina, ci ferma in mezzo alla strada e poi ci invita a scendere, a lasciare le nostre sicurezze per seguirlo in mezzo al bosco, attraverso sentieri che non avevamo mai considerato nonostante fossero così vicini al tragitto che percorriamo ogni giorno. Se decidiamo di andargli dietro – mi raccomando – è bene che lasciamo la logica in macchina. Non ci servirebbe nei territori dove Cortázar ha intenzione di condurci, anzi, ci sarebbe solo di impedimento.
    Il mondo che ci apprestiamo ad esplorare è un mondo spiazzante, fatto di oggetti consueti che però interagiscono in maniera inconsueta. Questa collisione genera una serie di conseguenze, nuove relazioni, la nascita di nuovi universi a cui non siamo abituati e che seguono regole diverse da quelle che conosciamo. Nel mondo di Cortázar non c'è un fine da perseguire, non dobbiamo arrivare per forza da qualche parte o imparare qualcosa, è un mondo che ai più non è neppure necessario, se ne può anche fare a meno, eppure è un mondo bello da esplorare, da lasciar vivere, è confortante sapere che esiste.
    Nonostante Cortázar non rappresenti un unicum nella letteratura sudamericana ma abbia diversi fratellini (Borges, Bioy Casares, ma anche e soprattutto Felisberto Hernández), credo che ci sia qualche suo parente anche dall'altra parte dell'Oceano ( e non penso solo a Jarry e alla patafisica).
    “...Noi siamo i primi nemici di coloro che castrano le parole, facendone un aborto impotente e insensato. Nella nostra opera ampliamo e approfondiamo il senso dell'oggetto e della parola, ma non lo distruggiamo affatto. Forse sosterrete che i nostri intrecci sono “irreali” e “illogici”. Ma chi ha detto che la logica “comune” è obbligatoria per l'arte? L'arte possiede la propria logica e non distrugge l'oggetto, ma aiuta a conoscerlo. Noi ampliamo il significato dell'oggetto, delle parole e dell'azione.”
    Sono Vvedensky, Charms, Zabolotsky, Oleinikov, Lipavsky eDruskin, insomma quei pazzi di Oberiu, che scrivevano il loro manifesto nel 1928.

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    Héctor Genta said on May 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Geniale!

    In ognuno di noi c'è un fama ed un cronopio

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    Elisewin said on Apr 23, 2014 | Add your feedback

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