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Suite Francaise

By Irène Némirovsky

(36)

| Paperback | 9782207256459

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Book Description

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  • 1 person finds this helpful

    L'impatto con la scrittura della Némirovsky è seducente e folgorante. Nelle sue vene scorre senza dubbio il sangue dei grandi romanzieri russi. Considerando i tempi in cui questi due primi capitoli sono stati scritti, occorre riconoscere alla scrittr ...(continue)

    L'impatto con la scrittura della Némirovsky è seducente e folgorante. Nelle sue vene scorre senza dubbio il sangue dei grandi romanzieri russi. Considerando i tempi in cui questi due primi capitoli sono stati scritti, occorre riconoscere alla scrittrice una lucidità rara nel riconoscere i fatti e gli avvenimenti, senza false illusioni sulle tragiche conseguenze.

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    Patmoon said on Oct 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    «La carità cristiana, la mitezza di secoli di civiltà le cadevano di dosso come vani orpelli rivelando un'anima arida e nuda. Lei e i suoi figli erano soli in un mondo ostile. Doveva nutrire e proteggere i suoi piccoli. Il resto non contava più.»

    Suite française, 2004 (scritto tra il 1941 e il 1942)

    3a sett. capitoli dal 28 al 9 della seconda parte compreso --> 92 pagine

    >>>>> http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3264879#new_…

    Pag. 20
    Era ...(continue)

    Suite française, 2004 (scritto tra il 1941 e il 1942)

    3a sett. capitoli dal 28 al 9 della seconda parte compreso --> 92 pagine

    >>>>> http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3264879#new_…

    Pag. 20
    Era il signor Péricand, infatti: un ometto grassoccio, dall’aspetto bonario e un po’ goffo. Il suo viso, abitualmente roseo, riposato e ben pasciuto, era pallidissimo e sembrava non già spaventato o preoccupato bensì estremamente stupito. Aveva la stessa espressione che si coglie in genere sul volto di chi trova la morte in pochi secondi, in un incidente, senza aver avuto il tempo di soffrire o di avere paura – che leggeva un libro, o guardava dal finestrino dell’auto, o pensava agli affari suoi, o stava andando al vagone ristorante, e si trova di colpo all’inferno.
    […]
    La signora Péricand uscì a testa alta. Non si sarebbe lasciata piegare dalle difficoltà. Avrebbe fatto in modo che all’indomani la famiglia fosse pronta per la partenza: il vecchio invalido, i quattro bambini, i domestici, il gatto, l’argenteria, i pezzi più preziosi del servizio da tavola, le pellicce, le cose dei bambini, le provviste di cibo e, non si sa mai, una scorta di medicinali. Rabbrividì.

    Pag. 39
    Qua e là, davanti ai palazzi di boulevard Delessert si vedeva un gruppo gesticolante di donne, vecchi e bambini che si sforzavano, dapprima con calma, poi febbrilmente, quindi con un’eccitazione morbosa e folle, di far entrare familiari e bagagli in una Renault, in una berlina, in una spider. Nessuna luce alle finestre. Cominciavano a spuntare le stelle – stelle di primavera dal riflesso argentato. Parigi aveva il suo profumo più dolce, quello degli ippocastani in fiore e delle essenze volatili miste a granelli di polvere che scricchiolano sotto i denti come grani di pepe. Nell’ombra, il pericolo cresceva. Nell’aria, nel silenzio, si respirava l’angoscia. Neanche le persone più fredde, quelle generalmente più tranquille, potevano evitare quella confusa e mortale apprensione. Ciascuno guardava la sua casa con una stretta al cuore e pensava: «Domani sarà distrutta, domani non avrò più niente. Non abbiamo fatto del male a nessuno. Perché?». E contemporaneamente si sentiva sopraffatto da un’ondata di indifferenza: «Che importa! Sono solo pietre, legno, materia inerte! L’essenziale è salvare la pelle!». Chi pensava alla tragedia della patria? Non loro, non quelli che partono stasera. Il panico annullava tutto ciò che non era istinto, impulso animale, fremito della carne. Afferrare quanto si aveva di più prezioso al mondo e poi…! E, quella notte, solo ciò che viveva, ciò che respirava, piangeva, amava, valeva qualcosa! Erano pochi coloro che pensavano con rimpianto alle ricchezze perdute: l’importante era stringere fra le braccia una moglie o un figlio. Il resto non contava, il resto poteva pure sprofondare tra le fiamme.

    Pag. 58
    Erano i poveri, gli sfortunati, i perdenti, quelli che non sanno trarsi d'impiccio, quelli che vengono respinti dovunque, che restano sempre in fondo, nell'ultima fila. E con loro alcuni indecisi, alcuni avari che avevano recalcitrato fino all'ultimo istante, spaventati dal prezzo del biglietto, dalle spese e dai rischi del viaggio. Ma che poi, all'improvviso, erano stati presi dal panico come gli altri. Non sapevano perché fuggivano: la Francia tutta era in fiamme, il pericolo ovunque. [...] Fra loro vigeva un patto di solidarietà, un senso di pietà, una simpatia attiva e vigile che la gente del popolo testimonia solo nei confronti della propria classe, quella dei poveri, e anche questo solo in momenti eccezionali di pericolo e di carestia. Già una decina di volte certe robuste comari avevano offerto il braccio e Jeanne Michaud per aiutarla a camminare. Lei stessa teneva per mano alcuni bambini mentre suo marito si caricava sulle spalle ora un fagotto di biancheria, ora una cesta che conteneva un coniglio vivo e delle patate, i soli beni terreni di una vecchietta partita a piedi da Nanterre.

