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Suite Francaise

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Editeur: Gallimard-Jeunesse

4.3
(3168)

Language:Français | Number of pages: 434 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Spanish , Italian , German , Catalan , Chi traditional , Chi simplified , Portuguese , Basque

Isbn-10: 2207256456 | Isbn-13: 9782207256459 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Description du livre
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  • 3

    La prima volta che ho intrapreso la lettura di questo libro qualche anno fa l'ho abbandonato. Ora, dopo averlo terminato, mi sento di doverlo giudicare in quanto opera incompiuta, e mi dispiace dover dissentire da tutti coloro che l'hanno definito un capolavoro. Probabilmente era intenzione della ...continuer

    La prima volta che ho intrapreso la lettura di questo libro qualche anno fa l'ho abbandonato. Ora, dopo averlo terminato, mi sento di doverlo giudicare in quanto opera incompiuta, e mi dispiace dover dissentire da tutti coloro che l'hanno definito un capolavoro. Probabilmente era intenzione della scrittrice mettere in luce soprattutto le paure e bassezze dell'animo umano, ma personalmente ho trovato irritante la maggior parte dei protagonisti. Non mi sono sentita coinvolta dal modo in cui la guerra è stata descritta, con distanza, così come ho trovato distante anche il punto di vista dei vari personaggi. Poche emozioni, e quasi una versione edulcorata di ciò che la guerra è stata realmente, e non so se questo ha a che fare con le storie che ho sentito da chi, come i miei nonni, la guerra l'ha vissuta.
    Senza dubbio pregevole la scrittura e le lettere che raccontano gli ultimi giorni della vita della scrittrice prima che lei stessa venisse arrestata e poi deportata ad Auschwitz.

    dit le 

  • 5

    Una scrittura davvero affascinante, mai banale, con sprazzi ironici, la Nemirovsky dimostra di saper giocare con i suoi personaggi, li prende in giro, ne dimostra vizi e, poche, virtú. Una lettura appassionante, avvincente, talvolta un po' sentimentale ma mai scontata. Peccato, peccato, peccato, ...continuer

    Una scrittura davvero affascinante, mai banale, con sprazzi ironici, la Nemirovsky dimostra di saper giocare con i suoi personaggi, li prende in giro, ne dimostra vizi e, poche, virtú. Una lettura appassionante, avvincente, talvolta un po' sentimentale ma mai scontata. Peccato, peccato, peccato, come dice l'autrice anche per bocca di un suo personaggio, peccato essere vissuti in un'epoca così tormentata e non esserne sopravvissuti.
    Signora Nemirovsky, grazie!

    dit le 

  • 5

    Mio dio, che libro! Una narrazione complessa, sconvolgente, insieme crudele e delicata. Cronologicamente, non posso certo ascriverlo alla letteratura vittoriana; ma, se non il grande Dickens, credo che William Thackeray l'avrebbe sottoscritto senza batter ciglio.

    dit le 

  • 4

    Il male è visibile, brucia, fa mostra di sé e se ne compiace agli occhi di tutti. Uno solo ha contato i sacrifici, misurato il sangue versato e il pianto.

    In una Parigi addormentata, eccezionalmente morbosa e folle, in mezzo a una nebbia artificiale che scende sulla città come pioggia di cenere, una berlina tirata a lucido è ancora ferma davanti a un grande palazzo.
    Nel cielo, le prime stelle di primavera dal riflesso argentato, scintillano f ...continuer

