Suite Française

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Publisher: Knopf Canada

4.2
(4121)

Language: English | Number of Pages: 416 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) French , Spanish , Italian , German , Catalan , Chi traditional , Chi simplified , Portuguese , Basque

Isbn-10: 0676977707 | Isbn-13: 9780676977707 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Sandra Smith

Also available as: Paperback , Audio CD , Others , Softcover and Stapled , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Suite Française is both a brilliant novel of wartime and an extraordinary historical document. An unmatched evocation of the exodus from Paris after the German invasion of 1940, and of life under the Nazi occupation, it was written by the esteemed French novelist Irène Némirovsky as events unfolded around her. This haunting masterpiece has been hailed by European critics as a War and Peace for the Second World War.Though she conceived the book as a five-part work (based on the form of Beethoven’s Fifth Symphony), Irène Némirovsky was able to write only the first two parts, Storm in June and Dolce, before she was arrested in July 1942. She died in Auschwitz the following month. The manuscript was saved by her young daughter Denise; it was only decades later that Denise learned that what she had imagined was her mother’s journal was in fact an invaluable work of art.Storm in June takes place in the tumult of the evacuation from Paris in 1940, just before the arrival of the invading German army. It moves vividly between different levels of society–from the wealthy Péricand family, whose servants pack up their possessions for them, to a group of orphans from the 16th arrondissement escaping in a military truck. Némirovsky’s immense canvas includes deserting soldiers and terrified secretaries, cynical bank directors and hapless priests, egotistical writers and hardscrabble prostitutes–all thrown together in a chaotic attempt to escape the capital. Moving between them chapter by chapter, this thrilling novel describes a journey hampered and in some cases abandoned because of confusion, shelling, rumour, lack of supplies, bad luck and ordinary human weakness. Cars break down or are stolen; relatives are forgotten; friends are divided; but there are also moments of love and charity. Throughout, whether depicting saintly forbearance or the basest selfishness, Storm in June neither sweetens nor demonizes its characters; unsentimentally, with stunning perceptiveness, Némirovsky shows the complexities that mean no-one is simply a hero or villain. The second volume, Dolce, is set in the German-occupied village of Bussy. Again, Némirovsky switches seamlessly between social strata, from tenant farmers to the local aristocracy. The focus, however, is on the delicate, secret love affair between a German soldier and the French woman in whose house he has been billeted; the passion, doubts and deceits of their burgeoning relationship echo the complex mixture of hostility and acceptance felt by the occupied community as a whole. Némirovsky is amazingly sensitive in her depiction of changing, often contradictory emotions, but her attention to the personal is matched by her sharp-eyed discussion of small-town life and the politics of occupation. In this myth-dissolving book, the French villagers see the Germans as oppressive warriors, but also as handsome young men, and occupation does nothing to remedy the condescension and envy that bedevil relations between rich and poor. Quite apart from the astonishing story of its survival, Suite Française is a novel of genius and lasting artistic value. Subtle, often fiercely ironic, and deeply compassionate, it is both a piercing record of its time and a humane, profoundly moving novel.
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  • 4

    In una delle tante domeniche invernali grigie e annoiate, Sky trasmetteva “Suite francese”. Michelle Williams e Matthias Shoenhaerts di “Sapore di ruggine e ossa” - film da me tanto amato - protagonis ...continue

    In una delle tante domeniche invernali grigie e annoiate, Sky trasmetteva “Suite francese”. Michelle Williams e Matthias Shoenhaerts di “Sapore di ruggine e ossa” - film da me tanto amato - protagonisti nel ruolo della francese Lucille e dell'ufficiale tedesco Bruno von Falk ai tempi dell'occupazione tedesca della Francia. Complice la fama di una scrittrice il cui nome si faceva sempre più insistente nei miei raid in libreria (per rimanere in ambito bellico), mi ci sono appassionata e per poco più di un'ora e mezza, una delle tante domeniche invernali è stata meno grigia.

    Ciò che mi ha colpito e poi convinto a leggere il libro, è stata la storia dell'autrice, ebrea ucraina per nascita e francese di adozione, morta a soli 39 anni ad Auschwitz. Fu sua figlia Denise a curare la pubblicazione degli scritti di sua madre, molti anni dopo la sua morte.
    “Suite francese” ha visto la luce nel 2004 e per fortuna! Si tratta di un’opera incompiuta: il progetto iniziale prevedeva cinque racconti/romanzi a comporre la Suite, di soltanto due – “Temporale di giugno” e “Dolce” – sono stati poi pubblicati.

