Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Tales of the City

By Armistead Maupin

(22)

| Paperback | 9780552993845

Like Tales of the City ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

A story which charts the lives and loves of a group of people living in San Francisco.

90 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    mi rimangono gli altri 5 volumi...ma nonostante abbia apprezzato la scrittura veloce (moderna) e divertente del primo volume, non ho tutta questa brama di completarne la lettura

    Is this helpful?

    Ugo Goy said on Sep 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Spanish Tales - 07 set 14

    Un libro allegro, scanzonato, fuori le righe, certo, sicuramente datato (ha quasi quaranta anni!). Anche, se vogliamo, pieno di luoghi comuni (San Francisco città della gioia, dove tutto è permesso e tutto è possibile, ma anche città della tristezza ...(continue)

    Un libro allegro, scanzonato, fuori le righe, certo, sicuramente datato (ha quasi quaranta anni!). Anche, se vogliamo, pieno di luoghi comuni (San Francisco città della gioia, dove tutto è permesso e tutto è possibile, ma anche città della tristezza dove non si realizza nulla e si va alla deriva). Sarà, comunque Maupin proprio quaranta anni fa, nel 1974, inizia a scrivere prima su un giornale locale, poi sul più diffuso “San Francisco Chronicle”, dei piccoli pezzi sulla città. E non a caso questi si chiamavano “Tales of the City” (Racconti della città). In cui si parlava di rapporti, di lavoro, di gay, di spinelli, di licenziamenti, di appartamenti, di strade. Quasi come tanti anni dopo, anche se con meno allegria, farà McCall Smith con Edimburgo e il 44 di Scotland Street. Dopo due anni di raccontini, l’editore gli chiede di omogeneizzarli nello stile, e di dar loro una veste “libresca”. Esce così il libro che ho appena finito di leggere. Che per molti versi è irraccontabile. Proprio perché è un continuo “episodizzare”, anche se, volendo tirare un filo, possiamo seguire Mary Ann Singleton (cognome tutto un programma, che, in effetti, è forse la sola che non riuscirà a concludere nessu-na storia) che decide di lasciare la triste e natia Cleveland per cercare fortuna nella grande città. Trova un posto da dormire al 28 di Barbary Lane, dalla simpatica Anna Madrigal, che nel retro della casa ha una piccola coltivazione di “maria”, ed accoglie gli ospiti offrendo loro uno spinello augurale. Trova anche lavoro presso il boss Halcyon, che è il contraltare come atmosfera di Barbary Lane: posto di lavoro duro, dove si licenzia facile, ma che vive una vita parallela con la casa. E spesso i personaggi si mischiano. Quando si innescano giri alla Schnitzler, con Michael, abitante della casa, gay sfortunato che ha una storia con Jon, il quale lo lascia, ed in una sauna è rimorchiato da Beauchamp, il genero di Halcyon, la cui moglie è in cura dal ginecologo Jon (si quello gay). E così sfreccia la vita, dove appunto, sono più i personaggi che fanno la storia che la storia in sé. Oltre alla sunnominata Mary Ann, ne abbiamo tanti. Anna Madrigal, come detto la proprietaria della casa, che cerca un rapporto materno con ciascuno dei suoi inquilini, solo un po’ più aggressivo con Mona Ramsey; spinge sempre Mary Ann verso qualche “avventura”, ma più che altro, intreccia una tenera storia d’amore con il morente Edgar Halcyon (sempre nell’intreccio tra i due filoni). Mona Ramsey il contraltare di Mary Ann, bohemien, e malinconica, si ritrova disoccupata, licenziata da Beauchamp dopo una giornata tremenda in ufficio, convince il suo amico gay Michael a restare con lei, fino a che non decide di riallacciare un rapporto con la sua vecchia fiamma D'orothea Wilson, una strana modella di colore. Michael 'Mouse' Tolliver, il migliore amico di Mona ed il confidente di Mary Ann; Mouse è fiducioso che alla fine tutto andrà bene, anche se passa di storia in storia, e tutte gli vanno male, anche quella che sembrava promettente con il ginecologo Jon. Brian Hawkins un cameriere per scelta dopo aver abbandonato la professione di avvocato a seguito dei moti del ’68; considerato un donnaiolo, passa quasi tutto il suo tempo alla ricerca di discoteche e taverne dove rimorchiare. Norman Neal Williams vive nel sottotetto della casa, ed è schizzato da tutti, solo Mary Ann prova ad avere una relazione con lui, che finirà male quando si scopriranno segreti che non vi narro (volete leggerlo o no questo libro?). Jon Fielding, il ginecologo, si fidanza con Mouse per un breve periodo, ma lui è della cerchia dei gay di alta levatura, gli omosessuali snob che fanno una casta a sé stante, oltre però ad essere il centro di quel girotondo che ho accennato sopra. Beauchamp Day è il marito narcisista e donnaiolo di DeDe, che trova modo di avere relazioni extraconiugali sia con Mary Ann (che è segretaria di Edgar, ma con cui esce una volta sola) e con Jon. DeDe Halcyon è una delle infelici donzelle d’alto bordo della parte “ricca” di SiFi (come viene chiamata San Francisco per contrapposizione con LA – Los Angeles), per noia ha una relazione con un fattorino cinese, che la mette incinta, poi va in una clinica sofisticata per dimagrire, dovendo al ritorno, magra ed agguerrita, combattere con la gravidanza e le scappatelle del marito. Infine Edgar Halcyon, capo della ditta dove transitano molti dei nostri, allontanatosi da Frannie, la moglie alcolista, che si accompagna con Anna durante la fatale malattia. Il tutto per restituirci il senso della vita nella città, al tempo in cui tutto sembrava possibile. E Maupin lo fa con una scrittura fresca, che attraversa con ironia anche i momenti cupi, e rende plausibile ogni eccesso (ma poi scopriamo che si fanno veramente le gare di ballo in mutande per soli gay…). Chiudendo, come fa l’autore nella bella postfazione che percorre anche i fatti ed i libri successivi a questo primo, con la “gioiosa accettazione della differenza che è il bello della vita a Barbary Lane”.

