Tales of Ordinary Madness

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Publisher: Virgin Books

3.9
(6815)

Language: English | Number of Pages: 240 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Spanish , Italian , Portuguese , Czech , Greek

Isbn-10: 0753513870 | Isbn-13: 9780753513873 | Publish date: 

Also available as: Softcover and Stapled , eBook

Category: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
Inspired by DH Lawrence, Chekhov and Hemingway, Bukowski's writing is passionate, extreme and has attracted a cult following, while his life was as weird and wild as the tales he wrote. This collection of short stories gives an insight into the dark, dangerous lowlife of Los Angeles that Bukowski inhabited. From prostitutes to classical music, Bukowski ingeniously mixes high and low culture in his 'tales of ordinary madness'. These are angry yet tender, humorous and haunting portrayals of life in the underbelly of Los Angeles.
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  • 5

    O con amore o niente

    Quando ho deciso di aprire questo libro, l'ho fatto con un po' di scetticismo. "Ma sì, sarà il solito autore americano sopravvalutato. Uno che fa il gradasso scrivendo storie di sesso e di sbronze". E ...continue

    Quando ho deciso di aprire questo libro, l'ho fatto con un po' di scetticismo. "Ma sì, sarà il solito autore americano sopravvalutato. Uno che fa il gradasso scrivendo storie di sesso e di sbronze". Eppure, mi sbagliavo. Quello che troviamo tra le pagine dei 62 racconti è più dell’"ordinaria follia". È il malessere autobiografico di uno scrittore, di un giornalista a tempo perso, che cerca di arrivare a fine mese e sbarcare il lunario con i mestieri più umili. Nelle pagine di Bukowski, quello che incontriamo non è solo il lavoratore precario e occasionale che si trasforma in ubriacone non appena riscuote la paga, non ci sono solo prostitute, amori facili, ubriacature a poco prezzo e scommesse alle corse dei cavalli (una vera e propria passione a cui non è possibile resistere, l'ennesima droga con cui l'autore cerca di ovattare i colpi della dura realtà quotidiana). C'è tutto il dolore della precarietà, dell'insoddisfazione perenne, del rifiuto degli schemi e degli standard imposti dalla società a cui il ribelle cerca di non piegarsi ma a cui è costretto a sottostare, se vuole rimanere in vita. Non ci sono alternative. La città - Los Angeles, in questo caso - tanto amata e odiata non fa sconti, non concede pietà. E poi le donne. Descritte come oggetti, come semplici "macchine da fottere". Ma l’apparenza del più becero maschilismo lascia trapelare un raggio di poesia. Perché è questo che è, in fondo, il mal di vivere. I bassifondi. Il degrado. La povertà. Le sbornie. Strumenti per trovare un senso in una vita che sembra non avere indirizzo né direzione. Strappare un piccolo, insulso, attimo di bellezza che per una volta valga la pena vivere.

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  • 4

    Folle. Triste. Vero.

    Ci sono aspetti di lui che non amo. Altri che ammiro. In questi libro Bukowski si è messo a nudo (in tutti i sensi). Può essere considerato uno "scarto" della società, pazzo, disperato, sregolato e im ...continue

    Ci sono aspetti di lui che non amo. Altri che ammiro. In questi libro Bukowski si è messo a nudo (in tutti i sensi). Può essere considerato uno "scarto" della società, pazzo, disperato, sregolato e immorale. Ma, permettetemi di dirlo, è Vero. Senza fronzoli né giri di parole, arriva subito al dunque.