    Già dall’incipit la scrittura della Némirovsky ti porta nella storia, nelle case dei parigini che si apprestano a lasciare la città per mettersi al sicuro in campagna o in paesini più tranquilli, anche se non meno esposti ai bombardamenti. In “Temporale di giugno” non c’è solo paura e disperazione nei bagagli che frettolosamente si preparano per la fuga; ci sono dei mondi veri e propri che si cerca di portarsi dietro per non tradire quello che si è o che si è stati: in tanti ritratti precisi e ricchi di dettagli, pennellate sapienti e mai abbozzate, la scrittrice ci presenta i Pericand, famiglia di nobile origine che nella fuga non potrà mai rinunciare alle proprie porcellane, alle lenzuola del pregiato corredo, alla servitù, tanto che viene spontaneo chiedersi se abbiano compreso fino in fondo cos’è la guerra e glielo si chiede anche, in un immaginario dialogo con loro: Ma lei, signora Pericand, si rende conto di aver perso un figlio per colpa della guerra e di aver rischiato di perderne un altro? Si rende conto che il pane e il burro sono un bene primario per tutti quando c’è carestia, anche per i contadini che guarda con disprezzo, perchè nelle sue vene scorre ben altro sangue? E’ qui che risiede il genio dell’autrice: il narratore onnisciente non giudica, nell’esposizione dei fatti, ma racconta secondo il punto di vista dei protagonisti e lascia che sia il lettore a prendere posizione ed eventualmente decidere “da quale parte stare”.

    La grande abilità di penetrare e caratterizzare anche psicologicamente i personaggi è qualcosa di ammirevole che balza fuori anche dalle pagine di “Dolce”, storia di amore e guerra, di un legame impossibile tra carceriere e prigioniera.

    Da qualche parte ho letto che Suite francese non è la migliore prestazione della Némirovsky, che in altre opere trova la sua massima e sublime espressione. Tra i miei libri ancora da leggere, ho “Cani e lupi” che credo non tarderà molto a passare dalla libreria al comodino. Allora potrò fare un paragone. Nel frattempo però riporto l’incipit di Temporale in giugno... e giudicate voi: ad un libro con un inizio simile non dareste almeno una possibilità?

    “Sarà dura, pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra, l'allarme. Ma la notte svanisce, la guerra è lontana. Quelli che non dormivano, i malati nei loro letti, le madri con un figlio al fronte, le donne innamorate con gli occhi sciupati dal pianto, sentivano il primo soffio della sirena, ancora solo un ansito profondo simile al sospiro che esce da un petto oppresso. In pochi istanti il cielo tutto si sarebbe riempito di clamori. Che venivano da lontano, dall'estrema linea dell'orizzonte - senza fretta si sarebbe detto. Quelli che dormivano sognavano il mare che spinge davanti a sé i ciottoli e le onde, la tempesta di marzo che scuote la foresta, una mandria di buoi che galoppano pesanti facendo tremare il suolo con gli zoccoli; ma il sogno finiva e socchiudendo appena gli occhi gli uomini mormoravano: «È l'allarme?»” – I. Némirovsky, “Suite francese”

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  • 5

    Anche se incompiuto, Suite française è un capolavoro irraggiungibile. La capacità della Némirovsky di creare un romanzo dall'architettura così complessa ma allo stesso tempo senza alcuna sbavatura e d ...continue

    Anche se incompiuto, Suite française è un capolavoro irraggiungibile. La capacità della Némirovsky di creare un romanzo dall'architettura così complessa ma allo stesso tempo senza alcuna sbavatura e di mescolare la Storia con le vicende dei suoi personaggi che diventano con le loro azioni e i loro pensieri delle testimonianze oh! quanto reali della Storia ha qualcosa che rileva del miracoloso. Una lettura che non dimenticherò molto facilmente.

