Tärningsspelaren

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Förlag: Natur och Kultur

3.7
(427)

Language: Svenska | Number of Pages: 346 | Format: Hardcover | På andra språk: (andra språk) English , Italian , Spanish

Isbn-10: 9127108899 | Isbn-13: 9789127108899 | Publish date:  | Edition 2

Translator: Ingrid Söderberg-Reeves

Även tillgänglig som: Mass Market Paperback , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Bokbeskrivning
Ny utgåva

Tärningsspelaren gavs ut första gången i USA 1971, och även om den inledningsvis inte sålde mycket så spreds ryktet om boken med det subversiva innehållet. Allt fler fängslades av idén att lägga sitt liv i tärningens och slumpens händer. Den första svenska utgåvan kom 1973 och trettio år efteråt har Tärningsspelaren sällat sig till den märkvärdiga grupp kultböcker som ständigt når nya generationer läsare. För alla gamla ocn nya beundrare kommer här en unik samlarutgåva med ett efterord av Luke Rhinehart som skrivits speciellt för detta tillfälle.
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  • 3

    Se questo libro fosse stato scritto oggi e non negli anni Settanta, sarebbe stato il soggetto perfetto per una serie di Netflix. Anzi, oserei dire che sarebbe nato come copione di una serie televisiva ...fortsätt

    Se questo libro fosse stato scritto oggi e non negli anni Settanta, sarebbe stato il soggetto perfetto per una serie di Netflix. Anzi, oserei dire che sarebbe nato come copione di una serie televisiva e non necessariamente come romanzo. La coazione a narrare – estesa qui per 96 capitoli, alcuni dei quali davvero ininfluenti sull’economia reale del racconto (come spesso accade nelle serie televisive per allungare il brodo) –, la straordinarietà degli eventi inseriti nella cornice di un mondo ‘normale’, le scene di sesso a volte, sì, troppo lascive e dettagliate [qui potremmo aprire una lunga parentesi delle etichettature di genere, perché erotico non necessariamente vuol dire pornografico, ma non la apro], il calibro di tutti dei personaggi coinvolti, ciascuno con un profilo umano ben definito. Gli ingredienti ci sono tutti, persino il titolo accattivante: The Dice Man. Sarebbe stato un successo di streaming sul quale si sarebbero sprecati fiumi d’inchiostro reali e virtuali.
    Ma si tratta di un libro e, fortuna delle fortune, la carta reitera la sua magia: stiamo qui non a celebrare la grandezza dell’ispirazione, ma a stabilire quali sono i punti forti della prosa, qui più accattivante, là più lenta, parliamo di morale, di etica e di decoro.
    Mi ha profondamente annoiato l’inizio di questo libro ma non tanto da mollarlo. Il momento in cui Luke, il protagonista, nel pieno del suo successo professionale e della sua stabilità familiare accetta di affidare la sua vita al caso mi è sembrato estenuante. Troppo noioso il continuo tentativo di spiegare il giochetto che si era inventato per esorcizzare la depressione alla quale un qualsiasi essere umano privo di conoscenze e strumenti di analisi psicanalitica si sarebbe abbandonato nelle sue condizioni. Ma è proprio lì dove la storia diventa più scontata, dove il meccanismo del gioco è così ben oleato da non rendere nemmeno più necessaria l’elencazione delle alternative del dado che la lettura si è fatta più interessante. Perché là dove è cessata l’autorappresentazione è iniziato il rapporto col mondo e, attraverso questo, l’interazione con le logiche solo apparentemente etiche e razionali che lo governano. Se è vero che l’idea di etica e