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Suite française

By Irène Némirovsky

(42)

| Paperback | 9780099488781

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Book Description

632 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    La forza del punto di vista.

    “Gli eventi gravi, fasti o nefasti che siano, non cambiano la natura di un uomo ma permettono di definirla meglio, così come un colpo di vento, spazzando all’improvviso le foglie morte, rivela la forma di un albero; mettono in luce quello che era rim ...(continue)

    “Gli eventi gravi, fasti o nefasti che siano, non cambiano la natura di un uomo ma permettono di definirla meglio, così come un colpo di vento, spazzando all’improvviso le foglie morte, rivela la forma di un albero; mettono in luce quello che era rimasto in ombra; danno allo spirito l’inclinazione che da lì in avanti lo caratterizzerà”.

    Attraverso la contrapposizione dei punti di vista – dei ricchi e dei poveri, dei giovani e dei vecchi, degli uomini e delle donne, dei civili e dei militari, degli occupanti e degli occupati - la Némirovsky racconta non semplicemente la guerra e l’occupazione (come sarebbe accaduto se il punto di vista fosse stato eslcusivamente quello di un militare), ma la vita durante e attraverso la guerra e l’occupazione; la vita che va avanti nonostante tutto.
    E va detto che la racconta in un modo sublime, che non chiede commiserazione o pietismo, eppure trasmette tutto l’orrore di una realtà cui, in fin dei conti, nessuno è preparato.

    Dispiace che il romanzo sia rimasto incompiuto e, ancor di più, addolora il motivo.

    (In sottofondo:
    Generale, dietro la collina
    ci sta la notte crucca e assassina,
    e in mezzo al prato c'è una contadina,
    curva sul tramonto sembra una bambina,
    di cinquant'anni e di cinque figli,
    venuti al mondo come conigli,
    partiti al mondo come soldati
    e non ancora tornati.

    Generale, dietro la stazione
    lo vedi il treno che portava al sole,
    non fa più fermate neanche per pisciare,
    si va dritti a casa senza più pensare,
    che la guerra è bella anche se fa male,
    che torneremo ancora a cantare
    e a farci fare l'amore, l'amore delle infermiere.

    Generale, la guerra è finita,
    il nemico è scappato, è vinto, è battuto,
    dietro la collina non c'è più nessuno,
    solo aghi di pino e silenzio e funghi
    buoni da mangiare, buoni da seccare,
    da farci il sugo quando è Natale,
    quando i bambini piangono
    e a dormire non ci vogliono andare.

    Generale, queste cinque stelle,
    queste cinque lacrime sulla mia pelle
    che senso hanno dentro al rumore di questo treno,
    che è mezzo vuoto e mezzo pieno
    e va veloce verso il ritorno,
    tra due minuti è quasi giorno,
    è quasi casa, è quasi amore.)

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    Marvivio said on Aug 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Peccato davvero che sia un’opera incompiuta: viene da chiedersi come sarebbero state le tre parti concepite ma mai scritte e cosa sarebbe accaduto ai tanti personaggi evocati nelle prime due parti.
    Per fortuna questo manoscritto incompiuto ha una den ...(continue)

    Peccato davvero che sia un’opera incompiuta: viene da chiedersi come sarebbero state le tre parti concepite ma mai scritte e cosa sarebbe accaduto ai tanti personaggi evocati nelle prime due parti.
    Per fortuna questo manoscritto incompiuto ha una densità narrativa tale da far quasi dimenticare che rappresenta solo i due quinti di un’opera che non potrà più essere completata. Soprattutto la seconda parte, incentrata su pochi personaggi a differenza della prima, potrebbe quasi essere una novella a se stante che racconta l’assurdo della guerra dal punto di vista dei francesi sconfitti e dei tedeschi occupanti. Difficilmente si riesce a conseguire un equilibrio letterario così perfetto, un amalgama tanto riuscito tra forma e contenuto: la prosa è poetica ma non pesante, le introspezioni psicologiche mai troppo prolisse ma neppure superficiali, ogni singola descrizione si incastra perfettamente nel mosaico della storia. Un’opera eccellente, con la sola "pecca" (non certo colpa dell'autrice) di essere incompleta.

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    Ariano Geta said on Aug 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il dolore pervade ogni pagina del libro e anche una critica feroce verso la borghesia egoista e fredda dell'epoca.poche le figure positive ma molto ben definite soprattutto nei contadini.
    Da evidenziare lo stile asciutto ,fluido e alle volte poetico ...(continue)

    Il dolore pervade ogni pagina del libro e anche una critica feroce verso la borghesia egoista e fredda dell'epoca.poche le figure positive ma molto ben definite soprattutto nei contadini.
    Da evidenziare lo stile asciutto ,fluido e alle volte poetico della scrittrice.
    Un piccolo capolavoro incompiuto che ci lascia con l'amaro in bocca e con il desiderio di cominciare un altro suo romanzo

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    Piffipoffi said on Aug 19, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    QUANTO ........

