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Suite francaise.

By ,

Verleger: Btb

4.3
(3194)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 512 | Format: Paperback | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , French , Spanish , Italian , Catalan , Chi traditional , Chi simplified , Portuguese , Basque

Isbn-10: 3442736447 | Isbn-13: 9783442736447 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Buchbeschreibung
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  • 5

    L'ho trovato splendido, una vera perla. Lo stile della Némirovsky è proprio quello che meglio incontra i miei gusti, mai banale, fresco e direi "pittorico"; raramente sono riuscita a raffigurarmi scene, episodi, personaggi, persino suoni, rumori, odori così come mi è capitato leggendo questo libr ...weiter

    L'ho trovato splendido, una vera perla. Lo stile della Némirovsky è proprio quello che meglio incontra i miei gusti, mai banale, fresco e direi "pittorico"; raramente sono riuscita a raffigurarmi scene, episodi, personaggi, persino suoni, rumori, odori così come mi è capitato leggendo questo libro. Davvero commovente poi, in appendice, la corrispondenza tra lei, il marito, gli amici prima e dopo la deportazione.

    gesagt am 

  • 3

    Affresco corale della francia occupata dai nazisti. Belle le descrizioni storiche degli ambienti e le ambiguità dei sentimenti. Ma avverto la mancanza di qualcosa, forse perchè è un'opera incompiuta.

    gesagt am 

  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    5

    Pura poesia

    “Sarà dura, pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra, l’allarme. Ma la notte svanisce, la guerra è lontana.” Sono le prime note di una composizione letteraria, scritta con maestria e purtroppo mai finita, della scrittrice Irene Nemirovsky, nei mesi che precedettero il suo arre ...weiter

    “Sarà dura, pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra, l’allarme. Ma la notte svanisce, la guerra è lontana.” Sono le prime note di una composizione letteraria, scritta con maestria e purtroppo mai finita, della scrittrice Irene Nemirovsky, nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, dove morì insieme al marito. Un libro seppur non terminato, che colpisce il lettore per la scelta di parole, messe insieme per creare un prosa poetica, emozionante, limpida che come un scialle in inverno copre e scalda il lettore che si trova a leggere delle vite altrui in un periodo per nulla bello. Anzi.

    La Suite Francese doveva essere una storia raccontata in cinque parti, come si avvince dagli appunti di autrice, che ne terminò soltanto due: Temporale di giugno e Dolce, entrambe sufficienti per dire che il libro rappresenta un vero capolavoro della letteratura del XX secolo.

    Nel primo atto di questa sinfonia armonica si racconta una Francia sull’orlo del baratro, invasa dal nemico, che sta perdendo la guerra. Ci troviamo in una Parigi sorvolata dagli aerei tedeschi, in tutta la sua bellezza avvolta dalla Senna che sembra, quasi, che guidasse il nemico. Poveri, ricchi, stanno tutti per essere travolti dalla tempesta in arrivo. L’esercito francese è stato sconfitto e si aspetta, dal momento all’altro che le forze nemiche occupino la capitale. In quel quadro, per niente confortante, il lettore conosce i primi cittadini che si apprestano di lasciare la città. I Pericand, borghesi e cattolici. Un figlio prete, Philippe, che non avrà una bella fine. Bernard l’idealista. Charlotte, la madre protettiva e religiosa. Un suocero. Un gatto, Albert, che conquista i lettori. I Corte, lo scrittore Gabriel e l’amante ufficiale, una certa Florence. I Michaud, impiegati della banca, con un figlio in guerra. Corbin, direttore della banca e l’amante di turno, una ballerina intraprendente e a tratti odiosa, Ariette. Un cicciotello malato di cuore di 60 anni, ma legato ai soldi, alle sue porcellane, Charles Langelet. I personaggi, sia quelli principali che di apparizione temporanea, sono delineati con chiarezza, che li si può vedere, sentire i loro battiti accelerati, guardare, insieme a loro, un paese distrutto, occupato, da ogni angolo e prospettiva. La descrizione di luoghi, degli avvenimenti che si succedono armoniosamente, è minuziosa, dettagliata e serena. In una parola: poesia. Poesia pura. La scrittura così bella coinvolge i lettori dalla prima pagina, facendogli assistere alle situazioni tragiche, ma anche grottesche, di quelle che fanno anche sorridere. “Tata, abbiamo dimenticato..” Disse Charlotte tra i singhiozzi. “Cosa, signora, cosa?” “Abbiamo dimenticato il mio suocero!” Passo dopo passo si partecipa, in diretta, al naufragio di una civiltà, i suoi valori, le sue istituzioni, al caos che scaturisce l’esodo e ai meccanismi che quest’ultima scatta in individui: c’è chi si distingue per generosità, chi per meschinità, vigliaccheria. È una tempesta caotica, disordinata e confusa, in cui ognuno, come può, cerca di sopravvivere come meglio può, riuscendo, alla sua volta, o meno, nell’impresa.