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  • 3

    Quello che colpisce di Bukowski è l'assoluta schiettezza e il fatto che la esponga senza alcun pudore. Ciò può sconfinare nello squallore, lo ammetto, tant'è che alcuni racconti del libro li ho reputa ...continue

    Quello che colpisce di Bukowski è l'assoluta schiettezza e il fatto che la esponga senza alcun pudore. Ciò può sconfinare nello squallore, lo ammetto, tant'è che alcuni racconti del libro li ho reputati davvero di cattivo gusto. Ma ci sono altri che colpiscono e meritano davvero. In questi ultimi, Bukowski, seppur in un modo tutto suo, riesce a trasmettermi davvero qualcosa

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  • 2

    Premetto che non sono appassionata di racconti e non avevo mai letto Bukowski ma ne avevo sentito parlare e l'ho letto pensando fosse una lettura abbastanza leggera e infatti non sbagliavo. Insolito e ...continue

    Premetto che non sono appassionata di racconti e non avevo mai letto Bukowski ma ne avevo sentito parlare e l'ho letto pensando fosse una lettura abbastanza leggera e infatti non sbagliavo. Insolito e sfacciato, senza giri di parole diciamocelo: volgare; unisce vicende che lo riguardano a storie del tutto inventate anche se a volte il confine non è così netto.
    Donne, alcool e corse ai cavalli sono un pò i punti fissi, tra una parolaccia, un pensiero che dovrebbe essere filosofico e altre parolaccie. L'ho trovato insolito, non è il mio genere, ma almeno provando cose diverse si riesce a capire meglio ciò che rientra nelle nostre corde oppure no.

    said on 

  • 4

    Io sono me stesso

    Quando scrissi La seconda mezzanotte stavo leggendo Bukowski. Non l'ho mai ammesso prima di adesso, nemmeno a me stesso.
    Ricordo che stavo scrivendo qualcosa che mi riguarda un po' troppo da vicino. ...continue

