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Suttree

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.0
(896)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 560 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8806207814 | Isbn-13: 9788806207816 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maurizia Balmelli

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
Per vivere Suttree pesca pesci gatto nelle acque limacciose del fiume Tennessee. E sul fiume vive, in una baracca galleggiante ai margini della città di Knoxville, fra ratti reali e metaforici. Ci si è trasferito dopo aver abbandonato un'esistenza di privilegi borghesi e pastoie religiose; l'ha fatto per vivere. Ora nel suo nuovo mondo impara ciò che il fiume insegna: che nel tutto in movimento - quel flusso ora grigio, ora bruno, nero, marrone, color peltro, ardesia, inchiostro o carbonio della cloaca maxima - "il colore di questa vita è acqua" e perciò solo "le forme più primitive sopravvivono". Alcune di esse finiscono impigliate nelle sue reti di pescatore e, volente o più spesso nolente, Suttree deve tentare di portarle in secca, magari immergendosi con loro in liquidi a più alta gradazione. Prima fra tutte la forma di uno spassoso troglodita come Harrogate, giovane topo di campagna con una passione contronatura per i cocomeri e una determinazione tanto candida quanto feroce a trasformarsi in ratto di città. A fianco di questo novello Huckleberry Finn e dei suoi guai Suttree impara altri colori dell'infinito scorrere.
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  • 3

    E' il 1951, Cornelius "Buddy" Suttree vive su una barca galleggiante sul fiume Tennesee, la città è Knoxville. Suttree è appena uscito da una casa lavoro, per sopravvivere fa il pescatore, la sua barca la chiama "lo schifo" e il pesce che pesca lo vende in città, i pesci gatto più grossi, quando ...continua

    E' il 1951, Cornelius "Buddy" Suttree vive su una barca galleggiante sul fiume Tennesee, la città è Knoxville. Suttree è appena uscito da una casa lavoro, per sopravvivere fa il pescatore, la sua barca la chiama "lo schifo" e il pesce che pesca lo vende in città, i pesci gatto più grossi, quando ci sono, a qualche commerciante che paga bene, il resto ai rivenditori del mercato del ghetto. Sempre, i soldi finiscono presto. Vestiti nuovi, un pasto decente, una elemosina, il resto per dimenticarsi della povertà sopportata fino a quel momento, per lasciarsi andare, per godere fino in fondo. I suoi compari sono poco di buono, ladri, mendicanti, sfaccendati, marchettari, puttane. Giorni senza lavoro e notti trascorse in locali ricavati da infime baracche, nelle sale da ballo in cerca di una femmina, di una rissa. Risvegli nelle latrine, nei campi sperduti, tra gli scambi di uno scalo ferroviario senza ricordare nulla della notte precedente. Qualche giorno per riprendersi e per uscire di nuovo a pesca sul fiume. La sopravvivenza è l'occupazione principale cui tutti si dedicano col minimo sforzo. Harrogate è il ragazzo conosciuto nella casa lavoro che si inventa espedienti dettati dall'ingenuità della gioventù. L'indiano è spuntato dal fiume, pesca tartarughe con le quali cucina ottimi stufati. Il vecchio ferroviere vive in una carrozza abbandonata. La casa della famiglia del vecchio Reese è stata trascinata da una piena del fiume, Suttree, affascinato dal giovane seno di una delle figlie, lo seguirà a monte, a caccia di perle. Ab Jones guarisce le ferite che gli infligge la polizia nella stanza sul retro della baracca dove la moglie vende pasti e alcolici. I polizziotti arrestano vagabondi e ubriachi. Joyce è la puttana scappata dalla grande città. Per due anni, nell'alternarsi delle stagioni, seguiamo Suttree e i suoi accoliti, attraversiamo la miseria dei quartieri malfamati, il fiume che trascina schiume, immondizie e ricchezze, il paesaggio desolato, cupo, estremo nella calura estiva quanto nei periodi di piogge torrenziali, negli inverni gelidi, nella città, nella natura selvaggia e in quello che ci sta in mezzo, la terra dell'abbandono. Assistiamo alle perdite più tragiche, ai momenti di fortuna colti e consumati appena si presentano. La vita è dura, durissima, sempre prossima alla morte, all'apocalisse, agli spiriti e alla magia, ma Suttree la accarezza e se ne lascia accarezzare, assieme agli ultimi, nella solitudine e nella sventura come nella felicità improvvisa. McCarthy, col piglio del narratore esterno, imparziale costruttore di immagini, di coerenza, luoghi e azione sono un tutt'uno, utilizza la sua lingua alta, difficile, dettagliata, precisa, evocativa, nello stesso momento simile a una scrittura sacra, a un compendio scientifico e a una poesia. A Knoxville lo scrittore è cresciuto, vi ha trascorso infanzia e adolescenza, la città è rimasta nella sua carne, nelle sue ossa, impressa come un'impronta digitale. Il romanzo scorre come il fiume fangoso, sempre uguale, senza destinazione, senza epilogo, senza apice di senso se non quello di lasciar fluire l'acqua torbida e sporca, di non opporsi, di assecondarla, di non provare a trattenerla, solo cogliendo l'opportunità che all'improvviso galleggerà sulla sua superficie, fino al momento in cui non resterà altro da fare che andarsene. Per non soccombere ovvero per continuare a vivere.

