Swimming underground

I miei anni alla Factory di Andy Warhol

Di

Editore: Meridiano Zero

3.4
(41)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Altri

Isbn-10: 8882371514 | Isbn-13: 9788882371517 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Alberto Pezzotta

Genere: Biografia , Storia , Non-narrativa

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Descrizione del libro
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  • 1

    Il giudizio più che altro negativo è dovuto forse al fatto che mi aspettavo più che altro un’opera saggistica, mentre invece quando ho iniziato a leggerlo mi sono ritrovato davanti un’autobiografica p ...continua

    Il giudizio più che altro negativo è dovuto forse al fatto che mi aspettavo più che altro un’opera saggistica, mentre invece quando ho iniziato a leggerlo mi sono ritrovato davanti un’autobiografica piuttosto acida e altalenante. I capitoli sono ricchi di soprannomi e nomignoli affibbiati a personaggi di secondo impatto della Factory di Warhol e in fondo non risulta strano che gli unici che risultano essere esenti da questi soprannomi siano proprio le figure più famose, ovvero Warhol, Lou Reed, Nico.. Di costoro era impossibile nascondere le gesta, visto che le loro figure sono state sviscerate con molto attenzione prima dell’avvento di questo libro. Sta di fatto che le persone citate poco sopra fanno solo delle fugaci apparizioni nelle pagine del libro. La narrazione qui invece si concentra su altri personaggi di natura secondaria e proprio l’affibbiargli soprannomi vari sembra voler far capire solo a chi era presente ai fatti quanto si sta effettivamente raccontando. Si ha l’impressione di essere di fronte a un diario personale che l’autore vuole rendere pubblico solo in parte, dicendo il peccato ma nascondendo il peccatore. Oltretutto forse è proprio il periodo, l’età in cui ho letto questo libro, a essere sbagliato. Durante l’adolescenza avrebbe avuto molto probabilmente tutto un altro valore e avrebbe sortito tutto un altro effetto. Peccato perché il prologo è accattivante e aveva fatto pensare che, nonostante non si trattasse di un saggio o di opera divulgativa, sarebbe stato ugualmente una buona lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    La testimonanza degli anni della Factory, scritta da una delle attrici di Warhol (una che tutto sommato non lo odiava poi più di tanto). Ballerina, attrice, asessuale fino a una certa età, amante dell ...continua

    La testimonanza degli anni della Factory, scritta da una delle attrici di Warhol (una che tutto sommato non lo odiava poi più di tanto). Ballerina, attrice, asessuale fino a una certa età, amante dello speed e delle drag queen, bellissima donna e grandissima stronza. Viva Mary Woronov.

    ha scritto il 

  • 0

    Immaginate di poter entrare per un momento nelle atmosfere di ciò che fu la Factory di Andy Wharol. Superate le immagini replicate e i colori accesi, quello che rimane è una tribu allucinata, perennem ...continua

    Immaginate di poter entrare per un momento nelle atmosfere di ciò che fu la Factory di Andy Wharol. Superate le immagini replicate e i colori accesi, quello che rimane è una tribu allucinata, perennemente sotto l'influsso di speed, eroina o altri stupefacenti, che rifugge i raggi del sole e si compiace enormenmente del potere che ha sulla gente che va in delirio per il genio di Andy ed il suo seguito.
    La scrittrice, anch'essa musa, attrice e strumento del genio della pop art, ci illustra sapientemente i suoi anni alla Factory, con una carrellata esaustiva dei numerosi personaggi che vi gravitavano attorno, da Lou Reed, a Ondine (il Papa), passando per Morrisey o la Duchessa.
    Una scrittura essenziale, ma che mostra tutta la potenza o il delirio sfociante spesso nel sadomaso di un momento artistico newyorkese.

    ha scritto il 

  • 3

    Più che demenziale, il titolo è demente: quello originale suona Swimming Underground (My Years in The Warhol Factory); perchè i traduttori italiani di libri o film indulgano a siffatte ciarlatanerie n ...continua

    Più che demenziale, il titolo è demente: quello originale suona Swimming Underground (My Years in The Warhol Factory); perchè i traduttori italiani di libri o film indulgano a siffatte ciarlatanerie non riesco a capire. La pittura del mondo allucinato, o meglio strafatto, che girava intorno ad Andy Warhol non riserva enormi sorprese letterarie, ma mi è sembrata abbastanza leggera e gradevole.

    ha scritto il 

  • 4

    Fatta ad arte.

