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Sulla libertà

Testo inglese a fronte

Di

Editore: Bompiani

4.2
(287)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 374 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8845290727 | Isbn-13: 9788845290725 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: History , Philosophy , Political

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Descrizione del libro
E' intorno alla libertà che ruotano, secondo Mill, le grandi questioni della felicità umana, del progresso, della responsabilità, e della stessa ricerca della verità. Il saggio è volto a chiarire il carattere inscindibile di questo legame. Quanto al problema della libertà politica in particolare, con l'affermarsi dei sistemi democratici moderni non si tratta più di limitare il potere dello Stato sui cittadini, quanto di salvaguardare la "sovranità dell'individuo" dal potere pervasivo della società. Con testo inglese a fronte.
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  • 3

    Il saggio di Mill è un inno alla libertà come massima espressione dell'individuo. Positivista e certo del progresso dell'uomo, non solo in senso materiale ma anche morale. Mill crede al suo felice ...continua

    Il saggio di Mill è un inno alla libertà come massima espressione dell'individuo. Positivista e certo del progresso dell'uomo, non solo in senso materiale ma anche morale. Mill crede al suo felice e progressivo perfezionamento e difende la libertà del singolo contro tutte le possibili ingerenze dello stato e della società, dell'opinione pubblica e dei suoi modelli. Nessun modello è in grado di sostituire la vitalità dell'individuo che deve poter essere lasciato libero di esprimersi in tutti i campi, senza imposizioni, nemmeno quando agisca, eventualmente, malvagiamente o contro di se'. L'unica cosa che gli è proibita è di rinunciare alla propria libertà per darsi schiavo, in null'altro deve essere limitato. La chiave di lettura del saggio è che l'uomo si riconosce nei suoi pari come individuo tra gli individui non come simile tra i simili, perciò il suo essere sta nella distinzione, nella sua particolarità, nella sua individualità, non nell'eguaglianza. Tutte le considerazioni che l'autore propone sono diretta conseguenza di questo punto di vista. Solo con la piena affermazione del singolo, secondo Mill, può esserci un progresso dell'insieme degli individui che compongono uno Stato evoluto.

    ha scritto il 

  • 5

    La Libertà! Che ancora non c'è....

    Libro fondamentale per lo svl intellettuale e personale, credo in partic per ragazzi di 15-20anni. Lo studiai anni fa da sintesi di terzi; mi aspettavo un testo politico ed ho trovato un saggio ...continua

    Libro fondamentale per lo svl intellettuale e personale, credo in partic per ragazzi di 15-20anni. Lo studiai anni fa da sintesi di terzi; mi aspettavo un testo politico ed ho trovato un saggio sociologico (le basi di C.Hitchens?) sul diritto di ciascuno ad affermare il suo pensiero dal giogo intellettuale imposto da relig e consuetudini. Anche se lo scopo (p.54) è individuare norme per il rapporto società-individuo che lascino la più ampia libertà personale, lo scritto è un saggio sulla libertà di pensiero ed espressione, perché da questa e dall’individualità anticonformista (splendido il Cap.3), derivano tutte le altre libertà. Politico e sociologico nel mostrare come la società con norme/prassi limita lo svl/libertà dei singoli, da tutelare con l’unica eccezione nel caso in cui l’azione del singolo rechi danno alla collettività.

    Molti approfondimenti del pensiero altrui (Carlyle, Tocqueville, Shopenhauer) e riflessioni che trovano echi in autori e temi spesso di molto posteriori: interferenza tra Stato e privato (Nozick), la laicità dello Stato (Bobbio), la tirannia di consuetudine opinione pubblica e religione come freni allo svl sociale/personale (Hitchens), la necessità di scolarizzare, i rapp tra razza e cultura (Levi-Strauss), la società europea in declino (Spengler), il sale della terra (Schmitt), l’appiattimento culturale (Marcuse), l’anomia giovanile del XX Sec ed il Grande Fratello di Orwell. Nel supporto all’agire libero dei singoli si ritrovano le radici liberiste di Mill, mentre nell’antiegualitarismo per far emergere il talento di pochi per il bene collettivo, si trova la venatura di teoria delle elite, che ha guidato lo sviluppo politico inglese del XVIII-XIX Sec.

