Submundo

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Publisher: Circe

4.2
(2043)

Language: Español | Number of Pages: 712 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Italian , German , Swedish , French , Dutch , Chi simplified

Isbn-10: 847765185X | Isbn-13: 9788477651857 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 3

    Non è semplicissimo commentare questo romanzo.

    C'è tanta "roba", qui dentro: tanti personaggi, tante situazioni, vicende, paesaggi, riflessioni.
    E' poco la fuffa in queste 886 pagine, è un romanzo ric ...continue

    Non è semplicissimo commentare questo romanzo.

    C'è tanta "roba", qui dentro: tanti personaggi, tante situazioni, vicende, paesaggi, riflessioni.
    E' poco la fuffa in queste 886 pagine, è un romanzo ricco e denso, densissimo.
    E scritto molto bene, e questo è evidente fin dallo splendido prologo, l'eccezionale racconto (dagli spalti) della partita tra i Dodgers e i Giants che dà il via agli eventi narrati.
    E' un romanzo sull'America, sulla spazzatura, sulla morte, le sconfitte, la memoria, le paure della guerra nucleare e altro ancora.

    Non mi scandalizzo a vedere che c'è chi lo definisce un capolavoro, non è un termine inadeguato, ci sta.

    Perché solo tre stelle, allora?
    Perché alla fine della lettura, mi chiedo: di tutto questo, cosa mi è rimasto?
    L'ho finito di leggere oggi, è già ora sono poche le scene che ricordo senza dovermi sforzare. E non è solo questo.... è un po' come sentire parlare un tizio, che parla tanto e parla bene, ma non dice nulla. E' solo una mia sensazione: magari sono che io non ho "ascoltato" bene.
    E non è nemmeno giusto dire che non mi ha lasciato nulla, perché in realtà un impatto l'ha avuto. Ma ho l'impressione che sarebbe stato molto meglio se l'autore si fosse focalizzato su un minor numero di personaggi, storie e "temi".
    A parte questo, il personaggio principale è anche il meno interessante, la penultima parte è davvero noiosa (non per la scrittura, ma per una conseguenza della struttura temporale del romanzo), e poi c'è la questione della pallina.
    In quasi tutti i commenti, recensioni e descrizioni della trama, la pallina del fuoricampo della partita tra i Dodgers e i Giants, sembra essere il fulcro della storia, da un certo punto di vista la vera "protagonista" del romanzo. In realtà, ha un ruolo marginale. La stragrandissima maggioranza del libro non ha assolutamente nulla a che vedere con 'sta pallina, e ai pochi personaggi che l'hanno posseduta e a chi interessa DAVVERO (e Nick Shay non è tra questi) viene dato poco spazio, decisamente meno rispetto ad altri personaggi che 'sta pallina o non hanno avuto niente a che fare o addirittura manco sanno che esista. E' semplicemente uno dei fili conduttori del romanzo, ed oltretutto uno dei meno importanti.
    Questo naturalmente non è un difetto, ma mi lascia perplesso che tutto il resto del mondo quando parli di "Underworld" veda la pallina come elemento centrale del tutto. Forse mi è sfuggito qualcosa....

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  • 4

    Epilogo da 4 stelle

    È l'epilogo che mi ha convinto a dare 4 stelle a questo libro invece di 3. Perché arrivare fino in fondo è stato faticoso ma ne è valsa la pena. Ogni volta che leggo gli americani, l'impressione è sem ...continue

    È l'epilogo che mi ha convinto a dare 4 stelle a questo libro invece di 3. Perché arrivare fino in fondo è stato faticoso ma ne è valsa la pena. Ogni volta che leggo gli americani, l'impressione è sempre quella: perché si affannano per parlare di niente? Ma presto realizzo che non è così. Quando arrivi a pagina 880 con le lacrime agli occhi è perché capisci una cosa: quel niente è semplicemente la realtà, che non è un racconto con un inizio, uno sviluppo e una conclusione coerente. Il senso della storia, così come della vita, non è fatto di bellezza, ma di imperfezione.

    said on 

  • 3

    Quasi novecento pagine per concludere con una sola parole, due sillabe, che dà il senso a tutto il resto: ne vale la pena ?
    L'Autore prova ad aiutare il lettore nel lungo percorso di lettura: spezzett ...continue