    In una Parigi addormentata, eccezionalmente morbosa e folle, in mezzo a una nebbia artificiale che scende sulla città come pioggia di cenere, una berlina tirata a lucido è ancora ferma davanti a un grande palazzo.
    Nel cielo, le prime stelle di primavera dal riflesso argentato, scintillano fulgide e lucenti. Il profumo dolce degli ippocastani in fiore comincia a espandersi come un pericolo crescente; nell'ombra, nell'aria e nel silenzio, si respira una certa angoscia.
    In questa confusa e mortale apprensione, che non riescono a evitare persino le persone più fredde, quelle più generalmente tranquille, unita a quella di queste figure evanescenti che camminano sulla scena, la più bestiale prova di idiozia della razza terreste, così silenziosa e ambiziosa, si fa strada con vigore e intensità sull'asfalto polveroso di una terra così traboccante d'interesse.
    La sua forza, così efficace quanto un castigo inflitto, avanza nei cuori dei presenti attraverso conturbamenti morali e previsioni di ogni sua mossa, gettando una certa inquietudine fra masse di carni instabili e maldestre, entità create altrove.. nel momento in cui un viaggiatore decide di partire, a bordo di una nave la cui meta è ancora sconosciuta.
    Fra provocazioni di crisi d'angoscia, distruzioni, esplosioni di odio o perfidia, brutali incomprensioni, in una città circondata dall'incoerenza e dalla ripugnanza, con gli stessi colori dell'inferno, un ambiziosa regista francese, col suo diario, creò un montaggio di scene attraverso il quale ci fece conoscere il suo punto di vista personale. Inoltrandoci in una sequela di fotogrammi, brevi e repentini, sequenze d'immagini nitide e colorate che, come uno scrittore allestisce con le parole i burattini del suo teatro letterario, da una parte muove i fili legando gli interessi individuali, nell'altra gruppi di anime attorniate nel palcoscenico artificiale della vita che combattono per amore, coraggio e fede, evocando un lutto interiore, ribellioni famigliari - vecchie ruggini che io ignoravo completamente. Il suo nome: Iréne Némirovski. Una coraggiosa ebrea francese deportata ad Auschwitz. Una giovane combattente che, nelle sue celeberrime opere, promulgò importanti temi quali: la libertà, il distacco dalle masse e lo spirito comunitario.
    In un paesaggio di tranquilla apocalisse, disabitato anche se apparentemente intatto, come dopo il passaggio di uno tsunami, come un diavolo tentatore e furbo, attira involontariamente l'attenzione di chi legge, per la forza, la semplicità con cui descrive la guerra come conseguenza della paura. La sconfitta o la pace attuale, dettata dai francesi a compiere certe azioni come un attonito stupore di quello che si prova dopo un brutto sogno. E il suo bisogno di comprendere gli esseri umani: la morte che, con le sue enormi ali spiegate e lo sguardo rapace dardeggiante, puntato su una lunga fila di insetti neri che strisciano lungo la strada senza alcuna via di salvezza.
    L'eco di ogni sua parola attira l'attenzione proprio perché sollecita, e la sua operosità procede con lo scandirsi dell'orologio della vita: il suo romanzo, macchiato di sangue e polvere da sparo, ci parla di anime vagabonde che assistono allo spettacolo ripugnate della guerra. Oppressi dalla volgarità e banalità del mondo circostante. Impazienti di fuggire, intrattabili a sopportare questo disordine. Infelici, vengono avvicinati con dolcezza, con volontà, ma con moti di freddezza e ripugnanza - senza alcun impulso d'amore o un palpito divino che persino i peccatori più abietti aspirano. Figli macchiati dal peccato che non possiedono nemmeno la forza spirituale per elevarsi alla luce; non la percepiscono, non la desiderano ne hanno alcuna nostalgia. Osservano una tela dipinta d'azzurro mutarsi d'argento o grigio al colore della pioggia.
    In un toccante viaggio nella Francia nazista, col suo stile sentimentale e romantico, la Némirovski non nasconde il forte risentimento nei riguardi dei suoi figli di penna e, come un alacre studentessa che si appresta a raccogliere nozioni o paradigmi, trattiene il lettore in una stretta ferrea. Sorvola nei tetti di campagna, verso un piccolo paesino francese, a bordo di una vettura diretta in un Paradiso mancato. Una zona dimenticata persino da Dio, illesa da simile torture.
    Così triste da non riuscire a non provare altro sentimento, Suite francese è una lettura logorante, la cui melodia mi ha permesso di assistere all'avanzata di queste ombre verso l'oscuro baratro della disperazione: la percezione della guerra, causa di molte conseguenze e complesso di atrocità che appartennero solo a loro e a nessun altro.
    Spietata e inclemente, li ha spinti a pregare in un Dio che gli potesse donare la felicità - senza aspettare la morte o la resurrezione. Con brutalità ha spalancato una finestra che ha fatto luce su un mondo circondato da una pesante coltre nera. La speranza, l'amore, la salvezza divengono parte dell'anima di uomini che non hanno mai saputo cosa voglia dire vivere. Abbozzate in un diario, vergate con una penna a sfera sul lucido legno di una scrivania.
    Suite francese è quel genere di storia che ho ascoltato con un certo fascino, constatando quanto ci sia di terribile fra le sue pagine, che tuttavia resta solo sullo sfondo, ai bordi dell'anima del romanzo. Un tributo oltraggiante e dannoso che rende quasi ingiustificati a rinfacciare a denti stretti coloro che l'hanno offerto.

    dit le 

  • 5

    Per me l'incontro con Irene Nemirovsky è stato un autentico colpo di fulmine, qualcosa di analogo all'incontro con Dostoevskij, con Céline o con il miglior Stendhal, quello per intenderci di "Vita di Henry Brulard". Avvenuto a seguito della lettura di "Suite francese", capolavoro incompiuto, part ...continuer

