Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Suicidi dovuti

Di

Editore: Frassinelli

3.6
(85)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 448 | Formato: Altri

Isbn-10: 8876844198 | Isbn-13: 9788876844195 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Suicidi dovuti?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Pino Pigliacelo è un uomo mite, anzi, lo è stato. Pino, campanaro in seconda esacrestano mancato, ha dovuto adattarsi sempre, fino ad oggi, ultimo giorno diun carnevale insolito. Chiuso nella sua Cinquecento, con il motore acceso, inun piccolissimo garage, festeggia a suo modo la fine di una strana catena disuicidi. Ricorda Marì, la finta bionda che, per aver letto "Madame Bovàri diun certo Flobert" si è convertita alla sincerità. Poi si inseguono nella mentedi Pino gli intrighi e gli intrallazzi, gli odi e gli incesti di una folla dipersonaggi.
Ordina per
  • 5

    Ingenuità e ipocrisia

    E' un bellissimo romanzo sull'ipocrisia e sull'inadeguatezza. Il protagonista è forse improbabile, ma può essere visto come una sorta di metafora dell'ingenuità che non ha scampo davanti alla spregiudicatezza. La scrittura è straordinaria per l'efficacia con cui viene reso il versosimile parlato ...continua

    E' un bellissimo romanzo sull'ipocrisia e sull'inadeguatezza. Il protagonista è forse improbabile, ma può essere visto come una sorta di metafora dell'ingenuità che non ha scampo davanti alla spregiudicatezza. La scrittura è straordinaria per l'efficacia con cui viene reso il versosimile parlato del personaggio. La lingua è densa di neologismi, espressioni dialettali, riferimenti al linguaggio dei mass media e della pubblicità. Feroce la critica nei confronti delle istituzioni, Chiesa cattolica in primis, del perbenismo, del provincialismo. Da leggere, con molta pazienza all'inizio.

    ha scritto il 

  • 0

    «Il bene è solo l'ozio del male in vena di speculazioni filosofiche» (p.198)

    Questo è il più anticlericale dei libri di Busi, fin dall’esergo: il più feroce dei suoi ritratti della società italiana, che pure non sono mai stati teneri.
    A renderlo così spietato contribuisce il fatto che la voce narrante non è un alter ego di Busi, ma il personaggio di Pino Pigliacielo ...continua

    Questo è il più anticlericale dei libri di Busi, fin dall’esergo: il più feroce dei suoi ritratti della società italiana, che pure non sono mai stati teneri.
    A renderlo così spietato contribuisce il fatto che la voce narrante non è un alter ego di Busi, ma il personaggio di Pino Pigliacielo, put , sacrestano a metà e in odor di pedofilia.
    Sfruttato, succube e costantemente umiliato il romanzo è la storia della sua rivolta: non una vera presa di coscienza ma una sorta di ribellione cieca e animale a una società che lo ha eletto capro espiatorio di tutti i suoi mali e miserie un posto dove «nessuno è mai cattivo fino in fondo, lo sono tutti dove la cattiveria è insanabile e senza fondo, in superficie» (p.366).
    Non è un romanzo facile da leggere perché è costruito come un lungo flusso di coscienza pieno di flashback e anticipazioni, in un linguaggio che ricalca fedelmente i costrutti del bresciano, lingua madre mia, dell’autore e dei personaggi, tanto che in alcune pagine sembra di leggere una specie di Verga del nordest.
    La Bassa bresciana si rivela uno scorcio dell’ Intero Paese dove tutti tutti sono cristiani della domenica e comunisti di facciata. E Pino Pigliacielo concepisce un piano per trasformarsi nella forma umana della nemesi divina.«Un castigo di Dio non era più sufficiente, ci voleva il castigo di un uomo. Un uomo giusto, super partes, un missionario». (p.163).
    Una specie di alter ego del suo carnefice don Pierino, devotissimo a santa palanca e del tutto sordo a qualsiasi forma di redenzione. E se il perdono latita non resta che fare spazio alla vendetta: cupa, disperata e senza nessuna pietà.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo è il primo libro di Busi che leggo quindi non so se è lo stile narrativo dell' autore in generale che mi è piuttosto ostico o questo romanzo in particolare. L'ho preso e lasciato parecchie volte nel corso di un paio di mesi perchè trovavo la prosa veramente faticosa da seguire: un racconto ...continua

    Questo è il primo libro di Busi che leggo quindi non so se è lo stile narrativo dell' autore in generale che mi è piuttosto ostico o questo romanzo in particolare. L'ho preso e lasciato parecchie volte nel corso di un paio di mesi perchè trovavo la prosa veramente faticosa da seguire: un racconto in prima persona delirante e con continui salti temporali e con personaggi che entrano e escono e tornano e sembrano e non sono e parlano e non dicono e mostrano e non fanno e esistenze che si intrecciano e si confondono in un teatrino di vizi privati e pubbliche virtù.
    Mi sono messa d'impegno e l'ho finito perchè devo ammettere che volevo sapere tutto di Pino Pigliacelo e delle sue e altrui miserie narrate nel tono dissacrante che a Busi si riconosce.
    Alla fine trovo sia un bel libro ma la difficoltà nel leggerlo mi induce ad attribuirgli solo tre stelle ma, forse, è un mio limite.

    ha scritto il