    Quasi novecento pagine per concludere con una sola parole, due sillabe, che dà il senso a tutto il resto: ne vale la pena ?
    L'Autore prova ad aiutare il lettore nel lungo percorso di lettura: spezzetta il tomo in tanti piccoli episodi, e di ognuno ne fa un racconto. Così quando il lettore si approccia alla lettura comincia sempre una avventura nuova con personaggi nuovi ed ogni nuova lettura è un nuovo piccolo racconto.
    (Somiglia un po' a quei piloti della formula 1 di una volta che riuscivano a spezzettare la curva in tanti piccoli segmenti, e con una guida un po' sgraziata disegnavano un arco perfetto).
    La scrittura di De Lillo è rotonda, accattivante, qualcuno direbbe ruffiana, comunque piace e si fa piacere. Non è roba da poco conto o da sottovalutare perchè quando devi seguire a lungo la stessa penna il rischio di rigetto o di rifiuto è sempre dietro l'angolo, in te lettore.
    La narrazione attraversa tutto uno specchio storico che parte dal primo dopoguerra e prosegue per oltre un lustro successivo: a salti, a canguro, senza neppure una regola apparente se non quella di ricominciare quasi sempre daccapo (sembra di rivedere il calvino e il suo lettore: se ci pensate bene entrambi sono un omaggio alla letteratura).
    Attraversa anche tutta una serie di personaggi del momento e ne rende onore: dai Kennedy a Frank Sinatra, passando per Lenny Bruce e i Rolling Stones De Lillo passeggia in mezzo ai mostri sacri della Storia Americana. Eppure nessuno di questi riesce minimamente ad oscurare la maestosità dei protagonisti scolpiti e modellati con cura dall'Autore: a partire da Cotter, e di seguito Manx, Klara, Nick, Bronzini giganteggiano tutti e si fanno beffe delle stelle (a strisce) idoli americani. Sono giganti e sono perdenti, anche quando vincono, e il loro successo non sta nei soldi o nel potere, ma nella consapevolezza e nell'accettazione della propria sconfitta. E' così che Nick e tutti i volti che si susseguono riescono a sopravvivere, e qualche volta anche a vivere.
    Piccoli uomini, piccole donne, piccole grande storie: sono americane, ma se permettete sono americani un po' “denoantri”, assomigliano agli italiani nostri, e infatti l'italiano casareccio e goliardico spunta qui e là tra le parole dei protagonisti: un intercalare fatto di esclamazioni e invettive che ci riporta spesso a casa nostra. E l'America di De Lillo si tinge un po' di tricolore.

    said on 

  • 2

    Pezzi di vetro

    Questo mio sentimento di disagio in cui mi hanno serrato le pagine di Underworld nasce forse dal malanimo che mi assale quando mi trovo inaspettatamente in luoghi troppo affollati e, come in una metro ...continue

    Questo mio sentimento di disagio in cui mi hanno serrato le pagine di Underworld nasce forse dal malanimo che mi assale quando mi trovo inaspettatamente in luoghi troppo affollati e, come in una metropolitana costipata di corpi nell’ora di punta, in questa narrazione dell’America compaiono e spingono troppi personaggi, troppi dialoghi stretti, sincopati e pur se tracciati con una scrittura ispida e brillante disegnano microstorie su multiformi e aguzze schegge di vetro che probabilmente, per chi riesce ad arrivare alla fine di questo libro tozzo come un panino troppo rimpinzato, si ricomporranno in un quadro caleidoscopico e suggestivo, ma io non ce l’ho fatta, sono sceso alla seconda fermata e risalendo sul piano stradale anche se c’era un’aria bassa e l’asfalto viscido, ho respirato non dico come in alta quota, ma almeno come salendo fino a Superga.
    Purtroppo sono un provinciale e degli States preferisco le storie di J. Fante.

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  • 1

    L'autore di Underworld non vale il braccio di Paul Auster, il gomito di Philip Roth, il mignolo di Cormac McCarthy. Questo libro mi è parso totalmente superfluo.

