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Suttree

Di

Editore: Einaudi

4.0
(889)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 561 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8806144405 | Isbn-13: 9788806144401 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maurizia Balmelli

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
Per vivere Suttree pesca pesci gatto nelle acque limacciose del fiume Tennessee. E sul fiume vive, in una baracca galleggiante ai margini della città di Knoxville, fra ratti reali e metaforici. Ci si è trasferito dopo aver abbandonato un'esistenza di privilegi borghesi e pastoie religiose; l'ha fatto per vivere.
Ora nel suo nuovo mondo impara ciò che il fiume insegna: che nel tutto in movimento - quel flusso ora grigio, ora bruno, nero, marrone, color peltro, ardesia, inchiostro o carbonio della cloaca maxima - "il colore di questa vita è acqua" e perciò solo "le forme più primitive sopravvivono".
Alcune di esse finiscono impigliate nelle sue reti di pescatore e, volente o più spesso nolente, Suttree deve tentare di portarle in secca, magari immergendosi con loro in liquidi a più alta gradazione.
Prima fra tutte la forma di uno spassoso troglodita come Harrogate, giovane topo di campagna con una passione contronatura per i cocomeri e una determinazione tanto candida quanto feroce a trasformarsi in ratto di città. A fianco di questo novello Huckleberry Finn e dei suoi guai Suttree impara altri colori dell'infinito scorrere.
Un prisma che si accende di tonalità disparate: il vermilio del sangue che segna il corpo gigantesco del nero Ab Jones nella sua impari resistenza alla discriminazione razziale e l'oro smorto dei capelli della puttana Joyce nella sua scalata alla società, il nerobluastro della pelle antica della strega Mother She e il viola frusciante dell'abito da sera dell'androgino Di Fiore In Fiore. Il cenerino dei tanti vecchi, il rubizzo dei tanti ubriachi. Molti i colori che si spengono, inghiottiti da una città in piena trasformazione, un «accampamento di dannati» che, stritolato, stritola.
Ulisse americano, Suttree osserva, partecipa, sbaglia e infine impara la più lapalissiana, la più vitale delle verità, «che di Suttree ce n'è uno e uno soltanto».
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  • 5

    Suttree sono io, siamo noi, siamo tutti. Le nostre vite, le nostre anime, si incontrano e si svolgono sulle rive limacciose del fiume Tennessee, nelle vie desolate di Knoxville, nel suo ventre scuro e cavernoso.
    La vita è una palude di eventi folli e imprevedibili cui non siamo preparati e ...continua

    Suttree sono io, siamo noi, siamo tutti. Le nostre vite, le nostre anime, si incontrano e si svolgono sulle rive limacciose del fiume Tennessee, nelle vie desolate di Knoxville, nel suo ventre scuro e cavernoso.
    La vita è una palude di eventi folli e imprevedibili cui non siamo preparati e che riusciamo a superare solo se crediamo, se crediamo nella vita, nell’amore, nella bellezza.
    Suttree decide di abbandonare la vita privilegiata ma vuota e insensata che conduceva e di cercare significato tra miseri, i deboli, i ritardati funzionali, i pazzi ubriaconi, i non assolti, perché è meglio un fondo di bottiglia autentico che un volgare swarovski.
    Meglio avere di fronte svelato ciò con cui ti devi misurare che non camuffato dietro false ideologie, culture da grandi magazzini, perbenismi sfoggiati e ben vestiti, case pulite dove arde il fuoco dell’avidità, dell’invidia, dell’odio e dell’egoismo. Grandi orpelli a confezionare il vuoto assoluto.
    Suttree si (dis)avventura in questa città miserabile, quale poteva essere la periferia profonda americana degli anni ’50 e calca il palcoscenico del teatro degli orrori senza venirne apparentemente contaminato perché egli , a differenza della restante corte dei miracoli, crede.
    “A Suttree quegli individui parvero assai sinistri, e i loro gesti un’allegoria capovolta della rabbia e della disperazione; orda urlante di esseri iniqui e inassolti che lanciano improperi da dietro i cancelli e chiedono a gran voce l’emendamento di una giusta dannazione a un dio cui non ci si appella che per vie rovesciate o traverse. Alcuni lo conoscevano di vista e gli facevano cenno, ma la mano che lui alzava per salutarli sembrava bloccata dalla paura. ”
    "Credo che gli ultimi e i primi soffrano allo stesso modo perché non è solo nelle tenebre della notte che tutte le anime sono un'anima sola"
    McCarthy usa, per raccontarci questa storia, un linguaggio antico, elaborato, talvolta viscoso ma sempre sublime, lo stile, come la narrazione di certe vicende, raffinate ed eleganti risultano in netto contrasto con il sudiciume che pervade il paesaggio e le persone, e ottiene l’effetto di far risaltare il grigio e i colori stinti e slavati, la caligine sembra cadere incessante per tutta la durata della narrazione ricoprendo ogni cosa. Suttree è una narrazione in bianco e nero. Il colore è assente, assorbito dal dolore e dalla miseria, per trovarlo si deve diventare come Suttree e credere.
    Suttree, di Cormac McCarthy

    ha scritto il 

  • 1

    Porcheria statunitense

    Ho letto che "Suttree" è considerata un'opera ben rappresentativa della letteratura e della cultura statunitense. Concordo. Si tratta, infatti, di una nullità più che di un'opera letteraria degna di questo nome. Proprio come nulla, inesistente è la cultura statunitense. Stiamo parlando di un popo ...continua