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  • 3

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    Suite francese di Irene Nemirovsky
    La storia di questo romanzo è eccezionale.
    Salvato dalle figlie dell'autrice, lo pubblicano a guerra finita, da adulte.
    Denise ed Elisabeth, sono le uniche sopravvis ...continue

    Suite francese di Irene Nemirovsky
    La storia di questo romanzo è eccezionale.
    Salvato dalle figlie dell'autrice, lo pubblicano a guerra finita, da adulte.
    Denise ed Elisabeth, sono le uniche sopravvissute della famiglia. I genitori entrambi morti nei campi di concentramento, chiedono aiuto alla nonna materna, che anche in età avanzata non perde la sua cattiveria, gli sbatte la porta in faccia.
    Vanno ammirate per come in seguito si sono comportate, ridando vita all'ultima opera della madre.
    Suite francese, è un romanzo nato per essere diviso in cinque atti...
    Ma il destino ha voluto che terminasse solo i primi due, "guerra" e "dolcezza".
    L'ho trovato molto lento, ho faticato un po`...
    Il romanzo ci narra l'esodo del popolo parigino verso le campagne, lontano dall'esercito Tedesco.
    La fame e la sofferenza non risparmierà nessuno, infatti la guerra non fa caso a chi è ricco o povero per lei si è tutti uguali.
    La seconda parte è più soft.
    Il ritorno nelle proprie case, con degli "ospiti"...
    Una sorta di tregua tra parigini e tedeschi.
    Sono sincera, non mi ha fatto impazzire, ho preferito Jezabel e il ballo.
    Però una lettura essenziale per conoscere meglio l'autrice.

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  • 2

    Ho fatto una fatica tremenda a leggere e finire questo libro. Intrecci complessi, molti personaggi di cui é difficile seguire le vicende nei particolari senza fare confusione - parlo del mio caso. Nn ...continue

    Ho fatto una fatica tremenda a leggere e finire questo libro. Intrecci complessi, molti personaggi di cui é difficile seguire le vicende nei particolari senza fare confusione - parlo del mio caso. Nn nego che le vicende raccontate mi abbiano colpito a livello umano: l'occupazione, la guerra, la fuga dal nemico, i feriti, la disperazione. Non mi é piaciuto e secondo me é inferiore rispetto ad altri libri che trattano lo stesso argomento - vedi Cassola, Primo Levi, etc. Che peccato.

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  • 2

    Sento una certa nausea mentre seguo i profughi francesi che si allontanano da Parigi all’inizio dell’invasione tedesca. Posso cercare di capire il loro sconforto, ma non le piccinerie e gli egoismi. I ...continue

    Sento una certa nausea mentre seguo i profughi francesi che si allontanano da Parigi all’inizio dell’invasione tedesca. Posso cercare di capire il loro sconforto, ma non le piccinerie e gli egoismi. Il fatto è che sembra che tutto sia così, come se l’atmosfera del libro fosse talmente densa di micro sé, che mi penetrano sotto la pelle e si infilano viscidi nei polmoni, mangiandomi il cuore e l’antifascismo. Anche un anno dopo, nel paese occupato, nei pressi della donna combattuta, del soldato umanizzato e della suocera secca, soffro ancora di una certa nausea, e la mamma mi assicura che non posso essere incinta perché sono troppo piccola.

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  • 4

    Il destino dell'alveare

    Parigi, giugno 1940. All’indomani dei primi bombardamenti, la capitale francese si prepara all’imminente occupazione tedesca e ovunque regna il caos. L’invisibile telecamera di Irène Némirovsky segue ...continue

