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Sulla strada

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar Bestsellers)

3.8
(12672)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 362 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese , Tedesco , Svedese , Portoghese , Catalano , Olandese , Polacco , Ceco , Giapponese

Isbn-10: 8804573503 | Isbn-13: 9788804573500 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marisa Caramella ; Contributi: Fernanda Pivano

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Biography , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Dean e Sal (trasfigurazioni letterarie di Neal Cassady e Jack Kerouac) si mettono in viaggio, animati da una infinita ansia di vita e di esperienza, sulle interminabili 'highways' dell'America e del Messico. "Sulla strada" ne registra le tappe, le rivelazioni, gli incontri, regalandoci una storia di grande autenticità artistica ed esistenziale. Romanzo dell'amicizia e delle difficoltà dell'amore, della ricerca di sé, del desiderio di appartenenza e dell'impossibilità di rinunciare al desiderio e al bisogno di rivolta, narrazione dell'ansia di un andare senza fine che cancelli l'ombra della noia e quella più grande e cupa della morte, "Sulla strada" dà corpo a tutti i grandi miti dell'America. Ma è anche il romanzo della coscienza dell'oscurità, del silenzio insuperabile, dell'impossibilità della comunicazione, del ritorno ossessivo a cui ogni partire sembra ricondurre. Un'opera che, nei suoi valori compositivi, rivela una solidità di impianto splendidamente dissimulata dai ritmi tesi e coinvolgenti della prosa di uno dei grandi padri della Beat Generation; un libro dall'immenso valore storico-culturale, ben illustrato dalla nuova introduzione di Fernanda Pivano che accompagna questa edizione speciale in occasione del cinquantesimo anniversario della prima pubblicazione.
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  • 4

    "A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all'altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione."

    Affascinante, folle, rivelatore. I tre viaggi descritti nel romanzo di Kerouac sono stati veramente compiuti dall'autore e tutti i personaggi che vi compaiono sono realmente esistiti (ad esempio Dean ...continua

    Affascinante, folle, rivelatore. I tre viaggi descritti nel romanzo di Kerouac sono stati veramente compiuti dall'autore e tutti i personaggi che vi compaiono sono realmente esistiti (ad esempio Dean Moriarty è Neal Cassady).
    Un viaggio, oltre che per l'immenso continente americano, anche nella beat generation: l'insaziabile senso di libertà che si accompagna ad una sorta di senso di insoddisfazione perpetua, l'incoscienza, gli eccessi, il richiamo della strada, la ricerca di una spiritualità e di un senso di armonia con il mondo e la natura... L' indimenticabile affresco di una moltitudine di realtà che lo scrittore ha sperimentato durante i suoi vagabondaggi.

    ha scritto il 

  • 5

    - Dobbiamo andare - Dove, amico? - Non lo so, ma dobbiamo andare

    Recensione pubblicata anche qui: http://sfogliandolibri.blogspot.it/2015/04/dobbiamo-andare-sal-dove-amico-non-lo.html

    Leggendo “Sulla strada” si intuisce che essere “on the road” è per molti ragazzi ...continua

    Recensione pubblicata anche qui: http://sfogliandolibri.blogspot.it/2015/04/dobbiamo-andare-sal-dove-amico-non-lo.html

    Leggendo “Sulla strada” si intuisce che essere “on the road” è per molti ragazzi sinonimo di massima, anzi assoluta, felicità. Dean, infatti, dice ricorrentemente “siamo tutti insieme” e “noi sentiamo il tempo” e “dobbiamo andare”. Già, strada è sinonimo di felicità, la quale a sua volta trova accordo e sinonimo con il cognome di Sal: Paradise – paradiso. Il mondo reale non coincide con alcun eden, è estraneo, è fasullo e ingiusto, e allora bisogna rimediare, bisogna andare, prendere la sacca e camminare sulla strada. La fuga naturalmente è un che di illusorio, è solo una scorciatoia per credere che la bellezza esiste, e i ragazzi in fondo lo sanno. Sal in particolar modo.

