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Tärningsspelaren

By Luke Rhinehart

(1)

| Hardcover | 9789127108899

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Book Description

Ny utgåva

Tärningsspelaren gavs ut första gången i USA 1971, och även om den inledningsvis inte sålde mycket så spreds ryktet om boken med det subversiva innehållet. Allt fler fängslades av idén att lägga sitt liv i tärningens och slumpens händer. D Continue

Ny utgåva

Tärningsspelaren gavs ut första gången i USA 1971, och även om den inledningsvis inte sålde mycket så spreds ryktet om boken med det subversiva innehållet. Allt fler fängslades av idén att lägga sitt liv i tärningens och slumpens händer. Den första svenska utgåvan kom 1973 och trettio år efteråt har Tärningsspelaren sällat sig till den märkvärdiga grupp kultböcker som ständigt når nya generationer läsare. För alla gamla ocn nya beundrare kommer här en unik samlarutgåva med ett efterord av Luke Rhinehart som skrivits speciellt för detta tillfälle.

65 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    tre stelle...e a casa!

    Devo aver letto qui su aNobii la recensione di qualcuno che, dopo aver letto questo libro, ne parlava entusiasticamente. Ne rinasi colpito tanto che feci qualche salto mortale per reperire il volume. Non è di certo comparabile a IL MINOTAURO E' USCIT ...(continue)

    Devo aver letto qui su aNobii la recensione di qualcuno che, dopo aver letto questo libro, ne parlava entusiasticamente. Ne rinasi colpito tanto che feci qualche salto mortale per reperire il volume. Non è di certo comparabile a IL MINOTAURO E' USCITO A FUMARSI UNA SIGARETTA (250 pagine -credo- di nulla assoluto). Qui almeno lo sviluppo è originale così come sono originali alcuni spunti della storia: uno piscologo decide di affidare ai dadi le scelte fondamentali della propria vita, e da qui elaborare una teoria riguardante lo sdoppiamento di personalità. Quest'ultimo dettaglio si riscontra nello stile di scirttura: si alternano parti in prima persona a parti in terza persona in successioni improvvise ed imprevedibili. E' chiaro che alcune soluzioni proposte dall'autore sono volutamente paradossali (e talvolta anche divertenti). Solo che alla fine sembra che il gioco abbia preso un po' la mano allo scrittore.
    L'altro dato negativo riguarda il fatto che che all'interno della storia siano stati inseriti troppi squarci per addetti ai lavori (psicologi, psicanalisti e compagnia cantante) che sicuramente appesantiscono la lettura della vicenda, che tra l'altro va oltre le 500 pagine.
    Quindi, tre stelle e a casa...

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    Ciccioenri said on Feb 19, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Un'idea originale, ma parlare di psicologia,rapporti sociali,religione e sesso con ironia e con giusti dosaggi è un'impresa titanica.Alcuni capitoli sono splendidi ma non tutto il libro è dello stesso livello.

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    Pandic said on Jan 21, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "...La vita è un'isola di estasi in un oceano di noia e, dopo i trent'anni, è raro veder terra. Nel migliore dei casi vaghiamo da una smangiata striscia di sabbia a un'altra, ben presto assuefatti a ogni granello di sabbia che vediamo..."

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    NYSE said on Nov 23, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Worship the Dice!

    I am the dice man
    And I take a chance, huh
    Do you take a chance, huh?

    Arrivo a questo "classico di culto" via The Fall, dopo aver ritrovato il nome Rhinehart citato pure dagli At The Gates all'altezza di Slaughter of the Soul. Le ispirazioni di sua ...(continue)

    I am the dice man
    And I take a chance, huh
    Do you take a chance, huh?

    Arrivo a questo "classico di culto" via The Fall, dopo aver ritrovato il nome Rhinehart citato pure dagli At The Gates all'altezza di Slaughter of the Soul. Le ispirazioni di sua dadezza Mark E Smith (uno che deve gettare molti dadi, quando si tratta di considerare il trattamento da riservare ai suoi bandmate) non si discutono.

    Questo libro, che è un romanzo ed è - purtroppo e contro certe notizie che all'epoca della sua uscita eran state fatte circolare - pura finzione, basa tutte le sue 500 e rotte pagine su una stupenda trovata narrativa: cosa può succedere se una persona comincia ad orientare tutte le sue azioni e "decisioni" in base al risultato di un lancio di dadi? E cosa succede se questa persona è uno pischiatra in grado di diffondere il suddetto modus vivendi prima a singoli pazienti, poi a interi gruppi di persone, aprendo Centri di Terapia improntati solo ed esclusivamente sul Caso?

    Ci si sganascia dalle risate mentre si leggono le mille reazioni incoerenti - e tutte dettate dal sacro sinolo di lancio di dadi e scelta di alternative d'azione eccentriche - ai tentativi fatti dalla società per riprendere il dottor psicoterapeuta L.R. nella sua rete.