morale con la quale siamo stati educati ci mette davvero poche pagine a infilare il protagonista e i suoi futuri adepti nella categoria “stronzi, egoisti, maniaci, irresponsabili”, la diffusione della filosofia del dado a macchia d’olio a quegli individui che nella prima parte del romanzo avevano costituito l’istanza normativa e razionale (noi stessi, detto in soldoni), ci dimostra che nessuno è immune dal contagio di nuovi stili e filosofia vita che sempre (certo, in questo caso con maggiore risalto, data l’assurdità dei fatti narrati) sono dei capovolgimenti dell’ordine stabilito.
    Ma la cosa straordinaria di questo libro è secondo me un’altra: nessun capovolgimento, nessuna folle fantasia, nessun comportamento ameno è più deviato e marcio di quella che usiamo definire la “normalità” che ancora una volta dimostra di sapere giudicare le storie altrui usandole come terreno di sperimentazione, come piattaforma di visibilità individuale. La filosofia dell’uomo dei dadi è folle ma altruistica: non mira a offrire la felicità in cambio di danaro e persegue le sue scelte anche se il prezzo da pagare per le stesse è troppo alto. Egoistica, capitalista e amorale è invece l’attenzione che alla filosofia dei dadi viene invece riservata dal cosiddetto mondo normale che non perde occasione per farne una fonte di guadagno o di notorietà riflessa (gli ultimi capitoli sono illuminanti al riguardo, ma anche le riunioni di altisonanti psicanalisti, le loro pubblicazioni di analisi, la mercificazione dei corpi ecc):
    «La sofferenza cha causano le nostre azioni dettate dal dado è chiaramente nulla se la si confronta con quella provocata dall’uomo razionale e civilizzato. Le persone dei dadi sono dilettanti del male. Quel che sembra dar fastidio a voialtri è che si possa essere manipolati non da un io egomotivato ma da un io dado-motivato. È l’apparente gratuità delle occasionali sofferenze che causiamo a scandalizzarvi. Voi preferite sofferenze premeditate, coerenti, solidamente strutturate. L’idea che noi creiamo amore perché ce lo ordina il Dado, che noi esprimiamo amore, che proviamo amore, tutto per puro caso, scuote il tessuto scuote il tessuto delle vostre illusioni sulla natura dell’uomo» (421).
    Se il fine di questo romanzo non è quello di insegnare a vivere fuori dagli schemi, uno dei risultati che raggiunge, se letto con attenzione è quello di rinegoziare un concetto di normalità ormai abusato, nel quale, a ben vedere, si cela un grado di schizofrenia individuale represso che, non di rado, sarebbe un bene recuperare:
    «Ancora non riesco a capire cosa lei abbia contro l’onestà! Disse il dottor Cobblestone.
    «L’onestà e la franchezza?» disse il dottor Rhinehart. »Gesù! Ma è quanto di peggio possa esistere nei rapporti umani normali. ‘Mi ami davvero?’: questa domanda assurda, così tipica delle nostre menti malate, dovrebbe sempre ricevere la risposta ‘Mio Dio NO!’ o ‘Il mio amore è più che semplice realtà: è immaginario’. Più uno cerca di essere onesto e autentico, più si troverà bloccato e inibito. La domanda ‘Cosa provi realmente per me?’ dovrebbe sempre ricevere in risposta una frustata sui denti. Ma se si chiedesse a uno: ‘Dimmi in modo fantasioso e immaginario quello che provi per me’, quello sarebbe libero da quella nevrotica esigenza di unità e verità. Potrebbe esprimere uno qualunque dei suoi io in conflitto. Uno alla volta, naturalmente. Sarebbe in grado di recitare ogni ruolo fino in fondo. Sarebbe una cosa sola con la sua schizofrenia» (pp.406-407)

