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Tana per la bambina con i capelli a ombrellone

Di

Editore: Rizzoli

3.0
(56)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8817020486 | Isbn-13: 9788817020480 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Disponibile anche come: Paperback

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Descrizione del libro
Crescere a Roma negli anni Settanta: tempi di conflitto trasgressione e sangue, angoscia militanza e voglia di cambiare. Scivolare poi nei primi Ottanta, in bilico tra echi post-fascisti e strascichi del '77, tra concerti punk rock e notti senza tempo intorno a una canna. Noi siamo nel mezzo, nella generazione ibrida di passaggio tra menzogna e ideologie sconnesse, timore e ricerca dello scontro, perché siamo insieme alla bambina con i capelli a ombrellone e la sua speranza di aderire a qualcosa, la sua prima volta, il contraddittorio egocentrismo e l'indicibile necessità di affetto. Il destino della bambina, prima attrice di un'educazione affettiva corrotta e senza filtri, è già chiaro nella sua infanzia caotica abitata da sette fratelli, un padre distaccato, una madre remissiva e una nonna chiusa in un passato lontano. Sogna di apparire a qualunque prezzo al resto del mondo che non la percepisce neppure; il suo spazio di visibilità è quello in cui due suoi fratelli abusano di lei. E sopravvive e riesce a crescere aggrappandosi alla sua feroce ironia, all'inconsistente sostegno del grottesco, quando tutto il resto è senza senso.
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  • 4

    Dal blog Giramenti

    E’ arrivato un bastimento carico di orrori quotidiani, voglia di riscatto, fango e debolezze.
    Un tale concentrato di male che, se fosse scritto senza la caustica ironia che traspare da ogni pagina, sarebbe un mostro che ti azzanna e ti toglie il fiato. Un libro che scorre veloce, tra un gri ...continua

    E’ arrivato un bastimento carico di orrori quotidiani, voglia di riscatto, fango e debolezze.
    Un tale concentrato di male che, se fosse scritto senza la caustica ironia che traspare da ogni pagina, sarebbe un mostro che ti azzanna e ti toglie il fiato. Un libro che scorre veloce, tra un grido d’aiuto, un pianto e una risata sarcastica. Un caravanserraglio di personaggi in preda a miserie e rancori, una bambina che cresce e ci accresce, patendone di cotte e di crude.

    Monica Viola è una manina candida che ti stringe la gola, che ti tiene gli occhi aperti anche quando vorresti girarti dall’altra parte. Non vedere, non sentire, come fanno molti dei protagonisti. Non vedere, fare finta che sia normale, come fa la ragazzina che ci fa sbirciare nel suo album dei ricordi. Le foto ingiallite di una nonna dal passato morbido e rassicurante, le foto in bianco e nero di una famiglia che della Famiglia Bradford ha solo l’incredibile numero di posti a tavola.

    Orrore, terrore, crescere diventa difficile, crescere è la vendetta contro chi vorrebbe strapparti la voglia di vivere. E’ tutto vero? E’ solo un ottimo romanzo? Non importa, non ci importa, la bambina coi capelli a ombrellone forse è la compagna di banco che abbiamo perso di vista e noi – inconsapevolmente – forse una mattina, durante uno sgangherato compito in classe, le abbiamo regalato quel sorriso che l’ha tenuta aggrappata alla vita fino alla mattinata successiva.

    Mi è rimasto molto in testa dopo aver divorato queste pagine. La consapevolezza che, da giallista, con tutte queste vicende avrei potuto scrivere un noir coi fiocchi. La certezza, da lettrice, che senza l’ironia di Monica Viola questo libro sarebbe stato un pugno allo stomaco. Non è stato così, è un libro che svela e non svilisce, la protagonista è talmente vera che non ci lascia soli nemmeno a libro terminato. Un libro che va letto per renderci conto che la normalità non è affatto normale e che la serenità va cercata strenuamente.

    Un consiglio: leggete “Tana per la bambina con i capelli a ombrellone” con la giusta colonna sonora, il libro è pieno di citazioni musicali.

    ha scritto il 

  • 5

    La protagonista cresce in una famiglia numerosa, troppo numerosa, tra genitori poco presenti, fratelli a dir poco molesti. Appartiene alla generazione di chi era troppo giovane per il 77 e troppo vecchia per lo sbrillucichio degli anni ’80. Romanzo di formazione, o di memorie, narra dell’immenso ...continua

    La protagonista cresce in una famiglia numerosa, troppo numerosa, tra genitori poco presenti, fratelli a dir poco molesti. Appartiene alla generazione di chi era troppo giovane per il 77 e troppo vecchia per lo sbrillucichio degli anni ’80. Romanzo di formazione, o di memorie, narra dell’immenso disagio sofferto dalla protagonista, di tante ferite familiari difficili da risanare, amicizie che vanno e vengono, come gli amori, dei problemi a scuola, delle vacanze.
    Scrittura asciutta e densa, come piace a me, frasi secche, niente giri inutili di parole.

    ha scritto il 

  • 1

    Non è la caduta che fa male...

