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Sull'utilità e il danno della storia per la vita

Di

Editore: Adelphi (Piccola Biblioteca, 11)

4.0
(273)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 105 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8845901653 | Isbn-13: 9788845901652 | Data di pubblicazione:  | Edizione 16

Traduttore: Sossio Giametta ; Curatore: Mazzino Montinari ; Contributi: Giorgio Colli

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback

Genere: History , Non-fiction , Philosophy

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Descrizione del libro
Incubo e idolo dell'età moderna, la storia - come storicismo e senso storico - non è solo una conquista dello spirito illuminato, ma una "febbre divorante", una "virtù ipertrofica" che può essere rovinosa: questo il punto di partenza di Nietzsche non ancora trentenne nell'affrontare il tema della seconda "Considerazione inattuale", che fu pubblicata nel 1874. Più di cento anni sono passati da allora e l'attualità clamorosa di questo Nietzsche perennemente "inattuale" appare sempre più evidente. Le pagine che qui leggiamo hanno trovato e trovano conferme continue, non più soltanto negli atteggiamenti della cultura, ma in tutti i meccanismi della società. Il passato, ormai disponibile in tutte le sue forme, anche le più remote, minuziosamente archiviato e setacciato, non è per ciò divenuto più vivo nè aiuta la vita - anzi appare sempre più come una immane e oppressiva allucinazione. E così è, argomenta Nietzsche, proprio perché il senso storico non permette lo scontro bruciante con le forze del passato, ma vuole inglobarle in sé come reliquia esotica, con ingiustificato sottinteso di benevola superiorità - e quindi cela un movimento ostile alla vita, tende a svellere la sua stessa base, che è quella "cosa sola per cui la felicità diventa felicità: il poter dimenticare o, con espressione più dotta, la capacità di sentire, mentre essa dura, in modo non storico".
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    Bel libro, non c'è che dire. Nietzsche in questo caso mi è sembrato un po' anacronistico con le sue considerazione riguardo la storia. Parla di un eccesso di senso storico quando io tutto questo propr ...continua

    Bel libro, non c'è che dire. Nietzsche in questo caso mi è sembrato un po' anacronistico con le sue considerazione riguardo la storia. Parla di un eccesso di senso storico quando io tutto questo proprio non lo vedo, a partire dalla scuola. Nessuno più studia storia, nessuno più capisce la storia. E allora prima di parlare di storia monumentale, antiquaria e critica, bisognerebbe un attimo fermarsi e chiedersi perchè tutti sono così concentrati su questo presente eterno. Il passaggio è semplice. Ci si preocuppa del futuro in termini di lavoro, realizzazione di sogni e soddisfazione personale, si dà importanza unicamente all'individualità. Se si facessero progetti considerando l'insieme, lo sguardo al passato sarebbe inevitabile. Questo libro quindi lo avrei fatto leggere più ai ragazzi degli anni '60 che a quelli del 2015 che non sanno neanche cosa sia la storia.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    In parte

    Onestamente questo piccolo saggio è il mio primo Nietzsche.
    Onestamente l'avrei dovuto leggere durante il Liceo.
    Onestamente dovrebbero leggerlo tutti durante la propria formazione adolescenziale.
    One ...continua

    Onestamente questo piccolo saggio è il mio primo Nietzsche.
    Onestamente l'avrei dovuto leggere durante il Liceo.
    Onestamente dovrebbero leggerlo tutti durante la propria formazione adolescenziale.
    Onestamente non so se si possa premettere di non storicizzare questa premessa dell'antistoricismo dato che si cala pienamente nella polemica filosofica sullo storicismo che in Germania è andata dal 1883 al 1936 coinvolgendo pensatori come Dilthey, Simmel, Spengler, Rickert, Weber, Meinecke - non proprio gli ultimi della classe.
    Onestamente contiene alcuni pensieri interessanti ed attuali - storici- ( il primato della Vita sullo storicismo, il primato della Gioventù sulla Storia), alcune opinioni non suffragate da riscontri logici ma solo sostenute da profezie tipo "Ve ne pentirete!" che, col senno di poi, della tanto vituperata Storia, sono leggibili nel senso di "Ve l'avevo detto, io!" ( l'egoismo - di singoli o gruppi o masse - venerato come un dio ), alcuni pensieri inattuali -sovrastorici- e logicamente fondati su una premessa non verificabile ( gli animali sarebbero felici perché vivono senza ricordare, senza memoria, ma non sono sicuro che gli animali possano provare emozioni umane nè che siano senza memoria ) oppure su una premessa falsa ( gli esseri umani vivrebbero felici se non ricordassero, se non avessero memoria, ma credo ormai facilmente dimostrabile che intelligenza è memoria e che senza intelligenza gli esseri umani non potrebbero provare quelle emozioni che li rendono felici come l'amore e che li rendono esseri umani) alcuni pensieri antistorici totalmente infondati (il cristianesimo come ostile ad ogni libero desiderio è un'idea che Dostoevskij supera dialetticamente ne " la leggenda del Grande Inquisitore " relegando tale negazione di libertà alla Chiesa alle Teocrazie non già al cristianesimo)
    Registro, peraltro, in questo testo un paio di considerazioni anticipatrici: lo scardinamento del motto "memento mori" cristiano e, poi, storicistico teleologico ( quel "ricordati che devi morire!" fulmineamente distrutto da Troisi con "Sì, mo me lo segno sull'agenda!" - una battuta eterna come senza data è l'appunto del personaggio di una morte, di un'apocalissi, cristianamente imminente, ma umanamente procastinabile ); la consegna delle masse ai grandi uomini ( di cui sarebbero copie mal riuscite oppure strumenti oppure ostacoli ) al diavolo ( male assoluto ) alla statistica.

