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Storie in modo quasi classico

2 volumi

By Harold Brodkey

(35)

| Paperback | 9788804484936

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Book Description

Definito "il Proust americano", Harold Brodkey (1930-1996) deve questa impressionante reputazione alla leggendaria raccolta di racconti presentati in questo volume. Storie sorprendenti, forti e compatte nelle quali la memoria arriva a riscrivere la r Continue

Definito "il Proust americano", Harold Brodkey (1930-1996) deve questa impressionante reputazione alla leggendaria raccolta di racconti presentati in questo volume. Storie sorprendenti, forti e compatte nelle quali la memoria arriva a riscrivere la realtà componendo una sorta di avventura epica nei territori della coscienza, dei sentimenti, dell'erotismo.

14 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    "Io non so cosa succeda agli altri uomini, ma in me uno stato d'animo è semplicemente un clima dentro al cranio, una qualità di luce, qualcosa di reale ma senza nome."

    Quando leggo definire proustiano – o il nuovo Proust, o il Proust americano, italiano, srylankese - uno scrittore (cosa che ultimamente capita spesso e a sproposito, come con Brodkey, come con la Egan), mi viene in mente quella scena de La Grande Be ...(continue)

    Quando leggo definire proustiano – o il nuovo Proust, o il Proust americano, italiano, srylankese - uno scrittore (cosa che ultimamente capita spesso e a sproposito, come con Brodkey, come con la Egan), mi viene in mente quella scena de La Grande Bellezza, in cui per atteggiarsi a una festa un tizio dice alla donna con cui sta parlando:
    “Proust è il mio scrittore preferito. Ma anche Ammaniti”.
    Che poi, comunque, il semplice fatto di citare ogni tanto Proust, anche in modo molto pertinente, non è affatto sufficiente a fare di qualcuno uno scrittore proustiano.

    Detto questo, Brodkey è bravo e scrive con talento, perizia e una sorta di rigore elastico che lo spinge verso immagini e metafore insolite eppure molto precise e acute, senza dare mai l'idea di uno che vuole strafare.
    La scelta delle parole a volte incanta davvero e i suoi personaggi, seppure scarsamente tratteggiati, hanno lo spessore di esseri umani veri e completi.

    Ovviamente non tutti i racconti sono allo stesso livello, alcuni si possono tranquillamente trascurare, ma un paio mi sono piaciuti veramente, tanto da rileggerli più volte. Come "Il tiro a segno", anche se il mio preferito è "Hofstedt e Jean e altri", che ho trovato molto bello, riuscito e compiuto, sapientemente privo di sbavature e senza una parola di troppo, intimamente perfetto riguardo ai personaggi e al modo in cui gli uni pensano gli altri e prendono parte alla storia.
    E in generale di Brodkey mi sono piaciuti proprio quei brevi scorci di uomini e donne che riesce a offrire con poche magiche e sorprendenti parole, proprio quando si dilunga meno, quelle istantanee di persone catturate brevemente ma con sensibile intuizione.

    Infine, un altro suo punto di forza sta forse in qualcosa che dice lui stesso, e che ho letto come una sorta di poetica personale, in "Innocenza" (un altro racconto molto bello, secondo me soprattutto e ancora una volta per il modo in cui illumina e dà forma ai personaggi, soprattutto quello femminile):
    “Non mi fido delle rievocazioni sommarie, di chi va a ritroso nel tempo, né di chi rivendica il controllo assoluto di ciò che si racconta; per me chi afferma di capire ma resta palesemente calmo, chi sostiene di scrivere riesumando emozioni con tutto distacco, o è un idiota, o è in malafede. Capire significa tremare. Ricordare è riandare, lacerarsi. Un acrobata che, dopo aver giostrato nell’aria nell’imitazione di un volo, se ne sta eretto in cima alla pertica e poi affetta un inchino come se ciò per cui lo applaudono fosse stato facile e non gli fosse costato nulla, anche se intanto è coperto di sudore, e il suo sorriso di sollievo ha un che di raccapricciante, sta facendo delle concessioni allo stile dello show business, fingendo di essere un superuomo. La faccenda mi annoia, e mi annoia il punto a cui ci ha portati.
    Ammiro invece la forza di chi sa inginocchiarsi davanti all’evento.”

