Sulle scogliere di marmo

Di

Editore: Guanda (Le Fenici tascabili; 52)

3.9
(107)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 109 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8882464350 | Isbn-13: 9788882464356 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alessandro Pellegrini

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Sotto il cielo terso della Marina vive un popolo che ha fatto tesoro della storia ed è arrivato a un felice equilibrio di organizzazione politica e sociale. Ma ai confini di questa contrada serena si addensano nuvole cupe e sinistre. Annunciato da incerti messaggeri, il pericolo si insinua gradualmente, si fa reale e violento: i popoli barbari dei boschi circostanti riversano la loro volontà di potenza sull'armoniosa comunità, fomentano il disordine, minacciano il lavoro dell'uomo... In questo romanzo, pubblicato all'indomani della "notte dei cristalli", le autorità tedesche lessero un attacco all'ideologia del nazismo, ma al di là del fortissimo coinvolgimento nella vicenda politica dell'epoca, l'opera si fa portatrice di un valore più generale, e a essere rappresentata è tutta la storia dell'Occidente, minacciato dal male e dalla guerra.
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    Letto dopo aver amato i suoi memoriali e diari di guerra, densi di coraggio, spregiudicatezza e cultura; questo romanzo invece per me non decolla, è lento, imprigionato come trama in una prosa troppo ...continua

    Letto dopo aver amato i suoi memoriali e diari di guerra, densi di coraggio, spregiudicatezza e cultura; questo romanzo invece per me non decolla, è lento, imprigionato come trama in una prosa troppo calibrata e densa. C'è un pericolo, una tragedia che sta per travolgere la comunità e i suoi valori, ma il testo non riesce a trasmettere emozione.

    ha scritto il 

  • 4

    L'epica di un aristocratico

    Auf den Marmorklippen , scritto nel 1939, appartiene insieme a Heliopolis ed Eumeswil a quel gruppo di libri che Jünger dedicò alla sublimazione in termini letterari di temi che già aveva tratt ...continua

    Auf den Marmorklippen , scritto nel 1939, appartiene insieme a Heliopolis ed Eumeswil a quel gruppo di libri che Jünger dedicò alla sublimazione in termini letterari di temi che già aveva trattato nei suoi scritti storici ed autobiografici. E' un romanzo breve, di tono che definirei "fantasy", ambientato in un idilliaco luogo di fantasia (le "Scogliere di Marmo", appunto) che il protagonista - una sorta di monaco-guerriero ormai dedito solo alla vita di studio e di contemplazione - vede distruggere ad opera dell'irruzione di un personaggio violento e grossolano, il "Forestaro". Non è difficile vedere gli spunti autobiografici e storici della vicenda, dalla figura stessa del protagonista che possiamo tranquillamente sovrapporre a quella di Jünger, al tema storico-politico con una piuttosto evidente giustapposizione Forestaro-Hitler.
    E' un libro epico ed elegiaco, nel quale si coglie con chiarezza la natura prettamente pagana ed aristocratica dello scrittore. Pertanto lo consiglio caldamente a chi sia interessato a capire Jünger, un autore del quale spesso non è facile decifrare i sentimenti - soprattutto nei suoi scritti del dopoguerra, caratterizzati comprensibilmente da una certa mimesi dei contenuti più inattuali del suo pensiero.

    ha scritto il 

  • 3

    Pur con l'acume di Jünger, che distilla saggezze sugli uomini e il mondo (si legga "L'operaio" per una piena consapevolezza di quanto questo scrittore e filosofo sapesse interpretare e predire l'umani ...continua

    Pur con l'acume di Jünger, che distilla saggezze sugli uomini e il mondo (si legga "L'operaio" per una piena consapevolezza di quanto questo scrittore e filosofo sapesse interpretare e predire l'umanità e il suo cammino), ho trovato il libro pesante e fine a se stesso. L'autocompiacimento delle scene di battaglia, l'eccesso minuzioso delle descrizioni botaniche mi hanno reso questa lettura meno interessante di romanzi minori di Jünger. Resta la lucidità antropologica, la capacità di creare fascino e suggestione, la scelta amorale nella descrizione dei personaggi. Interessante il rapporto con un eremitismo che sfiora il cristianesimo, ma a mio parere incngruente con le valutazioni su alcuni personaggi e con l'etica guerriera che pervade l'opera.

    ha scritto il 

  • 4

    “Io giurai, di fronte a quel capo mozzo, che in futuro, in qualsiasi istante, avrei preferito morire in solitudine tra uomini liberi piuttosto che trionfare in mezzo a un branco di servi”.
    Così scrive ...continua

