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Sur la route

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Editeur: Gallimard (Folio, 766)

3.8
(12633)

Language:Français | Number of pages: 436 | Format: Mass Market Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Spanish , Chi traditional , Chi simplified , German , Italian , Swedish , Portuguese , Catalan , Dutch , Polish , Czech , Japanese

Isbn-10: 2070367665 | Isbn-13: 9782070367665 | Publish date: 

Preface Michel Mohrt

Aussi disponible comme: Others , Hardcover , Paperback

Category: Biography , Fiction & Literature , Travel

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Description du livre
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  • 5

    - Dobbiamo andare - Dove, amico? - Non lo so, ma dobbiamo andare

    Recensione pubblicata anche qui: http://sfogliandolibri.blogspot.it/2015/04/dobbiamo-andare-sal-dove-amico-non-lo.html

    Leggendo “Sulla strada” si intuisce che essere “on the road” è per molti ragazzi ...continuer

    Recensione pubblicata anche qui: http://sfogliandolibri.blogspot.it/2015/04/dobbiamo-andare-sal-dove-amico-non-lo.html

    Leggendo “Sulla strada” si intuisce che essere “on the road” è per molti ragazzi sinonimo di massima, anzi assoluta, felicità. Dean, infatti, dice ricorrentemente “siamo tutti insieme” e “noi sentiamo il tempo” e “dobbiamo andare”. Già, strada è sinonimo di felicità, la quale a sua volta trova accordo e sinonimo con il cognome di Sal: Paradise – paradiso. Il mondo reale non coincide con alcun eden, è estraneo, è fasullo e ingiusto, e allora bisogna rimediare, bisogna andare, prendere la sacca e camminare sulla strada. La fuga naturalmente è un che di illusorio, è solo una scorciatoia per credere che la bellezza esiste, e i ragazzi in fondo lo sanno. Sal in particolar modo.

    In questo romanzo pieno di colori, che simboleggiano prevalentemente la gioia, ci sono anche tantissime ombre che delineano in maniera pressoché perfetta la nostalgia, che è tipica della giovane età. Tuttavia non muore mai, nel romanzo, il bisogno di cercare “qualcosa”, un po’ come non muore mai la speranza; Dean spesso ripete: “dobbiamo trovare QUELLA COSA”. Che, poi, “trovare quella cosa” significa cercare il significato nascosto nei verbi “vivere”, “diventare”, “morire” e “scoprire”.

    Insomma, è un romanzo caotico, prima calmo poi agitato per arrivare ad appiattirsi in un mare pacifico e tornare a essere talmente alto da possedere tutto ma tutto non è sufficiente. E allora, forse, basta conoscere il “tempo”, sentirlo, tenerlo tra le mani e viverlo, correre dietro il ticchettio irrequieto della vita che separa gli attimi di romantica follia da quelli di cupa disperazione, un tempo che semina e, poi, chi raccoglie il frutto non può sceglierne la quantità né, ancor peggio, la qualità. È il tempo che decreta.

    Jack, caro mio Jack, scrivi bene (continuo a parlare al presente, ripeto: non riesco a parlare di lui al passato, neanche volendolo), sfrutti al meglio la riflessione e la punteggiatura è qualcosa che mette freschezza e non toglie il fiato – come capita con altri autori. Le descrizioni scorrono limpidamente formando un flusso colorato di emozioni, un fluido di ossigeno rigenerante, una massa di parole piacevoli da divorare.

    “Sulla strada”, per me, è stato e continua a essere un punto di riferimento grazie al quale posso navigare meglio nelle acque della letteratura americana; ho come l’impressione che leggendo Kerouac è possibile leggere, al contempo, tantissimi altri scrittori. Probabilmente perché Jack è stato un’icona che ha dato speranza, bellezza e, ovviamente, ispirazione a quella parte del mondo che l’ha ascoltato (e letto).