    Cavillando si possono trovare 2 limiti allo scritto: 1) non riesce a definire i limiti tra scelte private e comportamento dannoso per la collettività [difficile trovare il limite tra il diritto ad agire mettendo in pericolo anche solo se stessi – alcool, azioni pericolose – e le ripercussioni negative sulla società] nell’ottica di una società moderna; 2) presuppone una forte tensione etica/personale verso il miglioramento, per la popolaz in genere ed in partic per la cl.politica/dirigente. Entrambi potrebbero anche non essere considerati limiti, quanto piuttosto un umore sociale ed un riflesso del pensiero comune dell’elite inglese del tempo.

    ha scritto il 

  • 5

    "La cruda verità è questa: si può anche dire di voler rendere omaggio alla superiorità intellettuale, reale o presunta, e magari lo si fa pure davvero; ma la tendenza generale in tutto il mondo ...continua

    "La cruda verità è questa: si può anche dire di voler rendere omaggio alla superiorità intellettuale, reale o presunta, e magari lo si fa pure davvero; ma la tendenza generale in tutto il mondo è quella di assegnare il predominio alla mediocrità." (p. 90)

    ha scritto il 

  • 4

    “Tra le opere umane che la vita giustamente si sforza di perfezionare e rendere più belle...

    la prima in ordine d’importanza è sicuramente l’uomo stesso”. Grazie infinite a mio cognato che mi ha chiesto di fare per lui una tesina su questo saggio. Un concentrato di nozioni ...continua

    la prima in ordine d’importanza è sicuramente l’uomo stesso”. Grazie infinite a mio cognato che mi ha chiesto di fare per lui una tesina su questo saggio. Un concentrato di nozioni fondamentali sulla libertà di pensiero e di discussione e quindi di parola e di opinione, e la libertà d’azione individuale in visione dei limiti all’autorità della società sull’individuo. Il tutto arricchito di citazioni e casi esemplari che chiariscono vivacemente la visione dell'autore. Mi chiedo come mai non lo avessi letto prima; forse troppo conosciuto quale uno dei pensatori più rappresentativi del positivismo e dell'economia del diciannovesimo secolo, si è tralasciato di mettere in evidenza anche questo piccolo ma fondamentale contributo dell'autore al pensiero libero. O più semplicemente è sfuggito a me...

    ha scritto il 

  • 5

    Ottima lettura

    Le più potenti argomentazioni sulla libertà di opinione e contro la censura, anche di quelle idee che consideriamo certamente false e dannose (qualcuno ha detto razzismo e fascismo?) espresse in ...continua

    Le più potenti argomentazioni sulla libertà di opinione e contro la censura, anche di quelle idee che consideriamo certamente false e dannose (qualcuno ha detto razzismo e fascismo?) espresse in modo chiaro, logico, scorrevole, illuminante.

    Argomenta anche sulla libertà di agire, e non solo pensare, e su quale debba essere l'unica giustificazione per cui la società può impedire la libertà del singolo (ovvero la protezione della società stessa - non la protezione del singolo interessato, non il solo rischio della società). Argomenta sul valore dell'individualità.

    Dopo 150 anni non perde ancora la sua attualità, dovrebbe esser letto da molte persone, specie in Italia dove il liberalismo non ha ancora attecchito nella profondità degli animi di molti.

    Per chi fosse interessato qua ho riassunto gli argomenti a favore della libertà di opinione: http://www.lastessamedaglia.com/2011/11/sulla-liberta-di-ogni-opinione/

    ha scritto il 

  • 4

    Omaggio al dissenso, ovvero alla negazione costruttiva

    1. Avvoltoi grandi e piccoli.

    Ed eccoci qui, ad assistere a un appassionante incontro di boxe fra (1) l’idea di autorità costituita e (2) l’umano, comprensibilissimo anelito di libertà, ...continua