    Is this helpful?

    Giogio53 said on Sep 7, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Quando un libro ti rilassa, ti incuriosisce e ti diverte senza lasciare quel retrogusto insipido che hanno le sciocchezze si merita il massimo del giudizio.
    Inoltre mi ha lasciato una viva simpatia per i personaggi e per il loro creatore e una voglia ...(continue)

    Quando un libro ti rilassa, ti incuriosisce e ti diverte senza lasciare quel retrogusto insipido che hanno le sciocchezze si merita il massimo del giudizio.
    Inoltre mi ha lasciato una viva simpatia per i personaggi e per il loro creatore e una voglia di ritrovarli anche negli altri suoi libri.

    Is this helpful?

    elalma said on Mar 12, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Bestemmie

    Non ho il senso dell'umorismo e sono miope perché nel testo non riesco a riconoscere l'umorismo segnato nei tag di questo volume. Storia scadente, anche perché si limita solo all'elenco dei rapporti sessuali di degni cittadini di San Francisco. Si tr ...(continue)

    Non ho il senso dell'umorismo e sono miope perché nel testo non riesco a riconoscere l'umorismo segnato nei tag di questo volume. Storia scadente, anche perché si limita solo all'elenco dei rapporti sessuali di degni cittadini di San Francisco. Si tratta di un mio limite ma aborro e disdegno autori che non riescono a scrivere senza introdurre una ventina, almeno, di bestemmie per paragrafo. Non riesco a capirne la necessità e non riesco a capire il valore letterario di queste scelte.

    Is this helpful?

    BetaFi said on Jan 26, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    È una lettura molto divertente, l'intreccio improbabile e i personaggi alla fine coinvolgono, come in ogni buon romanzo a episodi. Ci si affeziona, insomma.
    Non mi stupisce che sia un monumento della cultura pop nordamericana, né che ne sia stata tra ...(continue)

    È una lettura molto divertente, l'intreccio improbabile e i personaggi alla fine coinvolgono, come in ogni buon romanzo a episodi. Ci si affeziona, insomma.
    Non mi stupisce che sia un monumento della cultura pop nordamericana, né che ne sia stata tratta una serie tv, perché la scrittura è molto televisiva: elastica, grafica, dal ritmo cadenzato.
    Tanti riferimenti alla California degli anni '70 sono al di fuori della mia portata (nulla che un'accurata ricerca su Google non possa risolvere, ma chi ne ha voglia?), ma comunque il senso si intuisce sempre. Sinceramente verso metà lettura ero un po' stranita, ma una volta inquadrato il tono leggero, si legge con altrettanta leggerezza.

    Is this helpful?

    Eleonora said on Jan 20, 2014 | Add your feedback

Book Details

Improve_data of this book