    Nel periodo Dolce il lettore si sposta nella Francia contadina, occupata dalle truppe tedesche, dove conosciamo la signora Angellier, del villaggio Busy, una vecchia borghese cui figlio, Gaston, è stato fatto prigioniero, la sua nuora Lucile, gli altri abitanti del villaggio, un sindaco e la moglie viscontessa, una dama di carità non molto amata dai contadini. Il villaggio si aspetta l’arrivo del nemico. La sfilata iniziale dei soldati tedeschi, descritta dettagliatamente, resta impressa negli occhi del lettore. Stupisce la gentilezza del nemico, più volte ripresa nel racconto, che sembra quasi, a tratti, si scusasse per essere lì. Con il tempo, tra gli abitanti e gli occupanti si crea un rapporto se non certo amichevole, sicuramente di una specie di reciproco rispetto. “I tedeschi… carogne.. Però dobbiamo anche essere giusti.. È la guerra.” Si descrive il nemico come cortese, gentile, di modi raffinati che non resta inosservato, soprattutto dalle donne, che volenti o no, rimangono affascinate. La vita, nonostante tutto, continua e lo si vede dal risveglio della natura, ci sono le descrizioni bellissime poetiche che fanno risvegliare dei sensi. E non mancano dei sentimenti, di quelli forti che possono nascere tra un uomo e una donna nonostante le differenze. Una giovane donna, che si è sposata senza amore. Un ufficiale nemico. E la domanda che rimane sulla bocca, e sorge spontanea: Come sarebbe finita? Dagli appunti della stessa Nemirovsky, allegati alla fine del libro, si intravedono i contorni di questa storia incompiuta.

    Non esagero se dico che Suite francese è uno di libri più belli che ho letto negli ultimi anni. Scritto con una lucidità pazzesca, se penso al periodo e lo stato d’animo in cui la Nemirovsky si trovava al momento della stesura, la prima e mai corretta. Mi ha colpito per la bellezza della prosa, che ricorda molto uno degli autori che ho amato da liceale, Tolstoj e non fui sorpresa a leggere, tra le pagine degli appunti della scrittrice, che si era ispirata anche a lui mentre scriveva il romanzo. Ho amato molto alcuni personaggi, altri meno, ma rimarranno tutti impressi nella mia memoria. Ho amato alla follia la prosa della scrittrice, che cercavo di assorbire pagina dopo pagina per non scordarmi di passaggi che mi avevano colpito, cercando, anche, di “rubare” i segreti del mestiere. Era il primo libro di Irene Nemirovsky che leggevo, ma sicuramente non l’ultimo. Ora ho voglia di conoscere le altre sue opere. Lo consiglio vivamente.