    sagt den 

  • 3

    L'uomo a Caso

    Forse il paragone con Malaussène è azzardato?... Vabbè, azzardo: un Malaussène esistenzialista umanistico, con un pizzico di Monty Python e un'ironia quasi woodyalleniana.
    Uno psichiatra psichedelico, ...fortsätt

    Forse il paragone con Malaussène è azzardato?... Vabbè, azzardo: un Malaussène esistenzialista umanistico, con un pizzico di Monty Python e un'ironia quasi woodyalleniana.
    Uno psichiatra psichedelico, ("Mentre [il paziente] parlava tirai fuori la pipa e incominciai a riempirla di marijuana."), si affida letteralmente al caso per attuare un sistematico, surreale processo di demolizione del suo io e, possibilmente, quello dell'umanità intera, nel perseguimento di un sommo ideale di "anarchia disciplinata e lassismo controllato."

    "Avevo scoperto un tonico interessante, più vario dell'alcol, meno pericoloso dell'LSD, più stimolante della Borsa e del sesso."

    Un racconto a tratti molto interessante e divertente con peripezie alla 'Qualcuno volò sul nido del cuculo; dissacrante, ma a tratti (troppo lunghi!), farneticante e monotono, però dall'idea originale.
    Lo stile sciolto e i contenuti surreali ne hanno fatto un cult anni settanta messo a punto da un altrettanto originale, sciolto e visionario Luke Rhinehart, (al secolo Mr. Cockcroft), alias l'uomo a sei facce che enuncia quanto segue:

    "Nelle società unificate, stabili e correnti. La personalità limitata aveva valore; gli uomini potevano accontentarsi di un solo io. Oggi non è più così. In una società multivalente, la personalità multipla è l'unica che può dare soddisfazione.
    Ciascuno di noi ha centinaia di io potenziali repressi che non ci permettono mai di dimenticare [se non sui social: ndr;] che per quanto energicamente camminiamo lungo lo stretto pensiero della nostra personalità, il nostro più profondo desiderio è di essere multipli; di recitare molte parti."

    Un libro da cui prendere solo il 'succo'.

    sagt den 

  • 5

    Meraviglioso esempio di lucida follia comportamentale. Un esempio per gli indecisi di tutto il mondo, beati di crogiolarsi nelle assurde decisioni del dio Dado. E incredibilmente libertino, pur essend ...fortsätt

    Meraviglioso esempio di lucida follia comportamentale. Un esempio per gli indecisi di tutto il mondo, beati di crogiolarsi nelle assurde decisioni del dio Dado. E incredibilmente libertino, pur essendo un libro scritto nel 1971!

    sagt den 

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    Libro divertente è molto originale. Il protagonista rompe gli schemi di una vita ordinaria con un lancio di dadi portando tutta la sua esistenza all'estremo. Viene da chiedersi se non farebbe bene a t ...fortsätt

    Libro divertente è molto originale. Il protagonista rompe gli schemi di una vita ordinaria con un lancio di dadi portando tutta la sua esistenza all'estremo. Viene da chiedersi se non farebbe bene a tutti ogni tanto lanciare un dado.

    sagt den 

  • 3

    Che peccato!

    Le prime 50 pagine sono state un'epifania. Folgoranti, geniali, ironiche, profonde... una delle cose più belle che mi sia capitato di leggere.
    Avrei dovuto fermarmi. Un'idea grandiosa, che avrebbe gen ...fortsätt

    Le prime 50 pagine sono state un'epifania. Folgoranti, geniali, ironiche, profonde... una delle cose più belle che mi sia capitato di leggere.
    Avrei dovuto fermarmi. Un'idea grandiosa, che avrebbe generato un romanzo straordinario se fosse stata sviluppata in 200 pagine, si sfilaccia lungo queste 500, diventando progressivamente più involuta, contorta, surreale, autoreferenziale. Peccato, una grande occasione sprecata.

    sagt den 

  • 2

    Un libro a due facce

    Brioso, accattivante, divertente, splendido all'inizio. Promette bene quindi, poi giunti a metà iniziano i passi falsi, le ripetizioni, i capitoli senza senso e ci si accorge presto che non ci sarà al ...fortsätt

    Brioso, accattivante, divertente, splendido all'inizio. Promette bene quindi, poi giunti a metà iniziano i passi falsi, le ripetizioni, i capitoli senza senso e ci si accorge presto che non ci sarà alcun colpo di scena nè alcun vero finale.
    A conti fatti un'opera incompiuta e allo stesso tempo lunghissima.

    sagt den 

  • 5

    Intrigante!

    Ho letto il libro dopo aver letto l'intervista su "Internazionale" di Carrere e mi ha affascinato. E' un po' lungo, è vero, ma intriga talmente il lettore che si legge facilmente. Almeno a me è succe ...fortsätt

    Ho letto il libro dopo aver letto l'intervista su "Internazionale" di Carrere e mi ha affascinato. E' un po' lungo, è vero, ma intriga talmente il lettore che si legge facilmente. Almeno a me è succe ...continue

    sagt den 

  • 4

    continuando le mie letture di romanzi che hanno per argomento più o meno la psicoanalisi , ho incontrato questo libro. Ho deciso di leggerlo dove aver visto che Carrere era andato ad intervistare l'a ...fortsätt

    continuando le mie letture di romanzi che hanno per argomento più o meno la psicoanalisi , ho incontrato questo libro. Ho deciso di leggerlo dove aver visto che Carrere era andato ad intervistare l'autore. L'intervista l'ho comunque letta dopo aver finito il libro che ho trovato geniale, surreale, ironico, eccessivo, saggio ecc. ecc.

    sagt den 

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