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Sul guardare

By John Berger

(198)

| Paperback | 9788842496793

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Book Description

Guardare, vedere, osservare. Per il grande critico John Berger, l'attenzione e le prospettive dei nostri sguardi cambiano di continuo: di fronte a un'opera d'arte del passato, a una foto di guerra, a un animale malinconico rinchiuso nella gabbia di u Continue

Guardare, vedere, osservare. Per il grande critico John Berger, l'attenzione e le prospettive dei nostri sguardi cambiano di continuo: di fronte a un'opera d'arte del passato, a una foto di guerra, a un animale malinconico rinchiuso nella gabbia di uno zoo, "le nostre esperienze visive sono sempre più universali delle circostanze". Guardare non è solo un atto percettivo; si intreccia con il vissuto, la storia e la memoria dell'uomo, dando luogo a un'esperienza complessa, dove non esistono regole e dove vedere significa essere costantemente sorpresi da qualcosa. E' il caso della pala d'altare di Grunewald che, rivista a dieci anni di distanza, modifica il giudizio di Berger in virtù delle sue personali attese rivoluzionarie; oppure dei dettagli di una foto di Paul Strand "in grado di rivelarci l'intero corso di una cultura", o ancora, della sorprendente analogia tra la solitudine angosciosa dell'uomo che pervade le tele di Francis Bacon e l'ironia sentimentale di Walt Disney. In questo testo, presentato in una nuova e accurata traduzione, Berger propone percorsi alternativi, che scartano dalle interpretazioni ufficiali della critica d'arte ed esplorano l'enigma del guardare nel suo stretto legame con la 'storia delle idee' e con il ruolo dell'immagine nella storia.

6 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Ci ho impiegato un sacco di tempo a leggerlo nonostante sia così breve! Il mio piccolo limitato cervelletto non è fatto per i saggi, ma devo ringraziare Berger (e di conseguenza chi me l'ha regalato) perché è a lui che devo la conoscenza di pittori ...(continue)

    Ci ho impiegato un sacco di tempo a leggerlo nonostante sia così breve! Il mio piccolo limitato cervelletto non è fatto per i saggi, ma devo ringraziare Berger (e di conseguenza chi me l'ha regalato) perché è a lui che devo la conoscenza di pittori di cui mai avevo sentito parlare e che ho trovato molto interessanti, tanto da andarli a cercare in rete!!!

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    aSAle said on Mar 15, 2012 | 1 feedback

  • 6 people find this helpful

    Interessante, anche se c'è lo sfondo onnipresente dell'ideologia marxista.

    Molti sono gli spunti, le riflessioni, le osservazioni che rendono interessante questo libro: a me hanno colpito i capitoli che riguardano gli animali in cattività, il modo in cui il fotografo attraverso gli abiti racconta tanti aspetti più o meno na ...(continue)

    Molti sono gli spunti, le riflessioni, le osservazioni che rendono interessante questo libro: a me hanno colpito i capitoli che riguardano gli animali in cattività, il modo in cui il fotografo attraverso gli abiti racconta tanti aspetti più o meno nascosti di una classe sociale, lo scambio di opinioni tra l'autore e Susan Sontag sul significato della fotografia, l'incontinenza sessuale di Rodin e l'influenza di essa nelle sue sculture..
    L'unico aspetto che mi lascia perplesso e che mi fa ritenere questo libro per certi versi datato, è l'alito pesante e insopportabile del marxismo che percorre tutto il libro.

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    Antonio said on Jun 9, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Guardare, vedere, osservare. Per il grande critico John Berger, l’attenzione e le prospettive dei nostri sguardi cambiano di continuo: di fronte a un’opera d’arte del passato, a una foto di guerra, a un animale malinconico rinchiuso nella gabbia di u ...(continue)

    Guardare, vedere, osservare. Per il grande critico John Berger, l’attenzione e le prospettive dei nostri sguardi cambiano di continuo: di fronte a un’opera d’arte del passato, a una foto di guerra, a un animale malinconico rinchiuso nella gabbia di uno zoo, «le nostre esperienze visive sono sempre più universali delle circostanze». Guardare non è solo un atto percettivo; si intreccia con il vissuto, la storia e la memoria dell’uomo dando luogo a un’esperienza complessa, dove non esistono regole e dove vedere significa essere costantemente sorpresi da qualcosa. È il caso della pala d’altare di Grünewald che, rivista a dieci anni di distanza, modifica il giudizio di Berger in virtù delle sue personali attese rivoluzionarie; oppure dei dettagli di una foto di Paul Strand «in grado di rivelarci l’intero corso di una cultura», o ancora, della sorprendente analogia tra la solitudine angosciosa dell’uomo che pervade le tele di Francis Bacon e l’ironia sentimentale di Walt Disney. In questo testo, presentato in una nuova e accurata traduzione, Berger propone percorsi alternativi, che scartano dalle interpretazioni ufficiali della critica d’arte ed esplorano l’enigma del guardare nel suo stretto legame con la storia delle idee e con il ruolo dell’immagine nella storia.
    INDICE
    I. Perché guardare gli animali?
    Perché guardare gli animali?
    II. Usi della fotografia
    L’abito e il fotografo
    Fotografie d’agonia
    Paul Strand
    Usi della fotografia
    III. Momenti vissuti
    Primitivi e professionisti
    Millet e il contadino
    Seker Ahmet e la foresta
    Lowry e il nord industriale
    Ralph Fasanella e l’esperienza della città
    La Tour e l’umanesimo
    Francis Bacon e Walt Disney
    Un articolo di fede
    Fra due Colmar
    Courbet e il Giura
    Turner e la bottega di barbiere
    Rouault e i sobborghi di Parigi
    Magritte e l’Impossibile
    Hals e la bancarotta
    Giacometti
    Rodin e il dominio sessuale
    Romaine Lorquet
    Campo

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    F said on Jan 21, 2010 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Guardare - guardare davvero - è scagliare contro il mondo un grido da pipistrello. Senza eco, senza memoria, senza uno sguardo di ritorno, è come essere ciechi.