    Quando scrissi La seconda mezzanotte stavo leggendo Bukowski. Non l'ho mai ammesso prima di adesso, nemmeno a me stesso.
    Ricordo che stavo scrivendo qualcosa che mi riguarda un po' troppo da vicino. Le scommesse e i casino'. E le donne.
    Dei cavalli non me ne importava niente, o meglio, non ci prendevo mai. Quasi mai, una volta centrai una tris a Tor di Valle per puro culo. Giocai a caso il numero 1 (che arriva piu' degli altri sul podio, statisticamente, credo perché il cavallo parte dallo steccato, fa meno metri, puo' guadagnare la testa con facilità e mantenerla se non ci sono combine in corso e il cavallo è in forma) Dicevo, che presi la tris giocando l'1 il 2 e il 5 e arrivarono effettivamente 5 - 2 - 1 ... Un milione e seicentocinquantamila lire. Ne lasciai 50 mila di mancia alla cassiera giovane e carina e in cambio ci guadagnai un'uscita per la sera dopo che si concluse in modo abbastanza ordinario. Si chiamava credo Silvia, ma potrei sbagliarmi, era molto carina perché quando entravo in sala corse mi teneva da parte il sacchetto con i libri che ostinatamente acquistavo alla Feltrinelli o nelle bancarelle dell'usato. All'epoca leggevo Walter Benjamin, Dostoeveskij, Fante, Flaubert, Sartre e Stevenson. Oltre a qualche novità editoriale che ogni tanto mi derubava con promesse raramente mantenute.
    Ricordo ancora alcuni nomi di cavalli che ho giocato solo una volta e mi hanno fatto vincere: e che giocai solo perché mi piacevano di nome...pensate quanto sono stupidi e sognatori i giocatori. .Ma tanto intendersi di cavalli vi assicuro che non serve a nulla.
    Giocai un certo Talleur - un altro che si chiamava RamboCiak - e Standing Ovation - e il mio preferito, quello che giocavo sempre e solo per il nome, un cavallo da galoppo di nome - "Confortably Numb" . Olre al nome mi piaceva anche per le sue caratteristiche nella corsa. Di solito faceva i 2000 metri, partiva sempre lento e rimaneva indietro e poi sui 200 finali girava a largo di tutti e finiva come un fulmine andando spesso a vincere o piazzandosi. Preferivo questi cavalli da rush finale piuttosto che quelli che mantevano la testa allo steccato e poi ti ammazzavano le coronarie negli ultimi metri mentre quelli dietro avanzavano a velocita' doppia.
    Credo di aver perso il filo, perché scrivo sotto assenza mercuriale nel cervello e in stato di grave difficoltà esistenziale, ma ricordo che si parlava di giocate ai cavalli. Non tanto di cavalli, pero'. Mi piaceva molto di piu' la roulette e appena potevo, appena guadagnavo qualcosa di piu dal mio primo vero lavoro retribuito in pubblicità me ne andavo a Montecarlo o a Saint Vincent - quest'ultimo però non mi piaceva molto perché ne uscivo quasi sempre con le pezze al culo.
    A Venezia, al Lido, andai solo due volte ma in un'occasione fu memorabile. Vi racconto perché ne vale la pena.
    Ero li' per il festival del cinema, premio alla sceneggiatura di una pellicola di cui non posso dirvi oltre, e tutti i giorni incrociavo gli occhi al Casino' dell'isoletta. Ma tenni duro fino all'ultima sera. Poi raccatai 250 mila lire (era il 2000) ed entrai avvicinandomi ai tavoli in compagnia di una giovane giornalista free lance che divideva il letto con me in albergo. (dividevamo il letto per dividere le spese).
    Puntai esattamente questi numeri - 1 - 14 - 20 - (tre numeri vicini) e zero 26 e 32 (altri tre numeri vicini) e il 17 perchè il 17 nero se giochi alla roulette non lo puoi escludere, anche se i numeri che escono di piu', non si sa perché sono il 18 e il 21. Che non gioco mai tranne nei carre'..
    Allora, giuro che uscirono in sequenza - tre volte il 17, poi l'1 e tre volte il 20. Quindi lo zero, di nuovo il 17 e il 14, e infine il 20.
    In mezz'ora ero praticamente ricco.
    Si era radunata una piccola folla di curiosi che applaudiva ogni volta che usciva il numero. E il croupier che mi portava le fiches dicendo - Vince ancora una volta il signore! -
    La giornalista accanto a me, che il diavolo se la porti lontano, continuava a strattonarmi fin dalla seconda vincita invitandomi a lasciare il tavolo prima di perdere tutto. Non sapeva, la cagna, che non si lascia mai un tavolo mentre si vince, si lascia quando si sta perdendo. Pochi giocatori conoscono questa regola e per quello vanno in malora mentre io sono ancora qui che scrivo romanzi bellissimi e finalisti di premi letterari.
    Gli altri, i cattivi giocatori, insistono quando perdono con la speranza vana di rifarsi, e appena vincono due soldi se ne scappano. In realtà la roulette desidera essere stesa a gamba all'aria quando la fortuna sta girando dalla tua parte, mentre si accanisce e ti massacra se le cose girano male. La roulette è come una donna, una donna bastarda. Ma anche come certi uomini.
