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Sull'utilità e il danno della storia per la vita

By Friedrich Nietzsche

(560)

| Softcover | 9788845901652

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Book Description

Incubo e idolo dell'età moderna, la storia - come storicismo e senso storico - non è solo una conquista dello spirito illuminato, ma una "febbre divorante", una "virtù ipertrofica" che può essere rovinosa: questo il punto di partenza di Nietzsche non Continue

Incubo e idolo dell'età moderna, la storia - come storicismo e senso storico - non è solo una conquista dello spirito illuminato, ma una "febbre divorante", una "virtù ipertrofica" che può essere rovinosa: questo il punto di partenza di Nietzsche non ancora trentenne nell'affrontare il tema della seconda "Considerazione inattuale", che fu pubblicata nel 1874. Più di cento anni sono passati da allora e l'attualità clamorosa di questo Nietzsche perennemente "inattuale" appare sempre più evidente. Le pagine che qui leggiamo hanno trovato e trovano conferme continue, non più soltanto negli atteggiamenti della cultura, ma in tutti i meccanismi della società. Il passato, ormai disponibile in tutte le sue forme, anche le più remote, minuziosamente archiviato e setacciato, non è per ciò divenuto più vivo nè aiuta la vita - anzi appare sempre più come una immane e oppressiva allucinazione. E così è, argomenta Nietzsche, proprio perché il senso storico non permette lo scontro bruciante con le forze del passato, ma vuole inglobarle in sé come reliquia esotica, con ingiustificato sottinteso di benevola superiorità - e quindi cela un movimento ostile alla vita, tende a svellere la sua stessa base, che è quella "cosa sola per cui la felicità diventa felicità: il poter dimenticare o, con espressione più dotta, la capacità di sentire, mentre essa dura, in modo non storico".

15 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    Altro che inattuale. Attualissima, anzi, quest'opera, che sembra peraltro calzante a pennello per ciò che riguarda l'istruzione italiana, dannatamente malata di storicismo fino al midollo, che dopo duemila riforme scolastiche appare ancora incapace ...(continue)

    Altro che inattuale. Attualissima, anzi, quest'opera, che sembra peraltro calzante a pennello per ciò che riguarda l'istruzione italiana, dannatamente malata di storicismo fino al midollo, che dopo duemila riforme scolastiche appare ancora incapace di superare di una virgola l'impostazione gentiliana. E almeno la sapessimo, la storia....

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    Dragoval said on Dec 26, 2011 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Opzionale

    Le "considerazioni inattuali" sono brevi scritti polemici che un giovane e ancora "immaturo" (come scrittore!) Nietzsche dedicò alla intellettualità del suo tempo. In genere vengono trascurate di fronte ai capisaldi della sua produzione letteraria su ...(continue)

    Le "considerazioni inattuali" sono brevi scritti polemici che un giovane e ancora "immaturo" (come scrittore!) Nietzsche dedicò alla intellettualità del suo tempo. In genere vengono trascurate di fronte ai capisaldi della sua produzione letteraria successiva; questa "seconda inattuale" fa eccezione, grazie all'argomento molto interessante e filosofico: fino a che punto lo studio della storia e lo stesso senso storico possono e debbono influenzare la nostra vita? Nietzsche risponde che è da evitare "l'eccesso di storia" per evitare di mortificare la vita e il presente; da qui parte in una lunga invettiva contro i pensatori del suo tempo, Hegel e von Hartmann soprattutto, polemica che appare, questa sì, decisamente "datata" e poco interessante.
    Mi resta fortissima questa sensazione: le idee di Nietzsche mi attraggono, ma mi risulta del tutto indigeribile il suo stile di pensiero e di scrittura.

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    Dark Matter said on Nov 22, 2011 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Affascinante, ma sopravvalutato

    Operetta del giovane Nietzsche, assai accattivante e affascinante.
    C’è tutto il bisogno di uno spazio per la soggettività e la vita vissuta, fuori dalle gabbie dell’oggettivazione. Il grido di ribellione di chi soffoca, e vuole abbattere le mura dell ...(continue)

    Operetta del giovane Nietzsche, assai accattivante e affascinante.
    C’è tutto il bisogno di uno spazio per la soggettività e la vita vissuta, fuori dalle gabbie dell’oggettivazione. Il grido di ribellione di chi soffoca, e vuole abbattere le mura della prigione.
    C’è una esemplare espressione di quell’ottica della vita, che N. evidenzierà nella prefazione 1886 alla Nascita della Tragedia: il cui compito era “quello di considerare la scienza nella prospettiva dell’artista, l’arte in quello della vita”.
    C’è il fascino di un pensiero nascente, il confronto con Schopenhauer, le citazioni leopardiane, ci sono quei due versetti di Hume che letti da ragazzo (quando più si pensa a queste cose) ti danno la sottile, ma quasi gradita, angoscia del tempo che fugge:
    And from the dregs of life hope to receive
    What the first sprightly running could not give