    ...è quando ti arresti di colpo.
    Libro irrisolto e irrisolvibile. Una storia o è capace di farsi letteratura o resta semplice documento. Scarno e poco significativo come documento, questo libro non riesce a trasfigurare in letteratura. Si può godere di un'emozione di rimbalzo, di un pathos ...continua

    ...è quando ti arresti di colpo.
    Libro irrisolto e irrisolvibile. Una storia o è capace di farsi letteratura o resta semplice documento. Scarno e poco significativo come documento, questo libro non riesce a trasfigurare in letteratura. Si può godere di un'emozione di rimbalzo, di un pathos da identificazione, ma è ben poca cosa.

    ha scritto il 

  • 4

    WM1 su Tana per la bambina...

    Forse, alla buon'ora, volge al termine l'epoca in cui editori stolti si rifiutavano di pubblicare un libro nel caso questo fosse già scaricabile in rete, come se il download, anziché favorirle, potesse interferire con le vendite in libreria (antica credenza oscurantistica, ancora presente nelle é ...continua

    Forse, alla buon'ora, volge al termine l'epoca in cui editori stolti si rifiutavano di pubblicare un libro nel caso questo fosse già scaricabile in rete, come se il download, anziché favorirle, potesse interferire con le vendite in libreria (antica credenza oscurantistica, ancora presente nelle énclaves più arretrate dell'industria culturale). La casistica dei dinieghi è più ricca e variegata di quel che si potrebbe pensare, tra i libri a farne le spese anche opere pregevoli, come Eroina di Lello Voce (in seguito riedito all'interno de Il Cristo elettrico, No Reply, 2006).
    Tuttavia, non siamo qui per mettere alla gogna chi non sa fare il proprio lavoro: la lunghezza della gogna eccederebbe quella della Penisola. No, siamo qui per segnalare gli esiti di un progetto, Vibrisselibri, avviato nel 2006 dallo scrittore Giulio Mozzi, progetto che scommetteva su un percorso a tre tappe: scoperta di nuovi autori e libri; pubblicazione e valorizzazione in rete; ricerca di editori disposti a proporli su carta con tutti i crismi e le garanzie. Una sfida all'industria del libro, un invito a tirar fuori gli attributi.
    Bene, la ruota gira nel verso giusto, la sfida viene raccolta. Per il piccolo e intenso bildungsroman di Monica Viola - fra i primissimi titoli pubblicati on line - si è fatta avanti la Rizzoli, e ora eccolo qui, Tana per la bambina con i capelli a ombrellone.
    Si è già scritto molto di questa cavalcata lungo l'infanzia e l'adolescenza di una ragazza romana, dalla fine degli anni Sessanta alla prima metà degli Ottanta. Una bambina in perenne carenza d'affetto, che iper-compensa il sentirsi inferiore a suon di invadenze e impacciati protagonismi. Non a caso il suo nomignolo è "Appiccicume". In diversi hanno posato l'accento sulle violenze al corpo e all'anima, sull'incesto e gli abusi sessuali, sul tessuto cicatriziale lasciato da quelle esperienze. Sono pagine forti, quelle in cui Appiccicume - profilo incerto tra Lolita e anatroccolo - è sballottata tra i pompini ai fratelli maggiori e gli sbotti di collera di un padre inadeguato a tutto, sotto i radar malfunzionanti di una madre che ha troppi figli e di una nonna materna chiusa in un sarcofago di sordità e ricordi esotici (personaggio bellissimo, quest'ultimo).
    Altri sguardi sul libro hanno messo a fuoco il fondale che incombe - e sovente precipita - sulla storia: l'Italia del boom che finisce, dell'austerity che arriva, della politica che diviene feroce (e a un certo punto fischiano proiettili e muore pure qualche amico), dei branchi di fascisti modello Circeo o, secondo alcuni (e a dire dello stesso Pino Pelosi), modello Idroscalo di Ostia.
    Tutto vero, c'è questo e c'è quello. C'è la deflorazione a opera di un fratello maggiore (con fatalistico consenso e torpida iniziativa di Appiccicume) e c'è l'attentato neo-fascista al magistrato Vittorio Occorsio, 10 luglio del '76. C'è lo stupro di gruppo sfiorato per un pelo e c'è l'assassinio da parte dei NAR di un giovane militante di Terza Posizione accusato di essere un "infame" (episodio di una faida interna alla destra armata, speculare ad altre faide in corso a sinistra, nelle carceri speciali).
    C'è anche molto altro, però. Ad esempio, c'è un frizzante compendio di etologia umana, che farebbe la gioia del compianto Konrad Lorenz e dialoga a distanza con certe pagine su amore e odio scritte da Irenäus Eibl-Eibesfeldt. La bambina coi capelli a ombrellone descrive "da dentro" comportamenti che mai come nell'adolescenza si mostrano leggibili: indica strategie di sopravvivenza e adattamento dell'individuo a branchi (gruppi di amici) soggetti a rapidi mutamenti, e racconta le inquiete ritualizzazioni tipiche dell'adolescenza. Da ragazzi si ritualizza la fuga (ci si allontana per essere inseguiti, tanto nelle fughe da casa quanto nella "civetteria" dei flirt e dei corteggiamenti, fino all'estremo di appariscenti tentativi di suicidio per chiamare l'attenzione) e si ritualizza l'aggressività (è il periodo della vita in cui assumono massima importanza il "piumaggio" acceso del singolo e i "colori di guerra" del gruppo).
    La parte più toccante del libro è la lenta, tenace risalita della protagonista, che supera traumi e problemi facendo lo slalom tra perdite gravi (agonia e morte della madre) e conquiste che, realizzandosi, la svuotano. L'affannato e tremulo assedio a Marco (anzi, MARCO, tutto maiuscolo), il grande oggetto d'amore, sfocia in una vittoria, ma già due capitoli dopo Appiccicume scrive: "Ora che l'ho acquisito, l'ho anche consumato un po'. E' la mia sicurezza ma da quando ho portato a casa il punto ho perso motivazione. E' la pillola salvavita ma non mi basta più, voglio oltre, devo oltre".
    Tale "oltre" finirà per collocarsi, almeno per qualche tempo, a Londra, la Londra dei languori New Romantic, degli Spandau Ballet e - specialmente - dei Duran Duran. 1983-85, la nuova ragione di vita è incontrare e conquistare John Taylor, bassista bel-tenebroso della band di Girls on Film.
    Per implausibile che possa sembrare, questo capriccio frivolo, quest'ultima mattana, è il culmine del processo di emancipazione. La bambina coi capelli a ombrellone, tra bruschi scarti e paradossi, si è allontanata dalla tana. Altre la guardano, lei sorride, alza le spalle e indica la via. Tana libera tutti!
    http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropausa14.htm#viola