    Parigi, giugno 1940. All’indomani dei primi bombardamenti, la capitale francese si prepara all’imminente occupazione tedesca e ovunque regna il caos. L’invisibile telecamera di Irène Némirovsky segue in esclusiva un pugno di personaggi pronti ad abbandonare la città diretti verso sud-ovest, per lo più. C’è la famiglia dei Pèricand, rappresentante dell’alta borghesia parigina, ora divisa: il padre, curatore del Museo Nazionale, resta in città per presidiare quei tesori d’arte che non si è fatto in tempo a trasferire altrove; la madre, l’altezzosa Charlotte, parte quindi con il ricchissimo suocero ormai debilitato, la tata e i quattro figli più piccoli alla volta di Nîmes, per raggiungere i parenti e gli agi ancora intatti su cui la famiglia può ancora fare conto; il figlio maggiore, Philippe, è invece un giovane parroco cui è stato affidato un manipolo di venti e più orfani adolescenti, all’apparenza docili come agnellini. Lo scrittore vagheggino Gabriel Corte è uno dei quaranta “immortali” dell’Académie Française e, dopo una serie di disavventure a contatto con il volgo in fuga in direzione di Bordeaux (con gli Stati Uniti come meta ideale), cede alla propria indole di collaborazionista e punta a raggiungere Vichy, per mettersi al servizio della neonata Repubblica e del maresciallo Pétain. Il collezionista d’arte e scapolo impenitente Charles Langelet lascia la città con riluttanza per l’impossibilità di portare con sé tutte le sue adorate porcellane. Nei sei mesi da sfollato darà prova della propria riprovevole condotta, ma al rientro in città sarà poi ripagato con gli interessi da un destino beffardo. I coniugi Maurice e Jeanne Michaud, onesti impiegati di banca e rappresentanti della piccola borghesia cittadina, falliscono nel proprio tentativo di riparare a Tours, dove il cinico direttore Corbin ha stabilito la sede temporanea dell’istituto, e ripiegano dopo varie peripezie nella loro umile dimora, straziati dall’indigenza e dall’incertezza sul destino di quell’unico figlio soldato, Jean-Marie, di cui hanno perso le tracce e che in realtà, ferito seriamente ma non in pericolo di vita, si rimette poco alla volta in un borgo di campagna grazie alle cure delle giovani contadine Labarie.

    Nel secondo segmento l’azione è spostata in avanti di qualche mese a Bussy, la stessa cittadina alla periferia est di Parigi in cui i Michaud si erano temporaneamente sistemati e il figlio veniva curato a loro insaputa in un cascinale. L’inverno del 1941 è agli sgoccioli e un reggimento di tedeschi si è stabilito nella zona, con gli ufficiali dislocati in tutte le case del circondario tranne quella del sindaco collaborazionista, il visconte di Montmort. Nella fattoria dei Labarie ha trovato posto il giovane interprete Bonnet, così spregiudicato nei confronti della giovane Madeleine da scatenare la gelosia del di lei marito, il padrone di casa Benoit. Il tenente Bruno von Falk alloggia invece nella sontuosa dimora degli Angellier, e idealmente va a colmare lo spazio lasciato vuoto da Gaston, soldato fedifrago che è prigioniero dei tedeschi chissà dove, nel cuore della giovane moglie Lucile, stanca di patire i risentimenti dell’anziana padrona di casa, sua suocera. L’impossibile legame sentimentale che si andrà allacciando tra questi due spiriti affini sarà peraltro troncato dal rigido perbenismo di facciata della donna ancor prima che dalla sceneggiatura di una guerra che, al termine di un trimestre quasi idilliaco, esigerà la presenza del militare in ben altro teatro bellico (il fronte russo) e porrà fine sul nascere alla relazione.

    L’ultimo romanzo della Némirovsky è un’opera che le atrocità del destino hanno voluto fosse lasciata incompiuta, per poi venire pubblicata postuma solo sessanta e più anni dopo la stesura originale. Anche per questo, la storia di “Suite Francese” collima tragicamente con quella della sua autrice negli anni dell’occupazione nazista della Francia, e non può essere valutata in alcun modo senza tenere conto del turbolento contesto in cui il libro venne ideato e, in parte, scritto. D’altro canto le vicende che hanno consentito al manoscritto di non andare perduto per sempre dopo la morte di Irène ad Auschwitz, nell’agosto del 1942, assumono i tratti dell’autentico miracolo e meritano di essere raccontate: il testo, in una valigia affidata (assieme alle figlie bambine) a una tutrice, ha viaggiato per il paese due anni e mezzo in una convulsa fuga dalla polizia nazista che era sulle tracce delle piccole ebree, ed è stato poi “dimenticato” interi decenni per troppo dolore dalle bimbe divenute nel frattempo adulte, e autrici a loro volta, prima di essere finalmente ripreso, faticosamente interpretato (la scrittura era microscopica per risparmiare sulla carta) e pubblicato, nel 2004. Doveva trattarsi, nelle intenzioni della Némirovsky, di un monumentale poema sinfonico in cinque movimenti, una grande opera corale di circa mille pagine (il cui titolo sarebbe stato, forse, “Tempêtes”) ispirata dal Tolstoj di “Guerra e Pace”: solo due parti, tuttavia, sono giunte fino ai nostri giorni, per giunta in una forma presumibilmente più ampia rispetto a quella che la stesura definitiva avrebbe presumibilmente comportato. Si tratta, a ben vedere, quasi di due opere a sé stanti, diversissime per umore e ritmo l’una dall’altra, e accomunate soltanto dal feroce sentimento di sfiducia verso l’irresponsabilità e l’amoralità delle classi agiate in una Francia abbandonata a se stessa.

