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Submundo

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Publisher: Circe

4.2
(1949)

Language:Español | Number of Pages: 712 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Italian , German , Swedish , French , Dutch , Chi simplified

Isbn-10: 847765185X | Isbn-13: 9788477651857 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 5

    Il quasi niente e il quasi tutto

    Underworld, va detto, è un libro difficile, discontinuo, asincrono, che al lettore non può che provocare un altalenarsi di sensazioni tra l'entusiasmo e lo sconcerto. È però – e questo senza ombra di dubbio – uno dei pochi indiscutibili capolavori della letteratura mondiale degli ultimi venti ann ...continue

    Underworld, va detto, è un libro difficile, discontinuo, asincrono, che al lettore non può che provocare un altalenarsi di sensazioni tra l'entusiasmo e lo sconcerto. È però – e questo senza ombra di dubbio – uno dei pochi indiscutibili capolavori della letteratura mondiale degli ultimi venti anni, probabilmente il culmine assoluto della letteratura postmoderna insieme a Infinite Jest di Wallace e 2666 di Bolaño.

    La vicenda è impossibile da riassumere per la molteplicità dei suoi temi e dei suoi livelli temporali. Vi si mescolano vero e verosimile, personaggi reali (Frank Sinatra ed Edgar Hoover, per esempio) e fittizi, presente e passato, narrazione e riflessione, fatti e teoria, in un continuo slittamento intertestuale e interdisciplinare.

    Già la sintesi estrema di ciò che è raccontato dal romanzo – il pitch, come direbbe uno sceneggiatore americano – mette in evidenza sin da subito la natura ancipite di un'opera che non teme di rivolgere le sue due facce nelle direzioni più contrarie, alla ricerca di una sintesi tra il minimalismo più calibrato e il più ambizioso massimalismo. La storia, di fatto, è quella di una pallina da baseball, ma è allo stesso tempo la storia nordamericana degli ultimi cinquant'anni del secolo scorso, con le sue vicende storiche, politiche, sociali, industriali, artistiche, architettoniche, musicali: un grandissimo affresco della società e dell'identità americana attraverso tutto quel che è visibile e, soprattutto, ciò che non lo è. La pallina da baseball è quella del fuoricampo che decise, all'ultima azione della partita, la mitica finale del campionato di baseball del 1951 tra le squadre dei Giants e dei Dodgers, all'epoca entrambe di casa a New York. Nello stesso giorno da qualche parte, nel mondo, l'Urss ha compiuto dei test per mettere a punto delle armi nucleari. In questo iato tra il quasi niente e il quasi tutto si apre la respirazione di un romanzo che è anche un'enciclopedia di emblemi del contemporaneo e una summa di riflessioni sulla civiltà occidentale: un “opera mondo”, per usare la fortunatissima definizione che Franco Moretti ha dato di quelle opere enciclopediche, polifoniche, aperte, coltissime, stratificate, didascaliche, interminabili che mirano a rappresentare la complessità di un'intera epoca. È il caso, per esempio, tra le altre, di Faust, di Moby Dick, dell' Ulisse e de L'uomo senza qualità, tutte opere in qualche modo stilisticamente imparentate con Underworld.

    La pallina passerà di mano in mano, attraverserà le miglia e i decenni, il tempo si annoderà su se stesso; vivremo in prima persona momenti epocali della storia americana e vicende di serial killer che hanno tenuto col fiato sospeso l'intero paese; saremo messi a parte dei più angosciosi dietrologismi legati all'industria dei rifiuti o alle vicende della guerra fredda; saremo travolti dalle scene di massa di una New York in delirio per l'evento sportivo dell'anno; vedremo dal cielo inimmaginabili opere di landing art; sprofonderemo con gli occhi e l'anima dei protagonisti dentro un dipinto di Pieter Bruegel come in un gorgo o tra le surreali Watts Towers di Los Angeles come in un sogno surreale; ci perderemo nel backstage di un concerto dei Rolling Stones; assisteremo ipnotizzati (e probabilmente anche annoiati) alla proiezione di un immaginario inedito ritrovato del primo Ejzenštejn (Unterwelt, traduzione tedesca dello stesso titolo del libro); attraverseremo i quartieri più malfamati e le abitazioni più chic di New York; saremo inquietati nel profondo dall'ombra della guerra fredda e dall'incombente minaccia nucleare; e molto altro ancora. Ma saremo anche irretiti dalla verbosità di alcuni personaggi, da uno stile a volte incalzante nei movimenti, altre allentato da una riflessività e analiticità senza misura; da una narrazione che procede in modo discontinuo e disarmonico; dal moltiplicarsi dei personaggi e dei temi come in un dipinto su un vetro caduto e frantumato in mille pezzi.

