Stupeur et tremblements - Édition anniversaire

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Editeur: Le Livre de Poche

3.9
(3663)

Language: Français | Number of pages: 186 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Chi traditional , Portuguese , Italian , German , Spanish , Latvian , Dutch , Catalan , Polish

Isbn-10: 2253161934 | Isbn-13: 9782253161936 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback , Hardcover , Others , Audio CD

Category: Biography , Fiction & Literature , Humor

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Description du livre
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  • 3

    L'onore consiste il più delle volte nell'essere idioti. Non è meglio comportarsi da imbecilli che disonorarsi? Ancora oggi arrossisco all'idea di aver preferito l'intelligenza alla decenza.

    Racconto autobiografico, nel quale Amélie Nothomb racconta un anno della sua avventura lavorativa presso la grande multinazionale Yumimoto. L’esperienza non è delle migliori, un po’ per gli usi e le a ...continuer

    Racconto autobiografico, nel quale Amélie Nothomb racconta un anno della sua avventura lavorativa presso la grande multinazionale Yumimoto. L’esperienza non è delle migliori, un po’ per gli usi e le abitudini giapponesi, un po’ perché tutto il mondo è paese e i colleghi infimi evidentemente non mancano neanche lì.
    La parte più interessante della storia è il racconto di quali possono essere le aspettative di una donna giapponese, sottomessa a rigidi pregiudizi e ridicole credenze: “Se a venticinque anni non sei ancora sposata, hai di che vergognarti”, “se ridi, non sei fine”, “se il tuo viso esprime un sentimento, sei volgare”, “se menzioni l’esistenza di un pelo sul tuo corpo, sei immonda”, “se un ragazzo ti bacia sulla guancia in pubblico, sei una puttana”, “se mangi con piacere, sei una scrofa”, “se provi piacere a dormire, sei una vacca”.
    L’umorismo cinico della scrittrice mi piace, mi diverte ma offre anche interessanti spunti di riflessione. La Nothomb è sicuramente una delle scrittrici moderne più geniale, capace di dar vita ad una storia con una trama “povera”, ambientata solo all’interno della multinazionale e pochissimi personaggi.

    dit le 

  • 2

    Mi spiace rovinare la media piuttosto alta di questo racconto autobiografico... l'ho trovato banale, cerca di essere divertente ma non lo è affatto. L'ho finito solo perchè cerco di finire tutto quell ...continuer

    Mi spiace rovinare la media piuttosto alta di questo racconto autobiografico... l'ho trovato banale, cerca di essere divertente ma non lo è affatto. L'ho finito solo perchè cerco di finire tutto quello che comincio, e questo tra l'altro è veramente breve. Proverò un altro libro della Nothomb, ma non scommetterei su un cambio di opinione.

    dit le 

  • 3

    Il mio primo libro di questa autrice che, chissà perché, ho sempre guardato con diffidenza. Di Amelie Nothomb non sapevo nulla e leggendo questo racconto autobiografico ho scoperto le sue radici giapp ...continuer

    Il mio primo libro di questa autrice che, chissà perché, ho sempre guardato con diffidenza. Di Amelie Nothomb non sapevo nulla e leggendo questo racconto autobiografico ho scoperto le sue radici giapponesi che non hanno a che fare con il suo luogo di origine ma sembrano affondare là dove ha lasciato il suo cuore. L' autrice offre qui una visione lucida e disincantata della società giapponese attraverso la sua esperienza lavorativa lunga un anno in un' azienda giapponese.

    dit le 

  • 3

    niente male!

    Soggetto originale, interessante per chi ha avuto a che fare con giappone e giapponesi, divertente, appassionato ed ironico! Bella sorpresa

    dit le 

  • 4

    Vi interessa il Giappone? Leggetelo.
    Odiate il Giappone? Leggetelo.
    Non ve ne frega niente del Giappone? Leggetelo.
    Siete giapponesi? Leggetelo.
    Lo volete leggere?Leggetelo.
    Non lo volete leggere? Leg ...continuer

    Vi interessa il Giappone? Leggetelo.
    Odiate il Giappone? Leggetelo.
    Non ve ne frega niente del Giappone? Leggetelo.
    Siete giapponesi? Leggetelo.
    Lo volete leggere?Leggetelo.
    Non lo volete leggere? Leggetelo.
    Non sapete leggere?... ecco, questo in effetti è un problema...

    dit le 

  • 5

    Molto piacevole.
    Imperdibile il passaggio centrale sull'educazione delle "brave" giapponesi e le riflessioni che ne scaturiscono (scritte o indotte nella mente del lettore).
    Da leggere ...continuer

