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The Stranger's Child

By Alan Hollinghurst

(12)

| Paperback | 9781447209041

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Book Description

This is the UK number one hardback bestseller from the Man Booker Prize-winning author of "The Line of Beauty". It is the "Sunday Times" Novel of the Year. In the late summer of 1913, George Sawle brings his Cambridge friend Cecil Valance, a charisma Continue

This is the UK number one hardback bestseller from the Man Booker Prize-winning author of "The Line of Beauty". It is the "Sunday Times" Novel of the Year. In the late summer of 1913, George Sawle brings his Cambridge friend Cecil Valance, a charismatic young poet, to visit his family home. Filled with intimacies and confusions, the weekend will link the families for ever, having the most lasting impact on George's sixteen-year-old sister Daphne. As the decades pass, Daphne and those around her endure startling changes in fortune and circumstance, reputations rise and fall, secrets are revealed and hidden and the events of that long-ago summer become part of a legendary story, told and interpreted in different ways by successive generations. Powerful, absorbing and richly comic, "The Stranger's Child" is a masterly exploration of English culture, taste and attitudes over a century of change.

11 Reviews

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    Forse ci voleva più pazienza, ma è stata veramente una pena arrivare alla fine. Ad un certo punto ho cominciato a saltare le varie cene, pranzi e buffet con tutti i convenevoli e i discorrere dei protagonisti di noiosisime amenità, per cercare di ten ...(continue)

    Forse ci voleva più pazienza, ma è stata veramente una pena arrivare alla fine. Ad un certo punto ho cominciato a saltare le varie cene, pranzi e buffet con tutti i convenevoli e i discorrere dei protagonisti di noiosisime amenità, per cercare di tenere il filo ed il senso della storia. Fatica inutile, non mi ha dato nulla.

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    AdrianaT. said on Mar 3, 2014 | Add your feedback

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    Things we lost in the fire

    Hollinghurst non è l'unico autore britannico che, negli ultimi tempi, getta uno sguardo nel più o meno recente passato del proprio paese. Uno sguardo che, nel suo caso, è affezionato e corrosivo allo stesso tempo – come lo sono spesso gli affetti più ...(continue)

