Suite Francaise

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Publisher: Vintage Canada

4.2
(4068)

Language: English | Number of Pages: 448 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Spanish , Italian , German , Catalan , Chi traditional , Chi simplified , Portuguese , Basque

Isbn-10: 0676977715 | Isbn-13: 9780676977714 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Others , Softcover and Stapled , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
By the early l940s, when Ukrainian-born Irène Némirovsky began working on what would become Suite Française—the first two parts of a planned five-part novel—she was already a highly successful writer living in Paris. But she was also a Jew, and in 1942 she was arrested and deported to Auschwitz: a month later she was dead at the age of thirty-nine. Two years earlier, living in a small village in central France—where she, her husband, and their two small daughters had fled in a vain attempt to elude the Nazisshe’d begun her novel, a luminous portrayal of a human drama in which she herself would become a victim. When she was arrested, she had completed two parts of the epic, the handwritten manuscripts of which were hidden in a suitcase that her daughters would take with them into hiding and eventually into freedom. Sixty-four years later, at long last, we can read Némirovsky’s literary masterpiece The first part, “A Storm in June,” opens in the chaos of the massive 1940 exodus from Paris on the eve of the Nazi invasion during which several families and individuals are thrown together under circumstances beyond their control. They share nothing but the harsh demands of survival—some trying to maintain lives of privilege, others struggling simply to preserve their lives—but soon, all together, they will be forced to face the awful exigencies of physical and emotional displacement, and the annihilation of the world they know. In the second part, “Dolce,” we enter the increasingly complex life of a German-occupied provincial village. Coexisting uneasily with the soldiers billeted among them, the villagers—from aristocrats to shopkeepers to peasants—cope as best they can. Some choose resistance, others collaboration, and as their community is transformed by these acts, the lives of these these men and women reveal nothing less than the very essence of humanity.Suite Française is a singularly piercing evocation—at once subtle and severe, deeply compassionate and fiercely ironic—of life and death in occupied France, and a brilliant, profoundly moving work of art.From the Hardcover edition.
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  • 4

    Il destino dell'alveare

    Parigi, giugno 1940. All’indomani dei primi bombardamenti, la capitale francese si prepara all’imminente occupazione tedesca e ovunque regna il caos. L’invisibile telecamera di Irène Némirovsky segue ...continue

    Parigi, giugno 1940. All’indomani dei primi bombardamenti, la capitale francese si prepara all’imminente occupazione tedesca e ovunque regna il caos. L’invisibile telecamera di Irène Némirovsky segue in esclusiva un pugno di personaggi pronti ad abbandonare la città diretti verso sud-ovest, per lo più. C’è la famiglia dei Pèricand, rappresentante dell’alta borghesia parigina, ora divisa: il padre, curatore del Museo Nazionale, resta in città per presidiare quei tesori d’arte che non si è fatto in tempo a trasferire altrove; la madre, l’altezzosa Charlotte, parte quindi con il ricchissimo suocero ormai debilitato, la tata e i quattro figli più piccoli alla volta di Nîmes, per raggiungere i parenti e gli agi ancora intatti su cui la famiglia può ancora fare conto; il figlio maggiore, Philippe, è invece un giovane parroco cui è stato affidato un manipolo di venti e più orfani adolescenti, all’apparenza docili come agnellini. Lo scrittore vagheggino Gabriel Corte è uno dei quaranta “immortali” dell’Académie Française e, dopo una serie di disavventure a contatto con il volgo in fuga in direzione di Bordeaux (con gli Stati Uniti come meta ideale), cede alla propria indole di collaborazionista e punta a raggiungere Vichy, per mettersi al servizio della neonata Repubblica e del maresciallo Pétain. Il collezionista d’arte e scapolo impenitente Charles Langelet lascia la città con riluttanza per l’impossibilità di portare con sé tutte le sue adorate porcellane. Nei sei mesi da sfollato darà prova della propria riprovevole condotta, ma al rientro in città sarà poi ripagato con gli interessi da un destino beffardo. I coniugi Maurice e Jeanne Michaud, onesti impiegati di banca e rappresentanti della piccola borghesia cittadina, falliscono nel proprio tentativo di riparare a Tours, dove il cinico direttore Corbin ha stabilito la sede temporanea dell’istituto, e ripiegano dopo varie peripezie nella loro umile dimora, straziati dall’indigenza e dall’incertezza sul destino di quell’unico figlio soldato, Jean-Marie, di cui hanno perso le tracce e che in realtà, ferito seriamente ma non in pericolo di vita, si rimette poco alla volta in un borgo di campagna grazie alle cure delle giovani contadine Labarie.