    In questo romanzo pieno di colori, che simboleggiano prevalentemente la gioia, ci sono anche tantissime ombre che delineano in maniera pressoché perfetta la nostalgia, che è tipica della giovane età. Tuttavia non muore mai, nel romanzo, il bisogno di cercare “qualcosa”, un po’ come non muore mai la speranza; Dean spesso ripete: “dobbiamo trovare QUELLA COSA”. Che, poi, “trovare quella cosa” significa cercare il significato nascosto nei verbi “vivere”, “diventare”, “morire” e “scoprire”.

    Insomma, è un romanzo caotico, prima calmo poi agitato per arrivare ad appiattirsi in un mare pacifico e tornare a essere talmente alto da possedere tutto ma tutto non è sufficiente. E allora, forse, basta conoscere il “tempo”, sentirlo, tenerlo tra le mani e viverlo, correre dietro il ticchettio irrequieto della vita che separa gli attimi di romantica follia da quelli di cupa disperazione, un tempo che semina e, poi, chi raccoglie il frutto non può sceglierne la quantità né, ancor peggio, la qualità. È il tempo che decreta.

    Jack, caro mio Jack, scrivi bene (continuo a parlare al presente, ripeto: non riesco a parlare di lui al passato, neanche volendolo), sfrutti al meglio la riflessione e la punteggiatura è qualcosa che mette freschezza e non toglie il fiato – come capita con altri autori. Le descrizioni scorrono limpidamente formando un flusso colorato di emozioni, un fluido di ossigeno rigenerante, una massa di parole piacevoli da divorare.

    “Sulla strada”, per me, è stato e continua a essere un punto di riferimento grazie al quale posso navigare meglio nelle acque della letteratura americana; ho come l’impressione che leggendo Kerouac è possibile leggere, al contempo, tantissimi altri scrittori. Probabilmente perché Jack è stato un’icona che ha dato speranza, bellezza e, ovviamente, ispirazione a quella parte del mondo che l’ha ascoltato (e letto).

    In conclusione, nel romanzo non succede niente di particolarmente avvincente o memorabile, tuttavia credo che questo non sia uno svantaggio. Credo, piuttosto, che col passare degli anni, con i costanti cambiamenti che avvengono all’interno della società, questo romanzo abbia perso la brillante patina originaria che le conferiva il potere e il fascino adatti; probabilmente è anche dovuto al fatto che la beat generation, oggi, non è più un movimento socio-culturale ma qualcosa di altri tempi.

    Chi, oggigiorno, rinnega la borghesia (di cui TUTTI, chi più chi meno, ne facciamo parte), la dimora fissa, il lavoro decente?

    ha scritto il 

  • 3

    Poteva andare meglio.

    Il romanzo in sé non è male. Mi sono subito affezionata al protagonista e lo stile di scrittura mi è piaciuto. Pensavo che mi avrebbe annoiata per via della trama, perché è uno di quei romanzi che sem ...continua

    Il romanzo in sé non è male. Mi sono subito affezionata al protagonista e lo stile di scrittura mi è piaciuto. Pensavo che mi avrebbe annoiata per via della trama, perché è uno di quei romanzi che semplicemente parla della vita, senza colpi di scena o particolari avvenimenti sconvolgenti, invece mi ha tenuta incollata alle pagine... o almeno alle prime 200. Il problema? Ne ha quasi 400.
    Amo il tema del viaggio e ogni tanto mi piace leggere questo genere di romanzi, ma penso che sia eccessivamente lungo. Si tratta di un uomo alla ricerca di se stesso, che viaggia per gli Stati Uniti con l'amico. Ora, se per le prime 150/200 pagine la loro storia è coinvolgente, nella seconda parte la noia inizia a farsi sentire. Il romanzo diventa monotono e l'avventura del protagonista non è più interessante, ma estremamente ripetitiva.
    Due mesi per leggere un libro di 400 pagine sono un po' troppi, non credete? Eppure è stato così, tanto che ho temuto di avere il blocco del lettore. Normalmente ad un libro del genere darei 2 stelline, ma mi sono affezionata talmente tanto al protagonista e alla sua storia che ho preferito darne 3.