    Molto piacevole.
    Imperdibile il passaggio centrale sull'educazione delle "brave" giapponesi e le riflessioni che ne scaturiscono (scritte o indotte nella mente del lettore).
    Da leggere

    dit le 

  • 5

    Agghiacciante e terribile.
    Sicuramente Amelie non era... come dire... tagliata per il lavoro...
    Ma subire una cosa così e non scoppiare...
    Ci vuole davvero un carattere unico per sopportare con tale p ...continuer

    Agghiacciante e terribile.
    Sicuramente Amelie non era... come dire... tagliata per il lavoro...
    Ma subire una cosa così e non scoppiare...
    Ci vuole davvero un carattere unico per sopportare con tale paziente ironia!

    dit le 

  • 3

    Il sublime maggese di Amèlie

    "Ogni esistenza vive, un giorno, quel trauma primordiale che divide la sua vita in un prima e in un dopo e il cui ricordo anche furtivo basta a creare un terrore irrazionale, inumano e inguaribile".

    L ...continuer

    "Ogni esistenza vive, un giorno, quel trauma primordiale che divide la sua vita in un prima e in un dopo e il cui ricordo anche furtivo basta a creare un terrore irrazionale, inumano e inguaribile".

    La giovane occidentale Amèlie, neoassunta in una multinazionale giapponese, percepisce rapidamente l'ambiente lavorativo come luogo ostile ed aberrante. Rimproverata per quisquilie dai superiori che berciano senza discrezione lungo i corridoi e castrata nelle sue possibilità professionali è costretta ad assumere mansioni sempre più degradanti e per nulla attinenti con la ragioneria, ma lei è una tipa tosta e stringe i denti piuttosto che affrontare con disonore il precoce licenziamento.

    “dal fondo della mia inimmaginabile assenza di ambizione non intravedo destino più felice che restare seduta al mio tavolo a contemplare l’alternarsi delle stagioni sul viso della mia superiore. Servire il tè e il caffè, lanciarmi regolarmente dalla finestra e non usare la calcolatrice erano attività che colmavano il mio bisogno più che fragile di trovare un posto nella società.”

    Il romanzo si fa interessante quando la scrittrice esplicita con prosa scorrevole le aspettative di una donna giapponese tristemente minate già in tenera età da una sequela di dettami cospiratori che nel testo godono di ulteriore approfondimento: “Se a venticinque anni non sei ancora sposata, hai di che vergognarti”, “se ridi, non sei fine”, “se il tuo viso esprime un sentimento, sei volgare”, “se menzioni l’esistenza di un pelo sul tuo corpo, sei immonda”, “se un ragazzo ti bacia sulla guancia in pubblico, sei una puttana”, “se mangi con piacere, sei una scrofa”, “se provi piacere a dormire, sei una vacca”.
    Precetti del genere sarebbero ridicoli se non ti si conficcassero dentro. Perché, in fin dei conti, ciò che si trasmette alla Giapponese attraverso questi dogmi insensati è che non bisogna sperare in niente di bello”

    dit le 

  • 4

    Se bisogna ammirare la donna giapponese è perché non si suicida

    Amélie Nothomb, seguendo il padre ambasciatore, ha viaggiato il mondo fin da piccola. Belga, nata a Kobe, ha vissuto in Giappone, in Cina e in Bangladesh e ha frequentato scuole negli Stati Uniti e in ...continuer

    Amélie Nothomb, seguendo il padre ambasciatore, ha viaggiato il mondo fin da piccola. Belga, nata a Kobe, ha vissuto in Giappone, in Cina e in Bangladesh e ha frequentato scuole negli Stati Uniti e in Europa.

    In questo libro ci racconta un anno della sua esperienza lavorativa presso la grande multinazionale Yumimoto. Per lei riuscire a lavorare per una società giapponese è un sogno, perché immagina di portare il suo contributo a persone motivate, brillanti e capaci. Le cose vanno però un pochino diversamente, perché la sua mancanza di conoscenza degli usi della cultura orientale e delle rigidissime abitudini giapponesi le causano qualche problema. Si attira infatti l'antipatia del suo capo diretto e subisce, da quel momento, ogni sorta di umiliazione. Il suo lavoro passa rapidamente da interprete a ragioniera, ad addetta alle fotocopie, a postina, a portatrice di caffè, a esperta di ochakumi (la cerimonia del tè), ad aggiornatrice di calendari e per finire addetta ai gabinetti.