    gesagt am 

  • 3

    La prima volta che ho intrapreso la lettura di questo libro qualche anno fa l'ho abbandonato. Ora, dopo averlo terminato, mi sento di doverlo giudicare in quanto opera incompiuta, e mi dispiace dover dissentire da tutti coloro che l'hanno definito un capolavoro. Probabilmente era intenzione della ...weiter

    La prima volta che ho intrapreso la lettura di questo libro qualche anno fa l'ho abbandonato. Ora, dopo averlo terminato, mi sento di doverlo giudicare in quanto opera incompiuta, e mi dispiace dover dissentire da tutti coloro che l'hanno definito un capolavoro. Probabilmente era intenzione della scrittrice mettere in luce soprattutto le paure e bassezze dell'animo umano, ma personalmente ho trovato irritante la maggior parte dei protagonisti. Non mi sono sentita coinvolta dal modo in cui la guerra è stata descritta, con distanza, così come ho trovato distante anche il punto di vista dei vari personaggi. Poche emozioni, e quasi una versione edulcorata di ciò che la guerra è stata realmente, e non so se questo ha a che fare con le storie che ho sentito da chi, come i miei nonni, la guerra l'ha vissuta.
    Senza dubbio pregevole la scrittura e le lettere che raccontano gli ultimi giorni della vita della scrittrice prima che lei stessa venisse arrestata e poi deportata ad Auschwitz.

    gesagt am 

  • 5

    Una scrittura davvero affascinante, mai banale, con sprazzi ironici, la Nemirovsky dimostra di saper giocare con i suoi personaggi, li prende in giro, ne dimostra vizi e, poche, virtú. Una lettura appassionante, avvincente, talvolta un po' sentimentale ma mai scontata. Peccato, peccato, peccato, ...weiter

    Una scrittura davvero affascinante, mai banale, con sprazzi ironici, la Nemirovsky dimostra di saper giocare con i suoi personaggi, li prende in giro, ne dimostra vizi e, poche, virtú. Una lettura appassionante, avvincente, talvolta un po' sentimentale ma mai scontata. Peccato, peccato, peccato, come dice l'autrice anche per bocca di un suo personaggio, peccato essere vissuti in un'epoca così tormentata e non esserne sopravvissuti.
    Signora Nemirovsky, grazie!

    gesagt am 

  • 5

    Mio dio, che libro! Una narrazione complessa, sconvolgente, insieme crudele e delicata. Cronologicamente, non posso certo ascriverlo alla letteratura vittoriana; ma, se non il grande Dickens, credo che William Thackeray l'avrebbe sottoscritto senza batter ciglio.

    gesagt am 

  • 4

    Il male è visibile, brucia, fa mostra di sé e se ne compiace agli occhi di tutti. Uno solo ha contato i sacrifici, misurato il sangue versato e il pianto.

    In una Parigi addormentata, eccezionalmente morbosa e folle, in mezzo a una nebbia artificiale che scende sulla città come pioggia di cenere, una berlina tirata a lucido è ancora ferma davanti a un grande palazzo.
    Nel cielo, le prime stelle di primavera dal riflesso argentato, scintillano f ...weiter

