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TU ROSTRO MAÑANA I

FIEBRE Y LANZA PREMIO SALAMBO 2003|

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Publisher: Punto De Lectura

4.0
(104)

Language:Español | Number of Pages: 544 | Format: Others | In other languages: (other languages) English

Isbn-10: 8466313656 | Isbn-13: 9788466313650 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
«No debería uno contar nunca nada», dice el narrador, Jacobo o Jacques Deza. Y sin embargo su tarea en Londres va a ser contarlo todo, hasta lo aún no sucedido, al ser contratado por un grupo creado durante la Segunda Guerra Mundial por el Servicio Secreto Británico para que con su «don» o maldición les diga lo que la gente hará en el futuro y cómo serán sus rostros mañana, quiénes nos traicionarán o nos serán leales.
Sorting by
  • 5

    Una delicia.

    Leer a Marías es un placer, por el uso de las palabras y por el tema.

    No es tan duro como imaginaba, aunque me ha gustado más el principio que el final.

    http://lahierbaroja.wordpress.com/2013/12/03/tu-rostro-manana-i-fiebre-y-lanza-javier-marias/

    said on 

  • 5

    Sin duda un libro complejo. Para mi la lectura fue lenta, masticada, pero también disfrutada. La historia casi se esconde tras el estilo en ocasiones pero siempre acaba saliendo. A por el segundo.

    said on 

  • 5

    Profundo

    Me costo' trabajo leer esta novela, aunque yo ame a Marías. La aconsejo solo a los "iniciados". Pero la lengua es tan bella y los pensamientos tan profundos que merece otras 5 estrellas.

    said on 

  • 5

    Difficile recensire questo primo libro della trilogia perché a lettura conclusa si comprende che non è compiuta e che oltre a lasciare in sospeso il lettore manca la quadratura che è tipica della scrittura di Marìas.
    Per chi ha già letto “Tutte le anime” (uno dei migliori a mio avviso) trov ...continue

    Difficile recensire questo primo libro della trilogia perché a lettura conclusa si comprende che non è compiuta e che oltre a lasciare in sospeso il lettore manca la quadratura che è tipica della scrittura di Marìas.
    Per chi ha già letto “Tutte le anime” (uno dei migliori a mio avviso) troverà alcuni personaggi e lo stesso ambiente, l’Inghilterra, che però non incide per chi non lo ha mai letto, Marìas è sufficientemente esaustivo in questo suo riprendere vecchi personaggi e non è certamente un sequel.
    Ritroviamo il protagonista Jacques o (Diego in spagnolo) Deza che dopo la separazione coniugale torna in Inghilterra per superare la crisi sentimentale, qui trova lavoro presso la BBC, un sabato sera accetta l’invito a cena di un vecchio amico, il prof. Wheeler di Oxford il quale lo mette in contatto con un tale Mr Tupra che lo ingaggia come "traduttore o interprete delle persone, dei loro comportamenti e reazioni, delle loro inclinazioni e caratteri”.
    Marìas tende a dilatare la storia, con continui rimandi e divagazioni, c’è da dire che gli intrecci nei romanzi di Marìas sono logici, solidi e razionali, sono però complementari al vero protagonista di tutti i suoi romanzi, che è il “pensiero”. Le storie hanno tutte una quadratura finale, ma mentre ci si addentra alla questione si è allo stesso modo interessati alle divagazioni e a dove porteranno e perché.
    In questo romanzo, una delle divagazioni è incentrata sulle differenze culturali tra l’Inghilterra e la Spagna, differenze sulle quali focalizza l’attenzione sul significato delle parole e sulle diverse parole per esprimere stati d’animo o situazioni, in un gioco di rimandi linguistici che possono dare se non significati diversi, sfumature diverse. Ecco infatti che nelle conversazioni fra il protagonista, Jacques e il prof. Wheeler capita che essi passino da una lingua all’altra per definire meglio qualcosa.
    Ma torniamo a Jacques. Potrebbe sembrare dalla definizione di cui sopra che lo caratterizza, che egli sia quasi un sensitivo, o uno stregone, per la sua capacità “divinatoria”, egli riesce infatti a intuire se una persona mente, o nasconde delle informazioni, o le manipola o le strumentalizza, riesce a percepire quello che sarà domani, nel futuro, quando la maschera sarà caduta.
    Marìas però sgombra subito il campo dall’ipotesi di possibili doti sopranaturali del suo protagonista, e lascia intuire che tutti siamo invece in grado di capire e arrivare a farci un’idea del futuro, dalla attenta osservazione del presente (e del passato), perché di solito ci fermiamo a quello che vediamo e sentiamo, e poco sviluppiamo la capacità di guardare “al di là del necessario”.
    Jacques viceversa, preferirebbe non saper interpretare i segni, per non doversi difendere “dal volto di domani” delle persone che lo circondano, ed ecco come Febbre e Lancia sono i simboli che si ripetono, la febbre è il dolore della “prescienza” ovvero della capacità di capire e percepire i volti delle persone dietro le maschere. La lancia è la difesa al dolore, con la quale attaccare chi ci tradirà malgrado tutto. Perché il futuro, dice Marìas, ci condiziona più del passato, eppure non vogliamo leggere quei segni che tendiamo a liquidare come frutto di immaginazione, perché è faticoso stare sempre allertati e “a tutti noi piace gettare lontano lo scudo e marciare leggeri brandendo la lancia come un ornamento”.
    Un analisi introspettiva che passa anche attraverso la Guerra civile in Spagna (i tradimenti e le delazioni tra connazionali) e per la Londra bombardata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale (quando ci si doveva difendere tacendo per evitare l’ascolto del nemico e il carpire informazioni e quindi l’attacco).

    said on 

  • 3

    Demasiado.

    Demasiado largo, demasiados adjetivos, demasiadas vueltas a las mismas ideas, demaasiado de todo.


    El libro está bien escrito pero es muy lento. Empieza a ponerse interesante hacia la mitad y trata algunos aspectos históricos muy interesante (como la detención de Nin durante la Guerr ...continue

    Demasiado largo, demasiados adjetivos, demasiadas vueltas a las mismas ideas, demaasiado de todo.

    El libro está bien escrito pero es muy lento. Empieza a ponerse interesante hacia la mitad y trata algunos aspectos históricos muy interesante (como la detención de Nin durante la Guerra Civil), pero en general da muchas vueltas yse pierde en adjetivaciones interminables, que utiliza para dar vueltas una y otra vez sobre una misma idea: hablar o no hacerlo, confiar o no confiar, contar o no contar...

    No es mal libro, pero desde luego no está entre mis gustos. Sospecho que no voy a ser capaz de leerme la segunda parte.

    said on 

  • 5

    For the pleasure of playing with the language

    Javier Marias deserves the Nobel Prize. This two are wonderful examples of his work.


    Los dos maravillosos libros de Javier Marias me fascinaron. Hay que leerlos, pues escribir sobre ellos es como faltarles al respeto. Realmente son dos obras maestras y estoy esperando a que la biblioteca c ...continue

    Javier Marias deserves the Nobel Prize. This two are wonderful examples of his work.

    Los dos maravillosos libros de Javier Marias me fascinaron. Hay que leerlos, pues escribir sobre ellos es como faltarles al respeto. Realmente son dos obras maestras y estoy esperando a que la biblioteca compre el tercer volumen para devorármelo como hice con estos dos.

    said on 

  • 5

    Marías no defrauda con este libro. Tengo que comenzar la segunda parte pero lo haré con ganas después de la excelente narración de la primera. Un libro que engancha con su prosa interesante y cadente.

    said on