    1. Avvoltoi grandi e piccoli.

    Ed eccoci qui, ad assistere a un appassionante incontro di boxe fra (1) l’idea di autorità costituita e (2) l’umano, comprensibilissimo anelito di libertà, libertà civile e sociale, prima che filosofica. Il dottor John Stuart Mill, maestro d’economia, presenta questo conflitto come qualcosa di secolare, e forse d’inestinguibile, iniziato all’alba dei tempi (nelle fetide poleis greche e nelle altrettanto fetide e pericolose insulae romane) come una disfida fra popoli minuti e puntuti governanti. La solita storia, insomma, di progresso che spinge dal basso e di oscuri oppressori, di reazionari tiranni che tengono il pugno premuto sulla folla. Il popolo è sempre lo stesso, al massimo è una cagna che ringhia (W. Benjamin) mentre la nomenklatura là in cima cambia gattopardianamente: timocrazie, oligarchie, tirannidi, ma anche shah, shogun, duci e kaiser, fino ai più prossimi Papi e “papi”. Mill è un vero cinico:

    Per evitare che i membri più deboli della comunità venissero depredati da innumerevoli avvoltoi, occorreva la presenza di un animale da preda più forte di tutti gli altri, incaricato di tenerli a bada. Ma siccome il re degli avvoltoi era altrettanto bramoso di depredare il gregge quanto le arpie minori, bisognava sempre tenersi in guardia contro il suo becco rapace e i suoi artigli.

    Con il tempo alcune Nazioni hanno smesso di affidare la propria sicurezza a questi padri padroni, bypassando il cortocircuito. E sono nate le democrazie moderne, i cosiddetti autogoverni.

    2. Schegge di democrazia.

    La domanda che ci pone a questo punto il dottor Mill è di quelle toste, un vero colpo da puncher diretto sul nostro setto nasale: la Nazione, una Nazione autenticamente moderna, civile, efficiente, potrebbe aver bisogno di essere protetta dalla propria volontà, rischiando per qualche strano meccanismo, di diventare il tiranno di se stessa? La risposta è da knock out. Sì. Indubbiamente sì.

    Il "popolo" che esercita il potere non coincide sempre con coloro sui quali quest'ultimo viene esercitato; e l'"autogoverno" di cui si parla non è il governo di ciascuno su se stesso, ma quello di tutti gli altri su ciascuno. Inoltre, la volontà del popolo significa, in termini pratici, la volontà della parte di popolo più numerosa o attiva – la maggioranza, o coloro che riescono a farsi accettare come tale; di conseguenza, il popolo può desiderare opprimere una propria parte, e le precauzioni contro ciò sono altrettanto necessarie quanto quelle contro ogni altro abuso di potere.

    Contro questi eccessi, ci dice Mill, occorre prendere delle precauzioni. Perché la democrazia non diventi una “dittatura della maggioranza” bisogna perseguire la P.E.C., la libertà di Pensiero, d’Espressione e di Coscienza.

    Se tutti gli uomini, meno uno, avessero la stessa opinione, non avrebbero diritto di far tacere quell'unico individuo più di quanto ne avrebbe lui di far tacere, avendone il potere, l'intera umanità.

    Quali siano nello specifico le precauzioni della ricetta Mill non ve lo dico, se no riempirei questa scheda di spoiler ;) Dico solo che sono assolutamente d’accordo con l’esimio laddove afferma che, quando una democrazia osteggia il difforme, compie un atto di cannibalismo, e che per una giusta causa si può e si deve dissentire (“Preferirei di no” diceva Bartleby lo scrivano). A dissentire non si viola nessuna legge. Piuttosto si omaggia sia l’Individuo, sia la Collettività: qualsiasi individuo, non solo se stessi, e dunque l’insieme degli individui che compongono la collettività.

    ha scritto il 

  • 5

    Masterfully written with sophistication and vivid illustration. This is not ivory-tower philosophy. It's real political philosophy with real and clear application.

    "Over himself, over his own mind ...continua

    Masterfully written with sophistication and vivid illustration. This is not ivory-tower philosophy. It's real political philosophy with real and clear application.