    Per me l'incontro con Irene Nemirovsky è stato un autentico colpo di fulmine, qualcosa di analogo all'incontro con Dostoevskij, con Céline o con il miglior Stendhal, quello per intenderci di "Vita di Henry Brulard". Avvenuto a seguito della lettura di "Suite francese", capolavoro incompiuto, parte di un romanzo composto da cinque libri, di cui la parte pervenutaci costituisce i primi due, circa 2/5 dell'intero progetto. L'opera, bellissima, ci è pervenuta in modo miracoloso: dopo la morte in un campo di concentramento dell'autrice e del marito, le due figlie affidate alla nutrice continuarono a fuggire e a nascondersi per tutta la Francia portandosi appresso una valigia con dentro tra le altre cose il manoscritto del romanzo senza saperlo, inseguite dalla polizia francese che non aveva di meglio da fare che dare la caccia a due bambine ebree perchè facessero la stessa fine dei genitori. Com'è o come non è, di fatto le due piccole fuggiasche non hanno mai abbandonato quella valigia, e hanno conservato per una cinquantina di anni il suo prezioso contenuto senza mai leggerlo, solo alla fine degli anni 90 il manoscritto è stato reso noto e l'opera pubblicata per la prima volta nel 2004 restituendo alla letteratura del 900 una scrittrice eccezionale altrimenti dimenticata.
    L'intero progetto riguardava un romanzo storico, corale, suddiviso in cinque libri, che cominciava con l'esodo dei cittadini francesi dalle città alle campagne all'inizio dell'occupazione nazista e avrebbe dovuto terminare, nelle intenzioni e nelle speranze dell'autrice, con la pace perchè, come fa dire ad uno dei personaggi del suo romanzo, "La certezza della mia libertà interiore,questo bene prezioso, inalterabile, dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscono poi per placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò, prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare".
    Sicuramente Tolstoy, Turgenev, Balzac e altri grandi romanzieri di cui Irene era appassionata lettrice sin dalla prima giovinezza le sono stati di incoraggiamento. La cura dei personaggi, l'organicità dell'opera nel suo complesso, sono ben documentati negli appunti dell'autrice pervenutici insieme al manoscritto: esattamente come Turgenev, prima di accingersi alla stesura del romanzo l'autrice metteva una cura meticolosa nel ricostruire aree geografiche, ambienti, stagioni, flore e faune, eventi storici, di cronaca o di semplice vita quotidiana, ma soprattutto nell'immaginare in dettaglio biografie, relazioni e psicologie dei personaggi, maggiori o minori, che avrebbero popolato il romanzo, nel quale poi avrebbe utilizzato solo quello che serviva, ma sempre mantenendo una assoluta coerenza con quanto contenuto negli appunti preparatori.

    dit le 

  • 5

    Preciós. Un tractament extremadament delicat i poètic de la realitat de l'ocupació alemanya de França, durant la Segona Guerra Mundial. Una història que, sense amagar la tragèdia, ens parla de les coses quotidianes, esmicolant amb dolçor cada gest, cada detall, cada sentiment dels protagonistes. ...continuer

    Preciós. Un tractament extremadament delicat i poètic de la realitat de l'ocupació alemanya de França, durant la Segona Guerra Mundial. Una història que, sense amagar la tragèdia, ens parla de les coses quotidianes, esmicolant amb dolçor cada gest, cada detall, cada sentiment dels protagonistes. Llàstima que l'autora, patint la desgràcia d'aquella guerra, deixés l'obra inacabada.

    dit le 

  • 3

    Ambigua, come tutte le profezie

    La pentalogia drammaticamente non conclusa dall'autrice ha lasciato un'opera parziale e probabilmente non rivista (non mancano incongruenze, squilibri e disarmonie) che comunque ha lasciato un segno profondo ed emozionante, soprattutto alla luce dello sfortunato destino della Némirovski.
    Ho ...continuer

    La pentalogia drammaticamente non conclusa dall'autrice ha lasciato un'opera parziale e probabilmente non rivista (non mancano incongruenze, squilibri e disarmonie) che comunque ha lasciato un segno profondo ed emozionante, soprattutto alla luce dello sfortunato destino della Némirovski.
    Ho trovato bellissima la prima parte, l'esodo biblico dei parigini, nell'imminenza dell'armistizio. Meno forte e coerente la struttura della seconda parte, che racconta la storia d'amore "politicamente scorrettissima" tra la protagonista e un aristocratico ufficiale tedesco. Tuttavia proprio "Dolce" contiene la scena artisticamente più bella del libro.
    Ciò che colpisce, infatti, è la genialità dell'autrice nel descrivere la (preveggente) ambiguità dei propri sentimenti verso l'esercito degli occupanti, che trova la sua espressione più forte e drammatica nella scena d'amore non consumata, con l'improvviso rifiuto del rapporto da parte della donna e la negazione non dei propri sentimenti, ma del desiderio del proprio corpo e della propria pelle, che improvvisamente si sentono inespugnabili perché irrimediabilmente "nemici" (mortalmente) dell'innamorato ufficiale. Ciò che commuove è proprio questa continua oscillazione tra speranza di tenerezza e (di vita) dell'autrice e rassegnazione alla soccombenza (e alla morte).