    “Temporale di Giugno” è un ritratto spietato del paese, vinto, abulico e occupato. Irène vi emerge in qualità di delicata pittrice d’atmosfere, abile cantrice dello sfumare della luce nel giorno che muore. Come lascia dire al suo Gabriel Corte, scrittore ricco, decadente e tutto maschere, occorre “saper dare peso alle comparse” perché un romanzo “deve somigliare a un viale pieno di sconosciuti”. Così è “Suite Francese”, e le sue comparse sono i rappresentanti di un’umanità variegata ma quasi invariabilmente meschina, priva di amore e solidarietà verso il prossimo nonostante i pii dettami di una religiosità di pura facciata e convenienza sociale. L’arida Charlotte Pèricand è il simbolo di questo intimo degrado e con lei quel figlio curato, Philippe, che guarda ai miserabili orfani non con la carità cristiana che da lui ci si aspetterebbe, bensì con malcelata ripugnanza; al pari loro, il crasso direttore Corbin, il già citato Corte – valido concorrente al titolo di re degli opportunisti e campione di una casta di intellettuali che non rappresenta più alcun valore aggiunto per la nazione che dovrebbe idealmente condurre per mano – e il raffinato e micragnosissimo Charlie Langelet, omuncolo attaccato più alle cose che alle persone e per nulla ironico nel paragonarsi a un cane pechinese sperduto in una giungla. Tra piani sequenza in campo lungo e occasionali soliloqui a figura intera, ecco immortalato il disordinato fuggi fuggi di un popolo che, tranne la fin didascalica eccezione rappresentata dai virtuosi Michaud, pare aver perso le proprie bussole morali, soprattutto negli esponenti delle classi benestanti, le sole che abbiano qualcosa di materiale da perdere. A farla da padroni nell’alveare impazzito e orfano di una regina da intendersi come sentimento di patria, sono la viltà, l’egoismo, la prevaricazione e l’avidità, sempre che non esploda piuttosto una violenza cieca, barbara e insensata (in pagine di sconcertante crudezza, come quelle riservate a Philippe e ai suoi piccoli lupi travestiti da agnelli).

    Se il quadro non è insomma dei più edificanti, d’altro canto gli occupanti non sembrano proprio gli orchi che si temeva fossero, e il garbo tratteggiato in loro a più riprese testimonia dell’onestà intellettuale della scrittrice russa, per nulla mossa dal risentimento ideologico della partigianeria o del nazionalismo. La prosa della Némirovsky si rivela peraltro incredibilmente leggiadra, attenta a rendere la grazia di un paesaggio spesso incantevole o di qualche animale (il gatto Albert, i puledrini) cui è concessa nel modo più convincente un’occasionale ribalta. Quasi a far da contrasto con il disorientamento e la disarmante emotività di uomini e donne, la natura è eletta a placida coprotagonista, emblema di una disciplina laboriosa e indifferente alle piccole miserie del quotidiano. A fare da costante, in un estate francese quanto mai incantevole e mite, il chiarore di una luna candida e onnipresente, negata nella seconda parte solo dalle finestre perennemente sbarrate, dal coprifuoco e dai capricci di un clima più in sintonia con la languida inerzia di Lucile e dei suoi contrastati sentimenti. Proprio in “Dolce” l’atmosfera si fa tiepida e stagnante, la lettura arranca a tratti come nel gelido fango lasciato in dote dall’inverno, salvo riprendersi con l’arrivo di una nuova primavera.

