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Swimming underground

I miei anni alla Factory di Andy Warhol

Di

Editore: Meridiano Zero

3.5
(39)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Altri

Isbn-10: 8882371514 | Isbn-13: 9788882371517 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Alberto Pezzotta

Genere: Biography , History , Non-fiction

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Descrizione del libro
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  • 5

    La testimonanza degli anni della Factory, scritta da una delle attrici di Warhol (una che tutto sommato non lo odiava poi più di tanto). Ballerina, attrice, asessuale fino a una certa età, amante dello speed e delle drag queen, bellissima donna e grandissima stronza. Viva Mary Woronov.

    ha scritto il 

  • 0

    Immaginate di poter entrare per un momento nelle atmosfere di ciò che fu la Factory di Andy Wharol. Superate le immagini replicate e i colori accesi, quello che rimane è una tribu allucinata, perennemente sotto l'influsso di speed, eroina o altri stupefacenti, che rifugge i raggi del sole e si co ...continua

    Immaginate di poter entrare per un momento nelle atmosfere di ciò che fu la Factory di Andy Wharol. Superate le immagini replicate e i colori accesi, quello che rimane è una tribu allucinata, perennemente sotto l'influsso di speed, eroina o altri stupefacenti, che rifugge i raggi del sole e si compiace enormenmente del potere che ha sulla gente che va in delirio per il genio di Andy ed il suo seguito.
    La scrittrice, anch'essa musa, attrice e strumento del genio della pop art, ci illustra sapientemente i suoi anni alla Factory, con una carrellata esaustiva dei numerosi personaggi che vi gravitavano attorno, da Lou Reed, a Ondine (il Papa), passando per Morrisey o la Duchessa.
    Una scrittura essenziale, ma che mostra tutta la potenza o il delirio sfociante spesso nel sadomaso di un momento artistico newyorkese.

    ha scritto il 

  • 3

    Più che demenziale, il titolo è demente: quello originale suona Swimming Underground (My Years in The Warhol Factory); perchè i traduttori italiani di libri o film indulgano a siffatte ciarlatanerie non riesco a capire. La pittura del mondo allucinato, o meglio strafatto, che girava intorno ad An ...continua

    Più che demenziale, il titolo è demente: quello originale suona Swimming Underground (My Years in The Warhol Factory); perchè i traduttori italiani di libri o film indulgano a siffatte ciarlatanerie non riesco a capire. La pittura del mondo allucinato, o meglio strafatto, che girava intorno ad Andy Warhol non riserva enormi sorprese letterarie, ma mi è sembrata abbastanza leggera e gradevole.

    ha scritto il 

  • 4

    Fatta ad arte.

    Nonostante il terrificante titolo, poi sostituito nell'edizione del 2008 con il più pertinente "Swimming underground. I miei anni alla Factory di Andy Warhol " il libro biografico di Mary Woronov rende perfettamente l'atmosfera che pervade certe compagnie di individui tanto creativi quanto distru ...continua

    Nonostante il terrificante titolo, poi sostituito nell'edizione del 2008 con il più pertinente "Swimming underground. I miei anni alla Factory di Andy Warhol " il libro biografico di Mary Woronov rende perfettamente l'atmosfera che pervade certe compagnie di individui tanto creativi quanto distruttivi.
    Creare e distruggere, in fondo, sono due facce della stessa medaglia, e spesso chi crea una opera dal valore universale lo fa distruggendo la propria individualità nei modi più vari.

    La Woronov, partendo dal bell'incipit che dà il vero titolo all'intero libro, racconta la corsa attraverso il tunnel della celeberrima Factory per tornare a riveder le stelle, come direbbe il poeta, con uno stile divertente, asciutto e molto pop, come vorrebbe il maestro.

    Chi non ha mai sperimentato certe dinamiche di gruppo basate sul carisma, il trasnfert e la sudditanza intellettuale, tra l'altro motivo addotto da Valerie Solanas per giustificare il suo attentato allo stesso Warhol, troverà questo libro appena interessante, nel migliore dei casi.
    Chi, invece, ha corso il rischio di rimanere intrappolato nell'idea di sé, specie se suggerita da sostanze stupefacenti e critici non proprio preparati, non potrà che amare questa divertente donna che ha avuto il coraggio di barattare il suo essere musa con il rimanere viva.

    ha scritto il 

  • 2

    Ops, I did it again!