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro di cui avevo alte aspettative e forte è stata la delusione nel dover abbandonare una lettura che non ha saputo in nessun modo appassionarmi. Che peccato, forse un giorno ci intenderemo Keroua ...continua

    Un libro di cui avevo alte aspettative e forte è stata la delusione nel dover abbandonare una lettura che non ha saputo in nessun modo appassionarmi. Che peccato, forse un giorno ci intenderemo Kerouac!

    ha scritto il 

  • 1

    Una grande delusione

    Era la prima volta che leggevo un libro di Kerouac. E' stata una delusione totale. Nel libro praticamente non c'è nulla. Due tizi con aggiunta della compagna del suo amico( che poi finisce per andare ...continua

    Era la prima volta che leggevo un libro di Kerouac. E' stata una delusione totale. Nel libro praticamente non c'è nulla. Due tizi con aggiunta della compagna del suo amico( che poi finisce per andare a letto con il protagonista) che percorrono gli Stati Uniti. FINE. Molti hanno elogiato questo libro a me invece non dice praticamente niente, non riesco ad avere empatia con i personaggi mentre trovo la trama piatta e senza senso. Fortemente sconsigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    L'inizio del brano fa rivivere la mitica America di Kerouac, quando, negli anni Cinquanta, i giovani si ribellavano al culto del "benessere" e si abbandonavano a folli viaggi da una costa all'altra de ...continua

    L'inizio del brano fa rivivere la mitica America di Kerouac, quando, negli anni Cinquanta, i giovani si ribellavano al culto del "benessere" e si abbandonavano a folli viaggi da una costa all'altra degli Stati Uniti, su automobili scassate, lanciate a velocità vertiginose (come accadeva anche in un film famoso del tempo, Gioventù bruciata, che aveva come suo interprete James Dean, omonimo del protagonista di Sulla strada). I quattro personaggi che
    per esercitarmi in mezzo al traffico; questo sarebbe
    viaggiano verso il sud non hanno altro scopo se non quello di andare: nauseati dal consumismo e dalla corruzione di New York (definita iperbolicamente gelata città di pederasti), oppongono alla grande metropoli la mitica New Orleans, la capitale del jazz e della gioia di vivere. Non a caso il discorso eccitato di Dean trova tutti d'accordo (l'espressione è significativamente ripetuta due volte): al leit-motiv dei genitori (non ti devi fidare degli estranei), i quattro giovani oppongono la necessità di fidarsi, per essere felici (siamo tutti insieme, dice con gioia Dean). Essere on the road (sulla strada) è, per questi giovani, la massima felicità: non a caso uno di essi, il narratore, si chiama Paradiso (sogna un mondo come il suo nome, dal momento che il mondo reale non coincide con nessun "eden"). Ovviamente, la fuga dei ragazzi ha un carattere illusorio: non c'è nessun "paradiso" alla fine del loro viaggio. L'esuberante scoperta degli immensi spazi dell'America ha già il sapore nostalgico della "ricerca del tempo perduto": non è un caso che, tra i libri preferiti di Dean (ci viene detto nell'ultimo capitolo) c'è la grande opera di Proust, che descrive «l'alta-eternità-nel pomeriggio». Libro-culto, Sulla strada registra un vissuto che è già memoria colorata di gioia, ma ancor più di nostalgia.

    ha scritto il 

  • 2

    No.

    Mi dispiace perché inizialmente avevo aspettative alte, ma più guardavo il libro e più sapevo che non mi sarebbe piaciuto. Purtroppo non mi sbagliavo: l'ho letto faticosamente, controvoglia. Non mi ha ...continua

    Mi dispiace perché inizialmente avevo aspettative alte, ma più guardavo il libro e più sapevo che non mi sarebbe piaciuto. Purtroppo non mi sbagliavo: l'ho letto faticosamente, controvoglia. Non mi ha mai sorpreso, ne entusiasmato. Mi sono obbligata a finirlo....

    ha scritto il 

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