    Ma detto tutto questo, e fatto eventualmente tutto il periplo del viaggio sentimentale, alla rilettura si rivela come un’opera decisamente sopravvalutata.
    Il piatto forte, la famosa triade di storia monumentale, antiquaria e critica, che suona così bene nelle esposizioni manualistiche, letta da vicino, quando arrivi alla definizione di “storia critica”, ti si spappola tra le mani.
    "Critica", nel lessico del giovane Nietzsche, non vuol dire altro che condanna totale del passato:
    “Qui si fa chiaro come l’uomo abbia molto spesso necessariamente bisogno, accanto al modo monumentale e antiquario di considerare il passato, di un terzo modo, quello critico: e anche di quello per servire la vita. Egli deve avere, e di tempo in tempo impiegare, la forza di infrangere e dissolvere un passato per poter vivere: egli ottiene ciò traendo quel passato innanzi a un tribunale, interrogandolo minuziosamente, e alla fine condannandolo; ogni passato merita invero di essere condannato – giacché così vanno appunto sempre le cose umane: sempre la violenza e la debolezza umane sono state potenti” (pag. 28)
    A che scopo la minuziosa interrogazione, se l’esito è una metafisica condanna di tutto ciò che nasce e perciò è degno di perire?
    Puro e immotivato rifiuto, contro pura e immotivata identificazione (l’atteggiamento “identitario” della storia antiquaria).
    Del senso (originale) di critica come distinzione, scelta e motivazione non rimane alcuna traccia.

    Con tutto il rispetto per il giovane filosofo, a noi che siamo (anche storicamente) tanto più vecchi davvero questo discorso ha da insegnare qualcosa? Per la vita?

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    Hilarius Bogbinder said on Aug 2, 2011 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un libro che al primo anno di università mi ha aperto diversi orizzonti sul concetto di storia. Davvero illuminante.

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    Marilisa Dones said on Jul 19, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    In questa “considerazione inattuale”, Nietzsche affronta il problema della “Storia”, della sua utilità per una vita attiva. La tesi di fondo del libro è che un eccesso di storicismo, di devozione alla storia, paralizza la vita, risultando alla lunga ...(continue)

    In questa “considerazione inattuale”, Nietzsche affronta il problema della “Storia”, della sua utilità per una vita attiva. La tesi di fondo del libro è che un eccesso di storicismo, di devozione alla storia, paralizza la vita, risultando alla lunga ben più dannosa che utile al nostro vivere. La memoria forzata, il ricordo continuo di fatti ed eventi del passato ci porta, secondo Nietzsche, al languore, all’inattività, alla paralisi.
    L’azione è sempre oblio, solo attraverso la totale immersione nel presente potremo agire per il nostro futuro, o per meglio dire con parole sue “è sempre una cosa sola quella per cui la felicità diventa felicità: il poter dimenticare, o con espressione più dotta, la capacità di sentire, mentre essa dura, in modo non storico”.
    Allora la storia è totalmente inutile? No. Nietzsche trova tre ordini di motivi perché lo studio della storia possa giovarci, in particolare quando è studio monumentale, archeologico o critico.
    Rimando alla lettura del libro gli approfondimenti al riguardo, sottolineando solo come la parte finale del libro sia un crescendo contro Hegel e contro Von Hartmann.
    Come ha scritto Giorgio Colli, si può dire che nella foga polemica del momento Nietzsche avesse peccato proprio di “attualità”, scagliandosi contro un nemico (Von Hartmann) troppo attuale.
    In chiusura, un libro da leggere, anche se è evidente il fatto che Nietzsche, ancora troppo debitore a Schopenhauer, attraversasse una fase di transizione e formazione del suo pensiero, che solo negli anni seguenti si sarebbe sviluppato in chiave diversa e nota, almeno ai suoi più appassionati cultori.

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    Sisifo77 said on Jun 7, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Utile ma non necessariamente piacevole. Senza gli adeguati strumenti solo noioso.

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    Psycomik said on Feb 9, 2010 | Add your feedback

Book Details

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    • 1 star
  • Softcover 105 Pages
  • ISBN-10: 8845901653
  • ISBN-13: 9788845901652
  • Publisher: Adelphi (Piccola Biblioteca, 11)
  • Publish date: 1974-01-01
  • Also available as: Mass Market Paperback , Paperback , Others
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