    Underworld è il libro che più di ogni altro, o perlomeno come pochi altri, rende palpabile la linea sottilissima che nella grande letteratura, e nella grande arte, allo stesso tempo divide e lega per sempre la fatica e l'emozione del guardare il mondo con occhi improvvisamente nuovi.

    Martino (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

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  • 0

    "Underworld" di Don Delillo

    Underworld, va detto, è un libro difficile, discontinuo, asincrono, che al lettore non può che provocare un altalenarsi di sensazioni tra l'entusiasmo e lo sconcerto. È però – e questo senza ombra di dubbio – uno dei pochi indiscutibili capolavori della letteratura mondiale degli ultimi venti ann ...continue

    Underworld, va detto, è un libro difficile, discontinuo, asincrono, che al lettore non può che provocare un altalenarsi di sensazioni tra l'entusiasmo e lo sconcerto. È però – e questo senza ombra di dubbio – uno dei pochi indiscutibili capolavori della letteratura mondiale degli ultimi venti anni, probabilmente il culmine assoluto della letteratura postmoderna insieme a Infinite Jest di Wallace e 2666 di Bolaño.

    La vicenda è impossibile da riassumere per la molteplicità dei suoi temi e dei suoi livelli temporali. Vi si mescolano vero e verosimile, personaggi reali (Frank Sinatra ed Edgar Hoover, per esempio) e fittizi, presente e passato, narrazione e riflessione, fatti e teoria, in un continuo slittamento intertestuale e interdisciplinare.

    Già la sintesi estrema di ciò che è raccontato dal romanzo – il pitch, come direbbe uno sceneggiatore americano – mette in evidenza sin da subito la natura ancipite di un'opera che non teme di rivolgere le sue due facce nelle direzioni più contrarie, alla ricerca di una sintesi tra il minimalismo più calibrato e il più ambizioso massimalismo. La storia, di fatto, è quella di una pallina da baseball, ma è allo stesso tempo la storia nordamericana degli ultimi cinquant'anni del secolo scorso, con le sue vicende storiche, politiche, sociali, industriali, artistiche, architettoniche, musicali: un grandissimo affresco della società e dell'identità americana attraverso tutto quel che è visibile e, soprattutto, ciò che non lo è. La pallina da baseball è quella del fuoricampo che decise, all'ultima azione della partita, la mitica finale del campionato di baseball del 1951 tra le squadre dei Giants e dei Dodgers, all'epoca entrambe di casa a New York. Nello stesso giorno da qualche parte, nel mondo, l'Urss ha compiuto dei test per mettere a punto delle armi nucleari. In questo iato tra il quasi niente e il quasi tutto si apre la respirazione di un romanzo che è anche un'enciclopedia di emblemi del contemporaneo e una summa di riflessioni sulla civiltà occidentale: un “opera mondo”, per usare la fortunatissima definizione che Franco Moretti ha dato di quelle opere enciclopediche, polifoniche, aperte, coltissime, stratificate, didascaliche, interminabili che mirano a rappresentare la complessità di un'intera epoca. È il caso, per esempio, tra le altre, di Faust, di Moby Dick, dell' Ulisse e de L'uomo senza qualità, tutte opere in qualche modo stilisticamente imparentate con Underworld.