    Nel secondo segmento l’azione è spostata in avanti di qualche mese a Bussy, la stessa cittadina alla periferia est di Parigi in cui i Michaud si erano temporaneamente sistemati e il figlio veniva curato a loro insaputa in un cascinale. L’inverno del 1941 è agli sgoccioli e un reggimento di tedeschi si è stabilito nella zona, con gli ufficiali dislocati in tutte le case del circondario tranne quella del sindaco collaborazionista, il visconte di Montmort. Nella fattoria dei Labarie ha trovato posto il giovane interprete Bonnet, così spregiudicato nei confronti della giovane Madeleine da scatenare la gelosia del di lei marito, il padrone di casa Benoit. Il tenente Bruno von Falk alloggia invece nella sontuosa dimora degli Angellier, e idealmente va a colmare lo spazio lasciato vuoto da Gaston, soldato fedifrago che è prigioniero dei tedeschi chissà dove, nel cuore della giovane moglie Lucile, stanca di patire i risentimenti dell’anziana padrona di casa, sua suocera. L’impossibile legame sentimentale che si andrà allacciando tra questi due spiriti affini sarà peraltro troncato dal rigido perbenismo di facciata della donna ancor prima che dalla sceneggiatura di una guerra che, al termine di un trimestre quasi idilliaco, esigerà la presenza del militare in ben altro teatro bellico (il fronte russo) e porrà fine sul nascere alla relazione.

    L’ultimo romanzo della Némirovsky è un’opera che le atrocità del destino hanno voluto fosse lasciata incompiuta, per poi venire pubblicata postuma solo sessanta e più anni dopo la stesura originale. Anche per questo, la storia di “Suite Francese” collima tragicamente con quella della sua autrice negli anni dell’occupazione nazista della Francia, e non può essere valutata in alcun modo senza tenere conto del turbolento contesto in cui il libro venne ideato e, in parte, scritto. D’altro canto le vicende che hanno consentito al manoscritto di non andare perduto per sempre dopo la morte di Irène ad Auschwitz, nell’agosto del 1942, assumono i tratti dell’autentico miracolo e meritano di essere raccontate: il testo, in una valigia affidata (assieme alle figlie bambine) a una tutrice, ha viaggiato per il paese due anni e mezzo in una convulsa fuga dalla polizia nazista che era sulle tracce delle piccole ebree, ed è stato poi “dimenticato” interi decenni per troppo dolore dalle bimbe divenute nel frattempo adulte, e autrici a loro volta, prima di essere finalmente ripreso, faticosamente interpretato (la scrittura era microscopica per risparmiare sulla carta) e pubblicato, nel 2004. Doveva trattarsi, nelle intenzioni della Némirovsky, di un monumentale poema sinfonico in cinque movimenti, una grande opera corale di circa mille pagine (il cui titolo sarebbe stato, forse, “Tempêtes”) ispirata dal Tolstoj di “Guerra e Pace”: solo due parti, tuttavia, sono giunte fino ai nostri giorni, per giunta in una forma presumibilmente più ampia rispetto a quella che la stesura definitiva avrebbe presumibilmente comportato. Si tratta, a ben vedere, quasi di due opere a sé stanti, diversissime per umore e ritmo l’una dall’altra, e accomunate soltanto dal feroce sentimento di sfiducia verso l’irresponsabilità e l’amoralità delle classi agiate in una Francia abbandonata a se stessa.