    In una Parigi addormentata, eccezionalmente morbosa e folle, in mezzo a una nebbia artificiale che scende sulla città come pioggia di cenere, una berlina tirata a lucido è ancora ferma davanti a un grande palazzo.
    Nel cielo, le prime stelle di primavera dal riflesso argentato, scintillano fulgide e lucenti. Il profumo dolce degli ippocastani in fiore comincia a espandersi come un pericolo crescente; nell'ombra, nell'aria e nel silenzio, si respira una certa angoscia.
    In questa confusa e mortale apprensione, che non riescono a evitare persino le persone più fredde, quelle più generalmente tranquille, unita a quella di queste figure evanescenti che camminano sulla scena, la più bestiale prova di idiozia della razza terreste, così silenziosa e ambiziosa, si fa strada con vigore e intensità sull'asfalto polveroso di una terra così traboccante d'interesse.
    La sua forza, così efficace quanto un castigo inflitto, avanza nei cuori dei presenti attraverso conturbamenti morali e previsioni di ogni sua mossa, gettando una certa inquietudine fra masse di carni instabili e maldestre, entità create altrove.. nel momento in cui un viaggiatore decide di partire, a bordo di una nave la cui meta è ancora sconosciuta.
    Fra provocazioni di crisi d'angoscia, distruzioni, esplosioni di odio o perfidia, brutali incomprensioni, in una città circondata dall'incoerenza e dalla ripugnanza, con gli stessi colori dell'inferno, un ambiziosa regista francese, col suo diario, creò un montaggio di scene attraverso il quale ci fece conoscere il suo punto di vista personale. Inoltrandoci in una sequela di fotogrammi, brevi e repentini, sequenze d'immagini nitide e colorate che, come uno scrittore allestisce con le parole i burattini del suo teatro letterario, da una parte muove i fili legando gli interessi individuali, nell'altra gruppi di anime attorniate nel palcoscenico artificiale della vita che combattono per amore, coraggio e fede, evocando un lutto interiore, ribellioni famigliari - vecchie ruggini che io ignoravo completamente. Il suo nome: Iréne Némirovski. Una coraggiosa ebrea francese deportata ad Auschwitz. Una giovane combattente che, nelle sue celeberrime opere, promulgò importanti temi quali: la libertà, il distacco dalle masse e lo spirito comunitario.
    In un paesaggio di tranquilla apocalisse, disabitato anche se apparentemente intatto, come dopo il passaggio di uno tsunami, come un diavolo tentatore e furbo, attira involontariamente l'attenzione di chi legge, per la forza, la semplicità con cui descrive la guerra come conseguenza della paura. La sconfitta o la pace attuale, dettata dai francesi a compiere certe azioni come un attonito stupore di quello che si prova dopo un brutto sogno. E il suo bisogno di comprendere gli esseri umani: la morte che, con le sue enormi ali spiegate e lo sguardo rapace dardeggiante, puntato su una lunga fila di insetti neri che strisciano lungo la strada senza alcuna via di salvezza.
    L'eco di ogni sua parola attira l'attenzione proprio perché sollecita, e la sua operosità procede con lo scandirsi dell'orologio della vita: il suo romanzo, macchiato di sangue e polvere da sparo, ci parla di anime vagabonde che assistono allo spettacolo ripugnate della guerra. Oppressi dalla volgarità e banalità del mondo circostante. Impazienti di fuggire, intrattabili a sopportare questo disordine. Infelici, vengono avvicinati con dolcezza, con volontà, ma con moti di freddezza e ripugnanza - senza alcun impulso d'amore o un palpito divino che persino i peccatori più abietti aspirano. Figli macchiati dal peccato che non possiedono nemmeno la forza spirituale per elevarsi alla luce; non la percepiscono, non la desiderano ne hanno alcuna nostalgia. Osservano una tela dipinta d'azzurro mutarsi d'argento o grigio al colore della pioggia.
    In un toccante viaggio nella Francia nazista, col suo stile sentimentale e romantico, la Némirovski non nasconde il forte risentimento nei riguardi dei suoi figli di penna e, come un alacre studentessa che si appresta a raccogliere nozioni o paradigmi, trattiene il lettore in una stretta ferrea. Sorvola nei tetti di campagna, verso un piccolo paesino francese, a bordo di una vettura diretta in un Paradiso mancato. Una zona dimenticata persino da Dio, illesa da simile torture.
    Così triste da non riuscire a non provare altro sentimento, Suite francese è una lettura logorante, la cui melodia mi ha permesso di assistere all'avanzata di queste ombre verso l'oscuro baratro della disperazione: la percezione della guerra, causa di molte conseguenze e complesso di atrocità che appartennero solo a loro e a nessun altro.
    Spietata e inclemente, li ha spinti a pregare in un Dio che gli potesse donare la felicità - senza aspettare la morte o la resurrezione. Con brutalità ha spalancato una finestra che ha fatto luce su un mondo circondato da una pesante coltre nera. La speranza, l'amore, la salvezza divengono parte dell'anima di uomini che non hanno mai saputo cosa voglia dire vivere. Abbozzate in un diario, vergate con una penna a sfera sul lucido legno di una scrivania.
    Suite francese è quel genere di storia che ho ascoltato con un certo fascino, constatando quanto ci sia di terribile fra le sue pagine, che tuttavia resta solo sullo sfondo, ai bordi dell'anima del romanzo. Un tributo oltraggiante e dannoso che rende quasi ingiustificati a rinfacciare a denti stretti coloro che l'hanno offerto.