    dit le 

  • 4

    “Non dimenticare mai che la guerra finirà e che tutta la parte storica sbiadirà. Cercare di mettere insieme il maggior numero di cose, di argomenti… che possono interessare la gente nel 1952 o nel 2052”.


    Così scriveva Irène Némirovsky negli appunti sulla pagina sinistra del suo diar ...continuer

    “Non dimenticare mai che la guerra finirà e che tutta la parte storica sbiadirà. Cercare di mettere insieme il maggior numero di cose, di argomenti… che possono interessare la gente nel 1952 o nel 2052”.

    Così scriveva Irène Némirovsky negli appunti sulla pagina sinistra del suo diario, mentre sulla destra prendevano vita i personaggi di quest’opera pulsante come i movimenti di una sinfonia e vivida come le scene di un film. Credo che l’intento possa dirsi pienamente realizzato se dopo più di 70 anni si riesce ancora a sentire così distintamente il passo precipitoso dei cittadini spaventati e disorientati, in fuga dai bombardamenti, e quello cadenzato dei soldati tedeschi giunti alle porte di Parigi.
    Nelle due parti di cui il romanzo si compone vengono raffigurati dei momenti diversi della guerra. Il primo coincide con la disfatta dell’esercito francese e con l’immediato caos che ne consegue e che porta qualcuno ad afferrare la propria argenteria ed a scappare per mettersi in salvo, lasciando dietro di sé qualcosa o qualcuno ben più importante di una manciata di posate d’argento. La seconda parte invece coincide con l’occupazione nazista, durante la quale l’immagine dell’esercito tedesco si trasforma gradualmente e, da entità compatta da temere e disprezzare, si scompone nei tanti soldati che la costituiscono... soldati che hanno nostalgia di casa, che vorrebbero essere altrove, che combattono perché è quello che è stato ordinato loro di fare.
    Alla marcia forzata che fa da sottofondo a Tempesta in giugno, segue la malinconica ballata di Dolce, così come in natura “a un periodo di calma segue la tempesta che ha il suo principio, il suo punto culminante, la sua fine, e che è spazzata via da altri periodi di tranquillità più o meno lunghi”.
    Questo susseguirsi di tempeste purtroppo ha finito per travolgere la stessa scrittrice e ha privato noi del seguito di pagine intrise di poesia e di umanità. Ciò che rimane alla fine, oltre al senso di amarezza per il sacrificio del singolo in nome di un’astrazione senza fondamento, è la lucida consapevolezza che si ritrova nelle parole di uno dei personaggi: “Quando scoppia il temporale non te la prendi con nessuno, sai che la folgore è prodotta da due polarità elettriche, le nuvole non ti conoscono. Non puoi muovere loro alcun rimprovero. E del resto sarebbe assurdo, non capirebbero”.

    dit le 

  • 4

    Gran bel romanzo

    Uno splendido affresco sia pur incompleto della Francia durante l’occupazione nazista, drammaticamente interrotto dalla deportazione della scrittrice. Nella prima parte è descritta la fuga dei francesi da Parigi verso la le campagne o il verso sud della Francia, nella seconda parte si narra dell’ ...continuer

    Uno splendido affresco sia pur incompleto della Francia durante l’occupazione nazista, drammaticamente interrotto dalla deportazione della scrittrice. Nella prima parte è descritta la fuga dei francesi da Parigi verso la le campagne o il verso sud della Francia, nella seconda parte si narra dell’occupazione da parte delle truppe tedesche di un paese della provincia.
    Occupati e invasori sono visti soprattutto dal loro lato umano, la Némirovsky non si risparmia nella descrizione dei sentimenti, sia che si tratti di sottile e graffiante ironia per una borghesia egoista, ipocrita e meschina, sia che racconti di tensioni amorose sincere e delicate.
    La scrittura è curata, attenta ai dettagli, intensa, piacevole e ampiamente descrittiva.
    Dei romanzi che ho letto di questa scrittrice forse è quello che considero migliore, peccato che siano stati scritti solo i primi due capitoli, chissà cosa ci siamo persi …

    dit le 

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