    "Quando si voltò l'acquaiolo era scomparso. Un enorme e magro segugio era sbucato dai prati lungo il fiume come un cane degli abissi e fiutava il punto in cui Suttree aveva sostato.
    Da qualche parte nella foresta livida lungo il fiume è in agguato la cacciatrice, e tra i pennacchi di grano e nella moltitudine turrita della città. Opera in ogni dove e i suoi cani non si stancano mai. Li ho visti in sogno, sbavanti e feroci cogli occhi pazzi di una fame vorace d'anime di questo mondo. Fuggili"

    ha scritto il 

  • 5

    Suttree sono io, siamo noi, siamo tutti. Le nostre vite, le nostre anime, si incontrano e si svolgono sulle rive limacciose del fiume Tennessee, nelle vie desolate di Knoxville, nel suo ventre scuro e cavernoso.
    La vita è una palude di eventi folli e imprevedibili cui non siamo preparati e ...continua

    Suttree sono io, siamo noi, siamo tutti. Le nostre vite, le nostre anime, si incontrano e si svolgono sulle rive limacciose del fiume Tennessee, nelle vie desolate di Knoxville, nel suo ventre scuro e cavernoso.
    La vita è una palude di eventi folli e imprevedibili cui non siamo preparati e che riusciamo a superare solo se crediamo, se crediamo nella vita, nell’amore, nella bellezza.
    Suttree decide di abbandonare la vita privilegiata ma vuota e insensata che conduceva e di cercare significato tra miseri, i deboli, i ritardati funzionali, i pazzi ubriaconi, i non assolti, perché è meglio un fondo di bottiglia autentico che un volgare swarovski.
    Meglio avere di fronte svelato ciò con cui ti devi misurare che non camuffato dietro false ideologie, culture da grandi magazzini, perbenismi sfoggiati e ben vestiti, case pulite dove arde il fuoco dell’avidità, dell’invidia, dell’odio e dell’egoismo. Grandi orpelli a confezionare il vuoto assoluto.
    Suttree si (dis)avventura in questa città miserabile, quale poteva essere la periferia profonda americana degli anni ’50 e calca il palcoscenico del teatro degli orrori senza venirne apparentemente contaminato perché egli , a differenza della restante corte dei miracoli, crede.
    “A Suttree quegli individui parvero assai sinistri, e i loro gesti un’allegoria capovolta della rabbia e della disperazione; orda urlante di esseri iniqui e inassolti che lanciano improperi da dietro i cancelli e chiedono a gran voce l’emendamento di una giusta dannazione a un dio cui non ci si appella che per vie rovesciate o traverse. Alcuni lo conoscevano di vista e gli facevano cenno, ma la mano che lui alzava per salutarli sembrava bloccata dalla paura. ”
    "Credo che gli ultimi e i primi soffrano allo stesso modo perché non è solo nelle tenebre della notte che tutte le anime sono un'anima sola"
    McCarthy usa, per raccontarci questa storia, un linguaggio antico, elaborato, talvolta viscoso ma sempre sublime, lo stile, come la narrazione di certe vicende, raffinate ed eleganti risultano in netto contrasto con il sudiciume che pervade il paesaggio e le persone, e ottiene l’effetto di far risaltare il grigio e i colori stinti e slavati, la caligine sembra cadere incessante per tutta la durata della narrazione ricoprendo ogni cosa. Suttree è una narrazione in bianco e nero. Il colore è assente, assorbito dal dolore e dalla miseria, per trovarlo si deve diventare come Suttree e credere.
    Suttree, di Cormac McCarthy

    ha scritto il 

  • 1

    Porcheria statunitense

    Ho letto che "Suttree" è considerata un'opera ben rappresentativa della letteratura e della cultura statunitense. Concordo. Si tratta, infatti, di una nullità più che di un'opera letteraria degna di questo nome. Proprio come nulla, inesistente è la cultura statunitense. Stiamo parlando di un popo ...continua