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    Splendini said on Mar 2, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Emozioni, crescita, sensazioni, esperienze, sesso, vita

    Non è il mio genere e ho fatto una fatica assurda a digerirlo.. mi sono piaciuti parecchio alcuni racconti, altri veramente non so come abbia fatto a finirli.. un libro "molto emozionale" che però non mi ha lasciato molto, un viaggio nella psiche di ...(continue)

    Non è il mio genere e ho fatto una fatica assurda a digerirlo.. mi sono piaciuti parecchio alcuni racconti, altri veramente non so come abbia fatto a finirli.. un libro "molto emozionale" che però non mi ha lasciato molto, un viaggio nella psiche di personaggi appena accennati oppure sviscerati nei minimi particolari delle loro menti e vite..

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    Matteo Daminelli said on Dec 19, 2013 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    In un mondo perfetto Harold Brodkey andrebbe torturato in modo quasi classico.
    Invece, siccome viviamo in un mondo infame, è lui che ha torturato me nel modo in uso agli scrittori: annoiandomi a morte.

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    Giovanni Linke Casalucci said on May 2, 2013 | 2 feedbacks

  • 14 people find this helpful

    In questo periodo mi capita spesso di incontrare recensori che scovano scrittori neo-"proustiani". Checchè ne scrivano, non lo è, Brodkey. Anche se i ricordi, la memoria li maneggia con una capacità di ricostruire emozioni e flussi mentali veramente ...(continue)

    In questo periodo mi capita spesso di incontrare recensori che scovano scrittori neo-"proustiani". Checchè ne scrivano, non lo è, Brodkey. Anche se i ricordi, la memoria li maneggia con una capacità di ricostruire emozioni e flussi mentali veramente sorprendente.

    La sua però, rispetto al tempo perduto, non è una ricerca. E' un dolorosissimo esorcismo. Il racconto sulla madre è splendido proprio perché è infarcito di una sofferenza asciutta, senza sbavature, che non cerca consolazione per se, nè commozione per il lettore. La figura paterna in un altro racconto, notevole anche quello, ha un'altra tonalità, ma neppure lì ho trovato niente di "proustiano". L'elegia del tempo perduto è quanto di più lontano.

    La qualità migliore della scrittura sta negli aggettivi: si alzano come traccianti coloratissimi, nel panorama volutamente piatto o volutamente frammentato della narrazione; oppure nel buio di senso. Una aggettivazione ricchissima che in certi casi è una mitragliata di aggettivi. E sono aggettivi che per quanto inconsueti e spiazzanti sembrano "naturali",  perfetti. Emozionano e bloccano il pensiero attorno ad un'immagine, una suggestione: un bellissimo effetto. C'è da dire che in certi racconti esagera, con gli spari. Ed in certi altri invece si affaccia anche un po’ di noia, ma in una raccolta così vasta, ci sta.

    Il racconto migliore una volta tanto è il più famoso e si chiama Innocenza. Il titolo calza benissimo nonostante venti pagine e più siano dedicate alla moviola mentale parallela ad un rapporto orale, vissuto come un dono d'amore di un uomo ad una donna, malata della sua straordinaria bellezza. Uno dei racconti sull''amore dei corpi più autentici (e pedagogici) che abbia mai letto. Da corso di (ri)educazione, sessuale e non solo (soprattutto per i maschietti).

    Una gran bella raccolta di racconti insomma. Grazie infinite a chi mi ha consentito di scoprirli.