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  • 3

    Una fetta di Red Velvet, grazie

    Commento in fase di lettura:
    Sto arrancando. Parecchio. E' come quando, nel mio unico (per ora) viaggio in America, entrai in una pasticceria meravigliosa. C'era questa Red Velvet stupenda, enorme, ...continue

    Commento in fase di lettura:
    Sto arrancando. Parecchio. E' come quando, nel mio unico (per ora) viaggio in America, entrai in una pasticceria meravigliosa. C'era questa Red Velvet stupenda, enorme, di un rosso lucente che rasentava il peccaminoso (come se un dolce, di per sé, non lo sia già). Insomma, più la guardavi e più ti immaginavi le sensazioni che avresti provato nel mangiarne una fetta. Cosa fai? Non ne ordini una porzione? Chiaro che sì. Ecco che la cameriera mi porge un piattino con una fettazza di torta che per smaltirla avrei dovuto fare almeno 24 ore di fila in palestra (e avevo detto piccola), ma chissene, è talmente bella che sarà come sentirsi in paradiso al primo morso. Invece...era talmente dolce, talmente pastosa, talmente zuccherosa che, mandato giù a sforzi il primo boccone, la lasciai lì, visibilmente delusa.
    Ecco, "Underworld" sta rappresentando, per me, quella Red Velvet.
    Lo guardi, un bel librone tozzo come piace a me, ne leggi la trama e pensi "che figata!", leggi il prologo e continui a pensare che sia una figata, poi ti addentri (lo morsichi) e capisci che è troppo.
    Solo che non ho intenzione di fare con Underworld quello che ho fatto con la torta, anche solo per sapere cosa combina quel disgraziato di Manx Martin o per vedere come va a finire con Suor Edgar. Tra l'altro, sarà mica una coincidenza il fatto che mia madre abbia deciso, dopo anni, di andare a fare un giro in discarica, per portare il vecchio pc e il vecchio modem, proprio ora? Avevo l'immondizia proprio sotto gli occhi e non ho potuto fare a meno di pensare a DeLillo.
    Se un libro riesce a farmi pensare a lui anche nelle vicende quotidiane, vuol dire che un pochino ha già lasciato il segno. Continuo, glielo devo!

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  • 5

    Blog Stories Review: http://storiesbooksandmovies.blogspot.it/2015/10/underworld-don-delillo.html

    La palla era color seppia intenso, impastata di terra, erba e generazioni di sudore - era vecchia, sba ...continue

    Blog Stories Review: http://storiesbooksandmovies.blogspot.it/2015/10/underworld-don-delillo.html

    La palla era color seppia intenso, impastata di terra, erba e generazioni di sudore - era vecchia, sbattuta, pesta, intrisa di tabacco e macchiata dal tempo e dalle vite che aveva alle spalle, chiazzata dalle intemperie e personalizzata come una casa in riva al mare.

    Volete sapere di cosa parlare Underworld? Domanda interessante: onestamente non lo so nemmeno io. Non l'ho capito fino a quando ho sfogliato le pagine conclusive e neppure ora tutto appare ben chiaro e comprensibile. Bene, penserete che ho odiato questa lettura, che l'ho detestata con tutto il cuore. Ora vi stupirò. Nonostante quanto vi ho riferito in precedenza, ho adorato Don DeLillo e il suo romanzo pubblicato nell'ormai lontanissimo 1997.

    Quando mi avventurai in libreria ed acquistai questo libro, non avevo la più pallida idea di cosa mi aspettasse. Sapevo che la storia aveva a che fare con una pallina da baseball, un oggetto che 'narra' decenni di storia americana e decine di vite umane. Idea geniale ed insolita, non credete? Tuffarsi tra le pagine di Underworld diventò una necessità. La lettrice che è in me - ultimamente troppo abituata a semplicità e relax - subito si scontrò con una strana struttura narrativa: il libro è suddiviso in diversi capitoli che ripercorrono la storia degli Stati Uniti dal secondo Dopoguerra all'inizio degli Novanta. Ogni anno, periodo diventa un tassello di un puzzle che non rispetta un preciso ordine cronologico.

    Non è un libro da affrontare con leggerezza. Non si tratta della sua lunghezza ma del suo stile: complesso, avvolgente e dai mille ritmi. DeLillo intreccia pensieri, emozioni, paure e fissazioni del popolo a stelle e strisce con una bravura mostruosa. Impossibile rimanere indifferenti. Una lettura che non lascia spazio ad esitazioni e che pretende esclusiva attenzione. Inutile soffermarsi a riflettere sul significato: il messaggio cifrato ed abilmente frammentato si rivelerà solo quando sarà giunto il momento prestabilito. Underworld non si legge ma si ascolta. Il lettore viene continuamente travolto, confuso, stordito e sconvolto da salti temporali e tagli improvvisi.