    “Temporale di Giugno” è un ritratto spietato del paese, vinto, abulico e occupato. Irène vi emerge in qualità di delicata pittrice d’atmosfere, abile cantrice dello sfumare della luce nel giorno che muore. Come lascia dire al suo Gabriel Corte, scrittore ricco, decadente e tutto maschere, occorre “saper dare peso alle comparse” perché un romanzo “deve somigliare a un viale pieno di sconosciuti”. Così è “Suite Francese”, e le sue comparse sono i rappresentanti di un’umanità variegata ma quasi invariabilmente meschina, priva di amore e solidarietà verso il prossimo nonostante i pii dettami di una religiosità di pura facciata e convenienza sociale. L’arida Charlotte Pèricand è il simbolo di questo intimo degrado e con lei quel figlio curato, Philippe, che guarda ai miserabili orfani non con la carità cristiana che da lui ci si aspetterebbe, bensì con malcelata ripugnanza; al pari loro, il crasso direttore Corbin, il già citato Corte – valido concorrente al titolo di re degli opportunisti e campione di una casta di intellettuali che non rappresenta più alcun valore aggiunto per la nazione che dovrebbe idealmente condurre per mano – e il raffinato e micragnosissimo Charlie Langelet, omuncolo attaccato più alle cose che alle persone e per nulla ironico nel paragonarsi a un cane pechinese sperduto in una giungla. Tra piani sequenza in campo lungo e occasionali soliloqui a figura intera, ecco immortalato il disordinato fuggi fuggi di un popolo che, tranne la fin didascalica eccezione rappresentata dai virtuosi Michaud, pare aver perso le proprie bussole morali, soprattutto negli esponenti delle classi benestanti, le sole che abbiano qualcosa di materiale da perdere. A farla da padroni nell’alveare impazzito e orfano di una regina da intendersi come sentimento di patria, sono la viltà, l’egoismo, la prevaricazione e l’avidità, sempre che non esploda piuttosto una violenza cieca, barbara e insensata (in pagine di sconcertante crudezza, come quelle riservate a Philippe e ai suoi piccoli lupi travestiti da agnelli).

    Se il quadro non è insomma dei più edificanti, d’altro canto gli occupanti non sembrano proprio gli orchi che si temeva fossero, e il garbo tratteggiato in loro a più riprese testimonia dell’onestà intellettuale della scrittrice russa, per nulla mossa dal risentimento ideologico della partigianeria o del nazionalismo. La prosa della Némirovsky si rivela peraltro incredibilmente leggiadra, attenta a rendere la grazia di un paesaggio spesso incantevole o di qualche animale (il gatto Albert, i puledrini) cui è concessa nel modo più convincente un’occasionale ribalta. Quasi a far da contrasto con il disorientamento e la disarmante emotività di uomini e donne, la natura è eletta a placida coprotagonista, emblema di una disciplina laboriosa e indifferente alle piccole miserie del quotidiano. A fare da costante, in un estate francese quanto mai incantevole e mite, il chiarore di una luna candida e onnipresente, negata nella seconda parte solo dalle finestre perennemente sbarrate, dal coprifuoco e dai capricci di un clima più in sintonia con la languida inerzia di Lucile e dei suoi contrastati sentimenti. Proprio in “Dolce” l’atmosfera si fa tiepida e stagnante, la lettura arranca a tratti come nel gelido fango lasciato in dote dall’inverno, salvo riprendersi con l’arrivo di una nuova primavera.

    Cosa sarebbe stato di questo romanzo, delle sue romantiche tempeste in un bicchier d’acqua o dei suoi protagonisti, se portato a compimento? Possiamo solo immaginarlo, pronosticando una discontinuità, una dinamicità espressiva che era evidentemente (e programmaticamente) nelle corde dell’autrice. Gli altri tre movimenti? Uno – “Captivité” – a buon punto di sceneggiatura, gli altri solo abbozzati a grandissime linee nella mente di Irène, assieme al destino dei singoli personaggi, spregevoli o umanissimi, e degli alveari la cui ragione superiore non poteva che essere disattesa dalle avversità della Storia.
    “Non ci sono ancora” scriveva la Némirovsky in una delle ultime lettere, “seguo il dettato della realtà”. Una realtà che, purtroppo, non prevedeva per lei alcun ruolo ulteriore, se non postumo. La storia tragica e bellissima di “Suite Francese”, qui e ora tra le nostre mani, le rende in parte, solo in minima parte, giustizia.