    Cosa sarebbe stato di questo romanzo, delle sue romantiche tempeste in un bicchier d’acqua o dei suoi protagonisti, se portato a compimento? Possiamo solo immaginarlo, pronosticando una discontinuità, una dinamicità espressiva che era evidentemente (e programmaticamente) nelle corde dell’autrice. Gli altri tre movimenti? Uno – “Captivité” – a buon punto di sceneggiatura, gli altri solo abbozzati a grandissime linee nella mente di Irène, assieme al destino dei singoli personaggi, spregevoli o umanissimi, e degli alveari la cui ragione superiore non poteva che essere disattesa dalle avversità della Storia.
    “Non ci sono ancora” scriveva la Némirovsky in una delle ultime lettere, “seguo il dettato della realtà”. Una realtà che, purtroppo, non prevedeva per lei alcun ruolo ulteriore, se non postumo. La storia tragica e bellissima di “Suite Francese”, qui e ora tra le nostre mani, le rende in parte, solo in minima parte, giustizia.

    (8.5/10)

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  • 5

    E' uno di quei libri che non si fa mettere su di un comodino in attesa.
    Ruba tutte le attenzioni e come potrebbe essere altrimenti? Parla di guerra e pace, di odio e amore, di perdono e vendetta, di t ...continue

    E' uno di quei libri che non si fa mettere su di un comodino in attesa.
    Ruba tutte le attenzioni e come potrebbe essere altrimenti? Parla di guerra e pace, di odio e amore, di perdono e vendetta, di tutti i vizi e le virtù umane.
    Sarà davvero tutto da buttare di questa razza animale umana?
    Un melting pot di emozioni e riflessioni.

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  • 5

    Credo che questa sia la prima volta che leggo un romanzo “in presa diretta”. La Némirovsky scriveva questo libro - l’invasione della Francia da parte dei nazisti, le varie vicende umane che ne seguiva ...continue

    Credo che questa sia la prima volta che leggo un romanzo “in presa diretta”. La Némirovsky scriveva questo libro - l’invasione della Francia da parte dei nazisti, le varie vicende umane che ne seguivano, soldati sbandati e dispersi, fuga dalle città, mancanza di beni, convivenza forzata con l’odioso nemico che poi, pensa un po’, non era nemmeno così odioso - proprio mentre i fatti stavano succedendo, e lo faceva con grande padronanza della scrittura, capacità di mettere in piedi delle storie e di intrecciarle tra loro, e anche un sottile senso dell’umorismo. Mi è venuta in mente “La storia” di Elsa Morante, che aveva molte di queste caratteristiche, non la presa diretta e non, soprattutto, il senso dell’umorismo, dove al contrario c’era un senso di tragicità immanente e irredimibile.

    Ma la cosa terribile è che poi la stessa Némirovsky diventò, suo malgrado, protagonista e vittima di quella storia che stava raccontando. Russa naturalizzata francese, fuggita con la famiglia dopo la rivoluzione d’ottobre, era ebrea, e il fatto di essersi convertita al cristianesimo non valse a salvarla dalle deportazioni disposte dal governo repubblichino di Vichy. Finì ad Auschwitz e non ne fece più ritorno, e lo stesso destino toccò a suo marito, che si era adoperato per salvarla appellandosi addirittura personalmente allo stesso Pétain, sostanzialmente auto-denunciandosi. Le loro figlie si salvarono solo perché protette dalla bambinaia e da altre persone volenterose che le nascosero fino alla fine della guerra. Una di loro conservò il manoscritto di questo romanzo incompiuto senza sapere di che si trattasse, fino a quando non venne esaminato, trascritto e pubblicato in tempi molto recenti, dopo il 2000.

    Leggere questo romanzo, conoscendo già il destino della sua autrice, è straziante.

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  • 5

    Scrittura splendida. La Némirovsky ha la capacità di descrivere rendendo reale ogni persona, animale, fiore e sentimento su cui si sofferma la sua penna. Un tuffo nel passato lungo trecentoquarantacin ...continue

    Scrittura splendida. La Némirovsky ha la capacità di descrivere rendendo reale ogni persona, animale, fiore e sentimento su cui si sofferma la sua penna. Un tuffo nel passato lungo trecentoquarantacinque pagine, in una guerra ovattata lontana dal campo di battaglia, ma vicina la popolo. Tanti personaggi di cui però rimane un ricordo vago in confronto a Bruno e Lucile simbolo dell'amore vero, ma impossibile in un tempo dove le distanze erano ancora troppo grandi per poter rendere realizzabile quell'amore.

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