    Ho letto che "Suttree" è considerata un'opera ben rappresentativa della letteratura e della cultura statunitense. Concordo. Si tratta, infatti, di una nullità più che di un'opera letteraria degna di questo nome. Proprio come nulla, inesistente è la cultura statunitense. Stiamo parlando di un popolo incapace del bello, incapace dell'arte. Basti pensare al fatto che gli statunitensi considerano capolavori opere artistiche che, se fossero state prodotte da europei, sarebbero svanite nell'oblio più totale (in letteratura: "Sulla strada" di Kerouack; in musica classica: "Rhapsody in blue" di Gershwin; in arte: le opere di Andy Warhol).
    I libri scritti dagli statuinitensi sono tutti uguali. Sembra di vedere un film western. C'è il protagonista che, necessariamente, deve essere stato in galera. Diversamente, non può assurgere a personaggio importante di un libro statunistense. Poi ci sono allusioni sessuali a non finire. Qua e là il trito e ritrito refrain del sogno americano. Fiumi di alcol. Sempre lo stesso copione. Questo libretto non fa eccezione. E, come tutti i libri targati USA, non è noioso. La noia è un sentimento troppo elevato perché queste operette lo possano far sorgere.
    Trovo che qualsiasi europeo che apprezza la letteratura statunitense (che, peraltro, ripeto: nemmeno esiste, in realtà) sia del tutto privo del senso del gusto e del bello. Non degno, dunque, di essere nato e di vivere nel continente europeo. Dovrebbe essere esiliato nei mirabolanti USA, dove vivrà felice con i propri simili.

    ha scritto il 

  • 4

    È solo dopo aver raccontato lo squallore di Knoxville che McCarthy rivela il suo personaggio. È come se avesse stampato Cornelius “Buddy” Suttree al negativo. È come se avesse dipinto minuziosamente lo spazio intorno a lui, per farne emergere la sagoma solo più tardi.
    http://www.piegodilibr ...continua

    È solo dopo aver raccontato lo squallore di Knoxville che McCarthy rivela il suo personaggio. È come se avesse stampato Cornelius “Buddy” Suttree al negativo. È come se avesse dipinto minuziosamente lo spazio intorno a lui, per farne emergere la sagoma solo più tardi.
    http://www.piegodilibri.it/narrativa/suttree-cormac-mccarthy/

    ha scritto il 

  • 5

    SUTTREE

    Suttree ha abbandonato la famiglia per trascinarsi in un’esistenza ai margini del mondo. Ora vive in una casaccia galleggiante sul Tennessee River. Pesca pesci gatto e li rivende per pochi dollari, che reinveste subito in mitiche bevute di liquidi esiziali. I suoi giorni sono un susseguirsi di p ...continua

    Suttree ha abbandonato la famiglia per trascinarsi in un’esistenza ai margini del mondo. Ora vive in una casaccia galleggiante sul Tennessee River. Pesca pesci gatto e li rivende per pochi dollari, che reinveste subito in mitiche bevute di liquidi esiziali. I suoi giorni sono un susseguirsi di picaresche avventure, in compagnia di un gruppo di «ladri, derelitti, puttane, bari, ubriaconi, truffatori, accattoni, assassini, pervertiti e tutta un’infinita varietà di debosciati»; personaggi che coniugano alcool e ingenuità per esorcizzare l’abisso di emarginazione in cui vivono. Il fiume è torbido e maleodorante, le case sono baracche fatiscenti, i sorrisi sono gialli e sdentati, l’amicizia è una condivisione etilica, il tutto in uno scenario che ricorda quello post nucleare de “La strada”, solo che qui la causa della catastrofe è la miseria.
    Un romanzo duro e possente, senza leziosaggini, lirico, come tutta la produzione di McCormac, magistrale.

    ha scritto il 

  • 3

    Consigliato da David F.W.

    Prosa magnifica, siamo negli Usa anni '50 l'autore racconta la storia di questo pescatore alla deriva e di tutti gli strampalati compagni di bevuto, lo fo con una prosa avvolgente ma arriavati a 400 pagine di imprese tutte fatte dello stesso clichè un po stanca e mi fa chiedere dove vuole arrivar ...continua

    Prosa magnifica, siamo negli Usa anni '50 l'autore racconta la storia di questo pescatore alla deriva e di tutti gli strampalati compagni di bevuto, lo fo con una prosa avvolgente ma arriavati a 400 pagine di imprese tutte fatte dello stesso clichè un po stanca e mi fa chiedere dove vuole arrivare, ccontare un america perduta, interrogarsi sul perchè Suttree abbandoni la sua comoda vita di cui per l'altro si parla appena...

    ha scritto il 

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