Suite francese

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 482)

4.2
(3941)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 415 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Catalano , Chi tradizionale , Chi semplificata , Portoghese , Basco

Isbn-10: 884592016X | Isbn-13: 9788845920165 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Laura Frausin Guarino ; Curatore: Denise Epstein , Olivier Rubistein ; Postfazione: Myriam Anissimov

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Altri , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, Irène Némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande "sinfonia in cinque movimenti" che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la Francia, sotto l'occupazione nazista: Tempesta in giugno (che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell'arrivo dei tedeschi) e Dolce (il cui nucleo centrale è la passione, tanto più bruciante quanto più soffocata, che lega una "sposa di guerra" a un ufficiale tedesco). Pubblicato a sessant'anni di distanza, Suite francese è il volume che li riunisce.
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  • 5

    Meraviglioso!

    Pensando che è stato pubblicato postumo, ma scritto da una donna negli anni '40, è un libro di una lucidità incredibile, legge tramite le persone gli avvenimenti umani! Davvero da leggere! Gli intrecc ...continua

    Pensando che è stato pubblicato postumo, ma scritto da una donna negli anni '40, è un libro di una lucidità incredibile, legge tramite le persone gli avvenimenti umani! Davvero da leggere! Gli intrecci dei personaggi sono davvero molto ben costruito anche se non c'è stata una revisione postuma dell'autrice!

    ha scritto il 

  • 4

    "Un bel popolo siamo!”

    Romanzo incompiuto - doveva essere in cinque atti come una sinfonia, ma la scrittrice, deportata ad Auschwitz, non ebbe il tempo di finirlo – consta di due sole parti: la prima è quasi una cronaca in ...continua

    Romanzo incompiuto - doveva essere in cinque atti come una sinfonia, ma la scrittrice, deportata ad Auschwitz, non ebbe il tempo di finirlo – consta di due sole parti: la prima è quasi una cronaca in presa diretta dell'entrata dei nazisti a Parigi e il conseguente, disperato esodo dei parigini di ogni estrazione sociale, la seconda ha invece come sfondo un villaggio francese occupato dai tedeschi, ospiti non invitati nelle case degli abitanti, e l'idillio amoroso tra un ufficiale tedesco ed una donna francese.
    La prosa è fluida, arguta, elegante (si avverte chiaro l'influsso di Proust), e c'è l'urgenza di raccontare persone e cose mettendo nero su bianco idee e sensazioni proprie ed altrui, con un'analisi psicologica degna di nota.
    Non ci sono eroi, ma solo gente più o meno nobile, più o meno meschina, che si arrangia di fronte ad una guerra che mette a dura prova la forza e la dignità di tutti.
    Il lettore osserva i fatti attraverso continui cambi di prospettiva che movimentano la narrazione, anche se la mancanza di riferimenti ai crimini di guerra dei soldati della Werhmacht e i pochissimi accenni alla persecuzione degli ebrei non danno una visione del tutto esaustiva del periodo storico.
    Sembra una guerra dove i tedeschi, vincitori, prendono possesso del paese vinto senza troppo infierire:
    “I tedeschi... branco di carogne... Però, dobbiamo anche essere giusti... E' la guerra...”.
    La Francia sottomessa al nemico è fiera solo in apparenza: la sensazione generale e inconfessata della maggior parte è che in pugno alla Germania si sta al sicuro da pericoli forse maggiori.
    Del resto, la vita fa il suo corso nonostante tutto: lo si vede dal risveglio della natura a primavera e da quello dei sensi: “Nemici? Certo... Ma uomini, e giovani...”.
    La storia d'amore, anche se tutto sommato splendidamente delineata, assume a volte contorni da romanzo rosa, ma gli appunti della stessa autrice riportati alla fine del libro rendono abbastanza l'idea dei suoi piani e di un lavoro ben lontano dall'essere terminato.
    Nei capitoli che ci sono pervenuti pochi personaggi saranno capaci di conservare la propria libertà interiore, e le pagine più forti sono quelle che descrivono una quotidianità sconvolta da fatti drammatici e straordinari dove uomini e donne lottano solo per la sopravvivenza, estranei ad atti di eroismo e solidarietà:
    “...in tutti, ricchi o poveri che fossero, confusione, viltà, vanità, ignoranza! Un bel popolo siamo!”.

    ha scritto il 

  • 5

    un libro lasciato a metà è come una storia d'amore incompiuta

    Mi sono imbattuta in questo libro senza aver visto il film.

    Racconta la guerra, vista dal punto di vista dei civili e dei militari. Per la prima volta, in tanti libri che ho letto, i nazisti non veng ...continua

    Mi sono imbattuta in questo libro senza aver visto il film.

    Racconta la guerra, vista dal punto di vista dei civili e dei militari. Per la prima volta, in tanti libri che ho letto, i nazisti non vengono descritti come dei mostri (definizione semplicistica ed intellettualmente pigra) ma come dei giovani mandati al massacro esattamente come tutti gli altri.
    In questo libro viene descritta la grettezza dell'essere umano che teme per la sua vita (nella prima parte) e la dolcezza e l'amore che nascono indipendentemente da tutto (nella seconda).

