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Tangenziali

Due viandanti ai bordi della città

Di

Editore: Guanda

3.2
(104)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 308 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860884500 | Isbn-13: 9788860884503 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Michele Monina

Genere: Art, Architecture & Photography , Non-fiction , Travel

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Descrizione del libro
Milano sta cambiando. Archiviata dolorosamente quella "da bere", del rampantismo anni Ottanta, la città si sta trasformando da capitale della moda e della finanza a moderna metropoli multietnica che ambisce a un ruolo sempre più centrale nella cultura europea e occidentale. Presa coscienza che esistono molti modi per conoscere una città, e molti modi per raccontarla, Gianni Biondillo e Michele Monina, il primo scrittore fortemente attaccato alla sua città, e il secondo, milanese d'adozione, da sempre appassionato di psicogeografia, decidono di mettere da parte lo spirito del flâneur e per una volta di intraprendere un viaggio programmatico da fare insieme: un giro intorno alla città dove l'uno è nato e l'altro è arrivato una decina d'anni fa e che ancora non sono riusciti a decodificare. Seguendo il margine della tangenziale di Milano, i due scrittori cercano di tracciare una mappa della città a partire dai suoi contorni. I viandanti della tangenziale mette in scena luoghi, personaggi, aneddoti, storie, traiettorie sghembe, percorsi d'acqua, cantieri in corso, polaroid di periferie, suggestioni psicogeografiche, appunti di fisiognomica cittadina, materiali vari raccolti durante i lunghi tragitti, fatti rigorosamente a piedi.
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  • 4

    Tangenziali

    Un libro sui non luoghi!
    Non vi racconto come si svolge il racconto/diario ma solo questa breve avventura di due amici che girano intorno a Milano a piedi seguendo la tangenziale.
    Riscoprono la città e periferia, in un viaggio quasi lunatico, romantico tra passato e presente.
    Scorrono le immagin ...continua

    Un libro sui non luoghi! Non vi racconto come si svolge il racconto/diario ma solo questa breve avventura di due amici che girano intorno a Milano a piedi seguendo la tangenziale. Riscoprono la città e periferia, in un viaggio quasi lunatico, romantico tra passato e presente. Scorrono le immagini e le poche parole.

    ha scritto il 

  • 3

    per milanesi

    Non consiglio il libro a chi non sia familiare con la geografia dell'area suburbana milanese. E' un percorso ad i margini, attraverso campi, aree industriali o similari, e quartieri dormitorio. Per questo faccio una media e giudico il libro sufficientemente interessante.
    Un libro interessante per ...continua

    Non consiglio il libro a chi non sia familiare con la geografia dell'area suburbana milanese. E' un percorso ad i margini, attraverso campi, aree industriali o similari, e quartieri dormitorio. Per questo faccio una media e giudico il libro sufficientemente interessante. Un libro interessante per chi come me a Milano ci è nato, ci vive e a cui capita spesso di transitare in moto per quei luoghi di "quasi non esistenza", dove il pilota automatico ti guida ma che non degni (e spesso a ragione) di uno sguardo. L'idea è buona, i due protagonisti sono simpatici a anche loro periferici rispetto alla Milano fashion. Ma, soprattutto Biondillo autenticamente milanesi nell'animo per il legame spiriturale con la vecchia milano da cui emergono i ricordi che spiegano il contesto per cui transitano e lo fanno sentire più nostro. Buona l'idea dei capitoli doppi con il doppio punto di vista. Sebben il libri scorra veloce e gli intermezzi narrativi evitino l'appiattimento tematico le eccessive digressioni e la parte finale denotano una certa difficoltà nel trovare spunti narrativi.

