Suttree

(Vintage International)

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Publisher: Vintage

4.0
(1022)

Language: English | Number of Pages: 480 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , German , French , Italian

Isbn-10: 0679736328 | Isbn-13: 9780679736325 | Publish date:  | Edition Reissue

Also available as: Hardcover , eBook , Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Book Description
By the author of Blood Meridian and All the Pretty Horses, Suttree is the story of Cornelius Suttree, who has forsaken a life of privilege with his prominent family to live in a dilapidated houseboat on the Tennessee River near Knoxville.  Remaining on the margins of the outcast community there--a brilliantly imagined collection of eccentrics, criminals, and squatters--he rises above the physical and human squalor with detachment, humor, and dignity.
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  • 2

    "Suttree fra gli altri, tristi figli delle parche che hanno per dimora il mondo, tutti qui riuniti per un breve istante a ritardare il momento della partenza."
    Molto bella la storia, tragedia e commed ...continue

    "Suttree fra gli altri, tristi figli delle parche che hanno per dimora il mondo, tutti qui riuniti per un breve istante a ritardare il momento della partenza."
    Molto bella la storia, tragedia e commedia. Le parti di descrizioni, barocche contorte psichedeliche, mi hanno molto guastato la lettura.

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  • 2

    Una delusione imprevista

    Che dire? Da lettore seriale di McCarthy di cui ho molto amato la trilogia del west (soprattutto Cavalli Selvaggi) La strada e Non è un paese per vecchi, aspettative alte, ma questo giovanile Suttree ...continue

    Che dire? Da lettore seriale di McCarthy di cui ho molto amato la trilogia del west (soprattutto Cavalli Selvaggi) La strada e Non è un paese per vecchi, aspettative alte, ma questo giovanile Suttree mi ha spiazzato. Ho trovato un linguaggio barocco e compiaciuto agli antipodi delle opere più mature, è una vicenda è un personaggio poco interessanti. Probabilmente un passaggio non riuscito nel percorso di definizione del suo stile.
    A, e come mi impongo di fare negli ultimi anni per i libri che non mi piacciono, ho interrotto la lettura dopo meno di cento pagine.

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  • 3

    Eccessivo bollare questo corposo romanzo di McCarthy come il suo capolavoro.
    Il romanzo ha certamente una sua forza ed attrattiva,concentrate nella figura del protagonista Suttree -anti eroe che rifiu ...continue

    Eccessivo bollare questo corposo romanzo di McCarthy come il suo capolavoro.
    Il romanzo ha certamente una sua forza ed attrattiva,concentrate nella figura del protagonista Suttree -anti eroe che rifiuta la vita borghese per intraprenderne una svincolata da legami,ipocrisie ed apparenze ma anche più irta di ostacoli- e dei suoi comprimari (derelitti assortiti) ,è però tra le prime opere dell’autore che era lontano dal manipolare la materia operando anche per sintesi, per così dire.
    Cioè, la lunghezza-soprattutto l’indugiare su descrizioni e dettagli ai limiti del maniacale-ne pregiudica la qualità.
    Non consigliato se è la prima volta che ci si approccia all’autore.

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  • 1

    Me l'hanno prestato e nonostante "le avvertenze" sul fatto che fosse strano ho voluto provare a leggerlo lo stesso. Inizialmente per quanto strano sembrava che riuscivo a seguirlo ma dopo ho deciso di ...continue

    Me l'hanno prestato e nonostante "le avvertenze" sul fatto che fosse strano ho voluto provare a leggerlo lo stesso. Inizialmente per quanto strano sembrava che riuscivo a seguirlo ma dopo ho deciso di abbandonarlo perché la stranezza aumentava troppo e non riuscivo più a seguirlo.

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  • 5

    Un grande romanzo che si legge lentamente

    Knoxville Tennessee.
    Tra estati roventi e inverni siberiani, tra i cannicci del fiume, lungo le rotaie dei treni, in stanze di squallidi alberghi col cartone alle finestre, qui si svolgono le vicende ...continue

