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Talento da svendere

Perché in Italia il talento non riesce a prendere il volo

Di

Editore: Einaudi

4.3
(46)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 191 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806185691 | Isbn-13: 9788806185695 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Business & Economics , Education & Teaching , Social Science

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Descrizione del libro
La mancanza di talenti è un aspetto del declino italiano. Perché il talento non è un dato naturale ma un prodotto di un sistema che va orientato attraverso politiche d'investimento, economiche e non può essere relegato a ciclici e generici dibattiti sulla ricerca o sui giovani. Saper coltivare e valorizzare il talento non è un optional, ma un imperativo per competere nell'economia di oggi, che chiama in causa tutti i principali attori del nostro sistema socio-economico: università, imprese, sistema sociale e territoriale. Il fallimento italiano è rintracciabile in problemi e ritardi in ciascuno di questi ambiti, che il libro analizza e discute in profondità, proponendo anche alcune soluzioni strutturali per affrontare il problema.
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  • 4

    Un libro necessario per sfatare i miti sul talento italiano, troppe volte mitizzato come una promanazione diretta e innata dei nostri antenati illustri e troppo poco discusso per quello che realmente è (o dovrebbe essere): competenze e saperi.

    ha scritto il 

  • 4

    Una ventata d'aria fresca

    Se i politici italiani dessero almeno un'occhiata a libri come questo, l'Italia potrebbe dormire sonni più tranquilli e sperare in un futuro migliore.
    Irene Tinagli esegue un'analisi dettagliata della situazione universitaria, economica e politica che spinge i talenti a fuggire in paesi div ...continua

    Se i politici italiani dessero almeno un'occhiata a libri come questo, l'Italia potrebbe dormire sonni più tranquilli e sperare in un futuro migliore.
    Irene Tinagli esegue un'analisi dettagliata della situazione universitaria, economica e politica che spinge i talenti a fuggire in paesi diversi dall'Italia.
    Un libro ben curato, scorrevole, anche se a volte glissa sui particolari dei singoli argomenti trattati: spazia veramente molto, rendendo l'analisi - che è il fine ultimo - più che esaustiva.
    Ancora una nota: non si propongono soluzioni, ma si ragiona su quasi tutte le possibili strade perseguibili per ottenere dei miglioramenti.
    Consigliato a chi crede nel futuro.

    ha scritto il 

  • 0

    Ha scelto gli Stati Uniti per completare il suo percorso di studi e poi la Spagna (all'università Carlos III di Madrid) per la docenza universitaria, ma non ha mai rinunciato all'impegno per l'Italia, attraverso ricerche e pubblicazioni. Irene Tinagli, classe 1975, nata e cresciuta a Empoli, laur ...continua

    Ha scelto gli Stati Uniti per completare il suo percorso di studi e poi la Spagna (all'università Carlos III di Madrid) per la docenza universitaria, ma non ha mai rinunciato all'impegno per l'Italia, attraverso ricerche e pubblicazioni. Irene Tinagli, classe 1975, nata e cresciuta a Empoli, laureata alla Bocconi di Milano illusioni non se ne è mai fatte: «sapevo che sarebbe stato difficile rientrare», perchè «è questo il vero problema per chi sceglie esperienze lavorative fuori dal nostro Paese». «C'è tanta gente che avrebbe la possibilità di andarsene, ma ha molta paura di non trovare più un posto se decide di tornare». Eppure la sua esperienza all'estero è piena, appagante e ora Tinagli è stata premiata dal World Economic Forum come "Young global leaders" per "le doti professionali, impegno nella società e potenziale contributo a dare forma al futuro del mondo".
    Il suo percorso all'estero inizia a Pittsburgh dove ha incontrato Richard Florida «le sue ricerche su processi di innovazione nelle città e nelle regioni mi interessavano molto», racconta. «Lui stava lavorando al libro che l'ha reso famoso "L'ascesa della classe creativa" e mi ha incoraggiata ad approfondire quei fenomeni in Europa e in Italia». Da quell'esperienza è nato "Talento da svendere", che ha pubblicato con Einaudi.

