Storie di ordinaria follia

Erezioni Eiaculazioni Esibizioni

Di

Editore: Feltrinelli (Universale economica, 816)

3.9
(6948)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 342 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Portoghese , Ceco , Greco

Isbn-10: 8807808161 | Isbn-13: 9788807808166 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Pier Francesco Paolini

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

Ti piace Storie di ordinaria follia?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
"Rispetto alla tradizione letteraria americana si sente che Bukowski realizza uno scarto, ed è uno scarto significativo", ha scritto Beniamino Placido su "la Repubblica", aggiungendo: "in questa scrittura molto 'letteraria', ripetitiva, sostanzialmente prevedibile, Bukowski fa irruzione con una cosa nuova. La cosa nuova è lui stesso, Charles Bukowski. Lui che ha cinquant'anni (al tempo in cui scrive questi racconti, attorno al '70), le tasche vuote, lo stomaco devastato, il sesso perennemente in furore; lui che soffre di emorragie e di insonnia; lui che ama il vecchio Hemingway; lui che passa le giornate cercando di racimolare qualche vincita alle corse dei cavalli... Edizione speciale per i cinquant'anni della casa editrice.
Ordina per
  • 2

    Un antico proverbio cinese dice che le apparenze hanno sempre il potere di colpire al primo sguardo. Immagini che galleggiano nella piscina della vita, ingannevoli e illusorie; sfondi sul mondo che of ...continua

    Un antico proverbio cinese dice che le apparenze hanno sempre il potere di colpire al primo sguardo. Immagini che galleggiano nella piscina della vita, ingannevoli e illusorie; sfondi sul mondo che offrono allo sguardo uno sfavillante spettacolo di colori.
    In mezzo a una tempesta che in un momento potrebbe scaldare al sole, in un successivo andare in frantumi contro gli scogli, bruciano l'anima marcendo invisibilmente. Involontari e taciturni, attestati alla sensibilità e alla compassione.
    Nella mia carriera di lettrice ho letto tantissimi libri le cui storie, nonostante avessero bisogno di parole che mi si attorcigliarono intorno come la tela di un ragno, impallidirono, si ammalarono e poi morirono alle prime luci dell'alba. E Storie di ordinaria follia rientra nella categoria di quei romanzi che, nonostante operino silenziosamente dentro di te, non possiedono quella particolare magia di quando si è soggiogati al punto di non riuscire a distinguere la realtà dalla finzione. Immagini violente e poco sublimi, incrinature che non riescono a descrivere la qualità della storia.
    Il profumo inebriante di una storia che può sprigionare solo la parola scritta, rendendoci felici per una manciata di secondi per poi svanire senza pietà e lasciarci tristi, turbati e malinconici, se capaci di trasmetterci quella magica sensazione di perdere completamente la volontà, è una sorpresa serena e rassicurante. Un titolo semplice ma evocativo, una copertina che non lascia dubbi o perplessità, una trama che altri non è che lo spaccato di vita di un uomo comune avrebbero potuto trasmettere quei messaggi straordinari capaci di far vibrare il nostro animo. Privi di ambiguità, acquazzoni estivi in uggiose giornate d'inverno. Sarebbe bastato poco affinché potessero trafiggere la nostra pelle: abbracci carnali che ancora puzzano di odori e sapori vari; gesti poco eclatanti, selvaggi, impetuosi e irruenti che producono involontariamente disgusto.
    Eppure esistono romanzi che fanno viva testimonianza della moltitudine di sentimenti contenuti nel cuore umano. E questo romanzo, nonostante sia dotato di una sottile vena poetica, è una storia cruda e realistica priva di una forza appassionante, fredda e poco emozionante, che non riesce tuttavia a trascendere nella psiche umana.
    Un dramma realistico dalla forme più svariate in cui Bukowski è un uomo sommerso da un torrente di ricordi ed emozioni, ignaro di aver imboccato una ripida discesa verso un abisso di insoddisfazione e sconforto. Un ombra evanescente che cammina nel sentiero insidioso della vita, cresciuto inseguendo una libertà senza confini.
    Storie di ordinaria follia è un inno alla vita che non lascia un segno indelebile nel cuore. Piuttosto freddi, distaccati a causa dello stesso Bukowski che non è stato in grado di confidarsi come se stessero confidandosi con un amico fidato. Un frammento di vita che oscilla costantemente fra passato e presente, perversioni e ossessioni, che non avrebbe potuto impedire il trasporto emotivo che l'irruenza della storia non han invece permesso. La narrazione non è esente da difetti e da numerosi momenti di lentezza e la storia fra l'autore e le sue innumerevoli donne, nonostante possa apparire romantica e seducente, non artiglia lo stomaco e il cervello. Non ci fa giungere lungo le vette dell'estasi, facendoci sentire il cuore più leggero causando una grande infelicità. La superficialità della storia dà l'impressione di trovarsi dinanzi a un romanzetto brutto e insulso e, avendo la sensazione di leggere i frammenti di un cuore freddo ma pulsante, non ha il pathos di un amore immortale.
    Una lettura pesante sotto diversi punti di vista che, diversamente da ciò che speravo, avrebbe potuto far risuonare echi impossibili da ignorare. Personaggi che svaniscono come anime perdute nella lotteria della vita, una storia con del potenziale ma che scade nell'improduttività. Nella volgarità e nel disgusto. Avrebbe potuto dar vita a una melodia che avrei potuto ascoltare con l'urgenza imprescindibile del respiro o la sete di coinvolgere ogni centimetro del mio corpo, così come un fiume va nel mare o un satellite nella sua orbita. Visitare un angolo di Paradiso, ricco di struttura, forme e romanticismo.
    Slanci del cuore che sprofondano nel nulla, amanti che si amano come se fossero incatenati, stretti in braccia protese, ma che non riescono a congiungersi.