    ha scritto il 

  • 1

    A me questo libro ha fatto proprio schifo (e lo pubblicano anche???)Che sia una storia vera? Poco plausibile, Monica ha scritto questo libro per far scena, un po' come Melissa P. Ormai si sa che se non scrivi delle porcate i grandi editori neanche ti filano!!E dire che il titolo mi ha fatto sorri ...continua

    A me questo libro ha fatto proprio schifo (e lo pubblicano anche???)Che sia una storia vera? Poco plausibile, Monica ha scritto questo libro per far scena, un po' come Melissa P. Ormai si sa che se non scrivi delle porcate i grandi editori neanche ti filano!!E dire che il titolo mi ha fatto sorridere e speravo di trovarci qualcosa di bello...

    ha scritto il 

  • 3

    The way we were

    Odio gli scrittori che si raccontano, che scrivono di sé. Invece ho amato enormemente questa testimonianza dilaniante di Monica Viola. Che racconta un'infanzia e un'adolescenza tremende eppure vere, condiisibili. Racconta come eravamo noi che oggi abbiamo 40 e passa anni. Racconta com'era quel mo ...continua

    Odio gli scrittori che si raccontano, che scrivono di sé. Invece ho amato enormemente questa testimonianza dilaniante di Monica Viola. Che racconta un'infanzia e un'adolescenza tremende eppure vere, condiisibili. Racconta come eravamo noi che oggi abbiamo 40 e passa anni. Racconta com'era quel mondo, com'erano quelle musiche e quelle idee. Ci racconta, tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    Credo che leggendo questo libro si debba prescindere dal gap generazionale, altrimenti si rischia di trovarsi tra punti di riferimento che non sono peculiari. Va perso per un racconto, con la vita che scorre accanto ai protagonisti. Uno spicchio di storia tra le personali storie. E Monica Viola s ...continua

    Credo che leggendo questo libro si debba prescindere dal gap generazionale, altrimenti si rischia di trovarsi tra punti di riferimento che non sono peculiari. Va perso per un racconto, con la vita che scorre accanto ai protagonisti. Uno spicchio di storia tra le personali storie. E Monica Viola scrive benissimo, sa colpire e sa "spiazzare" con gusto. Attendo la seconda prova.

    ha scritto il 

  • 5

    della serie: un libro che libera tutti (tana)