    Pag. 101
    «Com’è giovane!» sussurrarono le donne. Inconsciamente si aspettavano una qualche visione apocalittica, un qualche mostro orrendo. Il tedesco scrutava tutt’intorno alla ricerca di qualcuno. Allora il tabaccaio, che aveva fatto la campagna del ’14 e sul risvolto della vecchia giacca grigia portava una croce di guerra e la medaglia militare, si fece incontro al nemico. Per un attimo i due uomini restarono immobili, l’uno di fronte all’altro, senza parlare. Poi il tedesco mostrò la sigaretta che teneva in mano e chiese del fuoco in cattivo francese. Il tabaccaio rispose in cattivo tedesco giacché aveva preso parte all’occupazione di Mayence nel ’18. Il silenzio era tale (tutto il villaggio tratteneva il respiro) che si coglieva ogni loro parola. Il tedesco domandò la strada. Il francese rispose, poi, fattosi coraggio:
    «E’ stato firmato l’armistizio?«.
    Il tedesco allargò le braccia.
    «Non lo sappiamo ancora. Speriamo» disse.

    Pag. 152
    "E le automobili stracariche di biancheria e di argenteria intrappolate tra la folla dei fuggiaschi, con sua madre che, indicando le donne e i bambini che andavano a piedi con poche cose annodate in un fazzoletto, diceva: «Vedete com'è buono Gesù Bambino: avremmo potuto essere al posto di quei poveretti!»"

    Pag. 167
    Furières, insomma, si era organizzato una vita assai piacevole. Quando scoppiò la seconda guerra mondiale, si sentì all’incirca come un bambino che è stato bravo a scuola, che ha la coscienza tranquilla, che ora sta giocando con passione e che qualcuno viene di nuovo a strappare ai suoi svaghi. Quasi quasi avrebbe gridato: «Suvvia! Una volta passi, due è troppo!». Ma come? Aveva già fatto il suo dovere, lui! Gli avevano preso cinque anni della sua gioventù e adesso gli rubavano quelli della maturità, così belli, così preziosi, anni in cui un uomo capisce quello che sta per perdere e ha fretta di goderne.
    «No, è davvero il colmo» disse sconfortato a Corbin congedandosi da lui il giorno della mobilitazione generale. «Si vede che era scritto lassù che non dovevo scamparla!».
    Era un ufficiale di riserva e aveva l’obbligo di partire; certo, avrebbe potuto arrangiarsi in qualche modo per evitarlo, ma ne fu trattenuto dalla necessità di continuare ad avere stima di sé, necessità in lui molto forte e che gli consentiva di assumere verso il resto del mondo un atteggiamento ironico e severo. Partì. Il suo autista, che aveva la sua stessa età, diceva:
    «Bisogna andarci e ci andiamo. Ma se quelli credono che sarà come nel ’14, si sbagliano, » (dicendo «quelli» pensava a un qualche mitico areopago di individui la cui funzione, e passione, era il mandare gli altri alla morte) «se s’immaginano che faremo tanto così più del necessario, be’ se lo possono pure scordare, glielo dico io».
    Il conte de Furières non avrebbe certo espresso a quel modo il suo pensiero, ma esso aveva una certa analogia con quello del suo autista, che a sua volta rispecchiava la mentalità di molti ex combattenti. Parecchi uomini partirono animati da un sordo rancore o da una disperata rivolta contro la sorte che giocava loro quel tiro mancino due volte nella vita.

    Pag. 198
    Che cosa si poteva dire per consolarla? «Non sei la sola…». Sì, lo sapeva, ma altre erano più fortunate… Madeleine Labarie, per esempio… Non le augurava del male, no… Ma era troppo! C’era troppo dolore nel mondo. Il suo corpo magro era intirizzito. Aveva un bel rannicchiarsi sotto la coperta, sotto il piumino, ma era come se il freddo la penetrasse fin nelle ossa. «Passerà,» le dicevano «lui tornerà e la guerra finirà!» No! No! Non lo credeva più, sarebbe durata e durata… E la primavera che non voleva arrivare… Si era mai visto un tempo simile in marzo? Il mese volgeva alla fine e la terra era gelata, ghiacciata sin nel profondo, come lei. Che raffiche! Che furia! La tempesta avrebbe fatto sicuramente volar via delle tegole. Si mise a sedere nel letto, rimase in ascolto per un attimo e all’improvviso, sul volto afflitto e bagnato di lacrime, passò un’espressione più dolce, incredula. Il vento si era placato; nato chissà come, se n’era andato chissà dove. Nella sua furia cieca aveva spezzato rami, squassato tetti; aveva disperso le ultime tracce di neve sulla collina, e adesso da un cielo scuro e burrascoso cadeva la prima pioggia di primavera, fredda ancora ma impetuosa, fitta, e si apriva un varco sino alle radici nascoste degli alberi, sino al nero e profondo cuore della terra.