    Descrizioni ricche e stile fluente. Dalle sue righe si evince anche l'amore per gli animali.
    Consigliatissimo!!!

    ha scritto il 

  • 0

    Incompleto

    Un libro delicato, che parte lentamente e che soprattutto nella seconda parte avvolge e affascina, tra personaggi che dovrebbero essere cattivi e non lo sono e viceversa. Il sottofondo della guerra, c ...continua

    Un libro delicato, che parte lentamente e che soprattutto nella seconda parte avvolge e affascina, tra personaggi che dovrebbero essere cattivi e non lo sono e viceversa. Il sottofondo della guerra, che rende tutto irreale e da' al tempo, alla ricchezza e alla morale un nuovo significato, rende tutto ancor più interessante e nuovo. Amori, onore e status da mantenere e far rispettare si intrecciano e ognuno ci stupisce con note e retrogusti inimmaginabili. Peccato siano le prime due parti di un libro che doveva averne cinque e tutto viene lasciato sospeso, lasciandoci solo lo stile di una scrittrice che ha smesso troppo presto di vivere e donarci musiche dolci. Da leggerlo sapendolo.

    ha scritto il 

  • 4

    Maggio è stato un mese povero di letture, povere in senso di numero di libri letti. Ma è stato un mese intenso, dedicato a Irene Nemirovsky, una delle mie autrici "comfort zone", di quelle che leggo n ...continua

    Maggio è stato un mese povero di letture, povere in senso di numero di libri letti. Ma è stato un mese intenso, dedicato a Irene Nemirovsky, una delle mie autrici "comfort zone", di quelle che leggo nei momenti di stanca, quando ho bisogno di qualcosa di familiare,di una scrittura fluida, senza troppi pensieri.
    Suite francese è il suo celeberrimo romanzo postumo, quello il cui manoscritto è stato conservato per anni dentro una valigia che le figlie si sono portate dietro nella loro fuga dai nazisti. E' un libro sorprendente che narra in presa diretta l'arrivo degli occupanti tedeschi in Francia, la fuga dei profughi, l'assestamento che ne seguì con una forzata convivenza con i tedeschi. Quello che sorprende della Nemirovsky, quello che ti emoziona e ti sconvolge ad ogni pagina è la lucidità con cui racconta i tragici fatti che sta vivendo, l'obiettività con cui descrive una situazione drammatica e incomprensibile che avrebbe portato lei, russa naturalizzata francese, scrittrice di successo, convertita al cattolicesimo a morire a soli 39 anni in un campo di sterminio. Non c'è alcun odio in quello che scrive, c'è solo un'immensa comprensione della tragedia umana, tragedia che nella sua sensibilità e nella sua scrittura accomuna francesi occupati e tedeschi occupanti.
    Una scrittrice complicata la Nemirowsky, divenuta celebre negli anni '20 e '30 con romanzi d'amore, melò di gran successo, ma rimasta nella storia della letteratura per questo romanzo incompiuto in cui poco si dice degli ebrei e del giudaismo, ma in cui viene fotografata tutta la tragedia di un'epoca intera, un'epoca senza vincitori alcuni.

    ha scritto il 

  • 3

    I primi due terzi del libro li ho trovati molto frastagliati.
    L'ultima parte, invece, è stata interessante: l'"umanizzazione" dei Tedeschi in quanto uomini e non solamente soldati; i punti di vista di ...continua

    I primi due terzi del libro li ho trovati molto frastagliati.
    L'ultima parte, invece, è stata interessante: l'"umanizzazione" dei Tedeschi in quanto uomini e non solamente soldati; i punti di vista differenti sull'ospitare i "Crucchi" in casa; i sentimenti che possono nascere tra due persone di fazioni opposte, e la lotta interiore per contrastarli.
    Non credevo che negli anni Quaranta in Francia esistesse ancora il feudalesimo...

    ha scritto il 

  • 3

    A mente più fredda devo dire che mi ha lasciato perplessa l'acredine, l'asprezza con cui vengono descritte le varie classi sociali francesi, borghesia, piccola nobiltà, contadini... non si salva nessu ...continua

    A mente più fredda devo dire che mi ha lasciato perplessa l'acredine, l'asprezza con cui vengono descritte le varie classi sociali francesi, borghesia, piccola nobiltà, contadini... non si salva nessuno, nessuno ne esce bene. quasi quasi sono più apprezzati gli occupatori che gli occupati. ne aveva tutte le ragioni Irene

    ha scritto il 

  • 4

    Ammirevole come sia riuscita questa scrittrice in questi due racconti a non far mai far trasparire un minimo di odio o sdegno nei confronti di coloro che la stavano perseguitando, anzi li ha descritt ...continua

    Ammirevole come sia riuscita questa scrittrice in questi due racconti a non far mai far trasparire un minimo di odio o sdegno nei confronti di coloro che la stavano perseguitando, anzi li ha descritti sempre molto educati e gentili...Incredibile forse nemmeno lei immaginava cosa succedeva ad Auschwitz, luogo in cui sarebbe stata deportata proprio mentre scriveva il libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Le sole due parti rimaste di un progettato ciclo di cinque romanzi che la scrittrice ucraina non potè portare a termine, perchè deportata e uccisa in quanto ebrea.
    Un peccato, perchè quel che resta di ...continua

    Le sole due parti rimaste di un progettato ciclo di cinque romanzi che la scrittrice ucraina non potè portare a termine, perchè deportata e uccisa in quanto ebrea.
    Un peccato, perchè quel che resta dimostra davvero un grande talento: è una scrittura polifonica, che racconta l'esodo dei parigini alla vigilia dell'occupazione nazista, e quindi la vita di un piccolo paese francese invaso dai tedeschi.
    Tutto è tenuto insieme in maniera mirabile: psicologia, dialoghi, sfumature ambientali e naturali. Deliziose notazioni sugli animali, ad esempio.
    Uno sguardo lucido, perfino impietoso, avvolge personaggi e tragedie grandi e piccole, senza sconti di parte o schematismi.
    Una lettura di forte impatto, che consiglio.

    ha scritto il 

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