    Knoxville Tennessee.
    Tra estati roventi e inverni siberiani, tra i cannicci del fiume, lungo le rotaie dei treni, in stanze di squallidi alberghi col cartone alle finestre, qui si svolgono le vicende di "Bud" Suttree e dei suoi compagni di vita, un nugolo di derelitti che annaspano nella vita tentando di scampare alla morte con magistrale imperizia.
    Suttree vive su una casa galleggiante, guadagna di che vivere pescando pesci gatto a bordo della sua bagnarola lo "Schifo", incontra altri derelitti, poi li perde di vista.
    In fondo la trama di questo bel romanzo di McCarthy è tutta qui. Ma c'è qualcosa che ci fa andare avanti nella lettura, che ci fa appassionare a questi personaggi che per quanto meschini, luridi, violenti o immorali non abbiamo voglia di giudicare ma piuttosto di comprendere, perché li vediamo sempre filtrati attraverso lo sguardo di Suttree. E Suttree è un personaggio autentico, un buono senza essere buono, un giusto che non conosce giustizia, un uomo che abbandona le comodità di una vita mondana per abbracciare la miseria di una vita più viva.
    Ed è proprio la vita a mio vedere il tema principale del romanzo; ma non la Vita in senso filosofico, proprio la vita biologica, quella che Hubble cerca nelle galassie più remote. E questo romanzo è traboccante di vita, di uomini, di pesci, gamberetti, ratti, puttane, vermi che divorano carcasse di cani, angurie inseminate, pipistrelli, batteri tifoidi che ti prosciugano, umori, baccelli ed erbacce.
    E se all'inizio la lettura può apparire faticosa più si va avanti nel romanzo più ci rendiamo conto che è inutile tentare di andare controcorrente alla ricerca di un plot. La trama verrà a galla o fiorirà da sola, perché la prosa di McCarthy è l'humus stesso del romanzo, una scrittura barocca e marcescente, una fanghiglia densa infestata da vocaboli e lombrichi, una nube di mosche che ti perseguita, viva ed impura, che fermenta ed ubriaca come la boccia di moonshine che Suttree e i suoi compari si passano in prigione incrostata di zuccheri e detriti, così densa che non basta lo "Schifo" per guadarla. E l'unica differenza tra quei batteri alcolici che metabolizzano gli zuccheri e i nostri personaggi è che questi ultimi sono coscienti, e come dono divino è stato loro concesso di rimanere "accecati da un dolore che non ha nome né rimedio"
    Un grande Romanzo Americano, un Bukoswki riscritto da Faulkner, passaggi lirici, quadri onirici degni di Fellini o Bob Fosse, tante sensazioni sulla pelle, e vita. Senza meta e fine a se stessa. Concludo citando Suttree in uno splendido passaggio che è forse l'unico che mi ha riportato alla mente la struttura domanda-risposta tra Bloom e Dedalusi in Itaca nel Nostos di Joyce (che è stato spesso tirato in ballo a mio vedere a sproposito!):

    "Ammettiamo che ci fosse qualcuno in ascolto e che tu stanotte morissi?
    Mi sentirebbe morire.
    Niente ultime parole?
    Anche le ultime sono solo parole.
    A me lo puoi dire, paradigma della tua stessa funesta genesi interpretato da una fiamma in una campana di vetro.
    Direi che non sono stato infelice.
    Non possiedi nulla.
    Forse gli ultimi saranno i primi.
    Tu ci credi?
    No.
    A cosa credi?
    Credo che gli ultimi e i primi soffrano allo stesso modo..."

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  • 2

    Il libro è ottimo: su questo non si discute. Ha la potenza metaforica, il ritmo, il dipanarsi della storia proprio dei grandi libri. Tutto ha un senso, fatti e personaggi sono collocati strategicament ...continue

    Il libro è ottimo: su questo non si discute. Ha la potenza metaforica, il ritmo, il dipanarsi della storia proprio dei grandi libri. Tutto ha un senso, fatti e personaggi sono collocati strategicamente per illudere, e poi disilludere, il lettore, che così vive dentro, leggendo, proprio ciò che il protagonista della storia vive in sé: in questa mimesi evocativa sta gran parte della grandezza di questo grande romanzo. Il problema, per me, è che è (eccessivamente) grande anche dal punto di vista della mole. Il fiume di parole, a metà fra lo stile asciutto e l'eccesso di ricercatezza, a una certa stordisce e fa smarrire: anche qua, pare di leggere parole come il protagonista fa le sue bevute, trovando il medesimo effetto. E' forse un pregio, ma a me non ha catturato: l'asciuttezza rimane a mio parere la miglior virtù quando si tratta di narrativa, la storia deve appassionare ben più di quella qui raccontata, che ridotta all'osso è poca cosa, al netto delle atmosfere. Ne riconosco la grandezza, quindi, e mi ci tolgo il cappello, ma senza emozione.