    (8.5/10)

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  • 5

    E' uno di quei libri che non si fa mettere su di un comodino in attesa.
    Ruba tutte le attenzioni e come potrebbe essere altrimenti? Parla di guerra e pace, di odio e amore, di perdono e vendetta, di t ...continue

    E' uno di quei libri che non si fa mettere su di un comodino in attesa.
    Ruba tutte le attenzioni e come potrebbe essere altrimenti? Parla di guerra e pace, di odio e amore, di perdono e vendetta, di tutti i vizi e le virtù umane.
    Sarà davvero tutto da buttare di questa razza animale umana?
    Un melting pot di emozioni e riflessioni.

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  • 5

    Credo che questa sia la prima volta che leggo un romanzo “in presa diretta”. La Némirovsky scriveva questo libro - l’invasione della Francia da parte dei nazisti, le varie vicende umane che ne seguiva ...continue

    Credo che questa sia la prima volta che leggo un romanzo “in presa diretta”. La Némirovsky scriveva questo libro - l’invasione della Francia da parte dei nazisti, le varie vicende umane che ne seguivano, soldati sbandati e dispersi, fuga dalle città, mancanza di beni, convivenza forzata con l’odioso nemico che poi, pensa un po’, non era nemmeno così odioso - proprio mentre i fatti stavano succedendo, e lo faceva con grande padronanza della scrittura, capacità di mettere in piedi delle storie e di intrecciarle tra loro, e anche un sottile senso dell’umorismo. Mi è venuta in mente “La storia” di Elsa Morante, che aveva molte di queste caratteristiche, non la presa diretta e non, soprattutto, il senso dell’umorismo, dove al contrario c’era un senso di tragicità immanente e irredimibile.

    Ma la cosa terribile è che poi la stessa Némirovsky diventò, suo malgrado, protagonista e vittima di quella storia che stava raccontando. Russa naturalizzata francese, fuggita con la famiglia dopo la rivoluzione d’ottobre, era ebrea, e il fatto di essersi convertita al cristianesimo non valse a salvarla dalle deportazioni disposte dal governo repubblichino di Vichy. Finì ad Auschwitz e non ne fece più ritorno, e lo stesso destino toccò a suo marito, che si era adoperato per salvarla appellandosi addirittura personalmente allo stesso Pétain, sostanzialmente auto-denunciandosi. Le loro figlie si salvarono solo perché protette dalla bambinaia e da altre persone volenterose che le nascosero fino alla fine della guerra. Una di loro conservò il manoscritto di questo romanzo incompiuto senza sapere di che si trattasse, fino a quando non venne esaminato, trascritto e pubblicato in tempi molto recenti, dopo il 2000.

    Leggere questo romanzo, conoscendo già il destino della sua autrice, è straziante.

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  • 5

    Scrittura splendida. La Némirovsky ha la capacità di descrivere rendendo reale ogni persona, animale, fiore e sentimento su cui si sofferma la sua penna. Un tuffo nel passato lungo trecentoquarantacin ...continue

    Scrittura splendida. La Némirovsky ha la capacità di descrivere rendendo reale ogni persona, animale, fiore e sentimento su cui si sofferma la sua penna. Un tuffo nel passato lungo trecentoquarantacinque pagine, in una guerra ovattata lontana dal campo di battaglia, ma vicina la popolo. Tanti personaggi di cui però rimane un ricordo vago in confronto a Bruno e Lucile simbolo dell'amore vero, ma impossibile in un tempo dove le distanze erano ancora troppo grandi per poter rendere realizzabile quell'amore.

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  • 5

    Forse è azzardato dare 5 stelline ad un romanzo incompiuto, ma le prime due parti sono veramente bellissime. Un vero peccato che la scrittrice non abbia avuto modo di completarlo.

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  • 4

    Arrivano i tedeschi in Francia!