    ha scritto il 

  • 3

    Maledetto Bukowski!

    Charles Bukowski è uno scrittore sui generis: difficilmente lo si riesce ad inquadrare. Ho trovato questo libro tra gli scaffali della mia libreria, ho letto la breve biografia sul retro e me lo sono ...continua

    Charles Bukowski è uno scrittore sui generis: difficilmente lo si riesce ad inquadrare. Ho trovato questo libro tra gli scaffali della mia libreria, ho letto la breve biografia sul retro e me lo sono portato in vacanza. Bene, sapevo che narrativamente era sopra le righe, ma mi ha lasciata sconvolta.
    Non avevo mai letto nulla di simile: all'inizio ho provato repulsione, poi mi sono accorta che non riuscivo a smettere. Questa raccolta di racconti (credo che a parte avvenimenti fantasiosi al limite della realtà ci sia molto della sua vita privata) parla in maniera volgare e diretta di perdizione, sesso, alcol, letteratura, umanità, povertà... vita insomma. Qualcosa in lui lo rende affascinante mentre qualcos'altro è assolutamente ripugnante. Lui è il folle che ha il coraggio di dire la verità senza filtri. Una sua verità con cui codifica una realtà più folle di lui. Ma non per questo meno vera di alcune interpretazioni della vita. A volte il suo linguaggio è disgustoso, ma tra le righe leggi sensibilità e poesia. Almeno è vero, lui non mente mai: neanche quando inventa.

    ha scritto il 

  • 3

    Bukowski è Bukowski!

    Charles Bukowski è un autore che spiazza: o piace o si odia. Io lo conobbi per caso in biblioteca scegliendo casualmente Panino al prosciutto, una sorta di biografia della sua vita. Ecco, se ancora no ...continua

    Charles Bukowski è un autore che spiazza: o piace o si odia. Io lo conobbi per caso in biblioteca scegliendo casualmente Panino al prosciutto, una sorta di biografia della sua vita. Ecco, se ancora non conoscete questo autore particolare e sopra le righe, vi consiglio di partire leggendo proprio Panino al prosciutto.

