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Streghe

La riscossa delle donne in Italia

Di

Editore: Rizzoli

3.8
(168)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 390 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817024872 | Isbn-13: 9788817024877 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: History , Romance , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    Mi piace molto Lilli Gruber come scrittrice, ne condivido le idee e soprattutto ammiro il suo stile, molto asciutto (quasi secco) ma estremamente puntuale.
    Leggere questo libro è la dimostrazione (ennesima) di quanto sia importante che il femminismo non muoia, specialmente in tempi in cui ci sono ...continua

    Mi piace molto Lilli Gruber come scrittrice, ne condivido le idee e soprattutto ammiro il suo stile, molto asciutto (quasi secco) ma estremamente puntuale. Leggere questo libro è la dimostrazione (ennesima) di quanto sia importante che il femminismo non muoia, specialmente in tempi in cui ci sono ragazze che pubblicano selfie con la scritta "I don't need feminism". Oh, ne abbiamo bisogno invece, eccome! In particolare qui in Italia, dove nascere donna spesso è ancora, purtroppo, una faticaccia. Lilli Gruber ha saputo affrontare un tema complesso e delicato da tanti punti di vista diversi, proponendone tante sfumature: dalla prostituzione al calvario dell'IVG, dal mondo transessuale al management femminile, ecc... C'è anche spazio per qualche sorriso, o almeno io ho sorriso pensando alla compassata Lilli mentre entra da Ann Summers in Oxford Street a Londra o guarda un porno per donne.

    ha scritto il 

  • 3

    Streghe

    Lilli Gruber racconta l'europa vista con gli occhi delle donne. Cosa fanno le donne per noi e cosa noi facciamo per le donne. Interviste a donne famose, che ce l'hanno fatta, donne che hanno combattuto e che ancora risiedono in "trincea". Un documento importante che sarebbe bello poter consultare ...continua

    Lilli Gruber racconta l'europa vista con gli occhi delle donne. Cosa fanno le donne per noi e cosa noi facciamo per le donne. Interviste a donne famose, che ce l'hanno fatta, donne che hanno combattuto e che ancora risiedono in "trincea". Un documento importante che sarebbe bello poter consultare tra molti anni, diciamo una decina, per poter fare altre considerazioni sul ruolo delle donne. Cambierà? Sarà servito a chi risiede nelle "stanze dei bottoni" aver letto questo libro? Lo avranno letto? Io spero di si.

    ha scritto il 

  • 3

    Not so bad

    Il libro non è male anzi in diversi punti offre spunti e dati interessanti sulla condizione femminile in Italia e all'estero. Alcune interviste sono davvero interessanti mentre altre sono meno approfondite.

    ha scritto il 

  • 2

    premetto che io leggo prevalentemente romanzi e questo è un saggio; nonostante ciò mi è rientrato nell'occhio e da ignorante in materia di saggistica, e se volete anche di attualità, in quanto donna mi sento comunque di dire la mia.
    - quando racconta il brillare negli occhi, l'aspetto e l'abbigli ...continua

    premetto che io leggo prevalentemente romanzi e questo è un saggio; nonostante ciò mi è rientrato nell'occhio e da ignorante in materia di saggistica, e se volete anche di attualità, in quanto donna mi sento comunque di dire la mia. - quando racconta il brillare negli occhi, l'aspetto e l'abbigliamento dei suoi interlocutori mi ricorda più una giornalista di cronaca rosa (sono più o meno le stesse cose che trovo su vanity fair dal parrucchiere) che non la scrittrice di un libro 'polemico' che vorrebbe invitare le italiane a togliersi il grembiule e mettere la cravatta; - alla fine mi sembra che quel che scrive, per quanto sconvolgente come ogni volta che si sante dire, non disti molto da quel che è stato detto e ridetto finora: vuol essere la stessa solfa di sempre o una botta rivoluzionaria? quando l'ho scelto pensavo la seconda... - nell'intervista a ruini vedo una giornalista che spaurisce davanti alla chiesa, che pone le domande col dovuto rispetto -bene-, ma sbaglia nel non indagare fino ad ottenere le risposte che vorrebbe: per il rapporto che ho con l'istituzione ecclesiastica mi sento di dire che come è dovere dei sacerdoti delle piccole parrocchie rispondere alle domande e i dubbi del 'gregge', a maggior ragione è suo dovere in quanto cardinale, sia per la richiesta di una pecorella smarrita o per pubblicare il suo pensiero su un libro al di fuori delle edizione paoline; - non penso che una donna che vuol godersi la famiglia, non perchè costretta da idee misogine ma perchè dotata di utero e quindi desiderosa da quando nasce di essere madre, voglia poi abbandonare i figli al primo asilo di passaggio per goderseli solo nel fine-settimana. ben venga la carriera (e lo dice una che si è appena laureata in medicina non in commessologia, quindi spera di farne, ecco!) ma purtroppo tutti gli estrogeni che abbiamo in corpo tirano da un'altra parte, c'è poco da fare. credo che per una donna conciliare il desiderio di avanguardia e le aspirazioni per la sua vita lavorativa con la vocazione alla maternità sia una lotta che va ben oltre le proposte politiche, le quote rosa e gli asili a disposizione. tutto questo deve esserci per permetterne l'utilizzo a coloro che ne avrebbero la necessità, ma non per tutte questo è il modo giusto per tenere una famiglia. non so quanto possano essere oggettive su questo argomento tante delle donna intervistate e spesso passate come modelli per tutte le connazionali, donne che non conoscono cosa sia una famiglia, che hanno Scelto di non averne una: se si dà per fallito chi sta a casa a cambiare pannolini e lavare i piatti allora va dato per tale anche chi punta la sua vita sul lavoro e tralascia tutto il resto... ma forse questo secondo modello è il perno su cui si basa la vita della Gruber stessa quindi è difficile vederla diversamente...; - alla lunga sono sempre le stesse tre domande in croce quindi, seppur poste a personaggi particolari con storie accattivanti, le risposte si accavallano e nel complesso a me è risultato un po' noioso; - morale: il giornalista che si espone rischia troppo, che parli di mafia o di femminismo, pensavo che una come la Gruber potesse permettersi il salto nel turbine delle opinioni con più decisione e audacia ma forse, nonostante l'ostentato interesse, l'argomento non è sufficientemente importante per giocarsi il ruolo e la fama... o forse, proprio per la forte necessità di continuare ad essere la donna attiva che è tutt'oggi (seppur a discapito di tanti altri aspetti della vita), per un voto al femminismo predicato 40 anni fa, di uscire dai ranghi -e quindi dalla corsa al potere- proprio non può permetterselo...

    ha scritto il 

  • 2

    L'idea è interessante,lo sviluppo meno. Ho trovato la Gruber spocchiosa. del libro salvo l'idea che il femminisimo sia morto a causa della mancanza di comunicazione con l'altra metà del cielo.

    ha scritto il 

  • 0

    Bel libro, completo. Purtroppo la Gruber parla di cose sulle quali non ha competenza per esprimersi, non avendo figli e non sapendo com'è vivere in prima persona la situazione di moglie+mamma+lavoratrice. Però è istruttivo, ti dà qualcosa in termini di opinioni e dati concreti.

    ha scritto il 

  • 5

    non ci posso far niente, questo voto non può che essere positivo! a me la gruber piace troppo!un saggio interessante, ben fatto, molto approfondito, ben scritto e, nonostante sia un saggio, mai pesante. C:

    ha scritto il