    In conclusione, nel romanzo non succede niente di particolarmente avvincente o memorabile, tuttavia credo che questo non sia uno svantaggio. Credo, piuttosto, che col passare degli anni, con i costanti cambiamenti che avvengono all’interno della società, questo romanzo abbia perso la brillante patina originaria che le conferiva il potere e il fascino adatti; probabilmente è anche dovuto al fatto che la beat generation, oggi, non è più un movimento socio-culturale ma qualcosa di altri tempi.

    Chi, oggigiorno, rinnega la borghesia (di cui TUTTI, chi più chi meno, ne facciamo parte), la dimora fissa, il lavoro decente?

    dit le 

  • 3

    Poteva andare meglio.

    Il romanzo in sé non è male. Mi sono subito affezionata al protagonista e lo stile di scrittura mi è piaciuto. Pensavo che mi avrebbe annoiata per via della trama, perché è uno di quei romanzi che sem ...continuer

    Il romanzo in sé non è male. Mi sono subito affezionata al protagonista e lo stile di scrittura mi è piaciuto. Pensavo che mi avrebbe annoiata per via della trama, perché è uno di quei romanzi che semplicemente parla della vita, senza colpi di scena o particolari avvenimenti sconvolgenti, invece mi ha tenuta incollata alle pagine... o almeno alle prime 200. Il problema? Ne ha quasi 400.
    Amo il tema del viaggio e ogni tanto mi piace leggere questo genere di romanzi, ma penso che sia eccessivamente lungo. Si tratta di un uomo alla ricerca di se stesso, che viaggia per gli Stati Uniti con l'amico. Ora, se per le prime 150/200 pagine la loro storia è coinvolgente, nella seconda parte la noia inizia a farsi sentire. Il romanzo diventa monotono e l'avventura del protagonista non è più interessante, ma estremamente ripetitiva.
    Due mesi per leggere un libro di 400 pagine sono un po' troppi, non credete? Eppure è stato così, tanto che ho temuto di avere il blocco del lettore. Normalmente ad un libro del genere darei 2 stelline, ma mi sono affezionata talmente tanto al protagonista e alla sua storia che ho preferito darne 3.

    dit le 

  • 0

    Un libro di cui avevo alte aspettative e forte è stata la delusione nel dover abbandonare una lettura che non ha saputo in nessun modo appassionarmi. Che peccato, forse un giorno ci intenderemo Keroua ...continuer

    Un libro di cui avevo alte aspettative e forte è stata la delusione nel dover abbandonare una lettura che non ha saputo in nessun modo appassionarmi. Che peccato, forse un giorno ci intenderemo Kerouac!

    dit le 

  • 1

    Una grande delusione

    Era la prima volta che leggevo un libro di Kerouac. E' stata una delusione totale. Nel libro praticamente non c'è nulla. Due tizi con aggiunta della compagna del suo amico( che poi finisce per andare ...continuer

    Era la prima volta che leggevo un libro di Kerouac. E' stata una delusione totale. Nel libro praticamente non c'è nulla. Due tizi con aggiunta della compagna del suo amico( che poi finisce per andare a letto con il protagonista) che percorrono gli Stati Uniti. FINE. Molti hanno elogiato questo libro a me invece non dice praticamente niente, non riesco ad avere empatia con i personaggi mentre trovo la trama piatta e senza senso. Fortemente sconsigliato.