    Grazie ad innumerevoli particolarità, il romanzo riesce ad approfondire moltissime tematiche. Seguendo il percorso della pallina tra le mani dei suoi possessori - dal giovane Cotter, che nel 1951 la agguanta ad un incontro tra Giants e i Dodgers, a Nick Shay, imprenditore nel campo dei rifiuti - si ricostruisce un quadro in cui fatti e personaggi storici incontrano figure nate dalla penna dello scrittore americano ma non per questo meno reali. Sport, cinema, arte si fondono con rapporti familiari, relazioni sentimentali, test atomici da Guerra Fredda, presunti complotti e rifiuti di continui consumi. Rifiuti che si accumulano e non possono essere rimossi completamente come ricordi di tempi e attimi consumati, divorati ma che rimangono nella memoria e pesano sul presente. Come una semplice pallina, dall'aspetto comune, un oggetto, un rifiuto che oltrepassa tempo e vite portando con sè storie e racconti di un'America alle prese con problemi e progressi.

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  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/10/02/underworld-don-delillo/
    “Prima c’era una stanza vuota. Poi comparve qualcuno che cominciò a mettere oggetti sulla tavola, a spostare riviste e libri di f ...continue

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/10/02/underworld-don-delillo/
    “Prima c’era una stanza vuota. Poi comparve qualcuno che cominciò a mettere oggetti sulla tavola, a spostare riviste e libri di fotografia e a portare via ciotole, vasi di coccio e fiori recisi, per poi rimettere al loro posto alcuni libri di fotografia, ma solo quelli che denotavano uno stato sociale elevato. Poi la gente prese ad arrivare a spizzichi e a bocconi e partì qualche sporadica conversazione, a volte un po’ imbarazzata perché non tutti si conoscevano fra loro. Quindi la stanza si riempì lentamente, la conversazione si fece più sciolta e le maschere cominciarono a calare. Klara parlava con qualcuno in un angolo, rendendosi vagamente conto che l’atmosfera si stava scaldando e che cominciavano a prevalere la cordialità, l’umorismo, l’allegria di ritrovarsi, e non è forse una di quelle cose a cui non si pensa ma che a ben pensarci è stupefacente, il modo in cui i particolari del contatto, i movimenti degli occhi e i gesti di saluto, i sorrisi di riconoscimento, gli aggiornamenti reciproci che carburano il dialogo iniziale - il modo in cui tutto questo si trasforma in energia e circola fra gli ospiti come un angelo ispirando racconti e chiacchiere, corteggiamenti e osservazioni fuori luogo, fondamentalmente il farsi della storia umana, anche se la gente non beve più come una volta, per cui non si può dire che sia il gin a renderla allegra e spontanea. È soprattutto l’incoraggiamento degli altri.”

    Se dovessi indicare il protagonista di “Underworld”, sceglierei, abbastanza banalmente credo, una pallina da baseball, che appare subito nel prologo e che poi accompagna il lettore lungo tutto l’imponente romanzo di DeLillo. L’oggetto, infatti, dopo essere stato catturato da un giovane tifoso come cimelio di una partita del 1951 poi divenuta leggendaria, gli è sottratta dal padre e poi, attraverso un passaggio da mano a mano, giunge fino a Nick, colui che forse, pallina a parte, potrebbe essere una delle figure predominanti della storia, considerando che DeLillo gli affida la narrazione in prima persona di diversi capitoli. Più appropriato, forse, è rinunciare al tentativo di definire “protagonisti” e “comprimari”, considerando la mole di personaggi e situazioni spazio-temporali cui ci mette di fronte l’autore.
    Andando a ritroso nel tempo, e poi ritornando laddove era partito, DeLillo è ambizioso nel raffigurare gli Stati Uniti dall’immediato secondo dopoguerra fino agli anni ’90. La pallina da baseball, con i suoi movimenti, è lo stratagemma narrativo che gli serve per collegare personaggi che, in apparenza, tra loro non hanno nulla in comune, se non, almeno alcuni, la passione per quello sport. Per il resto, in “Underworld” sono trattati argomenti quali il pericolo atomico, la guerra fredda tra Usa e (ex) Urss, i rifiuti tossici gestiti da multinazionali senza scrupoli, ma anche situazioni meno globali e più intime. Il progetto è grande, gigantesco, la mole del romanzo lo dimostra, e certo il lettore non dovrà aspettarsi uno svolgimento lineare, con un inizio da A e una fine a B. A dimostrazione di ciò, basti dire che il grosso del romanzo scorre a ritroso e di conseguenza noi ci troviamo di fronte a ciò che sono diventati i personaggi in una determinata epoca, andando poi a scoprire, con abile costruzione da parte di DeLillo, quali sono gli antefatti che li hanno portati a determinate convinzioni, rapporti, professioni etc.
    In generale, il romanzo mi è piaciuto molto, tranne in alcuni passaggi e nella parte finale, che mi è parsa meno all’altezza del resto. Detto ciò, mi sono sorbito le 880 pagine dell’edizione Einaudi tutte in un sorso, quindi non posso che consigliare questo libro che, ai miei occhi, ha riscattato la precedente esperienza negativa con “Punto Omega” dello stesso autore. Un’ultima precisazione: vista la natura eterogenea, la vastità di personaggi e temi, le citazioni che ho scelto, questa volta più che mai, non forniscono che un quadro molto aleatorio di quello che ciascuno potrà trovare nel romanzo.