    ha scritto il 

  • 0

    Il solito Nietzsche: poco rigoroso, vago al massimo ogni volta che non si tratti di demolire, persino snervante. Tenendo bene a mente l'immagine visiva della demolizione, abbiamo una rappresentazione ...continua

    Il solito Nietzsche: poco rigoroso, vago al massimo ogni volta che non si tratti di demolire, persino snervante. Tenendo bene a mente l'immagine visiva della demolizione, abbiamo una rappresentazione adeguata del modo di procedere di Nietzsche: non una de-costruzione, ma un disordinato sfasciare l'obiettivo di polemica. Mi sembra pure superfluo sottolineare quanto spesso Nietzsche, spinto dalla sua incontrollabile brama di distruzione, affermi vistose boiate di vario tipo (qui p. es. che per agire occorra "dimenticare", teoria a dir poco fantasiosa); sottolineare questo invece superfluo non lo è nemmeno un po', visto che Nietzsche viene preso troppo sul serio ancora oggi, complice una cultura filosofica occidentale che risponde al nome di "continentale" (semplicisticamente definita) che ha spesso dimostrato di preferire il vaniloquio e il magnetismo dell'espressione potente piuttosto che il lucido argomentare che una volta era caratteristica irrinunciabile del filosofo; Cristo, persino lo Heidegger della cosiddetta Kehre è rigorosissimo e disciplinatissimo nella sua prosa circonvoluta e misticheggiante. Nulla di tutto ciò in Nietzsche, caso esemplare e forse unico di "personalità", semplicemente, che è stata considerata invece "filosofo".

    ha scritto il 

  • 4

    Altro che inattuale. Attualissima, anzi, quest'opera, che sembra peraltro calzante a pennello per ciò che riguarda l'istruzione italiana, dannatamente malata di storicismo fino al midollo, che dopo du ...continua

    Altro che inattuale. Attualissima, anzi, quest'opera, che sembra peraltro calzante a pennello per ciò che riguarda l'istruzione italiana, dannatamente malata di storicismo fino al midollo, che dopo duemila riforme scolastiche appare ancora incapace di superare di una virgola l'impostazione gentiliana. E almeno la sapessimo, la storia....

    ha scritto il 

  • 3

    Opzionale

    Le "considerazioni inattuali" sono brevi scritti polemici che un giovane e ancora "immaturo" (come scrittore!) Nietzsche dedicò alla intellettualità del suo tempo. In genere vengono trascurate di fron ...continua

    Le "considerazioni inattuali" sono brevi scritti polemici che un giovane e ancora "immaturo" (come scrittore!) Nietzsche dedicò alla intellettualità del suo tempo. In genere vengono trascurate di fronte ai capisaldi della sua produzione letteraria successiva; questa "seconda inattuale" fa eccezione, grazie all'argomento molto interessante e filosofico: fino a che punto lo studio della storia e lo stesso senso storico possono e debbono influenzare la nostra vita? Nietzsche risponde che è da evitare "l'eccesso di storia" per evitare di mortificare la vita e il presente; da qui parte in una lunga invettiva contro i pensatori del suo tempo, Hegel e von Hartmann soprattutto, polemica che appare, questa sì, decisamente "datata" e poco interessante.
    Mi resta fortissima questa sensazione: le idee di Nietzsche mi attraggono, ma mi risulta del tutto indigeribile il suo stile di pensiero e di scrittura.

    ha scritto il 

  • 3

    Affascinante, ma sopravvalutato

    Operetta del giovane Nietzsche, assai accattivante e affascinante.
    C’è tutto il bisogno di uno spazio per la soggettività e la vita vissuta, fuori dalle gabbie dell’oggettivazione. Il grido di ribelli ...continua

    Operetta del giovane Nietzsche, assai accattivante e affascinante.
    C’è tutto il bisogno di uno spazio per la soggettività e la vita vissuta, fuori dalle gabbie dell’oggettivazione. Il grido di ribellione di chi soffoca, e vuole abbattere le mura della prigione.
    C’è una esemplare espressione di quell’ottica della vita, che N. evidenzierà nella prefazione 1886 alla Nascita della Tragedia: il cui compito era “quello di considerare la scienza nella prospettiva dell’artista, l’arte in quello della vita”.
    C’è il fascino di un pensiero nascente, il confronto con Schopenhauer, le citazioni leopardiane, ci sono quei due versetti di Hume che letti da ragazzo (quando più si pensa a queste cose) ti danno la sottile, ma quasi gradita, angoscia del tempo che fugge:
    And from the dregs of life hope to receive
    What the first sprightly running could not give