    “Io giurai, di fronte a quel capo mozzo, che in futuro, in qualsiasi istante, avrei preferito morire in solitudine tra uomini liberi piuttosto che trionfare in mezzo a un branco di servi”.
    Così scrive Jünger che pur aveva voluto arruolarsi nella legione straniera, spinto da un quasi adolescenziale moto di ribellione verso la parassita borghesia, sempre attenta solo al suo benessere a alla sua sicurezza.
    Pur essendo stato molto attivo e convinto durante la prima guerra mondiale, fino ad essere decorato con la croce di ferro, quando il partito nazionalsocialista tedesca prende il potere, nel 1933, Jünger si distacca.
    Questo filosofo tedesco manterrà (però) sempre un marchio, che oggi pare ingiusto e superficiale, di connivenza con il nazismo, nonostante questo libro fu considerato come un attacco all’ideologia nazista proprio dai nazisti, nonostante anche Hannah Arendt, ebrea, considerasse Jünger, pubblicamente, un nemico di Hitler.
    “Tali sono i sotterranei su di cui si adergono gli orgogliosi castelli della tirannide e attorno ai quali aleggiano i profumi delle orge: caverne esalatrici di miasmi della più orrenda specie, ove una marmaglia, dannata per tutta l’eternità, atrocemente si diletta di profanare la umana dignità e la libertà umana” scrive Jünger.
    “Sulle scogliere di marmo” sa di fantasia e di metafora intelligente. Ci porta alla Marina, dove un popolo tranquillo e pacifico, innamorato della terra e della natura, viene perseguitato dal Forestaro e dai suoi sgherri, che utilizzano cani mostruosi, vere e proprie macchine da guerra.
    Ma Jünger lascia che il protagonista, insieme a Fratello Ottone, possa godersi la pace dell’Eremo, parlando di libri e di piante, “secondo l'ordine antico nelle cose dello spirito, dagli esercizi del respiro e dall'imporci un regime nella nutrizione”.
    Quando però il nemico incalza, il protagonista non esita a schierarsi con l’esercito dei Mauretani, perché non si può non stare dalla parte dei popoli che difendono la loro libertà.
    Il Forestaro è il male: “La magistrale arte del Forestaro si dimostrava nel somministrare il terrore a piccole dosi, accresciute a poco a poco, allo scopo di produrre una paralisi delle forze che gli si opponevano. Egli assumeva la parte della forza ordinatrice, in questi torbidi, che assai finemente tramava nei suoi boschi; e mentre i suoi agenti minori, entrati a far parte delle leghe della Campagna, aiutavano il diffondersi dell'anarchia, gli iniziati s'introducevano negli impieghi, nella magistratura e persino nel clero, e vi erano stimati spiriti forti, capaci di dominare la plebaglia”
    Bè, questa pagina 38 fa riflettere, no? Il Forestaro era Hitler? Ed essendo morto nel 1998, non è che
    Jünger abbia fatto un pensierino a qualche demagogo attuale?
    “Ma che cosa sono umano consiglio e umano volere, se le stelle già segnano la fine? Tuttavia si tien consiglio di guerra anche prima di una battaglia perduta” ci dice Jünger, ormai convinto a dichiarare guerra alla guerra.

    ha scritto il 

  • 4

    'Non vale la ragione quando la follia ci acceca' (Ernst Jünger)

    La limpidezza tersa delle scogliere di marmo del titolo è quella di un quadro di Arnold Böcklin, ma sue sono anche le ombre alte de 'L'isola dei morti', una copia del quale appartenne ad Hitler.
    Nessu ...continua

    La limpidezza tersa delle scogliere di marmo del titolo è quella di un quadro di Arnold Böcklin, ma sue sono anche le ombre alte de 'L'isola dei morti', una copia del quale appartenne ad Hitler.
    Nessuno meglio di lui potrebbe riassumere visivamente questo libro composito, ricchissimo, ostico a tratti a causa di un linguaggio meticoloso e immaginifico.
    Un immenso poema in un centinaio di pagine. C'è la bellezza olimpica dell'ordine greco, la fede nel passato nobile di ogni popolo, e la follia della volontà di potenza.
    Pubblicato l'indomani della tristemente nota 'Notte dei cristalli', e per questo vissuto come attacco al potere dai nazisti, in realtà, questo libro di Jünger ci dice molte cose sul nostro modo di voler essere moderni. Sul nostro modo, quindi, di essere decadenti senza averne coscienza.
    ''Nessun bicchiere di spumante fu mai tanto delizioso come quello che ci venne offerto presso le nostre macchine la notte in cui bruciammo Sagunto fino a farne cenere''. Così parla il Forestaro, forte più per la propria fama che per la reale sostanza della sua persona. E' sotto di lui che la nivea limpidezza delle scogliere viene macchiata da lotte in cui ''Ogni fazione considerava per sé glorioso ciò che negli altri giudicava spregevole''di modo che 'I misfatti che esasperavano il paese e gridavano giustizia al cielo non fossero sufficientemente puniti; e si giunse a tanto che non si osò più parlare a voce alta di tali cose sicché la debolezza della giustizia di fronte alla forza dell'anarchia apparve evidente''.
    Dove, se non in un humus marcio, la gente può iniziare a nutrire ed esaltare supposte tradizioni che imbarbariscono la lingua e la cultura fomentando gli animi? Dove, se non in un Paese in cui 'Noi cominciammo a sognare la potenza' è possibile lo sfaldarsi progressivo delle coscienze?.
    Pur se scritto nel 1939, insomma, questo libro continua ad interrogare con forza l'Occidente, anche quello di oggi.

    ha scritto il 

  • 3

    mah, dicono sia un capolavoro. A me è sembrato, come dire, troppo "sopra le righe". Fondamentalmente non l'ho capito. E comunque è un genere di storia, di idee e di prosa (quest'ultima a tratti molto ...continua

    mah, dicono sia un capolavoro. A me è sembrato, come dire, troppo "sopra le righe". Fondamentalmente non l'ho capito. E comunque è un genere di storia, di idee e di prosa (quest'ultima a tratti molto bella) che non mi attira, che ci volete fare... Nessuno è perfetto, come dichiara la battuta finale di Some Like It Hot, l'indimenticabile film di Billy Wilder.

    ha scritto il