    Simulare bavoso ebetismo nel pieno centro di un party di psichiatri, cambiare peronalità a comando e pavoneggiarsi dadamente nel proprio proteiforme vorticare, affidarsi al caso anche - se non soprattutto - nelle situazioni esistenzialmente più dense, abbandonare abitudini, tradire, uccidere, digiunare, aprirsi al misticismo più patetico, cambiare orientamento sessuale. Contro la propria volontà e solo perché è uscito il numero a cui avevate associato l'alternativa giusta/sbagliata. Distruggere il proprio ego. Assolutamente annientarlo. Diventare strumenti del Puro Caso. Fare della propria vita l'azzardo di un dio imbecille e cieco, Alea Abscondita.

    Sarebbe, la vita, molto più interessante, si vendessero più cubetti numerati con pallini da uno a sei. E chi se ne frega se ci risulteremmmo tutti inaffidabili vicendevolmente. Sull'affidabilità si montano impalcature totalitarie, anche.

    Detto, di sfuggita, della condivisibilità di alcune pagine in cui il dottor L.R. ancora cerca di giustificare la pura gioia del divinatorio azzardo sulla vita (non fosse stata semplice fiction, "L'uomo dei dadi" avrebbe potuto essere il geniale incrocio tra l'I Ching, un Mein Kampf privato di volontarismo e l'Ecclesiaste) con ragionamenti sull'imprigionamento delle potenzialità di un uomo nelle singole personalità che il mondo della normalità ci concede (la cosa è meno adolescenziale di quanto si creda), è pure da far notare che la scrittura è meno diversificata di quanto avrebbe meritato la storia scritta. Non penso sia un problema di testo tradotto. Lo stile, a dispetto dell'avvertenza iniziale dell'io narrante, è sempre più o meno lo stesso, tutte le personalità di Luke Rhinehart parlano alo stesso modo, descrivono gli eventi alla stessa maniera, non si lasciano andare veramente alla piacevolezza del raccontare a cazzo. Perché reprimere l'eloquio forbito, la dabbenaggine stilnovistica, il wit johndonnesco, il cronaschismo pedante, il puro flusso di coscienza? DAl punto di vista della scrittura, quindi, il libro è un po' piatto.

    Però, ci si diverte lo stesso. E almeno si può provare a fare qualche esercizio coi dadi. E che i Santi Cubi Onnipotentemente Predisposti A Redimere Egoisti mi consentano, almeno domani, di non andare a lavoro saltellando su una gamba sola o in monopattino o indossando la maglia del pigiama alla rovescia.

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    sucker mystique said on Apr 20, 2013 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    L'uomo dei dadi è un romanzo dall'incipit molto accattivante: si affronta un tema su cui dopo i 30 (di solito) si diventa piuttosto sensibili, la sensazione del progressivo chiudersi di una strada dopo l'altra, la tristezza legata alla percezione del ...(continue)

    L'uomo dei dadi è un romanzo dall'incipit molto accattivante: si affronta un tema su cui dopo i 30 (di solito) si diventa piuttosto sensibili, la sensazione del progressivo chiudersi di una strada dopo l'altra, la tristezza legata alla percezione della vita e della propria persona sempre più ingessate in un copione, nemmeno sempre scelto e perseguito.

    Il protagonista, uno psicoterapeuta, decide, quasi per caso, alla fine di una serata ripetutasi come mille altre, che, se il dado che è rimasto sul tavolo mostrerà la faccia dell'uno, allora scenderà e violenterà la sua vicina di casa, nonché amica, nonché moglie di uno dei suoi più cari amici e collega nello stesso studio.

    Da quel momento la vita di Luke Rhinehart sarà sempre più regolata dalle scelte operate dai dadi, una trovata divertente e provocatoria, un po' come dire che di fronte ai mali della società e alla rigidità dei ruoli imposti e accettati, il caleidoscopio che invece provoca la casualità del dado non sarà peggio.

    La considerazione seria è che la tentazione di obbedire al dado irrigidisce esattamente come un'altra qualsiasi maschera, non è il mutamento continuo in sé a rendere libera e consapevole una persona.
    Vero è che si fa una gran fatica a scegliere cosa si vuole anche quando non vi sono limitazioni esterne ad influenzarci (mannaggia alle abitudini), ma così si passa da una schiavitù ad un'altra e non escludo che Luke Rhinehart ne abbia la percezione e che a modo suo il messaggio alla fine lo trasmetta.

    Sul romanzo invece: l'ennesimo episodio surreale provocato dal lancio dei dadi mi ha fatta sbadigliare. All'inizio gran divertimento, andando avanti inizi a dire 'beh, ora cambierà' ma sorridi ancora, invece lui te li racconta proprio tutti, senza risparmiarti nulla, fino allo sbadiglio.
    Qualche riassunto in più alle elementari avrebbe giovato.

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    Lighea said on Mar 10, 2013 | 5 feedbacks

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