    Al principio della mia frequentazione dei blog, avvenuta per puro caso e in coincidenza con il ritorno in Italia, la carte de navigation che mi portavo appresso, contemplava oltre al blog di cui facevo parte (nazione indiana), Lipperatura,e Vibrisse. E ricordo benissimo quando nella colonnina a d ...continua

    Al principio della mia frequentazione dei blog, avvenuta per puro caso e in coincidenza con il ritorno in Italia, la carte de navigation che mi portavo appresso, contemplava oltre al blog di cui facevo parte (nazione indiana), Lipperatura,e Vibrisse. E ricordo benissimo quando nella colonnina a destra comparve lo strano libro dallo strano titolo, insieme ad altri che però non avevano attirato la mia attenzione. Non frequento più Vibrisse da tempo, ormai, e dalla Lippa faccio solo qualche capatina. Altri lidi erano apparsi all'orizzonte, altre cartes e di certi compagni di viaggio non ricordavo più nulla. In occasione di alcuni incontri recenti dove era storia di storie di libri, e di come raccontarle con altri mezzi che non fossero le parole, un'amica di un tempo - quello a venire- in una nutrita assemblea ben frequentata- ma su tutti spiccava il (finto) nodo della (finta) cravatta di un messaggere dell'imperatore Mercato - a fine sit-in, da tutti giù per terra, mi rifila un libro.
    Per discrezione a pancia in giù sul tavolinetto davanti a noi. E così leggo due date: 1968, 1980.
    Azz! - mi sono detto.
    Ci siamo salutati tutti, con l'amica abbiamo perfino ballato, e una volta a casa degli amici che mi ospitavano, a Roma, l'ho tirato fuori dalla saccoccia e ho cominciato a leggerlo.
    Perché mi piaceva il titolo, perché il nome Viola mi riconcilia con il mondo. Perché non avevo un cazzo da leggere e anche questo succede.
    Se c'è una cosa che chiedo ad un libro è di raccontarmi una storia. Non me ne frega una cippa di quanto vera essa sia, e quanta grammatica ne animi il fraseggio, la punteggiatura. Quello che cerco in un libro - ma resto convinto del fatto che sono i libri a cercare noi- è la verità della storia. E la verità di una storia la capisci subito dalla voce, che trasforma la tua dalle prime frasi lette. Senza sussurrarti all'orecchio, ti giuro che è vero! credimi, davvero io... alla maniera di certi cuochi con le palle che una volta messa su la pentola con la materia che sarà miracolo, lascia che il fuoco faccia il resto e se ne va per i cazzi suoi, in giro, magari stappando una buona bottiglia che possa allietare l'attesa. L'opera, per quanto piccola, di uno scrittore è tale quando in un rapporto di totale fiducia con il suo autore, dice all'autore di farsi da parte per lasciare entrare nell'esiguo spazio di un volumetto, il lettore. Non sempre l'ospitalità viene ricambiata con gratitudine e ci sono certi ospiti che una volta entrati cannibalizzano ogni angolo della casa, spostando cose, notando imperfezioni e polvere accumulata sugli armadi. Per loro - e non so perché li associo a certi lettori commentatori in doppio petto presenti anche su anobii - varrebbe la pena rovesciare l'antica frase dell'ospitalità in una nuova che suonerebbe più o meno così: entra pure e fa come se fossi a casa mia!
    Quando sono arrivato alla fine del petit voyage sentimentale di Monica Viola (VM, vietato ai minori, di spirito) ho così sentito ancora una volta la magia di un attraversamento. Di un convivio in cui se ne stavano raccolte e accolte tutte le paure e i lutti di una piccola vita appena diciottenne. Di un'epoca gli anni ottanta, che già nel nome reca il significato di molto. Ho così sentito la "verità" degli ingredienti di quella piccola cucina, e ho chiuso il libro con quella stessa rara gioia, che provi per un libro che ti è piaciuto e che ti sei pagato.

    effeffe

    ha scritto il 

  • 3

    Libro autobiografico sull’infanzia e sull’adolescenza dell’autrice, cresciuta negli anni settanta e ottanta: una famiglia numerosa, una madre con problemi gravi di salute, strano rapporto con i fratelli, un padre assente, una nonna bizzarra e le prime esperienze amorose e d’amicizia. Lo stile è f ...continua

    Libro autobiografico sull’infanzia e sull’adolescenza dell’autrice, cresciuta negli anni settanta e ottanta: una famiglia numerosa, una madre con problemi gravi di salute, strano rapporto con i fratelli, un padre assente, una nonna bizzarra e le prime esperienze amorose e d’amicizia. Lo stile è fresco ma poco curato, il soggetto non è particolarmente originale (un racconto in prima persona autobiografico) ma in complesso è un libro che si legge facilmente ed è abbastanza coinvolgente.

    ha scritto il