    Leggerò anche altro dei due autori.

    ha scritto il 

  • 4

    Psicogeografia al suo meglio

    Sono stata indecisa a lungo tra le quattro e le cinque stelline, per questo libro insolito, pieno di risate e di riflessioni architettoniche. E mi ha messo più voglia di camminare di tanti libri di montagna.

    ha scritto il 

  • 4

    Due sguardi sullo stesso paesaggio, quello che ci accoglie costeggiando le tangenziali di Milano: un viaggio in dieci tappe ognuna raccontata prima da Michele Monina e poi da Gianni Biondillo. Lo sguardo di Gianni Biondillo, architetto, milanese e, per prima cosa, uomo innamorato di tutto, è aper ...continua

    Due sguardi sullo stesso paesaggio, quello che ci accoglie costeggiando le tangenziali di Milano: un viaggio in dieci tappe ognuna raccontata prima da Michele Monina e poi da Gianni Biondillo. Lo sguardo di Gianni Biondillo, architetto, milanese e, per prima cosa, uomo innamorato di tutto, è aperto al prossimo e quindi desideroso di scoprire il più possibile, di vedere il più possibile. Nelle sue descrizioni il paesaggio che attraversa prende forma, par di vederlo e le disgressioni personali, le riflessioni che seguono a quelle descrizioni, fanno riflettere quasi che, leggendone il resoconto, si stesse facendo un po' lo stesso tragitto. Lo sguardo di Michele Monina, giornalista musicale, originario di Ancona e milanese di adozione, è il prototipo del provincialismo italiota (mirabilmente descritto da Biondillo proprio in questo stesso testo), del milanese per cui Milano finisce con la prima circonvallazione, toh, al massimo al seconda, tutto il resto è Inculandia o Fanculonia, di quelle persone che hanno diecimila amici ultra fighi della cui conoscenza piace pavoneggiarsi, salvo poi rivelarsi conoscenze superficiali che tirano pacco alla prima occasione perchè hanno diecimila impegni. Dai suoi resoconti si evince solo quello che gli passa per la testa, per altro di scarso interesse; di quello che i suoi occhi vedono nemmeno l'ombra. Mi auguro non sia così nella realtà, il Monina, che abbia recitato la parte del cazzone e non che lo sia davvero. La tentazione di saltare i capitoli da lui scritti c'è stata ma ho resistito, si sarebbe rotto l'equilibrio del testo; del resto la bellezza dei capitoli di Biondillo faceva presto dimenticare l'irritazione che la scrittura di Monina mi procurava. Come per Metropoli per principianti, la caratteristica che trovo più apprezzabile di Biondillo è il saper scrivere di architettura e città da architetto, usando cioé un linguaggio corretto ed appropriato rispetto alla professione, e da scrittore, riuscendo a render interessante quanto scritto anche a chi architetto non è e senza che questo comporti delle semplificazioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Io la tangenziale me la porto a scuola.

    Ragazzi, poco da dire, se non che sto diventando Biondillianano.
    Il controcanto Mioniniano è condizione necessaria e sufficiente per apprezzare lo scritto e soprattutto lascia dei non detti molto esplicativi.
    P.S. A Viboldone han chiesto di mettere una targa all'inizio del paese con scritto:
    Vib ...continua

    Ragazzi, poco da dire, se non che sto diventando Biondillianano. Il controcanto Mioniniano è condizione necessaria e sufficiente per apprezzare lo scritto e soprattutto lascia dei non detti molto esplicativi. P.S. A Viboldone han chiesto di mettere una targa all'inizio del paese con scritto: Viboldrino.

    ha scritto il 

  • 4

    ispirato dall´esperimento di London Orbital - per quanto mi concerne il pregio principale di questo libro sta invece e al contrario nella mancanza di particolari pretese progettuali; i due autori cercano soprattutto di divertirsi e comunicare al lettore il proprio divertimento, senza ambizioni so ...continua

    ispirato dall´esperimento di London Orbital - per quanto mi concerne il pregio principale di questo libro sta invece e al contrario nella mancanza di particolari pretese progettuali; i due autori cercano soprattutto di divertirsi e comunicare al lettore il proprio divertimento, senza ambizioni sociologiche (seppure ogni tanto un pó di retorica in questo senso qua e lá affiori) e senza che la cosa debba andare oltre appunto a una "Zingarata"; credo sia stato un esperimento riuscito

    ha scritto il 

  • 4

    Un viaggio molto particolare, quello intrapreso dai due autori e anche molto curioso, soprattutto per chi conosce i luoghi da loro percorsi ma forse non li ha mai "vissuti" davvero.
    Leggere "Tangenziali" mi ha fatto scoprire sentimenti teneri verso luoghi che generalmente non considero quasi degn ...continua