    “Ricapitoliamo. Da piccola volevo diventare Dio. Molto presto compresi che era chiedere troppo e versai un po’ di acqua benedetta nel mio vino da messa: sarei stata Gesù.Presi rapidamente coscienza del mio eccesso di ambizione e accettai di fare la martire, una volta diventata grande. Adulta, mi decisi a essere meno megalomane e a lavorare come interprete in un’azienda giapponese. Sfortunatamente, era troppo per me e dovetti scendere di un gradino per diventare ragioniera. Ma non c’erano stati freni alla mia folgorante caduta sociale. Mi venne dunque assegnato il posto di nulla facente. Purtroppo – avrei dovuto sospettarlo – era ancora troppo per me. Ottenni così l’incarico estremo: guardiano dei cessi.”

    Ma lei non demorde. Licenziarsi significherebbe un disonore, in una società giapponese. E allora impara a vivere ciò che le accade con ironia, accettando di buon grado tutte le situazioni irreali senza mai arrendersi.

    “Com'era bello vivere senza orgoglio e senza intelligenza. Mi ibernavo”.

    Il libro ci consente di capire meglio la cultura giapponese, così lontana dalla nostra sia in termini lavorativi che di vita e di aspettative. Un paese dove la competizione raggiunge livelli impensabili per noi occidentali. Una società in cui speranze, emozioni e desideri non sono espressi, devono essere tacitati.

    Meravigliosa la parte dove la Nothomb ci racconta quali possono essere le aspettative di una donna giapponese. E' un po' lunga, ma credo sia veramente interessante così com'è, non saprei proprio cosa tagliare:

    "Non che la Giapponese sia una vittima, tutt’altro. Tra le donne del pianeta non è certo la più sfavorita dalla sorte. No, se bisogna ammirare la Giapponese (e bisogna farlo) è perché non si suicida. La cospirazione contro il suo ideale comincia in tenerissima età.

    Le ingessano il cervello: 'Se a venticinque anni non sei ancora sposata, hai di che vergognarti', 'se ridi, non sei fine', 'se il tuo viso esprime un sentimento, sei volgare', 'se menzioni l’esistenza di un pelo sul tuo corpo, sei immonda', 'se un ragazzo ti bacia sulla guancia in pubblico, sei una puttana', 'se mangi con piacere, sei una scrofa', 'se provi piacere a dormire, sei una vacca'. Precetti del genere sarebbero ridicoli se non ti si conficcassero dentro.

    Perché, in fin dei conti, ciò che si trasmette alla Giapponese attraverso questi dogmi insensati è che non bisogna sperare in niente di bello. Non sperare di godere, perché il piacere ti annienterà. Non sperare di innamorarti, perché non vali abbastanza: quelli che ti ameranno lo faranno per i tuoi miraggi, mai per la tua verità. Non sperare che la vita ti porti qualcosa, perché ogni anno che passa ti leverà qualcosa. Non sperare in una cosa semplice come la tranquillità, perché non hai nessuna ragione per startene in pace. Spera di lavorare.Visto il tuo sesso avrai poche possibilità di arrivare in alto, ma spera di servire la tua azienda. Lavorare ti farà guadagnare dei soldi dai quali non trarrai nessuna gioia, ma da cui potrai eventualmente trarre dei vantaggi, per esempio in caso di matrimonio – perché non sarai tanto stupida da supporre che qualcuno possa volerti per il tuo valore intrinseco.

    Non è possibile enumerare tutti i tuoi doveri, perché non esiste attimo della tua vita che non sia dominato da uno di essi. Anche quando sarai chiusa in un bagno per dare umile sollievo alla tua vescica, avrai il dovere di vegliare perché nessuno possa sentire il canto del tuo ruscello: dovrai quindi tirare la catena in continuazione.

    Hai fame? Mangia appena, perché devi restare magra, non per il piacere di vedere la gente girarsi per strada al tuo passaggio (non lo farà nessuno), ma perché è vergognoso avere qualche rotondità.

    Hai il dovere di essere bella. Se ci riesci, la tua bellezza non ti darà voluttà alcuna. Gli unici complimenti che eventualmente riceverai proverranno da occidentali, e sappiamo bene quanto siano privi di gusto. Se ti ammiri allo specchio, fallo per paura e non per piacere: perché la tua bellezza ti porterà solo il terrore di perderla. Se sei una bella ragazza, non varrai granché; se non sei una bella ragazza, varrai meno di niente.