    Hollinghurst non è l'unico autore britannico che, negli ultimi tempi, getta uno sguardo nel più o meno recente passato del proprio paese. Uno sguardo che, nel suo caso, è affezionato e corrosivo allo stesso tempo – come lo sono spesso gli affetti più sinceri; tiene compresenti tanto un senso di perdita quanto di guadagno, specialmente in retrospettiva, tentando di rimettere mano a certo passato.
    La Storia con la S maiuscola, in tutto questo, compare solo in maniera tangenziale; Hollinghurst stesso ha affermato, in un'intervista, che l'idea originaria alla base di questo lavoro era scrivere un libro sulla Prima Guerra Mondiale che non contenesse la Prima Guerra Mondiale al suo interno. I quasi cento anni attraversati dalla narrazione (divisa in cinque sezioni, ognuna delle quali, in realtà, si concentra su un periodo di tempo relativamente limitato – a volte alcuni mesi, a volte un giorno e una notte: 1913, 1926, 1967, 1979/80, 2008) sono filtrati attraverso le vicende di un ristretto gruppo di figure, personaggi che – vivi o morti – interagiscono in una catena di relazioni a differenti e spesso misteriosi gradi di separazione; alcuni di loro sono di volta in volta spinti nel centro della narrazione, altri si assentano apparentemente molto presto e diventano oggetto di curiosità e ricerca per chi rimane; altri ancora, più modesti, vivono giusto per qualche paragrafo e tornano brevemente a far capolino, anni e anni (pagine e pagine) dopo, magari solo in qualche indizio o in una mezza frase, al punto che si sarebbe quasi portati a non accorgersi di loro. Ed è nell'osservare con attenzione questo gioco di interrelazioni che si possono apprezzare le dinamiche di perdita e di guadagno messe in evidenza dal romanzo; è anche un gioco letterario, dato che Hollinghurst tematizza non solo la curiosità, ma anche la necessità (variamente motivata) di avvicinarsi alla vita di chi produce letteratura, degli autori, insomma – per scoprire di più in merito alla loro identità, a volte per costruirgliene una, tentando di comprovarla. Il poeta in questione è del tutto fittizio, sebbene Lord Cecil Valance dimostri numerosi tratti in comune con i cosiddetti “war poets” – una produzione contenuta, fulminante e di qualità alterna, ad esempio, testimonianza di un'Inghilterra pre-guerra con la quale i suoi lettori successivi hanno un rapporto ben più disilluso; una sessualità trasgressiva e turbolenta (o meglio, un'omo- o secondo alcuni bisessualità; in tal senso, Cecil ricorda da vicino Wilfrid Owen e Sigfried Sassoon); un qual certo inatteso interesse per la nuova guerra e la morte in giovane età nelle trincee.
    Tuttavia, incontriamo Cecil vis à vis soltanto nella prima sezione, ospite del commilitone universitario – oltre che amante – George Sawle, presso la tenuta della famiglia di quest'ultimo, “Two Acres”. Qui il giovane poeta compare come una eclettica e stravagante figura d'intruso da una upper class ancora più benestante e ricca di tradizione – a suo modo, però, alieno anche alle sue stesse origini – che con le sue arie d'istrione erudito e le sue prime poesie fresche di pubblicazione getta scompiglio nella quiete rurale dei Sawles. In questa prima apparizione, Cecil sta già mietendo “vittime”, le più durature delle quali saranno George e sua sorella Daphne; i due diverranno, per un breve periodo, e probabilmente nella reciproca inconsapevolezza, le due punte di un triangolo amoroso. Dalla seconda sezione in poi Valance, morto in guerra, diventa solo un ricordo, o meglio – più ricordi contesi da diversi “interessati” che tentano a loro modo d'incastrarli assieme, tenerli per sé, renderli pubblici. Non è casuale l'ironia che vuole l'ultima testimonianza “fisica” di Cecil, una vanagloriosa statua eretta nella cappella di Corley Court, dimora dei Valance, essere solo una cattiva “ricostruzione” del poeta; George Sawles non vi riconosce neppure le mani dell'uomo che aveva amato fino a qualche anno prima. È già un'istanza di memoria distorta – o di disaccordo sulla memoria. Altrettanto controverso è il lascito poetico di Valance, sempre meno pregnante man mano che si allontana dal contesto storico della sua concezione, fino a diventare una sbiadita pagina di un olimpo letterario che i ginnasiali educati da Peter – nella terza sezione – devono sorbirsi a scuola, assieme a tanti altri nomi usurati – e falsati – da un processo di canonizzazione. Gli stessi contemporanei di Cecil, con gli anni, sembrano sempre più ammettere che il poeta avrà lasciato forse solo “qualche verso memorabile” dietro di sé, e poco più; eppure la sua figura diventa l'oggetto di una contesa fra testimonianze che tentano di “ricostruirlo”, di riavvicinarsi a lui (conteso da diversi amanti tanto in vita quanto in morte) – contesa tuttavia priva di vincitore, perché a quanto pare un vincitore non può esservi. Ogni biografia (o tentativo di) – anche quelle che toccano Valance solo come comprimario – si rivelerà a suo modo fallibile; quella di Sebby Stokes – scritta a breve distanza dalla morte del poeta – perché troppo edulcorata, quella di Daphne perché sentimentale e palesemente romanzata (con buone o malvagie intenzioni, non è dato di capire con esattezza), quella di Dudley Valance (fratello di George) perché distorta dalla sua acrimonia, infine quella di Paul Bradley – scritta ormai a inizio anni '80 – perché fin troppo radicale nel voler portare a galla certi aspetti taciuti del personaggio, eminentemente la sua sessualità, che Paul – anch'egli omosessuale, ma proveniente da un mondo del tutto diverso (e qui Hollinghurst tematizza anche storicamente la liberazione sessuale – con il Leo Abse's Bill del 1967 seminato nel testo come indizio per intenditori – e certo classismo inglese con cui Bradley si ritrova a fare i conti). Nel lavoro di Paul troviamo, apparentemente, per usare le parole del suo amante Peter, un passaggio dalla “era of hearsay” alla “age of documentation” – ma proprio con lui veniamo a conoscenza delle questioni più ardue di questa transizione: anzitutto l'assenza del soggetto che si vuole indagare (essendo Cecil morto da tempo); l'irreperibilità o la manipolazione dei documenti e delle testimonianze; la riluttanza o l'imprecisione dei testimoni nel ricordare, o nel (finger di) non voler ricordare – testimoni svogliati, dimentichi, persino ostili o deliranti, tesi a non farsi strappare frammenti di memoria che potrebbero essere usati contro di loro. È una ricerca che rimane necessariamente inconclusa; non sapremo mai l'identità del vero destinatario di “Two Acres”, le stesure originarie del componimento si perdono nelle mani di sconosciuti del tutto disinteressati, la corsa esasperata dei nostri protagonisti conduce solo ad un mucchio di manoscritti irrimediabilmente bruciati – l'odore di cenere sul quale si conclude, magistralmente, il romanzo. In tutto questo lo stesso lettore si deve fare un po' “filologo”, dato che Hollinghurst dissemina la sua opera di piccoli indizi che emergono quasi casualmente, apprezzabile ironia secondo la quale chi legge – con la dovuta attenzione – saprà sempre leggermente di più rispetto ai protagonisti, anzi, spesso avrà colto di sfuggita qualcosa – un documento, una scena – che i Nostri cercano invano a distanza di anni; ma questo non vuol dire che le domande risulteranno risolte, anzi, il mistero rimane tale e non può che essere così. Malgrado questo, una delle cose più notevoli di The Stranger's Child è proprio la valorizzazione – tematizzata tanto nella narrazione quanto, implicitamente, nel tipo di lettore che un'opera del genere implica – di una curiosità quasi necessaria nei confronti della letteratura; Peter e Paul sono lettori che non si accontentano più di una vulgata, di bugie e falsificazioni sentimentali e digeribili che, nel corso della storia della letteratura, hanno mascherato tanto le ere quanto i nomi, grandi e piccoli. Hanno piuttosto voglia d'interrogare il testo e chi l'ha scritto, risalire alle fonti, ripensare e riscrivere, proporre interpretazioni meno ingessate; e a loro disposizione – come salta anche all'occhio nell'ultima sezione, ambientata nel 2008, quindi temporalmente vicinissima a noi – vi sono mezzi sempre più efficaci. Ma anche il lettore più spregiudicato e meglio equipaggiato deve comunque fare i conti con la propria soggettività, fallibilità, e non da ultimo con l'inafferrabilità di una verità completa e definitiva; le sue letture sono dei tentativi a tastoni che possono sperare, nel migliore dei casi, di fornire visioni credibili e vicine alla verità.