    Un viaggio molto particolare, quello intrapreso dai due autori e anche molto curioso, soprattutto per chi conosce i luoghi da loro percorsi ma forse non li ha mai "vissuti" davvero. Leggere "Tangenziali" mi ha fatto scoprire sentimenti teneri verso luoghi che generalmente non considero quasi degni della mia considerazione, troppo abituata a vederli sempre lì, sempre a disposizione, sempre quasi banalmente presenti nella vita quoitidiana. Eppure, leggendo il libro ho pensato che alcuni scorci sono davvero belli, anche se visti dalla nefasta tangenziale. Talvolta forse lo schema sempre uguale della narrazione, i ruoli stereotipati degli autori (Monina il cinico, Biondillo il romantico)hanno appesantito la lettura ma sono sicura che un lettore che proviene da Milano o dall'hinterland e bene conosce questi luoghi, non potrà non apprezzare la narrazione.

    ha scritto il 

  • 1

    Non mi era mai successo.
    Di abbandonare un libro sì, ma mai di abbandonarlo dopo circa 220 pagine, a solo 80 dalla fine.
    E questo è stato per me il gesto più sprezzante che io possa fare nei confronti di un libro. Ovvero: la volontà di terminarlo, la perseveranza (perché dopotutto non contiene gr ...continua

    Non mi era mai successo. Di abbandonare un libro sì, ma mai di abbandonarlo dopo circa 220 pagine, a solo 80 dalla fine. E questo è stato per me il gesto più sprezzante che io possa fare nei confronti di un libro. Ovvero: la volontà di terminarlo, la perseveranza (perché dopotutto non contiene grandi sciocchezze, perché parla della "mia" Milano, perchè c'è qualche citazione storica e socioculturale, perché qualche rara battuta spiritosa lo rende anche vagamente piacevole, a volte) sconfitte e abbattute a due passi dal traguardo.

    Scritto a quattro mani, ma a due per volta in quanto ogni capitolo è scritto da Monina e riscritto da Biondillo, con la sfacciata presunzione che questo non avrebbe annoiato il lettore, il libro punta, a mio avviso, a una lievitazione spudorata del numero comemrciale di pagine pubblicate.

    E' un libro che ti pervade di tutto lo squallore delle periferie (capannoni abbandonati, macerie, carogne di animali, murales, reti di metallo sfondate, discariche abusive e non, preservativi usati...), che è di una ripetitività (la frase è ballardiana, l'immagine è ballardiana, la situazione è ballardiana... la via Di Vittorio c'è anche qui, e ritroviamo la via Di Vittorio, e sarei curioso di scovare tutte le via Di Vittorio dell'hinterland di Milano...), con un senso di inutilità e con una totale assenza di contenuti, che davvero non ce la si può fare, a leggerlo tutto.

    Forse un architetto (frustrato e un po' fallito, certamente con del tempo da buttare) potrebbe trovarlo interessante, chissà.

    Io lo sconsiglio vivamente: la vita è così breve, che sarebbe una follia sprecarne anche solo un minuto con queste pagine davanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Di questo libro avevo sempre sentito parlare male: "Bella l'idea, però..." però il fatto di essere scritto a due mani, che uno sia unho scrittore "vero" e l'altro no, l'approssimazione nella preparazione del lavoro... Sarà, ma a me è piaciuto tanto. Mi è piaciuta l'idea dei due personaggi in cui ...continua

    Di questo libro avevo sempre sentito parlare male: "Bella l'idea, però..." però il fatto di essere scritto a due mani, che uno sia unho scrittore "vero" e l'altro no, l'approssimazione nella preparazione del lavoro... Sarà, ma a me è piaciuto tanto. Mi è piaciuta l'idea dei due personaggi in cui opgnuno annulla i difetti dell'altro, mi è piaciuta la NON preparazione della camminata, simulando quello che ognuno di noi potrebbe trovare trovandoci per caso (e quale potrebbe essere l'altra occasione di visitare posti come Civesio?), mi è piaciuto quell'analizzare il nulla come si analizza il DNA di una cellula per trovare la vera anima di questo popolo pieno di difetti, mi è piaciuto vedere un'analisi "da fuori" di posti che conosco bene, o perchè ci abito, o perchè ci ho abitato, o perchè ci ho lavorato. Per come la vedo io, bella l'idea e anche tutto il resto. 4 Stelle!

    ha scritto il