    Ci son cascata ancora una volta.
    I libri sulla Factory son tutti uguali.
    Ruotano tutti intorno ai medesimi temi: Andy e la sua triste paranoia; le droghe come via di fuga da una famiglia troppo opprimente e/o troppo ricca e/o troppo trasgressiva; il sesso come parola d'ordine per entr ...continua

    Ci son cascata ancora una volta.
    I libri sulla Factory son tutti uguali.
    Ruotano tutti intorno ai medesimi temi: Andy e la sua triste paranoia; le droghe come via di fuga da una famiglia troppo opprimente e/o troppo ricca e/o troppo trasgressiva; il sesso come parola d'ordine per entrare in un giro, in un film, in una festa; e ancora le droghe come mezzo per creare, scrivere, dipingere, filmare la propria opera d'arte; il non-sesso frutto di qualche trauma infantile/adolescenziale; i gay, i trans ed il loro sesso ed il loro non-sesso; l'amore che infine arriva per tutti, ma è sempre malato, sbagliato e ti porta a drogarti di più, far più sesso con le persone sbagliate, farne meno o niente con quelle che potrebbero essere giuste, e sprechi i soldi di famiglia in droga, sesso, party, e la famiglia ti opprime (perchè gli girano che tu stia sperperando tutto), e tu ti droghi ancora per fuggire...
    Che palle!
    Più leggo di questa gente, più la trovo noiosa.
    Un tempo la trovavo molto figa, oggi mi fa un pò pena.

    Eppure continuo a cadere nel tranello e a comprare questi dannati libri sulla Factory.
    Sarà che hanno sempre delle copertine tanto invitanti.
    E dei titoli appetitosi.
    Ma, mi siete tutti testimoni, questo sarà l'ultimo.
    Perchè vista una Edie Sedgwick (pace all'anima sua, povera stella), le hai viste tutte. E l'unica degna di nota è stata la prima e unica.
    Di Mario Banana ce ne son stati mille.
    E per fortuna, di Andy uno solo.
    Sfido chiunque ad eguagliarlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Sesso droga, droga e sesso, sesso e droga. Trip mentali del post sniffata..
    niente di più niente di meno.
    Non sapevo nulla della factory di Andy Warhol prima e niente so ora.
    Tempo sprecato.
    A me non è piaciuto.

    ha scritto il 

  • 5

    (da una lettera)

    ...e vedi, della natura (di quella specie di scarto, di scampato, di quasi-non-trasformato, che chiamiamo natura) abbiamo sostenuto a più riprese, nel tempo, di non riuscire a parlarne come vorremmo. Quasi come se non fossimo adatti, o sufficientemente esperti. In quella difficoltà di adattamento ...continua

    ...e vedi, della natura (di quella specie di scarto, di scampato, di quasi-non-trasformato, che chiamiamo natura) abbiamo sostenuto a più riprese, nel tempo, di non riuscire a parlarne come vorremmo. Quasi come se non fossimo adatti, o sufficientemente esperti. In quella difficoltà di adattamento, o senso d’inopportuno, sta pure (certe volte) il selvatico. Che è parola anche bella, diversa da “selvaggio”. Wild mi pare che stia in mezzo, a metà fra le due parole: meno arcadica della prima, meno romantica della seconda. Se ho ben capito.

    Di recente ho letto un libro, che apparentemente non c’entra niente con tutto questo. E’ un libro autobiografico di Mary Woronov, si chiama “Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Factory di Andy Warhol e non avete mai osato chiedere” (Meridianozero). All’inizio del libro (e apparentemente piuttosto inopportuna, visto l’argomento che il libro promette di trattare) c’è una lunga descrizione di una sua nuotata a fianco della madre nuotatrice, nell’oceano, alla volta di una secca che con l’alta marea risulterà essere scomparsa, completamente inghiottita dal mare. La corrente aumenta, la figlia pensa di morire, la madre la trascina con vigorose bracciate fino a riva, in salvo. La madre racconterà poi ridendo agli amici, sulla spiaggia, la sua ennesima favolosa impresa, vantandosene con nonchalance. Sotto lo sguardo ancora terrorizzato, e irritato, della figlia ragazzina. Ecco, nella storia di apertura di questo libro ho trovato, in modo del tutto inaspettato, una perfetta descrizione di quel modo di percepire la natura che riassumevi, all’americana, con la parola wilderness.
    Dirò di più: ripensandoci, non è che il resto del libro (tutto metropolitano, esattamente quanto ci si aspetta) contraddica di molto quel capitolo iniziale. I personaggi del libro sono infatti gli stessi di cui cantava Lou Reed in "Walk on the Wild Side"...

    ha scritto il