    La pallina passerà di mano in mano, attraverserà le miglia e i decenni, il tempo si annoderà su se stesso; vivremo in prima persona momenti epocali della storia americana e vicende di serial killer che hanno tenuto col fiato sospeso l'intero paese; saremo messi a parte dei più angosciosi dietrologismi legati all'industria dei rifiuti o alle vicende della guerra fredda; saremo travolti dalle scene di massa di una New York in delirio per l'evento sportivo dell'anno; vedremo dal cielo inimmaginabili opere di landing art; sprofonderemo con gli occhi e l'anima dei protagonisti dentro un dipinto di Pieter Bruegel come in un gorgo o tra le surreali Watts Towers di Los Angeles come in un sogno surreale; ci perderemo nel backstage di un concerto dei Rolling Stones; assisteremo ipnotizzati (e probabilmente anche annoiati) alla proiezione di un immaginario inedito ritrovato del primo Ejzenštejn (Unterwelt, traduzione tedesca dello stesso titolo del libro); attraverseremo i quartieri più malfamati e le abitazioni più chic di New York; saremo inquietati nel profondo dall'ombra della guerra fredda e dall'incombente minaccia nucleare; e molto altro ancora. Ma saremo anche irretiti dalla verbosità di alcuni personaggi, da uno stile a volte incalzante nei movimenti, altre allentato da una riflessività e analiticità senza misura; da una narrazione che procede in modo discontinuo e disarmonico; dal moltiplicarsi dei personaggi e dei temi come in un dipinto su un vetro caduto e frantumato in mille pezzi.

    Underworld è il libro che più di ogni altro, o perlomeno come pochi altri, rende palpabile la linea sottilissima che nella grande letteratura, e nella grande arte, allo stesso tempo divide e lega per sempre la fatica e l'emozione del guardare il mondo con occhi improvvisamente nuovi.

    Martino (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

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  • 5

    Mai nessun libro mi ha richiesto tanta difficoltà di lettura, eppure tanto appagamento. Non è una questione di sfida: bisogna entrare nel ritmo da mantra di DeLillo, scrittore che continuo ad amare solo a tratti: Rumore bianco o L'uomo che cade non mi hanno detto niente, Libra mi piacque. Underwo ...continue

    Mai nessun libro mi ha richiesto tanta difficoltà di lettura, eppure tanto appagamento. Non è una questione di sfida: bisogna entrare nel ritmo da mantra di DeLillo, scrittore che continuo ad amare solo a tratti: Rumore bianco o L'uomo che cade non mi hanno detto niente, Libra mi piacque. Underworld è la summa di DeLillo scrittore. Pagine incredibili, specie il prologo: pagine che si piantano in testa e non se ne vanno. Ciononostante ci ho messo sei anni a finirlo, riprendendolo e mollandolo e infine decidendomi a finirlo, una volta per tutte. Il risultato è una esposizione difficile e cerebrale della storia statunitense tra feticci, rifiuti, incubo nucleare, sesso, spersonalizzazione. DeLillo frantuma la storia e ne restano solo feticci sparsi qua e là. Un capolavoro vero, ancor meglio del tanto decantato Infinite Jest di Wallace. Ma anche una lettura da mal di testa. Ne vale la pena, resta una lunghezza d'onda, quella di DeLillo, che molti lettori non potranno accettare mai pienamente.

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  • 5

    un romanzo eccessivo, spaventa al solo vederlo. ma il mio consiglio è: infliggetevelo. seguendo le tracce di una pallina da baseball, una capacità di scrittura formidabile presenta una galleria incredibile di personaggi, situazioni, problemi.

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  • 5

    L'America in una pallina da baseball...

    ...e detto così, sembra un libro idiota: in realtà, la pallina aiuta a dipanare circa 50 anni di storia americana vista da diverse prospettive, tutte verosimili. Un autentico capolavoro, questo di DeLillo.

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  • 5

    Americana

    Storia americana universale e individuale, con una miriade di personaggi, fittizi e reali, tra bellissimi (Bronzini è il mio preferito) e osceni (per esempio l'orrendo J. Edgard Hoover), un'enciclopedia dell'umanità e della storia statunitense di buona parte del secolo scorso, con punte altissime ...continue

    Storia americana universale e individuale, con una miriade di personaggi, fittizi e reali, tra bellissimi (Bronzini è il mio preferito) e osceni (per esempio l'orrendo J. Edgard Hoover), un'enciclopedia dell'umanità e della storia statunitense di buona parte del secolo scorso, con punte altissime nel raccontare amore e malattia.