    “Adesso che ero a un paio di parole, a un nome di distanza, la stranezza di quel viaggio mi incalzava. Diciassette anni. Tanti ne avevo l’ultima volta che l’avevo vista. Sì, proprio così, e dopo tutto questo tempo, forse le sarei sembrato una presenza invadente, l’immagine di un sogno angoscioso venuta in carne e ossa a cercarla attraverso un deserto. Rimasi fermo a guardare, cercando di trovare il coraggio di avvicinarla. E forse la cosa ancora più singolare, più strana che non tutti quegli anni passati, era che riuscivo a vederla in retrospettiva. Riuscivo a sollevare la donna più giovane da quella sedia, a separarla dalla persona con un paio di pantaloni scozzesi scuri e una vecchia giacca di pelle scamosciata seduta lì a parlare e a fumare. Avevo visto delle foto di Klara, ma non ero mai riuscito a isolare completamente la donna che avevo conosciuto, pallida ed eretta, con una strana piega della bocca, la bocca un po’ storta che la faceva sembrare distaccata da quello che diceva. E gli occhi evasivi, lo sguardo che sembrava deviare la domanda di cosa volevamo l’uno dall’altra.”
    “Prima c’era una stanza vuota. Poi comparve qualcuno che cominciò a mettere oggetti sulla tavola, a spostare riviste e libri di fotografia e a portare via ciotole, vasi di coccio e fiori recisi, per poi rimettere al loro posto alcuni libri di fotografia, ma solo quelli che denotavano uno stato sociale elevato. Poi la gente prese ad arrivare a spizzichi e a bocconi e partì qualche sporadica conversazione, a volte un po’ imbarazzata perché non tutti si conoscevano fra loro. Quindi la stanza si riempì lentamente, la conversazione si fece più sciolta e le maschere cominciarono a calare. Klara parlava con qualcuno in un angolo, rendendosi vagamente conto che l’atmosfera si stava scaldando e che cominciavano a prevalere la cordialità, l’umorismo, l’allegria di ritrovarsi, e non è forse una di quelle cose a cui non si pensa ma che a ben pensarci è stupefacente, il modo in cui i particolari del contatto, i movimenti degli occhi e i gesti di saluto, i sorrisi di riconoscimento, gli aggiornamenti reciproci che carburano il dialogo iniziale - il modo in cui tutto questo si trasforma in energia e circola fra gli ospiti come un angelo ispirando racconti e chiacchiere, corteggiamenti e osservazioni fuori luogo, fondamentalmente il farsi della storia umana, anche se la gente non beve più come una volta, per cui non si può dire che sia il gin a renderla allegra e spontanea. È soprattutto l’incoraggiamento degli altri.”
    Se dovessi indicare il protagonista di “Underworld”, sceglierei, abbastanza banalmente credo, una pallina da baseball, che appare subito nel prologo e che poi accompagna il lettore lungo tutto l’imponente romanzo di DeLillo. L’oggetto, infatti, dopo essere stato catturato da un giovane tifoso come cimelio di una partita del 1951 poi divenuta leggendaria, gli è sottratta dal padre e poi, attraverso un passaggio da mano a mano, giunge fino a Nick, colui che forse, pallina a parte, potrebbe essere una delle figure predominanti della storia, considerando che DeLillo gli affida la narrazione in prima persona di diversi capitoli. Più appropriato, forse, è rinunciare al tentativo di definire “protagonisti” e “comprimari”, considerando la mole di personaggi e situazioni spazio-temporali cui ci mette di fronte l’autore.
    Andando a ritroso nel tempo, e poi ritornando laddove era partito, DeLillo è ambizioso nel raffigurare gli Stati Uniti dall’immediato secondo dopoguerra fino agli anni ’90. La pallina da baseball, con i suoi movimenti, è lo stratagemma narrativo che gli serve per collegare personaggi che, in apparenza, tra loro non hanno nulla in comune, se non, almeno alcuni, la passione per quello sport. Per il resto, in “Underworld” sono trattati argomenti quali il pericolo atomico, la guerra fredda tra Usa e (ex) Urss, i rifiuti tossici gestiti da multinazionali senza scrupoli, ma anche situazioni meno globali e più intime. Il progetto è grande, gigantesco, la mole del romanzo lo dimostra, e certo il lettore non dovrà aspettarsi uno svolgimento lineare, con un inizio da A e una fine a B. A dimostrazione di ciò, basti dire che il grosso del romanzo scorre a ritroso e di conseguenza noi ci troviamo di fronte a ciò che sono diventati i personaggi in una determinata epoca, andando poi a scoprire, con abile costruzione da parte di DeLillo, quali sono gli antefatti che li hanno portati a determinate convinzioni, rapporti, professioni etc.
    In generale, il romanzo mi è piaciuto molto, tranne in alcuni passaggi e nella parte finale, che mi è parsa meno all’altezza del resto. Detto ciò, mi sono sorbito le 880 pagine dell’edizione Einaudi tutte in un sorso, quindi non posso che consigliare questo libro che, ai miei occhi, ha riscattato la precedente esperienza negativa con “Punto Omega” dello stesso autore. Un’ultima precisazione: vista la natura eterogenea, la vastità di personaggi e temi, le citazioni che ho scelto, questa volta più che mai, non forniscono che un quadro molto aleatorio di quello che ciascuno potrà trovare nel romanzo.
    “Adesso che ero a un paio di parole, a un nome di distanza, la stranezza di quel viaggio mi incalzava. Diciassette anni. Tanti ne avevo l’ultima volta che l’avevo vista. Sì, proprio così, e dopo tutto questo tempo, forse le sarei sembrato una presenza invadente, l’immagine di un sogno angoscioso venuta in carne e ossa a cercarla attraverso un deserto. Rimasi fermo a guardare, cercando di trovare il coraggio di avvicinarla. E forse la cosa ancora più singolare, più strana che non tutti quegli anni passati, era che riuscivo a vederla in retrospettiva. Riuscivo a sollevare la donna più giovane da quella sedia, a separarla dalla persona con un paio di pantaloni scozzesi scuri e una vecchia giacca di pelle scamosciata seduta lì a parlare e a fumare. Avevo visto delle foto di Klara, ma non ero mai riuscito a isolare completamente la donna che avevo conosciuto, pallida ed eretta, con una strana piega della bocca, la bocca un po’ storta che la faceva sembrare distaccata da quello che diceva. E gli occhi evasivi, lo sguardo che sembrava deviare la domanda di cosa volevamo l’uno dall’altra.”