    Qual è la mancanza più pesante per l'Italia nella valorizzazione dei giovani talenti?
    «Ci sono due facce della medaglia: una legata alla valorizzazione, al merito, alla capacità di esprimersi e quindi alla necessità di sistemi più trasparenti nell'allocazione delle opportunità, più meritocratici; l'altra è quella relativa allo sviluppo delle condizioni che consentano a tutti di arrivare a certi risultati. L'Italia, in entrambi gli aspetti fa ancora fatica, è un paese nel quale i divari aumentano, ci sono sacche di povertà, c'è una cristallizzazione dell'accesso alle opportunità sia all'ingresso che nelle fasi di valorizzazione, è un sistema chiuso. Questo demotiva, non facilita il ricambio e gli entusiasmi, produce un clima di rassegnazione.

    La crisi ha peggiorato la situazione?
    In realtà i problemi dell'Italia vengono prima della crisi, perchè noi paghiamo il prezzo di scelte mancate. La gestione di questa fase è stata caratterizzata da un certo rigore nella finanza pubblica, e questo è stato positivo, vista la situazione del deficit. Ma mancano politiche strutturali che imprimano un cambiamento chiaro. Va bene il risparmio ma occorre saper investire, anche su politiche per la ricerca.

    Parilamo di politica. Lei aveva creduto nel Pd ed era stata nel Coordinamento Nazionale con Walter Veltroni. Poi cosa è successo?
    Non è successo niente, il problema è stato proprio questo. Non ho mai avuto ambizioni politiche e ho aderito a quel progetto perchè speravo di poter dare un contributo di idee, di rinnovamento in termini di formulazione politica. Ma in realtà non sono mai stata integrata in quel gruppo, evidentemente non c'era bisogno di me, così ho deciso di venirne fuori. D'altronde i partiti politici servono a questo, a cambiare il paese, l'accademico da solo non lo può fare, può dare un contributo di idee perchè le formazioni politiche si possano rinnovare. Ma deve essere una strada a due binari, altrimenti il meccanismo si inceppa. Putroppo questa ricettività nei confronti di idee nuove, di risorse esterne non c'è stata. Ma non credo sia un problema solo del Pd, credo sia un problema anche di altri partiti.

    Poi è arrivata l'esperienza con Italia Futura
    Si, quella è arrivata poco dopo. Italia Futura non è un partito e quindi non ha quelle connotazioni biologiche, è svincolata da certe dinamiche e si pone come obiettivo quello di analizzare problemi, pensare soluzioni e stimolare il dibattito pubblico. Sono caratteristiche che la rendono un contesto più affine a me.

    E ora che idea si è fatta di quello che sta accadendo sulle regionali? Il solito pasticcio italiano?
    Purtroppo sono quelle cose incredibili che ormai non ci sorprendono più, è questo che mi colpisce dell'Italia: accadono fatti che fino a qualche anno fa sembravano impensabili, ma ormai non si sorprende più nessuno. È un sintomo di come siamo abituati al peggio.
    Anche gli episodi di corruzione che sono emersi in queste settimane mi hanno indignata. Chiamano in causa imprenditori di successo, persone nelle quali avevamo fiducia, che non avevano alcun bisogno di denaro. Sembra un sistema talmente pervasivo, tanto diffuso da riuscire a inghiottire tutto.

    Lei è un talento riconosciuto anche dal World Economic Forum, include nei suoi progetti per il futuro l'Italia?
    A me piace molto quello che faccio, mi piace fare ricerca e misurarmi anche con problemi concreti. Mi appassiona riuscire ad avere questo ruolo di ponte tra il mondo accademico e persone che stanno fuori da questo universo. Spero di continuare a farlo, magari a livelli più impegnativi, che abbiano un impatto maggiore. Lo faccio anche in altri paesi, ho lavorato in Svezia, in Norvegia. Ma la soddisfazione che provo quando mi occupo del mio Paese è diversa, perchè mi piace pensare all'Italia non fra trent'anni, ma fra cinque.

    diSara Bianchi (sole24ORE)

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro!