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    #Gil D. said on Mar 25, 2012 | 8 feedbacks

  • 31 people find this helpful

    RACCONTA UN SACCO DI BUGIE SE VUOI AVERE UNA VITA FELICE

    Ho letto che Brodkey è considerato il Proust americano – poi ho letto che è l’anello mancante tra Proust e David Foster Wallace. Adesso mi aspetto di leggere che lo si ama o lo si odia, tanto per restare nei commenti che non significano nulla, e nien ...(continue)

    Ho letto che Brodkey è considerato il Proust americano – poi ho letto che è l’anello mancante tra Proust e David Foster Wallace. Adesso mi aspetto di leggere che lo si ama o lo si odia, tanto per restare nei commenti che non significano nulla, e niente aggiungono o spiegano.
    Brodkey sceglie un altro titolo bello e perfetto: storie in modo quasi classico, dopo primo amore e altri affanni. Che meraviglia.
    In queste pagine, ci sono bambini che conoscono illuminazioni. Ci sono ragazzini di undici, dodici, tredici anni che cominciano a diventare uomini, alla soglia dell’adolescenza, nel rito di perdita dell’innocenza, nell’età in cui si è con la mente più acuta degli angeli. C’è tanto sesso: oltre il famoso racconto con la lunghissima descrizione di un cunnilingus (Innocenza), che non dura tutto il racconto come qualcuno mitizza, ma fa parte di una lunga scopata piena di tutto, amore incluso, splendido racconto – oltre questo, c’è una masturbazione di gruppo (scout), c’è la scoperta del piacere sessuale col proprio sesso. Ci sono frammenti di luce alla deriva, come ombre di foglie, dettagli della giornata, ugualmente transitori. C’è grande capacità di maneggiare le sensazioni e le emozioni, e il ricordo in modo magistrale. Ci sono persone che hanno la schiena trafitta da un pesante abbozzo d’ali, che si trasformano, crescono, diventano, vivono. Ci sono pochi fatti, poche cose che succedono, e non se ne sente la mancanza: tanto Brodkey racconta la vita, che è quello che conta, chi ha bisogno dei fatti?
    Quando ero piccolo ogni tanto riuscivo a mettere le mani su un barattolo di latte condensato: facevo due buchi, uno per bere, l’altro per fare entrare l’aria – e comunque, dovevo succhiare forte, perché il latte era davvero condensato, difficile da estrarre. Se ero vorace, se mi lasciavo prendere dall’ingordigia, finivo un po’ stomacato dal troppo zucchero, dall’eccesso di sapore forte e intenso. Invece, se ero ragionevole, il piacere era assicurato. Molto spesso leggere questi racconti mi ha riportato a galla questo ricordo.

    Non sono tutti alla stessa altezza, qualcuno fatica ad andare giù: forse perché il protagonista quando diventa adulto fa di professione il regista, e Brodkey dipinge una caricatura del metteur en scene, finta e banale; forse perché in un altro racconto, lo scrittore e professore Hofstedt è davvero antipatico e somiglia troppo a certi personaggi di Philip Roth. Qua e là, mi aspettavo un personaggio esprimersi con una battuta del tipo “Mi fanno male i capelli”, e certo non in memoria di Amelia Rosselli. Però non è successo, è stato piuttosto Brodkey a esprimersi con un “mani da prete azteco” che mi ha lasciato perplesso. In queste zone del libro, Brodkey secca invece di asciugare, recide invece di sciogliere, esaspera invece di ammorbidire, insiste invece di sfumare.

    Ma la sensazione vincente e dominante è quella del piacere, del dolce denso e corposo di un latte condensato. Mi piace il salto rapido di un buon racconto, l'emozione che spesso comincia già nella prima frase...

    PS
    Gordon Lish è stato editor di Brodkey e di Carver: due pesi e due misure, il minimo che si può commentare.

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    orsodimondo said on May 14, 2011 | 3 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (35)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 756 Pages
  • ISBN-10: 8804484934
  • ISBN-13: 9788804484936
  • Publisher: Mondadori (Oscar classici moderni)
  • Publish date: 2000-11-01
  • Also available as: Others
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