    Premessa
    Il romanzo si trova nella seconda parte del libro, dal titolo "Dolce", purtroppo rimasto incompiuto, visto che Irène venne arrestata e portata nel campo di concentramento di Auschwitz, dove m ...continue

    Premessa
    Il romanzo si trova nella seconda parte del libro, dal titolo "Dolce", purtroppo rimasto incompiuto, visto che Irène venne arrestata e portata nel campo di concentramento di Auschwitz, dove morì il 17 agosto 1942 in una camera a gas. Nella prima parte, invece, intitolata "Temporale di giugno", l'autrice ci narra il crollo della Francia sotto l’occupazione e il dominio tedesco e gli abitanti che, come un vero e proprio esodo, cercano di fuggire dalla guerra e dall'occupazione tedesca e seguiremo le storie di diverse gruppi di famiglie e persone (alcune delle quali le ritroveremo anche in Dolce). Originariamente l'autrice avrebbe voluto scrivere un unico libro diviso in cinque parti: 1) Tempesta; 2) Dolce; 3) Cattività; 4) Battaglia 5) La pace. Ella intendeva strutturare come una sinfonia in cinque tempi questo romanzo.

    Rece
    Se da una parte impariamo a conoscere l'annientamento e la devastazione che un conflitto può portare nella vita delle persone, ma come la stessa guerra possa mostrare la meschinità e la pochezza degli individui, dall'altra ci lasciamo trasportare da un amore conflittuale. Non c'è distinzione tra il privato e l'evento collettivo che si abbatte sulle persone, il destino sembra essere comune alla maggior parte degli individui, dipende solo da che parte della Storia ti trovi. Non è solo la storia d’amore appassionante, piena di lati oscuri e di tormenti vissuta dall'ufficiale tedesco e la donna il cui marito è disperso al fronte, ma tutto il contorno, che in molte parti del romanzo diventa la scena principale, il reale protagonista di “Suite francese”. Paura, egoismo, coinvolgimento, passione, dolore, rabbia, incomprensione, sottomissione e potere sono solo alcuni degli elementi presenti nel libro, che riesce a coinvolgere il lettore in un vortice di sensazioni spesso contrastanti portandolo alla riflessione. Ciò che sicuramente è evidente a tutti leggendo “Suite francese” è che ognuno reagisce in modo diverso dinanzi alle atrocità della vita, ma in tutti i casi chi ne è pervaso non può fare a meno di dimostrare la sua fragilità e la sua intimità.

    Come scrive Myriam Anissimov nella postfazione, la storia stessa della pubblicazione di Suite française ha del miracoloso e merita di essere raccontata: il manoscritto, contenuto in una valigetta, seguì le bambine Elisabeth e Dénise — anch’esse ricercate dai nazisti — negli anni di fuga e in tutti i nascondigli ma soltanto molti, molti anni dopo trovarono il coraggio di leggere quelle pagine scritte dalla madre con una grafia minuscola per risparmiare l’inchiostro e sulla pessima carta del tempo di guerra. Quella lettura era per loro troppo dolorosa. Alla fine però decisero, le due sorelle, di salvare l’ultima opera della madre. Quando nel 2004 Suite française venne pubblicato in Francia divenne subito un caso letterario ed ottenne addirittura il prestigioso Prix Renaudot. I giurati, assegnando il premio a titolo postumo, per Irène Némirovsky avevano infranto il loro rigido regolamento.

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  • 5

    Capolavoro

    Un libro bellissimo, che ci rende migliori dopo averlo letto. Svela l'animo umano in tutte le sue sfumature, dall'eroico al vile, dall'ipocrita a quello tutto di un pezzo. Dove L'eroe è chi compie il ...continue