    "Over himself, over his own mind and body, the individual is sovereign".

    ha scritto il 

  • 3

    i barbari alle porte

    "Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano." Peccato che dopo la citatissima asserzione, Mill dia il via a una serie di meno note precisazioni o, meglio eccezioni. Si ...continua

    "Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano." Peccato che dopo la citatissima asserzione, Mill dia il via a una serie di meno note precisazioni o, meglio eccezioni. Si parte dai bambini, si passa ai giovani, e infine si arriva a "quelle società arretrate in cui la razza stessa può essere considerata minorenne". Sarebbe stato interessante conoscere esempî precisi di queste 'razze minorenni', che purtroppo non son riportati. Fatto sta che nei loro confronti per Mill i governatori con ambizioni progressiste sono giustificati a "impiegare ogni mezzo", perché "il dispotismo è una forma legittima di governo quando si ha a che fare con barbari".

    Certo è che il libello di Mill, nella sua analisi, sottile e generosa, dei limiti della libertà; di come il potere pubblico debba astenersi dal governare o tentar di disciplinare, di fabbricare l'intimo degli individui, intimo fisico e intimo mentale; di come debba garantire sempre e comunque, anche nei casi più inconcepibili al pensiero comune (a suo tempo: l'ateismo), la libertà di pensiero, e di espressione, e di stampa; di come le opinioni vadano sempre formate in dibattiti in cui sia escluso il ricorso alla forza... in tutto questo il libello di Mill brilla come una pietra preziosa alla cui luce ancora oggi non è stata resa sufficiente giustizia, cause la fosca inclinazione dell'umano gregge alla prevaricazione, la pervicace e irriflessa tendenza al desiderio che tutti seguano le proprie inclinazioni, sempre troppo certe e di rado poste in dubbio; tendenze e inclinazioni la cui forza nel reame della socialità concreta Mill, tutt'altro che un pensatore rinchiuso tra le nubi dell'astratto ragionare, riconosce con amarezza, ma che tuttavia non lascia lo scoraggino nello svolgere le sue argomentazioni, e presentarle.

    Eppure tutto è inficiato non solo da una fiducia che le sue opinioni siano valide non in omaggio alla libertà degli individui, bensì a un discutibile ideale di progresso e sviluppo (i cui contenuti son pure dati per scontati e mai precisati) che in sé nasconde non poche tracce di normatività; non solo da un passo inquietante, in cui afferma che a un individuo non debba esser lasciata facoltà di privarsi della propria libertà, come quindi se gli individui concreti dovessero sottomettersi, a proprio scapito, a un ideale astratto e disincarnato di libertà (e quindi, anche se non detto esplicitamente, pare che Mill non approverebbe l'eutanasia); piuttosto, la maggior macchia sul pensiero di Mill è quella divisione tra chi sia sufficientemente 'sviluppato' per poter esser ritenuto degno della libertà, e i 'barbari', coi quali è invece lecito il dispotismo, pur se a fin di bene... e l'autore nemmeno chiarisce dove (o se) questo dispotismo, pur nelle sue intenzioni illuminate, debba trovare un limite: il despota avrà diritto, per dire, a togliere la vita a qualche 'barbaro', se a suo giudizio questo serve a far progredire la 'razza minorenne'?

    Perché qui sta, per ogni etica, il nodo primario, ma troppo di rado affrontato (a volte nemmeno individuato). Non nel definire quali siano i diritti o i doveri degli individui ritenuti degni soggetti d'etica. Bensì, ci sarebbe da interrogarsi su come e dove e se sia possibile individuare un discrimine tra i soggetti etici e i 'barbari', le 'razze minorenni', gli 'incivili', gli 'inferiori', gli 'infami', i 'mostri' o come li vogliamo chiamare. E come sia possibile porre un freno a quella tendenza così irresistibile nel corpo collettivo a individuare di volta in volta dei 'barbari', da rieducare o eliminare. La celebrata democrazia greca conferiva ai cittadini libertà inaudite per il mondo antico, ma al prezzo di escluderne le donne, gli schiavi, gli stranieri. Il XX secolo ha mostrato cosa può succedere nel concreto quando varie fette di umanità vengano decretate indegne di gestire se stesse, o bollate come nocive per i 'veri umani'. Non è detto che il XXI secolo non trovi nuovi modi per farlo (o già non lo stia facendo).

    ha scritto il