    Ho piacevolmente ritrovato un autore che mi mancava, del quale ti affezioni, nonostante il suo stile forte e brusco. Questa raccolta di racconti (scritti tra il 1967 e il 1972) ci mostra tutte le caratteristiche e le tematiche a lui care: corse di cavalli, donne, avventure al limite della decenza, ubriacature, insonnie, tasche vuote, eccetera eccetera. Lui è un genio e contemporaneamente un barbone. Lui è un santo e insieme un peccatore. Un fallito e insieme un uomo di successo con le donne. Forse un pazzo, ma un pazzo che sa come godersi la vita. A volte crudo, a volte delicato e poetico. Lui è semplicemente se stesso, ecco quello che mi piace di Bukowski: lui ti porta se stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    non avevo mai letto Bukowski. E' incandescente, sporco, scorretto, senza peli sulla lingua, diretto, sibillino, maschio, velatamente misogino, un po' ripetitivio, palesemente scollegato dall'alcol, nu ...continua

    non avevo mai letto Bukowski. E' incandescente, sporco, scorretto, senza peli sulla lingua, diretto, sibillino, maschio, velatamente misogino, un po' ripetitivio, palesemente scollegato dall'alcol, nudo, onesto, con una sensibilità tagliente, odia gli altri, la società americana, ma anche se stesso, è irascibile, controverso, instabile. Storie di ordinaria Follia è da bere tutto d'un sorso come le birre che si schiantano i suoi protagonisti. Ha un ritmo da fuorigiri e personalità da vendere. Colpisce prima, affossa poi, si innalza alla fine. E' monotono e scatenato, Buck è uno di noi, anche meglio, anche peggio.

    ha scritto il 

  • 4

    Al liceo avevo un compagno di classe, che veniva a scuola due volte no e una sì, e quando veniva, sempre rigorosamente con la sua felpa gialla e i pantaloni del pigiama sotto i jeans, affrontava le le ...continua

    Al liceo avevo un compagno di classe, che veniva a scuola due volte no e una sì, e quando veniva, sempre rigorosamente con la sua felpa gialla e i pantaloni del pigiama sotto i jeans, affrontava le lezioni con menefreghismo. Aveva pochi amici e si prendeva gioco di tutti gli altri.
    Inutile dire che era un musicista e che aveva già alle spalle dei problemi che i professori definivano "di sfondo sociale"...
    Io lo consideravo il più intelligente della classe, e sicuramente quello più sensibile. Senza contare il fatto che era per me un buon amico.
    Rileggere Bukowski mi ha fatto ripensare a lui. La sua rabbia quasi silenziosa e il suo cinismo, che non sfociano mai in rassegnazione, il suo sarcasmo, le sue storie quasi psichedeliche...tutto mi riportava alla mente il suo modo di parlare e ragionare.

    Soprattutto in alcuni passi, come questo:

    Tutti abbiamo udito la donnetta che dice: "Oh, è terribile quello che fanno questi giovani a se stessi, secondo me la droga è una cosa tremenda." Poi tu la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz'anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avran fatto a ridurla in questo stato i tè con i pasticcini e la chiesa.

    Ammetto che questo libro a tratti mi ha annoiata, forse perché non riuscivo a cogliere qualcosa dietro al "marciume" di tanto alcol e sesso descritto. Ma in molti tratti, soprattutto per il pensiero al mio compagno di classe, mi ha trasmesso tanta tenerezza.

    ha scritto il 

  • 2

    Di sicuro non è facile scegliere con quale approccio affrontare la traduzione di un libro che al suo interno ha termini in slang ammmericano. Ma fatico comunque a capire la scelta fatta in questi racc ...continua

    Di sicuro non è facile scegliere con quale approccio affrontare la traduzione di un libro che al suo interno ha termini in slang ammmericano. Ma fatico comunque a capire la scelta fatta in questi racconti. Una traduzione quasi dialettale, ci mancava quasi qualche "ah bella!" Le storie ne risultano a volte ridicole e poco credibili.
    Peccato, avrebbe meritato di più.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per