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Sulla lingua del tempo presente

By Gustavo Zagrebelsky

(353)

| Paperback | 9788806207748

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Book Description

«Noi non solo pensiamo in una lingua, ma la lingua "pensa con noi" o, per essere ancora piú espliciti, "per noi"». Nell'Italia di oggi, per fortuna, non vi è un ministero della propaganda a forgiare una lingua che influenzi le coscienze, addormenti l Continue

«Noi non solo pensiamo in una lingua, ma la lingua "pensa con noi" o, per essere ancora piú espliciti, "per noi"». Nell'Italia di oggi, per fortuna, non vi è un ministero della propaganda a forgiare una lingua che influenzi le coscienze, addormenti le resistenze e spinga al pensiero unico; eppure è difficile negare che il linguaggio usato dalla politica e amplificato dai mezzi di comunicazione di massa ruoti attorno a espressioni, parole, frasi che ricorrono sempre di piú, si fanno senso comune, sono spesso udite ma non certo indagate e capite a fondo.
Gustavo Zagrebelsky passa in rassegna una serie di questi «luoghi comuni linguistici» e denuncia il rischio che sia questa lingua a pensare per noi, e che i cittadini vivano immersi, senza rendersene conto, in una rete di significati che, se pure gli sfuggono, nondimeno strutturano la loro esperienza, danno forma alla loro vita politica, in ultima analisi regolano e limitano le loro possibilità di comunicare.

60 Reviews

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    "Questa piccola rassegna di locuzioni della politica odierna vorrebbe semplicemente richiamare l'attenzione sull'importanza del linguaggio in uso, data la sua forza conformatrice del senso comune, operante anche senza che ce ne accorgiamo."

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    Ludybug said on Aug 25, 2013 | Add your feedback

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    Una perla di 58 pagine. In poche righe Zagrebelsky riesce a descrivere una situazione, quella italiana, dove le parole hanno assunto significati nuovi. Ripercorrendo la storia politica dal 1994, l’autore descrive in maniera puntuale ed essenziale com ...(continue)

    Una perla di 58 pagine. In poche righe Zagrebelsky riesce a descrivere una situazione, quella italiana, dove le parole hanno assunto significati nuovi. Ripercorrendo la storia politica dal 1994, l’autore descrive in maniera puntuale ed essenziale come i valori di verità delle parole siano cambiati. Si parla di una società che ha subito una trasformazione che va al di là delle leggi, colpisce proprio il cuore di quella che ancora chiamiamo democrazia.
    Da leggere...”assolutamente”.

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    utti said on Sep 4, 2012 | Add your feedback

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    Lasciamo parlare lui (ma qualcosa la aggiungo anche io)

    «Il dono ha, come corrispettivo, la ricerca del consenso, dell'applauso del pubblico e il "beneficiario" del dono viene ridotto a strumento di captatio benevolentiae a favore del donante. Insomma, una sconcezza.
    E non si esce dalla stessa logi ...(continue)

    «Il dono ha, come corrispettivo, la ricerca del consenso, dell'applauso del pubblico e il "beneficiario" del dono viene ridotto a strumento di captatio benevolentiae a favore del donante. Insomma, una sconcezza.
    E non si esce dalla stessa logica -la logica servile- quando la necessità è solo relativa, cioè se riguarda la distribuzione di benefici o "doni" -posti, retribuzioni, finanziamenti, privilegi- richiesti o accettati non per necessità, ma semplicemente per ragioni di interesse, carriera, benessere superfluo, cioè per assecondare le proprie aspirazioni di "promozione" economica e sociale. In questi casi il beneficiario è complice del benefattore. L'uno accetta il "dono" sapendo di dover restituire dedizione all'altro. La riconoscenza si solidifica in fedeltà. È il caso dell'assunzione "a libro paga".»

    Ed è il caso -aggiungo io- della maggioranza dei rapporti nell'amministrazione pubblica in Italia: improntati alla fedeltà omertosa alle persone alle quali si deve qualcosa o dalle quali ci si aspetta qualcosa, e non alla fedeltà limpida e virtuosa alla res publica.

    «Oggi è politicamente corretto il dileggio, l'aggressione verbale, la volgarità, la scurrilità. È politicamente corretta la semplificazione, fino alla banalizzazione, dei problemi comuni. Sono politicamente corretti la rassicurazione a ogni costo, l'occultamento delle difficoltà, le promesse dell'impossibile, la blandizia dei vizi pubblici e privati proposti come virtù. Tutti atteggiamenti che sembrano d'amicizia, essendo invece insulti e offensioni. I cittadini comuni, non esperti di cose politiche, sono trattati non come persone consapevoli ma sudditi, anzi come plebe. Cosicché le posizioni sono ormai rovesciate. Proprio il linguaggio plebeo è diventato quel "politicamente corretto" dal quale dobbiamo liberarci, ritrovando l'orgoglio di comunicare tra noi parlando diversamente, non conformisticamente, seriamente, dignitosamente, argomentatamente, razionalmente, adeguatamente ai fatti.»

    La semplificazione del linguaggio è espressione di un pensiero immaturo rimasto allo stadio infantile, un pensierino che non vede l'inganno nascosto dietro le poche ed elementari parole utilizzate e dietro le dicotomie nette, mascherate per benevole ma piene di disprezzo, presunzione e assolutismo, ignare di tutte le relatività e le complessità della vita e del mondo.

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    Cecilia said on Aug 18, 2012 | Add your feedback

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    Riflessione molto interessante sull'uso e le distorsioni della lingua da parte del potere politico.

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    astridula said on May 1, 2012 | Add your feedback

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    Uno pseudo-saggio linguistico

    Legittimo criticare questo o quel governo (soprattutto quello che critica Zagrebelsky!), ma non spacciamo un libro di politica per saggio linguistico, come lascia presupporre il titolo.

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    Emanuele de Vito said on Feb 7, 2012 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (353)
    • 5 stars
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    • 1 star
  • Paperback 58 Pages
  • ISBN-10: 8806207741
  • ISBN-13: 9788806207748
  • Publisher: Einaudi (Vele)
  • Publish date: 2010-11-01
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