    Pag. 204
    Le due donne entrarono in sala da pranzo, dove la tavola era già apparecchiata. Era mezzogiorno passato, ma solo per gli orologi della chiesa e del municipio che, vincolati alle nuove leggi, segnavano l’ora tedesca; in ogni casa francese, invece, gli orologi venivano mantenuti in ritardo di sessanta minuti, per puntiglio. E ogni donna diceva con fare sprezzante: «A casa nostra, non si vive all’ora dei tedeschi».

    Pag. 206
    Sotto lo sguardo vigile di due sottufficiali la guardia campestre andava incollando manifesti sui muri degli edifici principali. Tali manifesti erano di vario tipo: alcuni raffiguravano un soldato tedesco dai capelli chiari e dal largo sorriso che gli scopriva la dentatura perfetta, circondato da ragazzetti francesi mentre distribuiva loro sostanziosi panini imbottiti. La scritta diceva: «Popolazioni abbandonate, abbiate fiducia nei soldati del Reich!». Altri illustravano, mediante grafici o caricature, la dominazione inglese nel mondo e l’odiosa tirannia dell’ebreo. Ma la maggior parte di quei manifesti cominciava con la parola «Verboten», proibito. Era proibito circolare nelle strade dalle nove di sera alle cinque del mattino, proibito tenere in casa armi da fuoco, dare «asilo, aiuto o protezione» a prigionieri evasi, a rifugiati di paesi nemici della Germania, a militari inglesi, proibito ascoltare radio straniere, proibito rifiutare il denaro tedesco. E sotto ogni manifesto, a caratteri neri sottolineati due volte, c’era sempre lo stesso avvertimento: «Pena la morte».

    Pag. 229
    Da lungo tempo il paese mancava di uomini, cosicché perfino questi, gli invasori, parevano al posto giusto. Loro lo intuivano e si crogiolavano beatamente al sole; vedendoli, le madri dei prigionieri e dei soldati uccisi in guerra invocavano sottovoce su di loro la maledizione del Cielo, ma le ragazze se li mangiavano con gli occhi.

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    Thalita said on Oct 6, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    E' il primo romanzo che ho letto di questa scrittrice che mi era sconosciuta. E non avevo neanche molta voglia di iniziare, trattandosi di un'opera incompleto. Ebbene, me ne sono innamorata. Ho trovato imperdonabile averla ignorata fin'ora.
    Una stor ...(continue)

    E' il primo romanzo che ho letto di questa scrittrice che mi era sconosciuta. E non avevo neanche molta voglia di iniziare, trattandosi di un'opera incompleto. Ebbene, me ne sono innamorata. Ho trovato imperdonabile averla ignorata fin'ora.
    Una storia raccontata con nobiltà, delicatezza e amore.
    Amore sì, per i suoi personaggi, che prendono vita dalle sue pagine con forza e dignità.
    Consiglierei di leggerlo subito!

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    Ermelindina said on Oct 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non conoscevo questa autrice raffinata e l'ho apprezzata molto.
    I tuffi nel passato del secolo scorso, a quegli eventi che lo hanno segnato, aggiungono sempre un qualche cosa di nuovo alla nostra personale conoscenza della storia, arricchendoci di nu ...(continue)

    Non conoscevo questa autrice raffinata e l'ho apprezzata molto.
    I tuffi nel passato del secolo scorso, a quegli eventi che lo hanno segnato, aggiungono sempre un qualche cosa di nuovo alla nostra personale conoscenza della storia, arricchendoci di nuove riflessioni.
    Anche la ricostruzione finale epistolare della vita dell'autrice, e della sua fine come deportata, è molto interessante.
    Sicuramente consigliato.

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    Mirkodiaz said on Oct 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "All'interno trovò tre soldati francesi addormentati . Li riconobbe: erano del manipolo che aveva difeso il ponte di Moulins. Adesso russavano sdraiati sulle panche e avevano volti spauriti e sporchi rovesciati all'indietro come quelli dei morti. Li ...(continue)

    "All'interno trovò tre soldati francesi addormentati . Li riconobbe: erano del manipolo che aveva difeso il ponte di Moulins. Adesso russavano sdraiati sulle panche e avevano volti spauriti e sporchi rovesciati all'indietro come quelli dei morti. Li vegliava una donna che lavorava a maglia mentre il gomitolo di lana rotolava sul pavimento inseguito dal gatto. Era uno spettacolo così familiare e ad un tempo così strano dopo tutto quello che aveva visto negli ultimi otto giorni che Hubert cadde a sedere, sfinito. Sul tavolo vide gli elmetti dei soldati, che erano stati ricoperti di foglie per attutirne il riflesso al chiaro di luna"

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    Capodepedra said on Sep 15, 2014 | Add your feedback

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