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Capolavoro della postmodernita'

    Libro che inaugura la scrittura postmodernista.
    Rapresenta un "giro di boa" per quel che riguarda struttura temporale, temi trattati e personaggi. La forza del testo e' sopratutto nell'uso che De Lill ...continue

    Libro che inaugura la scrittura postmodernista.
    Rapresenta un "giro di boa" per quel che riguarda struttura temporale, temi trattati e personaggi. La forza del testo e' sopratutto nell'uso che De Lillo fa del tempo, esso e' a fisarmonica, si allunga, si ritrae, e' convulso. Nulla pero'e' lasciato al caso nel fiume di parole (880 pag), tutto ha una sua logica e si incastra perfettamente nella storia, tutti i personaggi hanno un loro perche' e si incrociano nello scorrere delle pagine, e degli eventi. Capolavoro che parla degli USA, del jazz, del grande comico geniale e irriverente Lenny Bruce, Il baseball, la guerra fredda, Hedgar Hoover, l'arte postmoderna....Questo e' semplicemente un capolavoro, un must per coloro che amano comprendere la cultura made in USA.

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  • 5

    E' un cinque stelle con riserva. L'architettura del libro è ingegnosa ma a tratti esageratamente faticosa. Storie e personaggi sono i veicoli di un quadro sull'umanità - e sui miti della civiltà ameri ...continue

    E' un cinque stelle con riserva. L'architettura del libro è ingegnosa ma a tratti esageratamente faticosa. Storie e personaggi sono i veicoli di un quadro sull'umanità - e sui miti della civiltà americana - in toni sconcertati e sconcertanti. Attualissimo. Tra spazzatura e pace.

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