    Storia di un paese che sembra fatta di armi e spazzatura. I riferimenti ai rifiuti si ripetono ossessivamente in tutto il libro - dalla società kazaka che acquista immondizia per farla esplodere in esperimenti nucleari al piccolo delinquente che racimola denaro tenendosi e portando in giro in auto la spazzatura di un ristorante che altrimenti pagherebbe la multa per smaltirla in modo improprio - diventano metafora di ogni cosa. Armi e spazzatura, "gemelle mistiche", armi che producono scorie e rifiuti, rifiuti che producono armi.

    Un immenso romanzo che prende e strapazza, spaventa, schiaffeggia, commuove, sgomenta, fa orrore e intenerisce nel giro di poche pagine. È un treno che ti travolge e ti lascia esangue, un lungo viaggio al termine del quale la sensazione predominante è la spossatezza, del lettore e dell'autore, che chiude con una stanca, sfiduciata invocazione, un'accorata richiesta di quiete, pervasa da un forte senso di sfiducia.

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  • 5

    (1997)

    Il 3 ottobre 1951 i Dodgers e i Gyants si affrontano nella partita finale che deciderà il vincitore del campionato di baseball, mentre altrove i russi fanno esplodere una bomba atomica in una località segreta. La pallina del fuoricampo di Thompson, che assegna la vittoria in extremis ai Gyants, p ...continue

    Il 3 ottobre 1951 i Dodgers e i Gyants si affrontano nella partita finale che deciderà il vincitore del campionato di baseball, mentre altrove i russi fanno esplodere una bomba atomica in una località segreta. La pallina del fuoricampo di Thompson, che assegna la vittoria in extremis ai Gyants, passerà tra le mani di vari personaggi, spesso collegati tra di loro, in un mosaico di storie che attraversano quaranta anni di vita americana, dagli anni cinquanta e l’inizio della guerra fredda, al Vietnam e alla contestazione studentesca, fino alla fine del secolo.

    Le parti del romanzo sono invertite cronologicamente (a parte il prologo e l'epilogo) e narrano la vicenda a ritroso: dal 1992 fino al 1951. Il Prologo, la descrizione della partita di baseball, è una sintesi dei temi principali del libro, un magnifico contrappunto di eventi reali (la cronaca della partita, Sinatra e Hoover tra il pubblico dei tifosi) e privati inventati (come lo smilzo ragazzino di colore che s'impadronirà per primo della palla e Nick Shay sorpreso dall'autore in cima al tetto di casa ad ascoltare la partita alla radio). Tecnicamente ricorda il grande capitolo dei congressi agricoli di Flaubert in Madame Bovary e alcune pagine dell'Ulisse, quando Joyce sincronizza 50 personaggi, compresi tutti quelli principali, e le loro attività entro gli stessi limiti temporali, intorno alle ore 15 del 16/6 a Dublino. Il Prologo di Underworld è un pezzo da antologia e vale da solo il prezzo dell'acquisto del libro.

    Uno dei temi più importanti del romanzo è la spazzatura. La spazzatura è un deposito culturale unico. Spazzatura personale e collettiva, identità privata e quella generata dalla Storia. Anche i sogni sono scarti. E la perdita, anche d'identità. E la memoria. Quella spazzatura nostalgica d'altri tempi. Come una pallina da baseball che ha un pedigree lungo così. Il nucleo radioattivo di una bomba atomica ha le stesse dimensioni di una palla da baseball. Ecco l'altro tema dominante del romanzo: la morte. La paura della morte pervade tutto il romanzo. Forse sarebbe meglio dire "Il trionfo della morte", come il dipinto di Pieter Bruegel che ossessiona J.E.Hoover. C'è il segreto della bomba e i segreti che la bomba ispira. Segreti e complotti, perchè la storia è la somma di tutto ciò che non ci viene detto.

    Underworld conferma il grande talento di Don DeLillo, già autore di almeno due classici della narrativa americana Rumore bianco (White Noise, 1985) e Libra (Libra ,1988). E' davvere un gran bel romanzo. E' forse l'ultimo, grande romanzo del '900.

    said on 

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