Dopo la morte di Wilhelm Furtwängler (1954) si produsse una reazione che i grandi mercanti della musica riprodotta giudicano anomala. Invece del declino, che segue di solito una breve impennata emotiva, l'interesse del pubblico si accrebbe. Da allora Continue
Dopo la morte di Wilhelm Furtwängler (1954) si produsse una reazione che i grandi mercanti della musica riprodotta giudicano anomala. Invece del declino, che segue di solito una breve impennata emotiva, l'interesse del pubblico si accrebbe. Da allora, l'opera di Furtwängler interprete non ha cessato di crescere nella coscienza viva delle nazioni musicali, dall'Europa all'America e al Giappone. Attraverso registrazioni sovente pallide e sfocate, reperti di archivi radiofonici o di privati dilettanti, i cataloghi di grandi Case e gli editori «pirati» son venuti moltiplicando una quantità di incisioni che, nonostante le lacune tecniche, han finito per imporsi come punti di riferimento senza confronti. Colui che meno di tutti aveva corteggiato il disco, i suoi riti e la sua potenza, ne riceverà il piú inatteso e fervido omaggio.
Furtwängler si impresse nel pubblico più sensibile come il «guardiano», l'ultimo e maggiore custode della tradizione sinfonica tedesca. Figlio del maggiore archeologo del suo tempo, egli aveva immesso nell'interpretazione musicale la robustezza di pensiero, ma anche la dimensione tragica dell'umanesimo germanico. Se riuscì a levarsi ai valori piú alti che sian consentiti ad un interprete, fu per la sua tenace fedeltà, nell'epoca dello sradicato nomadismo cosmopolita della famosa definizione di Spengler, alle radici locali e nazionali del suo spirito.
I trentadue saggi che prendono il titolo di «Ton und Wort» del 1938 seguono, come una seconda linea di pensiero critico e didascalico, l'intera attività di Furtwängler direttore, dal 1918 al 1954.
A questa prima edizione italiana si aggiungono tutti i programmi dei concerti diretti da Furtwängler coi Filarmonici di Berlino, dal 1922 al 1954.