TODOS TIENEN RAZON

By

3.6
(3007)

Language: Español | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) Italian , French , English

Isbn-10: 8433975714 | Isbn-13: 9788433975713 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

Do you like TODOS TIENEN RAZON ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Sorting by
  • 1

    abbandoni

    Nonostante le critiche favorevoli che avevo letto, questo libro non mi ha convinto affatto. Tony Pagoda è un personaggio odioso, la prosa è stanca e noiosa e non sono mai riuscita ad entrare nell'atmo ...continue

    Nonostante le critiche favorevoli che avevo letto, questo libro non mi ha convinto affatto. Tony Pagoda è un personaggio odioso, la prosa è stanca e noiosa e non sono mai riuscita ad entrare nell'atmosfera del libro. Facendo fatica ad andare avanti ho abbandonato ogni tentativo (cosa che mi accade di rado). Rivendico la libertà di mollare un libro, è salutare.

    said on 

  • 4

    Non avevo capito niente...

    Bellissima sorpresa: mi aspettavo un libro "leggero", invece ho trovato un libro di filosofia applicata, lezioni di praticità di vita e disincanto senza cinismo.
    Tony Pagoda chiaramente imparentato co ...continue

    Bellissima sorpresa: mi aspettavo un libro "leggero", invece ho trovato un libro di filosofia applicata, lezioni di praticità di vita e disincanto senza cinismo.
    Tony Pagoda chiaramente imparentato con Jep Gambardella.

    said on 

  • 4

    versione audiolibro: bellissimo. l'ho ascoltato ogni volta che potevo, il personaggio principale è ben costruito, pregi e difetti, da vero essere umano. la lettura di servillo mi ha fatto immaginare i ...continue

    versione audiolibro: bellissimo. l'ho ascoltato ogni volta che potevo, il personaggio principale è ben costruito, pregi e difetti, da vero essere umano. la lettura di servillo mi ha fatto immaginare il tutto meglio di in film. consigliatissimo.

    said on 

  • 4

    Sembravano fuochi, ma erano miccette che facevano fetecchia

    Amaro, schietto, disincantato, a tratti filosofico: 'Tutti hanno ragione' è un saggio sulle contraddizioni umane e sui convulsi e goffi tentativi di ogni uomo di venirne a capo o, più realisticamente ...continue

    Amaro, schietto, disincantato, a tratti filosofico: 'Tutti hanno ragione' è un saggio sulle contraddizioni umane e sui convulsi e goffi tentativi di ogni uomo di venirne a capo o, più realisticamente, di conviverci.
    L’autore ci mette faccia a faccia con un caleidoscopico scenario umano di fragilità, bassezze ed incongruità alternate a fulgide, potenti, semplici ed essenziali verità: ‘hanno tutti ragione’, dice a p.219 Tonino Paziente, adulatore di tutti e, dunque, di nessuno.
    Lo sfondo del romanzo è quello della mondanità volgare e annichilente de ‘La grande bellezza’, film che si configura, per qualunque spettatore che abbia letto anche il libro, come una nitida trasposizione su pellicola del Sorrentino scrittore da parte del Sorrentino regista.
    Noia, insofferenza e pippate di coca quale illusorio sollievo di una vita scardinata: questo lo scenario in cui si muove il protagonista, Tony Pagoda, cantante melodico napoletano scanzonato e sommessamente tormentato, in cui si scorge chiaramente il germe del Jep Gambardella cinematografico.
    Sono entrambi eroi decaduti, metafora di un'umanità decaduta. Sono uomini afflitti e spigolosi, delusi da tutto, in primis da se stessi e costantemente impegnati in una lotta ad armi impari con il proprio fardello di vissuto e con il proprio io.
    Pur impegnati in una tale esasperante dinamica questi due eroi conservano l’abilità e il genio, quasi artistici, di non scadere in una malinconia fastidiosa e scontata: sono disillusi ma senza fronzoli, netti, non indugiano in analisi superflue e forzate per dare un senso alle cose (‘Se cominci a dare un senso alle cose, significa che stai invecchiando’ T. Pagoda, p. 76): semplicemente osservano, constatano, prendono atto e fanno l’occhiolino al loro dolore.
    Senza troppe sbavature o la pretenziosità di darci lezioni di vita, Sorrentino descrive con grande acutezza l’abbrutimento in cui sfocia la cultura quando impiegata per scopi innaturali, ridotta a combustibile per alimentare stupide chiacchiere del dopocena di una borghesia vacua.
    L’emancipazione culturale di questi salotti è solo una vanitosa illusione e i discorsi fintamente impegnati si configurano come mezzuccio per non risvegliare coscienze assopite, ingorde di rassicuranti bugie in cui crogiolarsi per non fare i conti con ciò che realmente si è: il nulla avvolto in un bel fiocco.
    E’ in un simile contesto che la superficialità si traveste da ammaliante conquista di libertà ed il vizio assume un valore esistenziale: nessuno, neanche Tony Pagoda, pur odiando il superfluo di cui è circondato e aspirando (più o meno consapevolmente) a qualcosa di più vero e buono, può esimersi dal coltivare il vizio, giacché esso è l’unica patina che protegge l’uomo dalla realtà della sua bruttezza e inadeguatezza, l’unica coccola per cuori stanchi e disarmati, l’unica coperta per difendersi dal freddo della nuda verità.
    L’innocenza dei bagni a mare da adolescenti è perduta: un senso di incompiuto avvolge il lettore e il protagonista fino all’ultima pagina, mentre si fanno strada tentativi insoddisfacenti di evasione o di esplorazione.
    Eppure tutto questo intenso sforzo, almeno del lettore, potrebbe essere affievolito se solo leggesse la prefazione del libro che si conclude, a pag. 13, con le seguenti parole: ‘Non sopporto niente e nessuno. Neanche me stesso. Soprattutto me stesso. Solo una cosa sopporto. La sfumatura’. Questo è un testamento. E se volete esserne gli eredi legittimi, non vi resta che leggere il libro.