    Hai il dovere di sposarti, preferibilmente prima dei venticinque anni che saranno la tua data di scadenza. Tuo marito non ti darà l’amore, a meno che non sia matto, e non c’è felicità nell’essere amata da un matto. In ogni caso, che ti ami o meno, non lo vedrai mai. Alle due del mattino un uomo esausto e spesso ubriaco tornerà da te e sprofonderà nel letto coniugale dal quale si alzerà alle sei senza averti detto una parola.

    Hai il dovere di avere dei bambini che tratterai come divinità fino a tre anni, età in cui, d’un colpo, li caccerai dal paradiso per arruolarli al servizio militare, che durerà dai tre ai diciott’anni e poi dai venticinque fino alla morte.

    Trovi orribile tutto questo? Non sei la prima a pensarlo. Le tue simili lo pensano dal 1960. Come vedi, non è servito a niente. Molte di loro si sono ribellate e anche tu forse ti ribellerai nel solo periodo libero della tua vita, tra i diciotto e i venticinque anni. Ma a venticinque anni ti accorgerai all’improvviso di non essere sposata e proverai vergogna. Abbandonerai l’abbigliamento eccentrico per un tailleur sobrio, calze bianche e scarpe ridicole, sottoporrai la tua splendida capigliatura liscia a una messa in piega desolante e ti sentirai sollevata se qualcuno – marito o datore di lavoro – ti vorrà.

    Nel caso molto improbabile che tu faccia un matrimonio d’amore, sarai ancora più infelice perché vedrai tuo marito soffrire. Meglio non amarlo: così riuscirai a rimanere indifferente di fronte al naufragio dei suoi ideali, visto che lui, tuo marito, ne ha ancora. Gli hanno fatto sperare, per esempio, nell’amore di una donna. Si accorgerà presto invece che tu non lo ami. Come potresti amare qualcuno con quell’ingessatura che paralizza il cuore? Ti hanno imposto troppi calcoli perché tu possa amare. Se ami qualcuno è perché non ti hanno educata bene. I primi giorni di nozze, simulerai ogni genere di cose. Bisogna riconoscere che nessuna donna ha il tuo talento per la simulazione.

    E se in via del tutto eccezionale il tuo destino sfuggirà a una di queste regole, soprattutto non dedurne che hai trionfato: puoi dedurne casomai che ti sbagli. Non gioire dell’istante: lascia questo errore di calcolo agli occidentali. L’istante non è niente, la tua vita non è niente. Nessun tempo al di sotto dei diecimila anni conta qualcosa.

    Se può consolarti, nessuno ti considera meno intelligente di un uomo. Sei brillante, la cosa è sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che ti trattano tanto bassamente. A pensarci bene, però, è davvero una consolazione? Almeno, se ti ritenessero inferiore, il tuo inferno avrebbe una spiegazione, e potresti uscirne dimostrando, in conformità con i precetti della logica, l’eccellenza del tuo cervello. E invece no: ti sanno uguale, se non superiore. E dunque la tua geenna è assurda, il che vuol dire che non esiste via di fuga.

    Invece ce n’è una. Hai il diritto di suicidarti. In Giappone è un atto molto onorevole. Non pensare però che l’aldilà sia uno di quei paradisi giocondi descritti da quei simpaticoni degli occidentali. Dall’altra parte non c’è niente di straordinario. In compenso, pensa alla cosa più importante: la tua reputazione postuma. Se ti suicidi, sarà splendente e sarà l’orgoglio dei tuoi parenti. Avrai un posto di riguardo nella tomba di famiglia: è la speranza più grande che un essere umano possa nutrire.

    Certo, puoi anche non suicidarti. Ma allora, prima o poi, non reggerai e in un modo o nell’altro cadrai nel disonore: ti troverai un’amante, o ti metterai a mangiare, o diventerai pigra – tutto può accadere. La voluttà si deve evitare perché favorisce la traspirazione. Non c’è niente di più vergognoso del sudore. Se mangi a quattro palmenti un bel piatto di fettuccine, se ti abbandoni alla rabbia del sesso, se passi l’inverno a dormicchiare vicino al camino, suderai. E nessuno avrà più dubbi sulla tua volgarità.

    Tra il suicidio e la traspirazione non esitare. Versare il proprio sangue è ammirevole quanto è immondo versare il proprio sudore. Se ti dai la morte, non suderai mai più e la tua angoscia sarà finita per sempre."

    Un libro breve, ma molto molto interessante. Complimenti alla Nothomb: col mio carattere nei suoi panni non avrei retto 5 minuti...

    dit le 

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