    Ho letto che "Suttree" è considerata un'opera ben rappresentativa della letteratura e della cultura statunitense. Concordo. Si tratta, infatti, di una nullità più che di un'opera letteraria degna di questo nome. Proprio come nulla, inesistente è la cultura statunitense. Stiamo parlando di un popolo incapace del bello, incapace dell'arte. Basti pensare al fatto che gli statunitensi considerano capolavori opere artistiche che, se fossero state prodotte da europei, sarebbero svanite nell'oblio più totale (in letteratura: "Sulla strada" di Kerouack; in musica classica: "Rhapsody in blue" di Gershwin; in arte: le opere di Andy Warhol).
    I libri scritti dagli statuinitensi sono tutti uguali. Sembra di vedere un film western. C'è il protagonista che, necessariamente, deve essere stato in galera. Diversamente, non può assurgere a personaggio importante di un libro statunistense. Poi ci sono allusioni sessuali a non finire. Qua e là il trito e ritrito refrain del sogno americano. Fiumi di alcol. Sempre lo stesso copione. Questo libretto non fa eccezione. E, come tutti i libri targati USA, non è noioso. La noia è un sentimento troppo elevato perché queste operette lo possano far sorgere.
    Trovo che qualsiasi europeo che apprezza la letteratura statunitense (che, peraltro, ripeto: nemmeno esiste, in realtà) sia del tutto privo del senso del gusto e del bello. Non degno, dunque, di essere nato e di vivere nel continente europeo. Dovrebbe essere esiliato nei mirabolanti USA, dove vivrà felice con i propri simili.

    ha scritto il 

  • 4

    È solo dopo aver raccontato lo squallore di Knoxville che McCarthy rivela il suo personaggio. È come se avesse stampato Cornelius “Buddy” Suttree al negativo. È come se avesse dipinto minuziosamente lo spazio intorno a lui, per farne emergere la sagoma solo più tardi.
    http://www.piegodilibr ...continua

    È solo dopo aver raccontato lo squallore di Knoxville che McCarthy rivela il suo personaggio. È come se avesse stampato Cornelius “Buddy” Suttree al negativo. È come se avesse dipinto minuziosamente lo spazio intorno a lui, per farne emergere la sagoma solo più tardi.
    http://www.piegodilibri.it/narrativa/suttree-cormac-mccarthy/

    ha scritto il 

  • 5

    SUTTREE

    Suttree ha abbandonato la famiglia per trascinarsi in un’esistenza ai margini del mondo. Ora vive in una casaccia galleggiante sul Tennessee River. Pesca pesci gatto e li rivende per pochi dollari, che reinveste subito in mitiche bevute di liquidi esiziali. I suoi giorni sono un susseguirsi di p ...continua

    Suttree ha abbandonato la famiglia per trascinarsi in un’esistenza ai margini del mondo. Ora vive in una casaccia galleggiante sul Tennessee River. Pesca pesci gatto e li rivende per pochi dollari, che reinveste subito in mitiche bevute di liquidi esiziali. I suoi giorni sono un susseguirsi di picaresche avventure, in compagnia di un gruppo di «ladri, derelitti, puttane, bari, ubriaconi, truffatori, accattoni, assassini, pervertiti e tutta un’infinita varietà di debosciati»; personaggi che coniugano alcool e ingenuità per esorcizzare l’abisso di emarginazione in cui vivono. Il fiume è torbido e maleodorante, le case sono baracche fatiscenti, i sorrisi sono gialli e sdentati, l’amicizia è una condivisione etilica, il tutto in uno scenario che ricorda quello post nucleare de “La strada”, solo che qui la causa della catastrofe è la miseria.
    Un romanzo duro e possente, senza leziosaggini, lirico, come tutta la produzione di McCormac, magistrale.

    ha scritto il 

  • 3

    Consigliato da David F.W.

    Prosa magnifica, siamo negli Usa anni '50 l'autore racconta la storia di questo pescatore alla deriva e di tutti gli strampalati compagni di bevuto, lo fo con una prosa avvolgente ma arriavati a 400 pagine di imprese tutte fatte dello stesso clichè un po stanca e mi fa chiedere dove vuole arrivar ...continua

    Prosa magnifica, siamo negli Usa anni '50 l'autore racconta la storia di questo pescatore alla deriva e di tutti gli strampalati compagni di bevuto, lo fo con una prosa avvolgente ma arriavati a 400 pagine di imprese tutte fatte dello stesso clichè un po stanca e mi fa chiedere dove vuole arrivare, ccontare un america perduta, interrogarsi sul perchè Suttree abbandoni la sua comoda vita di cui per l'altro si parla appena...

    ha scritto il 

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