    said on 

  • 3

    Ho trovato in questo libro tutta la disillusione de "La grande bellezza" e la malinconia del tempo che passa di "Youth". Un testo che scorre, scritto bene. senza troppi giri di parole, in cui il letto ...continue

    Ho trovato in questo libro tutta la disillusione de "La grande bellezza" e la malinconia del tempo che passa di "Youth". Un testo che scorre, scritto bene. senza troppi giri di parole, in cui il lettore si riconosce. La magia dei film di Sorrentino però è ineguagliabile, anche se non ci sono dubbi sul talento e sulla versatilità del personaggio. Tre stelle piene

    said on 

  • 3

    il salto del sermone

    un po' sermone un po' pippone un po' frasistico un po' pesantistico eppure mi inkioda alla pagina densa di concetti, di infinite parole che devono e vogliono stare a galla con tutte le proprie forze.. ...continue

    un po' sermone un po' pippone un po' frasistico un po' pesantistico eppure mi inkioda alla pagina densa di concetti, di infinite parole che devono e vogliono stare a galla con tutte le proprie forze... servillo/sorrentino/pagoda triade maledetta e ipertrofica egotica

    le donne non vogliono vedere come andrà a finire. Perché non vorrebbero mai finire.

    esiste un solo tipo d'amore. L'amore nudo. Un'altra catastrofe.

    eppoi tutti vogliamo distinguerci ma non sappiamo bene come, magari frugando nella propria sacca di pelle, una ghianda che ci sussurri: cazzo, questo lo sai fare, ci riesci! Dici davvero? Fidati. Anche se fino in fondo non sai davvero quanto prestare fiducia, figuriamoci la fede

    Gli uomini si arrabattano. Goffi e perennemente imbranati, anche quando hanno posseduto settemila donne. Nelle cose di sesso, gli uomini restano eterni dilettanti.

    A volte li puoi vedere i tuoi sensi di colpa, riposano insonni sul comodino vicino a te, quasi tutte le notti, incartati in lussuosi pacchi dono di colore nero e fiocco argentato.

    said on 

  • 1

    MEDIOCRE DEPRIMENTE

    E' ben scritto ma quel che si legge fa male al cuore, c'è ironia ma è un distillato di pessimismo e di morte della speranza. I personaggi beh ... il peggio del peggio!, il protagonista è un tossicoma ...continue

    E' ben scritto ma quel che si legge fa male al cuore, c'è ironia ma è un distillato di pessimismo e di morte della speranza. I personaggi beh ... il peggio del peggio!, il protagonista è un tossicomane assassino che vuole insegnarci come va il mondo, la gran parte degli altri assomigliano a Berlusconi o ai magna magna della politica nostrana, fantomatici occulti uomini di potere squallidi. Un omaggio alla squallidità umana. SCONSIGLIATISSIMO

    said on 

  • 3

    Discreto libro, ma è meglio che continui a dirigere

    Se sei un pittore, un regista, uno sceneggiatore e chissà quant'altro, è normale che ti venga voglia di scrivere un romanzo. Nonostante tu non sia uno scrittore. Nonostante tu scriva periodi così. Com ...continue

    Se sei un pittore, un regista, uno sceneggiatore e chissà quant'altro, è normale che ti venga voglia di scrivere un romanzo. Nonostante tu non sia uno scrittore. Nonostante tu scriva periodi così. Come chi si dà un tono ma non è uno scrittore. Come la Mazzantini. Punti su punti per non dire granché spesso. E a volte paragrafi interminabili di elucubrazioni mentali, che difficilmente un cantante napoletano semi-analfabeta, cocainomane e svezzato dalla vita (quale è Tony Pagoda), sarà mai in grado di concepire.
    Però a noi, come a Tony, ci frega il senno di poi, sapere che questo personaggio tipicamente italiano (citazione assai più dotta di Sorrentino, ovvero quello che vuole fare un film con lui in Boris), contiene i prodromi di Jep Gambardella della Grande Bellezza,( non vi svelo né i punti di contatto ma ci sono), fa rivalutare il tutto.
    E' come se Sorrentino avesse avuto la visione di questo suo film, di questa sua storia, ma avesse deciso che la narrativa fosse il modo migliore per raccontarla. La storia tuttavia, gli ha dato torto. Peccato, perché questo libro non si può definire brutto, ha degli spunti notevoli e delle istantanee geniali, nonché un soggetto godibile e che fa immediatamente presa: quello che ci si attende da un buon film in pratica. Che continui a scrivere film dunque, la musica, i silenzi, le inquadrature sorreggeranno gli spunti di cui sopra, senza il bisogno di ricorrere ad arzigogoli senza verbo, perifrasi spericolate o metafore da diari liceali.

    said on 

Sorting by