    gesagt am 

  • 5

    Per me l'incontro con Irene Nemirovsky è stato un autentico colpo di fulmine, qualcosa di analogo all'incontro con Dostoevskij, con Céline o con il miglior Stendhal, quello per intenderci di "Vita di Henry Brulard". Avvenuto a seguito della lettura di "Suite francese", capolavoro incompiuto, part ...weiter

    Per me l'incontro con Irene Nemirovsky è stato un autentico colpo di fulmine, qualcosa di analogo all'incontro con Dostoevskij, con Céline o con il miglior Stendhal, quello per intenderci di "Vita di Henry Brulard". Avvenuto a seguito della lettura di "Suite francese", capolavoro incompiuto, parte di un romanzo composto da cinque libri, di cui la parte pervenutaci costituisce i primi due, circa 2/5 dell'intero progetto. L'opera, bellissima, ci è pervenuta in modo miracoloso: dopo la morte in un campo di concentramento dell'autrice e del marito, le due figlie affidate alla nutrice continuarono a fuggire e a nascondersi per tutta la Francia portandosi appresso una valigia con dentro tra le altre cose il manoscritto del romanzo senza saperlo, inseguite dalla polizia francese che non aveva di meglio da fare che dare la caccia a due bambine ebree perchè facessero la stessa fine dei genitori. Com'è o come non è, di fatto le due piccole fuggiasche non hanno mai abbandonato quella valigia, e hanno conservato per una cinquantina di anni il suo prezioso contenuto senza mai leggerlo, solo alla fine degli anni 90 il manoscritto è stato reso noto e l'opera pubblicata per la prima volta nel 2004 restituendo alla letteratura del 900 una scrittrice eccezionale altrimenti dimenticata.
    L'intero progetto riguardava un romanzo storico, corale, suddiviso in cinque libri, che cominciava con l'esodo dei cittadini francesi dalle città alle campagne all'inizio dell'occupazione nazista e avrebbe dovuto terminare, nelle intenzioni e nelle speranze dell'autrice, con la pace perchè, come fa dire ad uno dei personaggi del suo romanzo, "La certezza della mia libertà interiore,questo bene prezioso, inalterabile, dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscono poi per placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò, prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare".
    Sicuramente Tolstoy, Turgenev, Balzac e altri grandi romanzieri di cui Irene era appassionata lettrice sin dalla prima giovinezza le sono stati di incoraggiamento. La cura dei personaggi, l'organicità dell'opera nel suo complesso, sono ben documentati negli appunti dell'autrice pervenutici insieme al manoscritto: esattamente come Turgenev, prima di accingersi alla stesura del romanzo l'autrice metteva una cura meticolosa nel ricostruire aree geografiche, ambienti, stagioni, flore e faune, eventi storici, di cronaca o di semplice vita quotidiana, ma soprattutto nell'immaginare in dettaglio biografie, relazioni e psicologie dei personaggi, maggiori o minori, che avrebbero popolato il romanzo, nel quale poi avrebbe utilizzato solo quello che serviva, ma sempre mantenendo una assoluta coerenza con quanto contenuto negli appunti preparatori.

    gesagt am 

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