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    Nagajna said on Nov 29, 2009 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    Sono raccolti in questo agile volumetto alcuni saggi scritti da John Berger tra la fine degli anni sessanta e l’inizio del decennio successivo. Quali gli argomenti? Be’ principalmente (avverbio da prendersi col classico beneficio d’inventario) qua si ...(continue)

    Sono raccolti in questo agile volumetto alcuni saggi scritti da John Berger tra la fine degli anni sessanta e l’inizio del decennio successivo. Quali gli argomenti? Be’ principalmente (avverbio da prendersi col classico beneficio d’inventario) qua si parla di arte e di percezione visiva. In particolare, si parte quasi sempre da un dato appunto legato all’opera di un pittore, di un fotografo e attraverso essa si confluisce in un discorso più ampio, legato al concetto di vedere, decodificare il dato visivo, connetterlo al proprio vissuto o anche, kantianamente, a ciò che nel soggetto potremmo dare come pre-concetto alla visione.

    In questo, nel trattare d’arte Berger ha buon gioco per un duplice aspetto: da una parte lo scrivere di arti visive è il pascolo d’elezione (anche d’alpeggio, in omaggio all’autore, che vive tra le vertebre di pietra, le concrezioni del Giura) dello scrittore (anzi, poligrafo) inglese. Difatti se noi definissimo tecnicamente B. quale critico d’arte, non ci sarebbe nulla da dire. Certo, non si è dedicato esclusivamente a questa disciplina, ma diversi luoghi della sua opera ne stanno sotto la tettoia operativa.
    Dall’altra parte elaborare teoricamente una teoria (e pratica) della visione ha un ideale terreno di coltura proprio nel rapporto con l’opera d’arte. Pensiamo solo un momento a come “guardiamo” in un museo, come questo approcciare visivamente l’oggetto ponga istantaneamente in moto tutte le batterie di strumenti di cui disponiamo: la cultura dell’arte, ma anche quella della visione, la connessione al vissuto, la necessità di guardare il particolare e dunque l’emersione della materia, il rapporto gerarchico con un obbligo confusamente sociale del vedere (la guida che dice: ‘guardate qui questo dettaglio in cui Velàzquez eccetera’ e tutti debbotta lì a guardare come pazzi al dettaglio di Velazquez).

    Ergo, l’opera d’arte è un oggetto come gli altri, lo puoi misurare, pesare, trasportare, distruggere, però rispetto ad altri, che so, a una gomma di trattore, è gravido “di per sé” d’una visione potenziale. Essuda sguardo, essuda percezione, l’opera d’arte. L’opera d’arte, in questo, al confluire del guardare, è rivoluzionaria. Senza contare che nel suo farsi storico e concettuale presuppone spesso altre ed inedite tipologie di visione.
    Per fare un esempio: come si guardavano, negli anni venti, le opere di Duchamp? (interessante è anche verificare come le si guardano adesso, ma tralasciamo) Cioè, un coevo Brancusi, pur nella sua grande modernità, non slogava il carico psichico della visione quanto un ready-made di Man Ray. E così via.

    Resta inoltre il piacere dell’implacabile chiarezza della prosa e dunque del pensiero di Berger. L’incantamento ch’egli genera nasce dal fatto, a mio avviso, che questa inarrestabile chiarità speculativa (vedi il saggio su De Stjil) è nel contempo anche lirica, partecipata, permeata di una coloritura esistenziale che genera sempre nell’autore una forma di necessità che arriva quasi con violenza al lettore (penso al breve saggio su Grünewald).
    Inoltre Berger quando avvicina un autore che gli sta a cuore, lo fa da pochi luoghi della sua opera o della sua biografia, eppure, non si sa come, quei pochi luoghi empiono l’orizzonte e lo rendono significativo, quasi che si diano ovunque chiavi d’accesso nascoste nella sabbia, ma che solo pochissimi (un altro demiurgo , per altre vie, altri sistemi, è Aby Warburg) hanno quell’alto magistero in rabdomanzia utile a disseppellirle.
    Stupendo il saggio su Frans Hals.Eh sì.

    Infine, una citazione, un folgorante cortocircuito del modo d’operare di John Berger, e di come esso, qua faccio autobio, abbia sciolto in me un piccolo nodo, un piccolo interrogativo non risolto. Siamo nel saggio su Giacometti:
    “Traspariva dal viso di Giacometti una sorta di resistenza illuminata dall’astuzia. Se l’uomo fosse puramente animale e non un essere sociale, tutti i vecchi avrebbero questa espressione. Intravediamo qualcosa di simile nell’espressione di Samuel Beckett. La sua antitesi era ciò che si poteva leggere sul volto di Le Corbusier”
    (ho fatto una piccolissima modifica grammaticale per adattarla ai miei usi)

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    Damiano Zerneri said on Mar 20, 2009 | 1 feedback

  • 3 people find this helpful

    john berger m'incanta- per le cose che racconta, per il modo in cui le racconta. molto belli il saggio sugli animali, quello su august sander e quello su giacometti.

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    fiamma said on Aug 4, 2007 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (198)
    • 5 stars
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    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 226 Pages
  • ISBN-10: 8842496790
  • ISBN-13: 9788842496793
  • Publisher: Bruno Mondadori (Testi e pretesti)
  • Publish date: 2003-xx-xx
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