    Le cose stanno sempre cosi, no?
    Quando non hai bisogno ti portano aiuto, quando stai affogando dove ti giri ti giri non trovi nessuno, o se ti va proprio male, becchi anche chi ti schiaccia sotto con una pedata.
    Non accadde quella sera però, e lasciai il Lido con trentadue milioni di lire.
    Dopo averne lasciati almeno un paio in mance e aver offerto a tutti i presenti quattro bottiglle di Champagne Tutankamon o come diavolo si chiama quel bottiglione da diversi litri.
    E' superfluo dirvi che quel denaro non duro' molto, i soldi vinti al gioco non durano mai tanto. Ma qualche settimana riuscii a spassarmela. I giocatori quando vincono grosse somme sono i piu' generosi di tutti, perché sono soldi vinti facile (facile per dire, in realtà sono sudatissimi) e perché credo il giocatore si senta un po' in colpa per tutte le volte che è rimasto in miseria e ha dovuto scroccare, farsi prestare denaro, rubarlo, o vendendosi qualcosa.
    io ricordo che nel mio piccolo quando ero proprio nella merda mi vendevo i libri alle bancarelle.
    All'epoca li pagavano il 25% del prezzo di copertina, ma siccome ne compravo tanti, capitava di venderne anche un bel blocco cosi da pagarci qualche cena e un po' di sfizi.
    Ovviamente poi appena vincevo ricompravo i libri che mi era dispiaciuto vendere.
    Credo di aver comprato almeno sei volte I fratelli Karamazov (con Dostoevskij, anche lui giocatore era piu' facile, so che non se la sarebbe presa d'esser svenduto in bancarella)
    3 volte vendetti Pynchon e altrettante Balzac.
    3 volte L'Ulisse di Joyce
    3 volte i Saggi di Calvino in cofanetto dei Meridiani Mondadori
    3 volte Fenoglio nella Pleiade
    2 volte Pavese nella stessa edizione
    4 volte l'Angelus novus di Walter Benjamin, e una volta addirittura mi capito per caso di ricomprare la mia stessa copia in un'altra città (che fosse anche il precendente possessore un giocatore?)
    E innumerevoli altri, che un po' ho ritrovato, e un po' si sono persi per sempre.
    Morale, ho capito che comprare compulsivamente libri non era un male assoluto perché potevano tornarmi d'aiuto al momento del vero bisogno, e non solo per leggerli.
    In teoria dovrebbero essercene delle altre, di morali e di insegnamenti ma non sta a me elencarveli. Tirate le vostre somme e io tirerò le mie.
    Le mie si fa presto a tirarle.
    Non ho piu' il becco di un euro. E diversi creditori che mi rincorrono.
    A volte per consolarmi penso che sia peggio per loro averli da prendere che per me da doverli dare.
    Ma non è vero. Mi struggo immensamente per i debiti. Vorrei non averne. Vorrei non aver buttato tutti quei soldi, più che altro.
    La gente a volte quasi invidia chi vive una vita avventurosa, disperata, adrenalinica. Ma dovrebbero sapere che fa molto piu' male il contrario. Chi ha vissuto una vita tumultuosa invidia sempre chi si sta riposando tranquillo, chi dorme sereno perché ha i suoi problemi ordinari ma non deve inventarsi delle giravolte incredibili e nascondersi, non farsi vivo, campare scuse, scomparire, vedere le persone a cui vuoi bene andarsene via una dopo l'altra.
    Direte - Ve la siete voluta.
    Rispondo: è vero.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    "La razza umana mi ha sempre disgustato. Ciò che, in sostanza, me la rende disgustosa è la malattia dei rapporti familiari, il che include il matrimonio, scambio di potere e aiuti, cosa che, come una ...continue

    "La razza umana mi ha sempre disgustato. Ciò che, in sostanza, me la rende disgustosa è la malattia dei rapporti familiari, il che include il matrimonio, scambio di potere e aiuti, cosa che, come una piaga, come una lebbra, poi diviene: il vicino di casa, il tuo quartiere, la tua città, la tua contea, la tua patria...tutti quanti che si abbrancano gli uni agli altri, nell'alveare della sopravvivenza, per paura e stupidità animalesca."

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  • 1

    Grande delusione

    Sono a metà di questo libro, ma mi sono già fatta un'idea molto precisa: questo libro non vale nulla. È il primo di Bukowski che leggo (suppongo anche l'ultimo)... Non mi aspettavo di certo un romanzo ...continue

    Sono a metà di questo libro, ma mi sono già fatta un'idea molto precisa: questo libro non vale nulla. È il primo di Bukowski che leggo (suppongo anche l'ultimo)... Non mi aspettavo di certo un romanzo romantico o elegante,ma nemmeno pensavo a un tale squallore. Sul serio, non capisco come alcune opere passino alla storia.

    said on 

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