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    Giovanni Bernini. said on Dec 29, 2013 | Add your feedback

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    Che noia...

    Mi sono sforzata di leggerlo tutto perchè pensavo che ci fosse qualcosa di interessante almeno alla fine... Invece niente di niente, solo alberi abbattuti inutilmente. Da evitare,

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    simonasogna said on Mar 14, 2013 | Add your feedback

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    Mollato a pag. 248... Scritto benissimo ma estremamente noioso!

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    Ziggy said on Feb 25, 2013 | Add your feedback

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    Poco queer, tanto British..

    Per tutta la storiella su come ho scoperto Hollinghurst, prego riferirsi alle puntate precedenti. Chè già io rincoglionisco e tendo a ripetermi e poi sono diventata monomaniacale e parlo di me anzichè dei libri che leggo. Uff.

    Anyway. Tutto sto grid ...(continue)

    Per tutta la storiella su come ho scoperto Hollinghurst, prego riferirsi alle puntate precedenti. Chè già io rincoglionisco e tendo a ripetermi e poi sono diventata monomaniacale e parlo di me anzichè dei libri che leggo. Uff.

    Anyway. Tutto sto gridare al capolavoro ma credo sia il meno bello che ha scritto. Mentre negli altri due quella certa cultura queer britannica che stavo iniziando a scoprire era una parte importante del libro, qui viene usata solo come pretesto e, a volte, un po' come macchietta. Molto fastidioso.

    Secondo punto. La storia si snoda in un arco temporale molto lungo. Quindi da una parte ad un'altra del libro, possono passare anni, decenni. E non è che lo capisci subitissimo. E non è che i personaggi siano proprio pochi. Per capirci, ad un certo punto mi sono presa la mia bella bic blu ed ho cominciato ad annotare nomi e parentele a margine. Mai successo neanche con i romanzi russi.
    Bella idea, bello ai fini della trama, ma decisamente un caos per un lettore medio, non che io legga abitualmente topolino - o meglio, non solo.

    Per tirare le somme, molto fumo e poco arrosto. Molta scena, molto manor house vittoriana, molto tea time - no, gin time -, molto antenati eccellenti e baronetti e poi me la faccio con il pretendente di mia madre - per dire - e poco senso del limite.

    Oh, capiamoci, il libro è scritto benissimo ed un bel libro, è solo che le mie aspettative erano davvero alte. O forse troppo Hollinghurst quest'anno, avrei dovuto aspettare un po'.

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    Laura Gotti said on Sep 27, 2012 | 2 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (12)
    • 4 stars
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  • English Books
  • Paperback 576 Pages
  • ISBN-10: 1447209044
  • ISBN-13: 9781447209041
  • Publisher: Pan Macmillan
  • Publish date: 2012-04-12
  • Dimensions: 0 mm x 715 mm x 1,147 mm
  • Also available as: Hardcover , eBook
  • In other languages: other languages Libri Italiani
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