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  • 4

    L'inizio del brano fa rivivere la mitica America di Kerouac, quando, negli anni Cinquanta, i giovani si ribellavano al culto del "benessere" e si abbandonavano a folli viaggi da una costa all'altra de ...continuer

    L'inizio del brano fa rivivere la mitica America di Kerouac, quando, negli anni Cinquanta, i giovani si ribellavano al culto del "benessere" e si abbandonavano a folli viaggi da una costa all'altra degli Stati Uniti, su automobili scassate, lanciate a velocità vertiginose (come accadeva anche in un film famoso del tempo, Gioventù bruciata, che aveva come suo interprete James Dean, omonimo del protagonista di Sulla strada). I quattro personaggi che
    per esercitarmi in mezzo al traffico; questo sarebbe
    viaggiano verso il sud non hanno altro scopo se non quello di andare: nauseati dal consumismo e dalla corruzione di New York (definita iperbolicamente gelata città di pederasti), oppongono alla grande metropoli la mitica New Orleans, la capitale del jazz e della gioia di vivere. Non a caso il discorso eccitato di Dean trova tutti d'accordo (l'espressione è significativamente ripetuta due volte): al leit-motiv dei genitori (non ti devi fidare degli estranei), i quattro giovani oppongono la necessità di fidarsi, per essere felici (siamo tutti insieme, dice con gioia Dean). Essere on the road (sulla strada) è, per questi giovani, la massima felicità: non a caso uno di essi, il narratore, si chiama Paradiso (sogna un mondo come il suo nome, dal momento che il mondo reale non coincide con nessun "eden"). Ovviamente, la fuga dei ragazzi ha un carattere illusorio: non c'è nessun "paradiso" alla fine del loro viaggio. L'esuberante scoperta degli immensi spazi dell'America ha già il sapore nostalgico della "ricerca del tempo perduto": non è un caso che, tra i libri preferiti di Dean (ci viene detto nell'ultimo capitolo) c'è la grande opera di Proust, che descrive «l'alta-eternità-nel pomeriggio». Libro-culto, Sulla strada registra un vissuto che è già memoria colorata di gioia, ma ancor più di nostalgia.

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  • 2

    No.

    Mi dispiace perché inizialmente avevo aspettative alte, ma più guardavo il libro e più sapevo che non mi sarebbe piaciuto. Purtroppo non mi sbagliavo: l'ho letto faticosamente, controvoglia. Non mi ha ...continuer

    Mi dispiace perché inizialmente avevo aspettative alte, ma più guardavo il libro e più sapevo che non mi sarebbe piaciuto. Purtroppo non mi sbagliavo: l'ho letto faticosamente, controvoglia. Non mi ha mai sorpreso, ne entusiasmato. Mi sono obbligata a finirlo....

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  • 4

    bello!!!! è il caso di dirlo.. si legge in un Beat

    In moto perpetuo alla ricerca del 'qualcosa', del significato dell'essere, della vita, del divenire, di un po' di calma, di un argine abbastanza alto da contenere tutto ma non abbastanza da non poter ...continuer

    In moto perpetuo alla ricerca del 'qualcosa', del significato dell'essere, della vita, del divenire, di un po' di calma, di un argine abbastanza alto da contenere tutto ma non abbastanza da non poter essere superato, di qualsiasi cosa di cui l'anima abbia bisogno, alla ricerca del 'ricercare' stesso... dove?! ovunque, sopra e sotto, fuori e dentro, per le strade dell'America giù fino in Messico, in lungo e in largo, in solitudine ed in compagnia, nella notte e nel giorno, nella musica, nelle donne, negli altri, in se stessi, nel passato spesso, nel futuro quasi mai, ma sempre in girotondo. il Sacro idiota, Gargantua Neal, conosce il 'tempo', il respiro della sua vita, e per questo corre fin da quando era bambino, inseguito dal ticchettio e preceduto dalla follia, passo dopo passo brucia la terra dietro di sé e semina quella che ha davanti.. Jack scrive, scrive bene, riflette molto e usa poco la punteggiatura. Diventa un tutt'uno, resoconti descrizioni e pensieri prendono la forma di un unico flusso, fluido e piacevole da leggere---buona immersione a tutti

    dit le 

  • 5

    "dobbiamo andare" "dove?"

    " non importa dobbiamo andare" Libro manifesto dei ventenni, almeno di quelli che leggevano, viaggiavano e si drogavano insieme
    5 stelle per quello che ha significato

    dit le 

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