    Inizio col dire che se avessi letto per prima l'Appendice, avrei capito molto meglio il romanzo. La biografia dell'autrice è tragica non solo per la fine ad Auschwitz, ma soprattutto per l'essere insulso che l'ha partorita, che donna stupida e inutil ...(continue)

    Inizio col dire che se avessi letto per prima l'Appendice, avrei capito molto meglio il romanzo. La biografia dell'autrice è tragica non solo per la fine ad Auschwitz, ma soprattutto per l'essere insulso che l'ha partorita, che donna stupida e inutile!
    Bellissima storia, ricca di particolarità. Due mi hanno colpito in modo specifico.
    Le descrizioni, siano esse dei parigini, dell'esodo, dei paesaggi, mi ricordano tanto la Deledda e il suo lirismo.
    La bellissima storia d'amore tra occupato e occupante,storia che finisce come sempre a causa di un terzo incomodo, un terzo non convenzionale però.
    Il finale poi ... poetico, grande nella sua essenzialità!
    Quanto avrebbe potuto darci ancora la Némirovsky!

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    Penelope48 said on Aug 16, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Peccato che Irene Nemirovsky, morta in un campo di concentramento, non abbia potuto concludere il ciclo di racconti che si era prefissata.
    Era una scrittrice di grande talento, con un stile limpido e immediato ma mai banale e scontato. I suoi libri ...(continue)

    Peccato che Irene Nemirovsky, morta in un campo di concentramento, non abbia potuto concludere il ciclo di racconti che si era prefissata.
    Era una scrittrice di grande talento, con un stile limpido e immediato ma mai banale e scontato. I suoi libri si divorano e questi due racconti non sono da meno.
    Il mio preferito è il secondo, Dolce, che ben descrive i sentimenti dei francesi durante l'occupazione tedesca, tra l'odio e l'amore impossibile.

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    Charlotte said on Aug 11, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    La sindrome di Stoccolma

    Sarà...
    Interessante lo sviluppo della trama, dove l'autrice osserva un popolo (il proprio) decisamente impreparato alla guerra. Oddio, quale popolo è REALMENTE pronto ad affrontare una guerra dall'oggi al domani? Però, è di sicuro tangibile l'attegg ...(continue)

    Sarà...
    Interessante lo sviluppo della trama, dove l'autrice osserva un popolo (il proprio) decisamente impreparato alla guerra. Oddio, quale popolo è REALMENTE pronto ad affrontare una guerra dall'oggi al domani? Però, è di sicuro tangibile l'atteggiamento degli individui francesi che di fronte a tale scempio hanno ancora il coraggio di pensare che a loro non capiterà mai di non trovare cibo in situazioni così estreme.
    Ma forse la parte più interessante risulta la seconda, dove probabilmente per prima, Nemirovsky pone le basi di quello strano comportarsi che è la sindrome di Stoccolma. Il nome nacque negli anni '70 a seguito di un gruppo di rapinatori che, in Svezia, tenne in ostaggio per parecchie ore (48 e più - credo-) gli impiegati di una banca. La vicinanza, la progressiva promiscuità tra 'buoni' e 'cattivi' fece sì di avvicinare molto le due parti al punto che alla fine, gli ostaggi non volevano rivalersi sui propri rapitori a livello di giustizia (NDR: ho raccontato il fatto per sommi capi, e sono conscio di non essere stato preciso e corretto nell'esposizione).
    Perchè citare la sindrome riguardo a DOLCE (secondo step di SUITE)?
    I francesi sono stati aggrediti, firmano l'armistizio, ma si trovano con queste forze di occupazione in casa. Sono giovani ufficiali, sono lontano da casa, ne hanno terribilmente nostalgia: comandano ma non tiranneggiano. Hanno bisogno di calore umano anch'essi (devono eseguire degli ordini, non dipende da loro). In questo sobborgo, quindi, la loro occupazione sembrerebbe quasi pacifica. Da parte francese, la lontananza dei congiunti porta a costruire con i soldati stranieri un surrogato d'affetto. Si tratta di due diversi tipi di solitudini che si incrociano e che alla fine si compensano per bisogno reciproco.
    La guerra, purtroppo, è ancora giovane e nell'intreccio non si parla ancora di deportazioni, di segregazione razziale: la guerra sembra ancora un gioco (sottolineo, SEMBRA). Insomma, questa sembrerebbe un'occupazione pacifica dove si instaurano da entrambe le parti una serie di meccanismi non 'belligeranti'. Oltre a rompersi per un fatto contingente (che non cito per non spoilerare troppo), la decisione di Hitler di invadere l'Unione Sovietica spezza con estrema facilità quel fragile equilibrio che si era creato tra occupanti ed occupati. E alla fine, gli occupati risultano pure tristi subendo l'abbandono di questi nuovi familiari.

    Prima di leggere questo libro ho sbirciato un po' sul web (qui e altrove) a proposito dell'autrice che non conoscevo. Il fronte sembra spezzato esattamente a metà: chi elogia, chi denigra. A proposito del libro dico che è inevitabilmente LUNGO. Un affresco di vicende che hanno lo sfondo della seconda guerra mondiale non può essere svolto alla velocità di un telegramma. Ma in più occasioni si fa fatica. Le ultime 20 pagine risvegliano molto
    Non posso fare una colpa all'autrice del fatto che all'impianto manchino altre parti (Dovevano essere cinque in tutto, se ho capito bene; nel 42 Nemirovsky morì in un campo di concentramento) nelle quali probabilmente avrebbero trovato conclusione molti personaggi che in DOLCE non sono nemmeno citati.Le appendici sono molto interessanti: ne ho sbirciata una grossa parte. Entro la nottata concludo.
    Nì.

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    Ciccioenri said on Aug 8, 2014 | Add your feedback

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