    Nonostante il terrificante titolo, poi sostituito nell'edizione del 2008 con il più pertinente "Swimming underground. I miei anni alla Factory di Andy Warhol " il libro biografico di Mary Woronov rend ...continua

    Nonostante il terrificante titolo, poi sostituito nell'edizione del 2008 con il più pertinente "Swimming underground. I miei anni alla Factory di Andy Warhol " il libro biografico di Mary Woronov rende perfettamente l'atmosfera che pervade certe compagnie di individui tanto creativi quanto distruttivi.
    Creare e distruggere, in fondo, sono due facce della stessa medaglia, e spesso chi crea una opera dal valore universale lo fa distruggendo la propria individualità nei modi più vari.

    La Woronov, partendo dal bell'incipit che dà il vero titolo all'intero libro, racconta la corsa attraverso il tunnel della celeberrima Factory per tornare a riveder le stelle, come direbbe il poeta, con uno stile divertente, asciutto e molto pop, come vorrebbe il maestro.

    Chi non ha mai sperimentato certe dinamiche di gruppo basate sul carisma, il trasnfert e la sudditanza intellettuale, tra l'altro motivo addotto da Valerie Solanas per giustificare il suo attentato allo stesso Warhol, troverà questo libro appena interessante, nel migliore dei casi.
    Chi, invece, ha corso il rischio di rimanere intrappolato nell'idea di sé, specie se suggerita da sostanze stupefacenti e critici non proprio preparati, non potrà che amare questa divertente donna che ha avuto il coraggio di barattare il suo essere musa con il rimanere viva.

    ha scritto il 

  • 2

    Ops, I did it again!

    Ci son cascata ancora una volta.
    I libri sulla Factory son tutti uguali.
    Ruotano tutti intorno ai medesimi temi: Andy e la sua triste paranoia; le droghe come via di fuga da una famiglia troppo opprim ...continua

    Ci son cascata ancora una volta.
    I libri sulla Factory son tutti uguali.
    Ruotano tutti intorno ai medesimi temi: Andy e la sua triste paranoia; le droghe come via di fuga da una famiglia troppo opprimente e/o troppo ricca e/o troppo trasgressiva; il sesso come parola d'ordine per entrare in un giro, in un film, in una festa; e ancora le droghe come mezzo per creare, scrivere, dipingere, filmare la propria opera d'arte; il non-sesso frutto di qualche trauma infantile/adolescenziale; i gay, i trans ed il loro sesso ed il loro non-sesso; l'amore che infine arriva per tutti, ma è sempre malato, sbagliato e ti porta a drogarti di più, far più sesso con le persone sbagliate, farne meno o niente con quelle che potrebbero essere giuste, e sprechi i soldi di famiglia in droga, sesso, party, e la famiglia ti opprime (perchè gli girano che tu stia sperperando tutto), e tu ti droghi ancora per fuggire...
    Che palle!
    Più leggo di questa gente, più la trovo noiosa.
    Un tempo la trovavo molto figa, oggi mi fa un pò pena.

    Eppure continuo a cadere nel tranello e a comprare questi dannati libri sulla Factory.
    Sarà che hanno sempre delle copertine tanto invitanti.
    E dei titoli appetitosi.
    Ma, mi siete tutti testimoni, questo sarà l'ultimo.
    Perchè vista una Edie Sedgwick (pace all'anima sua, povera stella), le hai viste tutte. E l'unica degna di nota è stata la prima e unica.
    Di Mario Banana ce ne son stati mille.
    E per fortuna, di Andy uno solo.
    Sfido chiunque ad eguagliarlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Sesso droga, droga e sesso, sesso e droga. Trip mentali del post sniffata..
    niente di più niente di meno.
    Non sapevo nulla della factory di Andy Warhol prima e niente so ora.
    Tempo sprecato.
    A me non è p ...continua

    Sesso droga, droga e sesso, sesso e droga. Trip mentali del post sniffata..
    niente di più niente di meno.
    Non sapevo nulla della factory di Andy Warhol prima e niente so ora.
    Tempo sprecato.
    A me non è piaciuto.

    ha scritto il