    Ma detto tutto questo, e fatto eventualmente tutto il periplo del viaggio sentimentale, alla rilettura si rivela come un’opera decisamente sopravvalutata.
    Il piatto forte, la famosa triade di storia monumentale, antiquaria e critica, che suona così bene nelle esposizioni manualistiche, letta da vicino, quando arrivi alla definizione di “storia critica”, ti si spappola tra le mani.
    "Critica", nel lessico del giovane Nietzsche, non vuol dire altro che condanna totale del passato:
    “Qui si fa chiaro come l’uomo abbia molto spesso necessariamente bisogno, accanto al modo monumentale e antiquario di considerare il passato, di un terzo modo, quello critico: e anche di quello per servire la vita. Egli deve avere, e di tempo in tempo impiegare, la forza di infrangere e dissolvere un passato per poter vivere: egli ottiene ciò traendo quel passato innanzi a un tribunale, interrogandolo minuziosamente, e alla fine condannandolo; ogni passato merita invero di essere condannato – giacché così vanno appunto sempre le cose umane: sempre la violenza e la debolezza umane sono state potenti” (pag. 28)
    A che scopo la minuziosa interrogazione, se l’esito è una metafisica condanna di tutto ciò che nasce e perciò è degno di perire?
    Puro e immotivato rifiuto, contro pura e immotivata identificazione (l’atteggiamento “identitario” della storia antiquaria).
    Del senso (originale) di critica come distinzione, scelta e motivazione non rimane alcuna traccia.

    Con tutto il rispetto per il giovane filosofo, a noi che siamo (anche storicamente) tanto più vecchi davvero questo discorso ha da insegnare qualcosa? Per la vita?

    ha scritto il 

  • 5

    In questa “considerazione inattuale”, Nietzsche affronta il problema della “Storia”, della sua utilità per una vita attiva. La tesi di fondo del libro è che un eccesso di storicismo, di devozione alla ...continua

    In questa “considerazione inattuale”, Nietzsche affronta il problema della “Storia”, della sua utilità per una vita attiva. La tesi di fondo del libro è che un eccesso di storicismo, di devozione alla storia, paralizza la vita, risultando alla lunga ben più dannosa che utile al nostro vivere. La memoria forzata, il ricordo continuo di fatti ed eventi del passato ci porta, secondo Nietzsche, al languore, all’inattività, alla paralisi.
    L’azione è sempre oblio, solo attraverso la totale immersione nel presente potremo agire per il nostro futuro, o per meglio dire con parole sue “è sempre una cosa sola quella per cui la felicità diventa felicità: il poter dimenticare, o con espressione più dotta, la capacità di sentire, mentre essa dura, in modo non storico”.
    Allora la storia è totalmente inutile? No. Nietzsche trova tre ordini di motivi perché lo studio della storia possa giovarci, in particolare quando è studio monumentale, archeologico o critico.
    Rimando alla lettura del libro gli approfondimenti al riguardo, sottolineando solo come la parte finale del libro sia un crescendo contro Hegel e contro Von Hartmann.
    Come ha scritto Giorgio Colli, si può dire che nella foga polemica del momento Nietzsche avesse peccato proprio di “attualità”, scagliandosi contro un nemico (Von Hartmann) troppo attuale.
    In chiusura, un libro da leggere, anche se è evidente il fatto che Nietzsche, ancora troppo debitore a Schopenhauer, attraversasse una fase di transizione e formazione del suo pensiero, che solo negli anni seguenti si sarebbe sviluppato in chiave diversa e nota, almeno ai suoi più appassionati cultori.

    ha scritto il 

  • 4

    "Noi moderni infatti non caviamo niente da noi stessi; solo riempiendoci e stipandoci di epoche, costumi, arti, filosofie, religioni e conoscenze estranee, diventiamo qualcosa di degno di considerazio ...continua

    "Noi moderni infatti non caviamo niente da noi stessi; solo riempiendoci e stipandoci di epoche, costumi, arti, filosofie, religioni e conoscenze estranee, diventiamo qualcosa di degno di considerazione, ossia enciclopedie ambulanti, come forse ci considererebbe un antico Greco sbalestrato nella nostra epoca. Ma nelle enciclopedie ogni valore si trova solo in ciò che vi sta dentro, nel contenuto, non in ciò che vi sta sopra o che è rilegatura e copertina; e quindi tutta la cultura moderna è essenzialmente interna: esternamente il rilegatore vi ha stampato sopra qualcosa come <<Manuale di cultura interna per barbari esterni>> ".

    ha scritto il 

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