    Un capolavoro che spiega con chiarezza quali siano i problemi della societa' italiana, soprattututto per i giovani: la comunita' italiana, immobile e conservatrice, vede con sospetto ed osptilita' i creativi e chi vuole cambiare o riformare qualsiasi cosa.

    ha scritto il 

  • 4

    Scoraggiante, ma apre gli occhi. Lo consiglio a tutti coloro che hanno intrapreso o vorrebbero intraprendere la carriera di ricercatori universitari e mi congratulo per non averla scelta quando a suo tempo mi fu proposta: a quest'ora sarei all'estero o mi roderei il fegato!

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro di talento, e che talento!

    La definizione di talento è qualcosa che tutta Italia dovrebbe imparare a memoria. Il resto è un'analisi lucida e aggiornata dell'Italia e dei suoi problemi. Manca giusto qualche idea, qualche proposta sul come uscire da questa situazione.

    ha scritto il 

  • 5

    Manifesto

    Questo dovrebbe essere un manifesto da tenere sempre presente per capire cosa potrebbe essere l'Italia e dove potrebbe andare...
    Purtroppo la classe dirigente italiana odierna si perde in questioni di infimo conto e non ha progetti ad ampio respiro.
    Per dirla con Irene, non ha sogni all ...continua

    Questo dovrebbe essere un manifesto da tenere sempre presente per capire cosa potrebbe essere l'Italia e dove potrebbe andare...
    Purtroppo la classe dirigente italiana odierna si perde in questioni di infimo conto e non ha progetti ad ampio respiro.
    Per dirla con Irene, non ha sogni alla JFK...

    ha scritto il 

  • 4

    Partite!

    Irene Tinagli, giovane ricercatrice della Carnegie Mellon University di Pittsburg, spiega in maniera semplice ed esaustiva come e perché in Italia il talento non viene riconosciuto.
    Parte da una ridefinizione (non sua, ma innovativa in Italia) del termine talento, che non ha a che fare con i ...continua

    Irene Tinagli, giovane ricercatrice della Carnegie Mellon University di Pittsburg, spiega in maniera semplice ed esaustiva come e perché in Italia il talento non viene riconosciuto.
    Parte da una ridefinizione (non sua, ma innovativa in Italia) del termine talento, che non ha a che fare con il genio, come si crede semplicisticamente in Italia, ma si basa su caratteristiche quali l'intraprendenza, la voglia di fare e di farsi valere.
    Per far funzionare bene un Paese, per farlo stare al passo con il progresso della comunità internazionale, bisogna fornire agli studenti l'educazione giusta (perché il tasso di laureati e anche di diplomati in Italia è minimo? è inutile far marcire i ragazzi all'università per dieci anni, farli laureare convinti di non saper fare nulla e impartendo loro solo nozioni teoriche, non riusciamo a dare loro un incentivo allo studio) e poi impegnarsi per valorizzarli (dare loro stipendi adeguati, permettere loro di mettere in pratica e a frutto quanto hanno studiato, offrire loro possibilità di carriera).
    Solo così l'Italia sarà in grado non solo di crescere e di dare importanza ai propri giovani, ma anche di attirare cervelli dall'estero.
    Lo studio non si limita al caso della ricerca universitaria, ma si allarga a ogni ambito lavorativo: alle imprese soprattutto, ma anche al mondo dell'arte e della moda.
    Tinagli offre anche degli spunti di riflessione sul ruolo della politica nella rivalutazione del talento e sottolinea che, se le cose non cambiano, l'unica cosa da fare è partire.
    E non tornare, aggiungerei.

    ha scritto il 

  • 4

    Offre qualche spunto interessante

    Si legge questo libro perché si ha già una certa idea in testa. Almeno questo è stato il mio caso.
    Ci sono spunti interessanti ma non l'ho trovato molto approfondito.
    Lo stile con cui è scritto non mi è piaciuto, un po' "immaturo".

    ha scritto il