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  • 3

    La iena inconcludente

    Ci ho messo una vita a completare la lettura di questo libro, che certamente non mancava in pagine, ma che a differenza degli esili "La strada" e "Non è un paese per vecchi", si sgonfia pagina dopo pa ...continue

    Ci ho messo una vita a completare la lettura di questo libro, che certamente non mancava in pagine, ma che a differenza degli esili "La strada" e "Non è un paese per vecchi", si sgonfia pagina dopo pagina. Temo che McCarthy funzioni bene a piccole dosi, ma quando il piretro statunitense viene via via diluito, perde il suo effetto e sembra che si leggano le medesime cose ripetute n-volte. Suttree viaggia nell'immondezzaio di Knoxsville, affronta un bel ginepraio di personaggi di vario genere. Manca però di potenza narrativa. Mancano quelle parole di piombo che hanno reso lo scrittore americano famoso e dalla cifra stilistica riconoscibile. McCarthy gira intorno ai temi postmoderni come una iena intorno alla preda che vuole assalire, ma fatica ad azzannarla. Si accontenta di osservarla e mangiarla con gli occhi, ma nulla più.

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  • 5

    La rivelazione

    Il mio primo McCarthy: la scoperta di una famiglia accogliente.

    Anzitutto un incipit irresistibile, lungo denso e magnetico, uno dei migliori incipit che la mia memoria conservi. Poi un personaggio li ...continue

    Il mio primo McCarthy: la scoperta di una famiglia accogliente.

    Anzitutto un incipit irresistibile, lungo denso e magnetico, uno dei migliori incipit che la mia memoria conservi. Poi un personaggio limpido; ma quale Dante, ma quale Ulisse! Sì, bella l'intertestualità, bello che McCarthy non sia un bifolco ignorante che scrive per scrivere. Ma gli illustri antecedenti tolgono qualcosa a Suttree che nella borghesia non ci sa stare (cosa che invece che a Dante non si può dire), che fa il minimo indispensabile per vivere, ma vive sempre con onestà e la dignità di essere onesto; di non saperlo proprio essere, disonesto. O di mentirsi. Sincero fino all'osso, travolto dal dolore che non ha potuto evitare a degli innocenti. Suttree leggero anche quando affonda nella melma, leggero nel sangue, nella disperazione degli altri; libero tra le gabbie altrui, tra le altrui ossessioni. Libero da manie, solo con le sue colpe che con noi condivide.
    Suttree che non vuole salvare nessuno, neanche se stesso; che non è venuto ad immolarsi per qualcuno, a Knoxville. Suttree dolce e amaro e indomito e delicato. Una rivelazione.

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  • 0

    Caro Cormac, lo sai che io stravedo per te. Lo sai che ti considero un grande, lo sai che io leggerei anche un elenco telefonico purchè scritto da te (va beh, si fa per dire). Però io ero abituato al ...continue

    Caro Cormac, lo sai che io stravedo per te. Lo sai che ti considero un grande, lo sai che io leggerei anche un elenco telefonico purchè scritto da te (va beh, si fa per dire). Però io ero abituato al Cormac asciutto, denso di significato, poche parole ma piene di significato; e poi mi avevi abituato a storie potenti, ricche di umanità, dove ti senti coinvolto. E cosa mi combini con questo Suttree? Mi sconvolgi cambiando registro. Sai io leggo non solo per ammirare la scrittura, la capacità di trasmettere emozioni e significato. Come dico io quando leggo io voglio trovare la Bellezza. Perché la Bellezza salverà il mondo. E' vero che le tue descrizioni in Suttree sono vivide, mi sembra di sentirla la canna mossa dalla brezza sul fiume, l'increspatura dell'onda al crepuscolo quando ormeggi il tuo schifo (il nome della tua bagnarola che usi per pescare). Però dopo 80 pagine e più non è successo ancora nulla, a parte qualche ricordo confuso e qualche bicchiere bevuto accanto a qualche puttana. A parte il tuo amico arrestato perché copulava con una anguria non succede proprio nulla. Ecco, questo non è bello! non la vedo la Bellezza. Devi capire caro Cormac che uno legge anche per rilassarsi, per gustare la trama, per distrarsi immergendosi in una storia. Cacchio le tue descrizioni sono degne di un Calvino, ma sembra che la storia sia scritta da un Grossmann (quello affabulatore e che si compiace troppo). Sai, se devo ammirare la bellezza non mi metto a leggere un libro dove non succede nulla. Preferisco ammirare una bella donna. Ed è anche, te lo assicuro, molto più emozionante. Non so se lo riprenderò, ma per ora te ne stai li buono buono mentre mi dedico ad altro. E per piacere al prossimo tuo libro che leggerò ti prego di non deludermi. Sai una volta si perdona, la seconda no. Con affetto

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