    Un libro bellissimo, che ci rende migliori dopo averlo letto. Svela l'animo umano in tutte le sue sfumature, dall'eroico al vile, dall'ipocrita a quello tutto di un pezzo. Dove L'eroe è chi compie il suo dovere di uomo e non colui che si imbosca e ne ricava il suo agio nelle difficoltà (grandiose le figure dei Michaud). Ci mostra la miseria e la nobiltà delle persone. Dove l'umanità e la dignità delle persone non è data dalla appartenenza di censo, ma dalla capacità di affrontare le situazioni che la vita ti pone. La narrazione è divisa in due parti; la prima racconta la fuga da Parigi, a causa dell'ingresso dei tedeschi che invadono la Francia, di persone di diversa estrazione sociale e culturale. E commuove vedere come la sofferenza è riservata a chi è meno attrezzato nella vita, spesso a chi è debole socialmente; un "ciclo dei vinti" in edizione seconda guerra mondiale. La seconda parte racconta di una sposa di guerra, infelice, tradita e odiata dalla famiglia del marito prigioniero, che scopre che un tedesco, se nobile di animo come questo del racconto, può essere persona degna di amore. Quella che ne nasce è una relazione soffocata e che non sboccerà mai in un amore conclamato, ma non per questo meno nobile quanto a sentimenti. Sullo sfondo le vicende del periodo di occupazione tedesca della cittadina francese teatro di questo racconto, con le miserie e le ipocrisie degli uomini protagonisti della storia, una Storia con la S maiuscola. La storia dell'uomo da Caino e Abele in poi.

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  • 4

    La disfatta

    La disfatta francese del 1940 fa da sfondo a questo libro della Némirovsky. La prima parte è un romanzo corale di parigini che fuggono dalla loro città in preda al panico scatenato dalla paura dell'ar ...continue

    La disfatta francese del 1940 fa da sfondo a questo libro della Némirovsky. La prima parte è un romanzo corale di parigini che fuggono dalla loro città in preda al panico scatenato dalla paura dell'arrivo dei nazisti, diverse estrazioni sociali, storie di persone che si devono confrontare con se stesse, con chi li circonda e con la guerra. Nel secondo ideale seguito della prima parte, in cui si ritrovano flebili collegamenti, filo conduttore è il rapporto tra un ufficiale della Wermacht e una giovane donna francese, sposa e nuora infelice col marito prigioniero dei tedeschi.
    Scritto molto bene, storia angosciante e triste che però consente di immergersi in quel periodo grigio della storia del XX secolo. Sicuramente il progetto iniziale dei cinque capitoli progettati e mai portati a termine limita molto il romanzo in cui non si delinea un vero e proprio finale, comunque il testo letterario è molto più bello e interessante dell'anemico prodotto cinematografico del 2014.

    Interessante e molto drammatica l'appendice con la storia della famiglia della Némirovsky e del suo tragico epilogo. Un crescendo di disperazione che si conclude nelle camere a gas di Auschwitz.

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  • 0

    Nel complesso ho apprezzato molto la scrittura, quel linguaggio melodioso nelle descrizioni della natura e così attento nel descrivere pensieri, azioni persino la mimica facciale dei numerosi personag ...continue

    Nel complesso ho apprezzato molto la scrittura, quel linguaggio melodioso nelle descrizioni della natura e così attento nel descrivere pensieri, azioni persino la mimica facciale dei numerosi personaggi. Merito va anche riconosciuto all'opera di traduzione. Penso che dare un giudizio non abbia molto senso, palesemente si tratta di un'opera molto corposa, ma purtroppo incompleta a causa del tragico destino dell'autrice.
    Il primo racconto: Tempesta di giugno - Narrazione corale dello sfollamento da Parigi all'arrivo delle truppe tedesche, durante la Seconda guerra mondiale. Storia dura che delinea il caos generale, sottolineando la meschinità di molti personaggi, che emerge di fronte al vuoto di potere, di legalità e di fronte alla minaccia che incombe (la fame, i bombardamenti) soprattutto delle classi sociali più abbienti. Ci sono talmente tanti personaggi che per dare una conclusione a questa storia ci sarebbero volute altre 500 pagine, ma alla fine il quadro rimane generale e incompleto. E' stato molto faticoso arrivare alla fine, nonostante le sole 226 pagine.
    Il secondo racconto : Dolce - Racconta, attraverso diversi personaggi, la convivenza tra francesi e l'esercito occupante tedesco, vengono sempre messe in evidenza le meschinità e le povertà dei personaggi, ma questa volta con un certo grado di ironia. Il personaggio di Lucille spicca su tutti, finalmente un personaggio positivo, affascinante.

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